Ricerca personalizzata

lunedì 28 novembre 2011

ALL'ESTERO SENZA CONTRATTO

F.G. (Kenia)

Buongiorno
Vi sto scrivendo dal Kenya e ho una domanda da farvi, lavoro all'estero da 2 anni senza contratto per una società italiana con tanto di mail aziendale a mio nome e mi hanno licenziato senza preavviso ne motivazione con una telefonata.
Sono tutelato in qualche modo?
Grazie mille

Caro F.,
è sempre molto difficile rispondere a domande come la Tua perchè, lo capisci anche Tu, prima di dare un giudizio o fare una valutazione, occorrerebbe sentire le due campane e sapere le motivazioni che la Tua azienda porta avanti per una decisione così drastica.
C'è qualcosa di assolutamente poco chiaro perchè non si licenzia una persona senza preavviso e con una telefonata se si ha la Sua collaborazione da due anni. Cosa è accaduto? Quali sono i motivi che l'hanno spinta ad agire così?
Le risposte le sai dare solo Tu.
Pensando che le cose siano come Tu scrivi e cioè che sei stato licenziato senza motivo e improvvisamente, posso dirTi che sei comunque poco o nulla tutelato.
L'azienda è italiana e Tu lavori all'estero senza che sia stato fatto alcun contratto e quindi, mi par di capire, senza nemmeno una formale assunzione. Di fatto...Tu, lavorativamente non esisteresti.
Forse hai accettato questo incarico e sopratutto queste condizioni per poter incassare in...nero, senza sapere che questo porta proprio a queste situazioni.
La telefonata per licenziarTi, anziché una regolare lettera, nasce proprio dal non voler lasciare tracce della Tua collaborazione in caso fossero sorti o sorgessero problemi.
Accettando le condizioni che hai accettato, anche Tu Ti sei posto dalla parte del torto e quindi è difficile far valere delle ragioni quando si ha torto come la controparte.
Puoi però, forse, fare qualcosa. Avrai ben ricevuto uno stipendio. Come veniva pagato? Ti arrivava in Kenia presso qualche banca? Se così fosse hai una traccia di versamenti che un'azienda faceva da due anni a Tuo favore e non si capisce perchè mai avrebbe dovuto farlo se non ci fosse stata una collaborazione.
La stessa cosa vale se i pagamenti sono avvenuti in Italia. Non puoi invece far proprio nulla se anche questi avvenivano in nero e in contanti.
I versamenti sono forse l'unica traccia per dimostrare il Tuo lavoro. DovresTi rivolgerTi in Italia ad un Sindacato che, con un avvocato facente parte del Sindacato stesso potrebbe darTi una mano. Credo però sia difficile perchè, come Ti ho detto, sei anche Tu in torto.
Mi dici che hai una e.mail aziendale a Tuo nome. Me lo dici come riprova che lavori per questa azienda. Probabilmente potrai avere anche altre prove, se ci pensi. Le mail che Tu hai probabilmente scritto all'azienda e le risposte ricevute. Magari hai ordini di lavoro e altro. Insomma, se vuoi intraprendere un'azione, devi prima raccogliere tutte queste prove.
Successivamente, visto che ormai sei stato licenziato, puoi contattare l'azienda facendo presente che visto il comportamento avuto nei Tuoi riguardi ritieni di voler portare avanti una azione per far valere i Tuoi diritti. PotresTi dire che, grazie alle prove in Tue mani, Ti riserverai di rendere pubblica la situazione anche attraverso i media affinchè si sappia come lavora l'azienda.
Ovviamente sta a Te vedere poi cosa fare e tutto dipende, Ti ricordo, dalla vera causa per cui tutto è precipitato. Solo se ritieni d'essere completamente sicuro potrai agire. Sarà comunque difficile proprio per la situazione che Tu stesso avevi accettato.
Presumo e spero che l'azienda Ti paghi comunque il licenziamento e, se così fosse, avrai un'altra prova della collaborazione. Quindi, prima di ogni altra azione devi in ogni caso aspettare il ricevimento della liquidazione così d'avere in mano anche questo.
In bocca al lupo.

martedì 8 novembre 2011

FACCIO VISUAL MERCHANDISING ?

J.P (loc. n.c.)

Egregio Dottore,
mi sono imbattuta per caso nel Suo blog e visto che mi tocca in prima persona ci terrei a leggere un Suo parere in merito alla mia situazione professionale.
Mi sono laureata col massimo dei voti nel 2004 in disegno industriale (laurea triennale) e successivamente nel 2009 in design degli interni (laurea specialistica), indirizzo che ho scelto dopo un periodo lavorativo svolto come visual merchandiser per una grossa azienda di arredamento nella città di Firenze. Successivamente ho avuto modo di lavorare, tramite stage, nella zona di Milano in uno studio di progettazione dove mi sono occupata di stand per fiere e in un'altra grande azienda di ristorazione nel settore costruzioni e più precisamente nel project management e gestione fornitori. Per motivi personali mi sono trasferita l'anno scorso di nuovo a Firenze e ho avuto la fortuna di trovare facilmente lavoro di nuovo presso uno studio di progettazione nel quale ho collaborato a concorsi e progetti di varia natura. Purtroppo la fortuna è finita presto; il mio capo mi retribuiva regolarmente con uno stipendio dapprima misero, poi dignitoso, ma al contempo incalzava perchè mi aprissi partita iva senza di fatto poter esercitare la libera professione (facevo un orario da dipendente, 9-19 da lunedì al venerdì). Dopo una serie di spiacevoli conferme a giugno di quest'anno ho lasciato il lavoro.
Mi sono detta: vedrai che sarà un periodo passeggero, anche se è un periodo a contatto con le ferie. Mi sono decisa quindi ad impiegare il mio tempo in alcuni corsi di formazione per i quali non ho mai avuto il tempo, quindi sono arrivate le vacanze estive e ho rimandato la ricerca di lavoro a settembre. Non ho atteso neanche un giorno dal mio rientro e ho iniziato ad inviare cv dapprima ad aziende (soprattutto arredo e moda nel territorio toscano), successivamente a studi di architettura (ad oggi il mio elenco di mail inviate supera quota 200 contatti, senza contare gli annunci a cui ho risposto dai motori di ricerca lavoro). Inutile dire che ricevo tante mail di risposta in cui si complimentano per il mio cv, ma non risulto un profilo idoneo all'azienda. Aggiungo che ho 29 anni, sono laureata da più di 12 mesi e attualmente sembra che la legge sia a mio sfavore con le nuove normative per i tirocini e il limite d'età così restrittivo per i contratti di apprendistato.
Ho deciso quindi di iscrivermi ad un corso di specializzazione in visual merchandising presso il Polimoda per specializzarmi ulteriormente e perchè rispetto alle diverse esperienze lavorative che ho fatto il visual merchandiser è quella figura che più mi ha appassionato e in cui rivedo la concretizzazione dei miei studi. Vorrei inviare cv per posizioni in linea con questa specializzazione, ma temo che le mie candidature non vengano considerate rispetto a chi ha più esperienze di me. Lei cosa mi consiglia? Esistono ancora aziende in cui si investe sulla crescita delle persone e si punta sui giovani oppure è una strada inutile?
La ringrazio per la Sua disponibilità,




