D.T. (loc. n.c.)
Buongiorno,
molto brevemente: la mia ragazza da qualche anno ha un centro estetico, fino allo scorso anno molto funzionante. Purtroppo, probabilmente colpa del periodo storto e di qualche suo piccolo problema personale, ha cominciato a perdere clienti e di conseguenza ad avere problemi economici l'affitto e le altre spese sono alte, e i profitti non bastano a coprire tutto. Vorrebbe vendere, ma non è semplice trovare un acquirente. Lei si lamenta quotidianamente, e sostiene che invece gli altri centri estetici lavorano molto. E' molto brava nel suo lavoro, però probabilmente le manca la capacità promozionale, di marketing.
io cerco di aiutarla.. ma come posso fare? che consigli le posso dare?
grazie
Se nella Sua zona i centri estetici lavorano molto non dovrebbe essere difficile trovare un acquirente. Probabilmente, se non un outsider potrebbe esserne interessato qualcuno che già gestisce un centro e che magari sta pensando di allargare il proprio giro.
Dovrebbe quindi far circolare la voce, senza ovviamente dire che si sono presentate difficoltà. Sarà sufficiente dire che per motivi personali e familiari l'attività dovrà essere ceduta.
Detto questo, caro D., occorre dire che se fino allo scorso anno il centro era “molto funzionante” e poi, per qualche piccolo problema personale della Sua fidanzata, le cose sono cambiate totalmente significa che vi è una responsabilità diretta a cui è ben difficile porre rimedio se non c'è la volontà per cambiar le cose.
Non so, ovviamente, quali siano stati questi problemi ma è sufficiente (come accade) che siano stati rimandati appuntamenti con le clienti già in attesa o annullati all'ultimo momento per indispettire le clienti.
Tardare ad arrivare, pur se per altri nobili motivi familiari, od aprire il centro con ritardo non è ciò si può definire un buon servizio o buona volontà nei rapporti coi clienti.
Essere, ad esempio ed è un'altra ipotesi, al lavoro ed avere la testa altrove non permette di gestire con serenità e tatto il rapporto interpersonale. Avere il broncio e non dimostrarsi disponibili non aiuta molto.
Il cliente, anche se finge di non vedere, capisce ed intuisce tutto questo. Se ne fa una ragione e prende le opportune decisioni che possono arrivare a cambiare Centro.
Mi scrive che la Sua fidanzata è molto brava nel suo lavoro ma forse manca in capacità nel gestire i rapporti.
Ripeto: c'è qualcosa che non va in questa valutazione. Se prima tutto andava bene vuol dire che sapeva gestire pure i rapporti quindi dovrebbe essere altrettanto ed ancor più brava oggi, a rimediare a questa situazione nel momento che si è accorta che le cose non vanno più come prima.
Capire che le cose sono cambiate è sufficiente per cambiare e tornare a come le cose erano prima.
Basta una serena riflessione ed una presa di coscienza su ciò che faceva e che poi non ha più fatto.
Tutto qui. Nel momento in cui mi rendo conto che prima le cose andavano bene perchè mi comportavo in un determinato modo sono nella condizione di capire come devo tornare ad agire.
Se non ce la faccio vuol dire che il cambiamento avvenuto nel comportamento è tale da precludere ogni proseguimento.
Spero che così non sia. Faccia capire che i comportamenti di oggi portano ad i risultati attuali.
Poi l'aiuti a riflettere, a ricordare i comportamenti precedenti e leghi questi comportamenti ai successi che producevano.
Potrei darLe consigli di marketing o consigli promozionali per sostenere l'attività ma, mi creda, non servirebbero a nulla se non c'è la volontà della Sua fidanzata a cambiare, tornando al precedente rapporto che aveva con le clienti.
E se invece torna ad esserci la volontà....i miei consigli sarebbero inutili, o meglio, glieli ho già fin qui dati.
Le faccia capire che, se davvero è brava e ciò che fa le piace, la soluzione la può trovare solo in lei e non nei consigli di marketing che posso darLe io.
I consigli per situazioni promozionali possono cambiare un andamento quando questo non dipende dalla persona.
Se il problema nasce dalla Sua fidanzata, va aiutata Lei, non il mercato.
Poi, se proprio vuole, per riacchiappare qualche cliente perso deve tentare di riprenderselo magari inviando al suo indirizzo un buono omaggio per una seduta gratuita o, nei casi più importanti, per più vantaggi.
Lavorare gratis per riprendersi un cliente, è meglio che non averlo più.
Quando però il cliente dovesse tornare deve vedere una persona sorridente, allegra, disponibile, esattamente ciò che devono assolutamente vedere quei clienti che sono rimasti.
Se avesse bisogno, mi riscriva.
giovedì 6 ottobre 2011
SAPER TRATTARE COI CLIENTI
Pubblicato da consulente alle 06:18
martedì 4 ottobre 2011
DOPPIO PERIODO DI PROVA
E. P. (loc. n.c.)
Buongiorno,
ho trovato il suo indirizzo email su internet, navigando alla ricerca di informazioni relative alle conseguenze delle vertenze sindacali. Non so se lei effettua qualche tipo di consulenza online, ma io provo lo stesso e le racconto cosa mi è successo ultimamente, sperando che lei possa darmi qualche consiglio!
Ho firmato un contratto a marzo con il quale venivo assunta ad un secondo livello del commercio e con una retribuzione lorda di circa 2000 euro.
Il 1 giugno, il giorno prima che scadesse il mio periodo di prova (60 gg lavorativi), l'amministratore mi ha detto che si era pentito di aver fissato uno stipendio così alto per una posizione del genere e ha aggiunto che questo campo (petrolio) era talmente particolare che io avevo bisogno di ampliare le mie conoscenze. Per questo ha detto che voleva fare ancora 3 mesi di prova e vedere come andava.
Mi ha così proposto lo stesso contratto della volta precedente, ma abbassandomi il livello al terzo del commercio e riducendo la retribuzione lorda mensile a 1600 euro. Mi ha detto che se mi andava bene mi avrebbe riassunto il 3, visto che il 2 giugno era festa, altrimenti mi sarei potuta considerare licenziata. non avendo altre possibilità di scelta, mi sono trovata costretta a firmare il foglio in cui lui sosteneva che non avevo superato la prova di 60 gg e ho firmato il nuovo contratto.
Nei 3 mesi successivi (da giugno a settembre) è andato tutto bene e mi ha anche fatto capire in maniera chiara che passato il periodo di prova sarebbe scattato il contratto a tempo indeterminato. invece lo stesso giorno in cui i 60 gg scadevano, mi ha chiamato dicendo che non poteva confermarlo perché doveva fare un taglio delle spese e che dal giorno dopo dovevo considerarmi licenziata!
Secondo lei, fare due due periodi di prova di seguito è legale? Se io mi rivolgessi ai sindacati, cosa potrei ottenere? (considerando che mai e poi mai vorrei tornare a lavorare per quella persona che, senza dubbio, cercherebbe di rendermi la vita un inferno e ci riuscirebbe anche bene dal momento che io lì ero la sua unica dipendente). e portare avanti una vertenza sindacale potrebbe poi crearmi problemi nella ricerca di un nuovo lavoro?
La ringrazio infinitamente per i consigli che potrà darmi.
Gentile E.,
non è molto logico