Mia cara,
c'è una raccomandazione, una sola, che do sempre a chi non si trova bene nella posizione che occupa o a chi vorrebbe tentare nuove vie, ed è di cercare un nuovo lavoro, con calma, stando dove si è.
Non si lascia una occupazione per poi mettersi a cercarne un'altra. E' troppo rischioso ed è questa un'arte che può permettersi solo una pellaccia dura, sicura di sé.
Per gli altri, tutti gli altri e sopratutto per i giovani, vale la regola che ho detto. Prima si cerca e quando si è sicuri d'aver trovato l'alternativa, si cambia.
Lei ora si trova nella situazione poco gradevole d'aver lasciato un'occupazione, bella o brutta che fosse, appassionante o barbosa, ma comunque mediamente sicura, per andare a caccia e trovarsi davanti a porte chiuse.
Se comprendo bene, Lei ha passato un anno o forse meno in questo studio. Sappia che nei curricula i periodi troppo brevi di lavoro non sono mai ben visti perchè dietro ad un periodo breve di occupazione c'è quasi sempre un problema che si è venuto a creare.
E' preferibile sopportare situazioni non eccessivamente motivanti pur di allungare un'occupazione al fine di presentare poi un curriculum in cui si vedano periodi di lavoro più lunghi con lo stesso datore.
Questo permette inoltre di effettuare con calma e serenità una ricerca presentandosi all'ipotetico nuovo datore di lavoro come occupata e non come disoccupata. La differenza è tanta, mi creda.

Le dico anche, e più volte ho scritto nelle mie risposte, che non si devono inviare e.mail con curriculum a destra e a manca o a cani e porci perchè non serve a nulla se non a demotivare chi li scrive nel vedere che tutti si complimentano ma nessuno chiama.
Occorre solo rispondere a precise richieste di figure professionali che rispondano ai criteri che ci si è posti. Poi, potrà andar bene o no, ma almeno non si è sparato nel mucchio.
Tenga presente che sono sempre da preferire le richieste fatte da agenzie di ricerca del personale che si presentano bene.
Se Lei dovesse leggere quotidiani in cui queste appaiono (sono i soliti quotidiani nazionali importanti) saprà presto identificare le Società di ricerca che possono darLe credito. Ottenere un colloquio con queste società è utile perchè il Suo nominativo verrà inserito in archivio e consultato quando si presenterà una posizione adatta a Lei.
Le migliori Società sono ovviamente a Milano e la disponibilità di trasferimento del lavoratore è tra le priorità da accettare.
Le dico tutto questo, anche se Lei non me lo ha espressamente chiesto, perchè forse potrebbe esserLe utile in futuro. Troppo spesso i giovani, per inesperienza, sbagliano totalmente nel “vendersi” offrendosi a caso.

Ed ora eccomi alla Sua richiesta.
Se il visual merchandising l'ha appassionata vuol dire che potrebbe davvero essere la Sua strada. Lei può chiedere innanzitutto al Polimoda se è possibile avere contatti con aziende grazie a loro interessamento. Risponderanno di no, ma tentare non nuoce. Potrebbe anche essere che invece abbiano contatti o magari possano darLe qualche dritta su aziende da tener d'occhio.
Per il resto devo un po' deluderLa. Non invii curricula a caso perchè se un'azienda non cerca significa che non ha necessità.
Segua invece le ricerche di personale per trovare qualcosa che Le si addice e risponda solo a queste. Non tralasci comunque di rispondere ad eventuali ricerche che coprano mansioni da Lei già svolte (projet management; design per interni; progettazione stand ecc...ecc...). Non saranno il massimo ma Le permetterebbero di coprirsi le spalle, ovvero di presentarsi ad altre eventuali ricerche da “occupata”.
Nell'ambito del visual merchandising potrebbe essere possibile un Suo impiego anche nell'ufficio marketing di qualche grossa multinazionale del largo consumo. In questo caso dia sempre un'occhiata anche a ricerche in cui vengono richiesti addetti al marketing, per poi eventualmente capire se nell'ambito del marketing richiesto possano servire la Sua esperienza o i Suoi studi.
Mi chiede: esistono ancora aziende in cui si investe sulla crescita delle persone e si punta sui giovani oppure è una strada inutile?
La risposta è purtroppo scontata. In periodi di boom economico o comunque di crescita e sviluppo del mercato vi è necessità di personale ed i giovani sono ben accetti perchè hanno il pregio di costare meno e messi accanto ad un dipendente esperto possono imparare il lavoro.
Nella situazione di mercato che stiamo vivendo, le aziende pensano a come liberarsi del personale piuttosto che come assumerlo. Il problema è l'assunzione che comporta vincoli e costi che possono davvero mettere in ginocchio un'azienda, così come la quasi impossibilità a licenziare qualcuno che magari non è più idoneo a ciò per cui è stato assunto frena l'eventuale nuova assunzione di personale giovane con idee più innovative.
Le produzioni oggi sono spesso portate all'estero e le ricerche di giovani sono quasi totalmente rivolte a figure commerciali. In altre parole, venditori. Si può mancare di tutto ma per stare a galla occorre vendere.
Il visual merchandising è una branca di lavoro che sta tra il marketing e la vendita pura. E' la tecnica o la scienza che permette di attrarre un consumatore indeciso.
La creatività è d'obbligo; l'esperienza anche, ma lo studio delle varie tecniche lo è ancor di più e vale sopratutto quando manca l'esperienza.
Non deve smettere di sperare ma certamente deve essere cosciente che magari potrà non trovare subito ciò che cerca. Penso sempre che “il mondo è tanto grande che da qualche parte, qualcuno sta pensando a noi”.
Occorre solo essere pronti a vedere l'occasione quando si presenterà senza stancarsi e senza demotivarsi.
Mi rendo conto che per far questo occorre anche avere le spalle coperte (la solita famiglia che aiuta) e non so se questo è il Suo caso. Se però lo fosse potrebbe anche iniziare a fare qualche riflessione sulla possibilità di mettersi in proprio.
Non Le sto dicendo di buttarsi ma solo di pensare se magari non ci siano le prospettive affinchè un domani non sia possibile far qualcosa.
Occorreranno numerose analisi, fatte con calma, sul territorio e sulla possibilità che uno studio di visual merchandising possa campare ma, anche a titolo di “gioco mentale” io lo farei.
In archivio, e per archivio intendo lettere pervenute, vi sono più di una mia risposta che toccano proprio questi temi. Dovrebbero all'incirca avere tutte per tema il “ visual merchandising” oppure “merchandiser”.
Confesso che non ricordo le date ne gli anni ma se Lei si arma sd santa pazienza e clicca nei vari mesi e nei vari anni, prima o poi le troverà.
Magari potranno servirLe.
Mi scriva ancora se vuole e nel frattempo, accetti il mio in bocca al lupo.

martedì 1 novembre 2011

ALTRA LETTERA DI RICHIAMO

M.Q.. (loc. n.c.)

Buongiorno,
lavoro nel settore auto e due anni fa ci siamo trasferiti con tutta la sede in una sede dove abbiamo altri marchi ma purtroppo al momento del trasloco mancavano i furgoni per portare via i ricambi ( premetto sono il responsabile del magazzino) quindi il mio collega ha telefonato chiedendo il da farsi.
A questo punto é intervenuto un consulente esterno che lavora per noi dandomi la colpa del ritardo e in seguito lettera di richiamo.
Ma poi pochi giorni dopo la stessa persona tramite una e.mail senza richiesta di lettura ha indetto una riunione alle 12,45 per spiegare le nuove normative sulla fatturazione.
Tengo a precisare che essendo una azienda con quattro marchi le persone presenti erano tutte quelle che registrano le fatture mentre io le emetto solamente come tutti i miei colleghi magazzinieri e accettatori non convocati,
Io non sono potuto andare e mi sono dimenticato di darne comunicazione (tra l'altro non richiesta) che non potevo essere presente, ma alla fine mi ha mandato una e.mail chiedendomi di motivare la mia assenza in quanto era indirizzata per conoscenza alla proprietà , ma poi mi ha dato la lettera di richiamo dovendo motivare il perchè !!!
Chiedo aiuto!!!


Premessa per i lettori

Da qualche tempo arrivano richieste di chiarimenti relativi a lettere di richiamo. Probabilmente il blog sarà stato evidenziato da qualche parte su questo tema.
Ovviamente la cosa non è voluta.


Mio caro M.,
stai calmo e sereno. Ciò che Ti è accaduto è evidentemente un concatenarsi di situazioni che Ti hanno visto più vittima che autore a cui va aggiunto un Consulente esterno a cui forse non sei troppo simpatico.
Ora cerco di suddividere il tutto in risposte alle singole situazioni, poi verranno i suggerimenti.
Si doveva effettuare un trasloco...senza i furgoni. Poiché Tu sei il responsabile del magazzino dovevi chiedere chiarimenti sul da farsi.
Non l'hai fatto Tu ma dici che l'ha fatto il Tuo collega e mi pare di capire, con questo, che si tratti di qualcuno che lavora con Te e che possa farlo, soprattutto se dietro c'eri Tu a coordinare la cosa.
Ora, un Consulente esterno se incaricato dall'azienda e con le dovute autorizzazioni ad agire liberamente, teoricamente può intervenire per chiedere come mai ci sia stato un ritardo ma, se la risposta che Tu hai dato è stata corretta, semplice e lineare, spiegando esattamente ciò che è avvenuto, non capisco perchè non l'abbia accettata.
Detto questo, andrebbe anche precisato che la lettera di richiamo che Ti è arrivata dovrebbe esserTi stata inviata e firmata non dal Consulente ma dall'azienda. Più espressamente dall'Ufficio del Personale o in mancanza dalla Direzione. Un Consulente esterno non dovrebbe avere il potere per farlo.
Oltre a ciò, esiste un contratto di lavoro che vale per tutti in cui si dice che la lettera scritta di richiamo va fatta solo dopo richiami verbali precedenti a meno che ciò che si vuole contestare non sia di tale elevata pericolosità o mancanza, da creare chissà quali problemi aziendali.
Non è il caso Tuo.
A questo punto diciamo pure che sei poco simpatico al Consulente.
Veniamo al secondo punto.
Lo stesso Consulente, pochi giorni dopo invia una e.mail per indire una riunione al fine di presentare le nuove norme di fatturazione.
Io non so, ma Tu puoi verificare se l'e.mail era indirizzata espressamente alle persone che si riteneva interessate (tra cui il Tuo nome) o se era un invio generalizzato senza nomi scritti.
C'è differenza infatti tra una circolare inviata “a tutti gli interessati” piuttosto che indirizzata a “Sig. Bianchi, Rossi, Verdi, Neri”.
Nel primo caso chi scrive lascia alla valutazione di chi la riceve la responsabilità di valutare se egli rientra tra gli interessati o meno; nel secondo caso le persone ritenute utili sono chiamate per nome e cognome singolarmente.
Nel primo caso si potrebbe anche non dar risposta, anche se correttezza vorrebbe che vengano mandate due righe dicendo che si ritiene di non dover far parte dei convocati; nel secondo è obbligatorio dare risposta sia affermativa che negativa sulla partecipazione alla riunione.
Tu, prima ritenendo di non essere interessato in quanto non sei addetto alla fatturazione ma solo alla movimentazione e successivamente essendoTene dimenticato, non hai dato seguito alla e.mail.
Così, questo Consulente che mi pare abbia la lettera di richiamo facile Ti ha inviato un nuovo richiamo e questa volta con copia conoscenza alla Proprietà.
(Questo rafforza quanto ho detto prima e cioè che le lettere le invia lui al posto degli Uffici interni interessati).

Nuova lettera e nuovo richiamo.
Ora i richiami scritti sono due ed a questo punto devi assolutamente rispondere alla Proprietà spiegando i motivi per cui hai agito come hai fatto.
Scrivi senza farne un dramma ma fallo. Ora Ti dico come agire ma sappi che io rispondo a ciò che Tu mi hai detto, presupponendo che Tu abbia detto il vero. Se così non fosse, è chiaro che i miei suggerimenti non hanno valore e potrebbero addirittura creare maggiori problemi.
Sei quindi Tu che devi valutare se hai detto tutto nel modo giusto.

Altra puntualizzazione: se Tu sei solo Responsabile del magazzino puoi non aver responsabilità sulla mancanza dei furgoni. Se Tu invece come Responsabile magazzino sei anche Responsabile del Traffico, allora...qualche responsabilità della mancanza dei mezzi l'hai. Sapendo che quel giorno si doveva effettuare il trasloco, avresTi dovuto agire affinchè i mezzi fossero disponibili.

Valuta Tu la cosa e se sei solo Responsabile magazzino spiega semplicemente che nel primo caso sei stato accusato a torto di aver ritardato il trasloco quando invece il problema è stata la mancanza dei furgoni; mancanza per la quale Tu hai fatto chiamare per avere disposizioni sul da farsi. E' stata quindi la momentanea mancanza di furgoni che non Ti ha permesso d'essere puntuale al trasferimento.
Chiarisci comunque che non ritieni il Tuo comportamento (anche per l'interessamento circa il da farsi) meritevole di un richiamo scritto, non avendone comunque mai ricevuti verbali, in precedenza.

Venendo al secondo caso, devo puntualizzare ancora ciò che ho detto. Se la circolare era indirizzata a tutti gli interessati, senza nome, puoi dire che Ti si può solo accusare di non aver dato una cortese risposta in quanto, non essendo interessato alle fatturazioni non eri tenuto a partecipare.
Quindi puoi chiedere scusa solo per il gesto non cortese nel non aver risposto
Se invece tra gli indirizzi c'era espressamente il Tuo nome, devi scusarTi per non aver scritto o chiamato per precisare che non saresTi andato in quanto non interessato o perchè non potevi andare. (ma la motivazione dev'essere ben forte).

Tra la disobbedienza e la dimenticanza corre davvero poco. Non penso però che queste possano essere ritenute mancanze gravi. Mi pare invece che ci possa essere una volontà diversa da parte del Consulente o dell'azienda infatti, dopo due richiami scritti, la terza volta puoi esserci il licenziamento.
Chiarisci bene con Te stesso se questa ipotesi può starci o meno.
Infine, come dico sempre, se pensi che ci sia accanimento nei Tuoi riguardi, potrai mettere di mezzo i Sindacati (ma per una persona raramente si scomodano ed oggi sono troppo impegnati ai cortei in piazza) oppure, senza fretta, metterTi a cercare un'azienda...senza strani Consulenti e che sappia valorizzarTi meglio.
In bocca al lupo.

mercoledì 26 ottobre 2011

ANCORA UN RICHIAMO

M.L. (loc. n.c.)

Salve!
oggi ho ricevuto tramite R.R.R. la seguente comunicazione da parte della coop sociale dove lavoro come socia dipendente.
E' stato rilevato che lei il giorno 17/10/11 si presentava alle ore 08 e 16 minuti presso gli uffici amministrativi della Cooperativa dove lei deve svolgere le mansioni previste dal suo incarico.
Le ricordiamo che nelle indicazioni a lei impartite, così come anche indicato nella lettera d'assunzione da Lei sottoscritta, risulta in maniera evidente che l'ora di inizio lavoro presso gli uffici amministrativi della cooperativa,è prevista per ognuno dei cinque giorni della settimana per le ore 08,00.
Essendo questa infrazione essersi ripetuta, negli ultimi mesi, più di una volta ed anche con ritardi a presentarsi in ufficio superiori alla mezz'ora, nel contestarLe quanto sopra, ai sensi e per gli effetti dell'art. 7 della legge 20 maggio 1970, n. 300, La invitiamo a volere presentare le Sue eventuali osservazioni o giustificazioni entro cinque giorni dal ricevimento della presente.
Dunque... la mattina del 17/10/11 giungevo in ritardo come scritto nella lettera e il direttore amministrativo mi faceva notare (non in modo garbato e civile... ma pazienza!) che ero in ritardo, io ho risposto che mi spiaceva ma i lavori stradali per la realizzazione di una rotonda avevano creato una colonna molto lunga (quella mattina c'era in giro il mondo!!!)...lui subito mi ha risposto che non era un problema suo e che dovevo partire prima...,ho cercato di fare notare che ero partita da casa alle 7.30 per percorrere una strada che mi porta al posto di lavoro in 10 minuti al massimo, e che era stata una cosa inaspettata tutto quel traffico, ma mi ha zittita dicendomi che anche la settimana prima avevo fatto ritardo, ho risposto che sapeva perfettamente che mi recavo al lavoro con la febbre alta e che per non creare problemi ai colleghi mi sono sempre presentata a fare il mio dovere recuperando anche con 45 minuti laddove ritardavo di 15 minuti....subito mi ha detto che quello che stava facendo era un richiamo verbale a cui sarebbe seguito un richiamo scritto.... ho fatto notare che anche altri colleghi arrivavano in ritardo e che a loro non veniva fatto nessun richiamo....anche quella mattina due colleghi hanno avuto rispettivamente 15 e 20 minuti di ritardo. Per i ritardi che mi contesta dei mesi precedenti lui ha sempre saputo che avevo problemi di salute e che mi recavo ugualmente al lavoro per non creare disagi... se poi considero che dal 24 agosto al 26 settembre sono stata assente.....
Io vorrei rispondere nel seguente modo:
Prendo debita considerazione di quanto comunicatomi con raccomandata n. del....e per il futuro mi atterrò alle disposizioni contenute in essa. ma vorrei anche scrivere qualche cosa in merito ai colleghi che hanno fatto e fanno tuttora ritardi se credono di agire come hanno fatto con me....non mi sembra una bella idea....ma quantomeno ridirlo verbalmente....attendo Vostri consigli.
P.s. Sicuramente la prossima volta che non mi sento bene andrò dal medico...
Grazie!


Cara M.L.,
mi par d'aver capito che il Suo Direttore, il giorno 17 Le abbia verbalmente contestato il ritardo dicendoLe che sarebbe seguita la contestazione scritta.
A dire il vero, se precedentemente malgrado i ritardi non Le aveva mai detto nulla, quella del 17 doveva essere la prima contestazione verbale a cui non avrebbe dovuto seguire, per lo stesso motivo, lo scritto.
Prima avvengono le contestazioni verbali e poi, ma per successivi ulteriori divergenze, si passa ad inviare lo scritto. Farlo contemporaneamente non sarebbe corretto. Comunque, facciamo finta che sia giusto così.
E veniamo al problema. Lei ha trovato traffico ed è arrivata in ritardo. La colpa non è Sua ma di altri ecc..ecc..
Se lo accetta, devo dire che la colpa invece è Sua. Purtroppo ognuno di noi può incappare in un improvviso ostacolo, ma per “improvviso” si può intendere un incidente stradale che blocca la strada lasciandoci senza vie d'uscita e senza quindi permetterci di mantenere i nostri impegni.
Lavori in corso per una rotonda, sulla strada che facciamo tutti i giorni, non può essere motivo per non essere puntali e nemmeno per trovarci sprovveduti. Semplicemente sta a noi agire in modo affinchè questo non accada.
Può non crederci ma io in tutta la mia vita professionale non sono mai arrivato tardi al lavoro. Ad un paio di appuntamenti invece, per motivi davvero gravi e non dipendenti da me (incidenti stradali che bloccavano tutto il traffico) non sono arrivato tardi; non ci sono proprio arrivato.
Dev'essere nella nostra capacità il saper valutare le situazioni che possiamo trovare sul nostro cammino. Se io devo trovarmi ad un appuntamento in una città a 200 Km. da casa mia, alle 10.00 del mattino, non penso di partire due ore prima perchè facendo i 100 all'ora, ci arrivo.
Calcolo le ipotesi di traffico che potrei trovare; le eventuali code in autostrada, qualche ingorgo che so possibile in un paio di punti sulla strada e metto anche in conto un qualsiasi disagio personale che possa arrivare inaspettato. Cerco di capire dove posso essere attorno alle 8.00 che è l'ora di ingresso nelle città; orario che sicuramente crea rallentamenti.
Detto questo, faccio i miei calcoli e se penso che sia corretto e tranquillo partire da casa alle 7.30, automaticamente il mio cervello pianifica la partenza alle 7.00 o anche prima.
Preferisco arrivare ad un impegno di lavoro cinque o dieci minuti prima e magari aspettare o andarmi a bere un caffè, piuttosto che arrivare due minuti dopo.
E' più forte di me ma non riesco a fare diversamente. Non sopporto che chi mi aspetta debba aspettarmi. Chi arriva tardi ai miei appuntamenti...pazienza per lui. E' lui che non ci fa una bella figura.
Le ho raccontato questo per farLe comprendere che non devono esserci rotonde che tengano; non devono nemmeno esserci febbri che tengano o malesseri vari.
Se non si sta bene si sta a casa o si chiama un medico ed è la sua giustificazione che ci mette al riparo da equivoci. Il ritardo, mi creda, non va bene anche perchè nessuno può valutare se davvero dietro al ritardo c'è il malessere o la disorganizzazione o lo scarso attaccamento al lavoro.
Ricordo i miei ritardi a scuola o le assenze date dal mal di pancia. Quante palle dicevo! Il fatto che m'arrabbiavo pure se i professori non ci credevano e m'inquietavo sino al punto di credere io stesso che quanto dicevo era vero.
Comunque, poiché Lei deve rispondere al richiamo, penso che ciò che Lei scrive, e precisamente:
“Prendo debita considerazione di quanto comunicatomi con raccomandata n. del....e per il futuro mi atterrò alle disposizioni contenute in essa.” sia la cosa più breve e corretta che si possa fare.
Non aggiunga altro sui ritardi dei colleghi perchè far polemica non serve e può solo metterLa in cattiva luce. Se il Suo Capo vuole, i ritardi sa vederli anche lui. Non possiamo ne io ne Lei entrare nel merito del motivo per cui ad altri non fa contestazioni (magari le ha anche fatte e Lei non lo sa).
Se Lei accennasse anche verbalmente alla cosa (volendo fattibile) potrebbe sentirsi rispondere che non sono problemi Suoi.
D'ora in poi quindi, sperando che la rotonda venga presto conclusa, parta prima e metta in preventivo tutti gli eventuali ingorghi che può trovare. Faccia vedere che sa arrivare anche in anticipo e che quanto è accaduto è stato davvero un caso.
Se poi dietro ai ritardi, anche per cause di salute, c'è una certa insofferenza verso il lavoro che fa o verso l'ambiente, non stia a perdere tempo. Io suggerisco sempre di trovare un altro lavoro perchè non c'è mai nulla di peggio che rimanere in una posizione o in una mansione che non sia motivante.
Buon proseguimento.

giovedì 20 ottobre 2011

LETTERA DI RICHIAMO

A.O. (loc. n.c.)

Buona sera,
Mi chiamo A., sono responsabile di un reparto (ricambi) in un'azienda metalmeccanica abbastanza in crisi (a breve taglierà una trentina di dipendenti su 130...).
Piccola premessa, lavoro ogni giorno dalle 6,30 alle 18,30 e oltre, gli straordinari non me li pagano perché impiegato 7° liv, coordino 8 persone, ma non mi vergogno ad indossare i guanti e fare l'operaio. Risultati sul lavoro ne porto.
Ieri sono stato visto dall'RSPP senza scarpe antinfortunistiche in magazzino e senza ammonimenti verbali oggi mi è stata data la lettera di richiamo.
Sebbene io sia dalla parte del torto, ho delle domande:
- non ho mai ricevuto ammonimenti verbali simili, è corretto dare subito un richiamo scritto?
- quali sanzioni può causare la mia "violazione"?
- Posso rispondere dicendo che l'errore è semplicemente dovuto alla situazione di emergenza e alla mia voglia di fare (praticamente una distrazione, non ho mai ricevuto richiami verbali)? Oppure, vista la colpa, evito di rispondere?
Penso faccia parte di una strategia per indurmi ad andarmene, vorrei comunque provare a limitare i danni.
Vi ringrazio per un Vostro eventuale interessamento.


Egregio A.,
forse la Tua ultima intuizione, vista la situazione aziendale, non è da escludere. Potrebbe essere un tentativo. Ma il licenziamento avviene solo al terzo richiamo scritto.
Veniamo alla faccenda: essendo al 7° livello effettivamente non hai straordinari. La Tua azione di guida può portarTi girare nei vari reparti e magazzini e hai due possibilità: metterTi le scarpe antinfortunistiche sempre quando inizi il lavoro, indipendentemente da ciò che poi farai oppure ricordartene ogni volta e continuare a mettere e togliere.
Sulla sicurezza si parla poco ma ogni giorno vediamo incidenti sul lavoro. I costi che ne derivano per le aziende, lo Stato e per il lavoratore non sono da sottovalutare e se poi pensiamo che le conseguenze possono davvero rovinare la vita ad una persona, non si può dar torto a che le regole siano osservate. Tieni pure presente, ma lo saprai, che l'Amministratore dell'azienda (o il Direttore del Personale) può andare in carcere per un incidente al lavoratore.
Tu sei il primo a sapere d'aver sbagliato ma non per questo le cose devono essere taciute.
Sappi che prima di un richiamo scritto devono esservi richiami verbali e il richiamo scritto deve fare riferimento ai precedenti richiami verbali a cui il lavoratore non ha dato seguito.
Forse chi ha scritto ha inteso solo richiamarTi in via precauzionale e per dare ufficialità e credibilità alla cosa ha pensato di farlo in questo modo, magari in buonafede.
Può darsi che, dato il materiale che lavorate (ma che non conosco) la gravità o il pericolo del Tuo gesto sia tale da rendere inutile il richiamo verbale, ma non credo sia così.
Operi in una azienda metalmeccanica e quindi, senz'altro, fortemente sindacalizzata. Ogni lavoratore dovrebbe avere copia del contratto generale di lavoro e su questo è ben specificato il paragrafo “ richiami verbali o scritti”.
Dagli una scorsa veloce o, se nessuno ne ha copia, chiedilo semplicemente all'ufficio personale, così capiranno perchè lo chiedi.
Personalmente non parlerei di distrazione ma di situazione di emergenza che, se si fosse protratta, Ti avrebbe senza alcun problema portato ad indossare le scarpe. Un lavoratore distratto è pericoloso; un lavoratore cosciente di ciò che fa può sbagliare ma è...cosciente di farlo e può quindi non ripetere l'errore.
Tacere, è davvero come dar ragione ed ammettere la Tua colpa. Spiegare le cose, con poche semplici parole, non elimina la colpa ma chiarisce le motivazioni perchè coscientemente hai fatto ciò che hai fatto.
Ad un richiamo scritto si deve rispondere con un altro scritto (raccomandata a mano da consegnare e, presumibilmente da far firmare per ricevuta). Al di là di ciò che scriverai, con molto tatto, verbalmente, puoi comunque dire che, se i risultati di fare più del dovuto al fine di aiutare l'azienda, sono questi, d'ora in poi Ti limiterai al Tuo lavoro ed alle Tue responsabilità senza prendere il posto di altri.
Tutto qua.
Non farTi problemi per quella lettera a meno che, ma questo lo sai solo Tu, non ci siano già stati precedenti di battibecchi per altri motivi e la lettera ricevuta non sia quindi un passo successivo ad una situazione passata. Passo comunque sbagliato perchè non si parte da un richiamo scritto senza precedenti verbali.
In bocca al lupo.

lunedì 17 ottobre 2011

NON CREDUTO E RICHIAMATO

L.I. ( loc. n.c.)

Salve,
sono un agente di commercio che obbligato dalla Sua azienda a svolgere diverse mansioni, in primis quella di merchandiser (non retribuito per questa ulteriore mansione),ha ricevuto una lettera di richiamo.
Motivazione: Un responsabile di un punto vendita ha contattato telefonicamente l'azienda per avvisare che mi rifiutavo di mettere degli antifurti sui prodotti.
Alle accuse mosse ho giustificato telefonicamente dicendo che in realtà le cose non erano così.
Purtroppo la merce non è stata antifurtata dall'azienda e il Direttore pretendeva che io la rispedissi al mittente.
Io ho fatto come il Direttore chiedeva ma poi mi sono visto recapitare la lettera.
Lavoro per questa azienda da diversi anni ed è la prima volta che mi capita una situazione del genere.
Probabilmente non sarò stato particolarmente simpatico al Direttore.
Ma è possibile essere richiamati sulla base di opinioni altrui e non tenere in considerazione quello che un collaboratore integerrimo da anni comunica?
Grazie




Egregio L. I.,
avevamo chiesto via e.mail alcune delucidazioni per poterLe dare un parere forse più corretto ma non avendo avuto risposta rispondiamo a quanto ci chiede.
Mi pare di capire che Lei sia un Agente monomandatario e come tale, con un contratto che prevede la disponibilità ad agire secondo i dettami dell'azienda che rappresenta. Tra questi, anche quello di svolgere la mansione di merchandiser (controllo dei prodotti offerti al pubblico, esposizione della merce se richiesta dal negoziante, controllo di presenza della merce sullo scaffale; gestione delle promozioni o evidenziazione prodotti ecc..ecc..)
Queste mansioni possono non essere retribuite extra se gli accordi aziendali non lo hanno previsto quando si è stati assunti. In altri casi, ma dipende dalle aziende, viene dato un corrispettivo per il tempo usato. Dipende dalla sensibilità e dalla disponibilità delle aziende stesse che, notoriamente non sono mai larghe di manica.
Si può arrivare a farsi pagare queste mansioni definibili extra attraverso una trattativa sindacale interna ma per far questo occorre che vi sia un apparato che lo permetta. Devo dirLe che nell'ambito degli Agenti plurimandato ciò è impossibile mentre potrebbe esserlo nel settore degli Agenti monomandato perchè alcune volte il lavoro dell'Agente monomandatario è stato equiparato a quello di un venditore dipendente. Infatti svolgendo questo compito per una sola azienda si è tenuti a seguire ogni regola e richiesta dell'azienda, esattamente come un impiegato diretto.
Ma, come sempre, per mettersi a disquisire con l'azienda su queste richieste, occorre che vi sia un forte gruppo di agenti “dipendenti” tutti d'accordo. Cosa quasi impossibile.
Detto questo, mi par di capire che Lei si sia trovato in un punto vendita ed abbia visto, o il Responsabile Le abbia detto, che alcuni prodotti non avevano l'etichetta anti taccheggio.
Non si capisce dal Suo scritto, cosa sia poi accaduto. Pare che il responsabile del punto vendita abbia telefonato alla Sua azienda dicendo che Lei non voleva fare il lavoro di etichettatura e Lei, successivamente o in quel preciso momento ha invece detto telefonicamente al Suo Capo che non era così.
Non mi dice però come stavano effettivamente le cose ed io devo solo immaginare anche se faccio un po' fatica.
Posso sbagliarmi ma mi pare di capire che il Suo Direttore avendo creduto che Lei non volesse fare il lavoro Le abbia detto di far rispedire indietro la merce. Ma Lei non aveva spiegato telefonicamente come stavano le cose? Oppure aveva solo detto come stavano le cose senza dirsi disponibile ad etichettarle?
Credo che il problema stia tutto qui.
Se Lei non si è detto disponibile a fare il lavoro ha portato il Direttore a dirLe di rispedire il tutto.
A questo punto, è vero che Lei ha fatto ciò che il Direttore chiedeva ma costui preferibilmente avrebbe voluto sentirsi dire che Lei sarebbe stato disponibile a fare il lavoro nel punto vendita piuttosto che far tornare la merce. Non crede?
Quindi, la lettera di richiamo, se le cose sono andate in questo modo, è evidente che va intesa per ciò che non ha fatto pur se ha obbedito al Direttore.
Sarebbe un po' strano che il Direttore scriva un richiamo per aver obbedito ad una sua richiesta.
Forse Lei non è simpatico al Direttore, come scrive Lei stesso, ma forse il fatto va visto a sé, senza pensare a legami di simpatia/antipatia.
Concordo con Lei che non occorrerebbe essere richiamati sulla base di ciò che dice un cliente senza aver sentito bene il proprio collaboratore e questo mi meraviglia.
Solitamente avviene l'opposto. Il cliente ha sempre ragione (quando lo si ha davanti) ma tra azienda e venditori le cose sono diverse e, al di là di ciò che dice un cliente, quando un venditore vale e lo si ritiene un elemento utile, lo si ascolta e gli si dà credito.
I richiami danno sempre fastidio, è ovvio, per cui mi chiedo se non ci siano stati precedenti, anche piccoli che sommati, abbiano portato al fatto accaduto.
Ora sta a Lei. Se ritiene che la cosa Le dia fastidio o se pensa che il Direttore ce l'abbia con Lei, poiché difficilmente potrà mandar via lui, potrebbe pensare, con calma, di essere Lei a salutare l'azienda che non si comporta bene nei Suoi riguardi.
Non sottovaluti questa ipotesi. A meno che il Direttore non sia impazzito (ma anche se fosse non potrebbe cambiarlo) l'inviare una lettera di richiamo vuol dire che qualcosa che non va, c'è nel Vostro rapporto.
Quando si rompono gli equilibri è inutile chiedere di chi è la colpa. Per Lei è del Direttore e per lui è Sua. Quindi, va preso atto di un rapporto che si è o si sta incrinando e si agisce di conseguenza.
Spero d'aver capito bene il Suo scritto e la mia risposta è subordinata a ciò che ho compreso. Se ho sbagliato tutto, me ne scuso.
Cordiali saluti.

giovedì 6 ottobre 2011

SAPER TRATTARE COI CLIENTI

D.T. (loc. n.c.)

Buongiorno,
molto brevemente: la mia ragazza da qualche anno ha un centro estetico, fino allo scorso anno molto funzionante. Purtroppo, probabilmente colpa del periodo storto e di qualche suo piccolo problema personale, ha cominciato a perdere clienti e di conseguenza ad avere problemi economici l'affitto e le altre spese sono alte, e i profitti non bastano a coprire tutto. Vorrebbe vendere, ma non è semplice trovare un acquirente. Lei si lamenta quotidianamente, e sostiene che invece gli altri centri estetici lavorano molto. E' molto brava nel suo lavoro, però probabilmente le manca la capacità promozionale, di marketing.
io cerco di aiutarla.. ma come posso fare? che consigli le posso dare?
grazie


Se nella Sua zona i centri estetici lavorano molto non dovrebbe essere difficile trovare un acquirente. Probabilmente, se non un outsider potrebbe esserne interessato qualcuno che già gestisce un centro e che magari sta pensando di allargare il proprio giro.
Dovrebbe quindi far circolare la voce, senza ovviamente dire che si sono presentate difficoltà. Sarà sufficiente dire che per motivi personali e familiari l'attività dovrà essere ceduta.
Detto questo, caro D., occorre dire che se fino allo scorso anno il centro era “molto funzionante” e poi, per qualche piccolo problema personale della Sua fidanzata, le cose sono cambiate totalmente significa che vi è una responsabilità diretta a cui è ben difficile porre rimedio se non c'è la volontà per cambiar le cose.
Non so, ovviamente, quali siano stati questi problemi ma è sufficiente (come accade) che siano stati rimandati appuntamenti con le clienti già in attesa o annullati all'ultimo momento per indispettire le clienti.
Tardare ad arrivare, pur se per altri nobili motivi familiari, od aprire il centro con ritardo non è ciò si può definire un buon servizio o buona volontà nei rapporti coi clienti.
Essere, ad esempio ed è un'altra ipotesi, al lavoro ed avere la testa altrove non permette di gestire con serenità e tatto il rapporto interpersonale. Avere il broncio e non dimostrarsi disponibili non aiuta molto.
Il cliente, anche se finge di non vedere, capisce ed intuisce tutto questo. Se ne fa una ragione e prende le opportune decisioni che possono arrivare a cambiare Centro.
Mi scrive che la Sua fidanzata è molto brava nel suo lavoro ma forse manca in capacità nel gestire i rapporti.
Ripeto: c'è qualcosa che non va in questa valutazione. Se prima tutto andava bene vuol dire che sapeva gestire pure i rapporti quindi dovrebbe essere altrettanto ed ancor più brava oggi, a rimediare a questa situazione nel momento che si è accorta che le cose non vanno più come prima.
Capire che le cose sono cambiate è sufficiente per cambiare e tornare a come le cose erano prima.
Basta una serena riflessione ed una presa di coscienza su ciò che faceva e che poi non ha più fatto.
Tutto qui. Nel momento in cui mi rendo conto che prima le cose andavano bene perchè mi comportavo in un determinato modo sono nella condizione di capire come devo tornare ad agire.
Se non ce la faccio vuol dire che il cambiamento avvenuto nel comportamento è tale da precludere ogni proseguimento.
Spero che così non sia. Faccia capire che i comportamenti di oggi portano ad i risultati attuali.
Poi l'aiuti a riflettere, a ricordare i comportamenti precedenti e leghi questi comportamenti ai successi che producevano.
Potrei darLe consigli di marketing o consigli promozionali per sostenere l'attività ma, mi creda, non servirebbero a nulla se non c'è la volontà della Sua fidanzata a cambiare, tornando al precedente rapporto che aveva con le clienti.
E se invece torna ad esserci la volontà....i miei consigli sarebbero inutili, o meglio, glieli ho già fin qui dati.
Le faccia capire che, se davvero è brava e ciò che fa le piace, la soluzione la può trovare solo in lei e non nei consigli di marketing che posso darLe io.
I consigli per situazioni promozionali possono cambiare un andamento quando questo non dipende dalla persona.
Se il problema nasce dalla Sua fidanzata, va aiutata Lei, non il mercato.
Poi, se proprio vuole, per riacchiappare qualche cliente perso deve tentare di riprenderselo magari inviando al suo indirizzo un buono omaggio per una seduta gratuita o, nei casi più importanti, per più vantaggi.
Lavorare gratis per riprendersi un cliente, è meglio che non averlo più.
Quando però il cliente dovesse tornare deve vedere una persona sorridente, allegra, disponibile, esattamente ciò che devono assolutamente vedere quei clienti che sono rimasti.
Se avesse bisogno, mi riscriva.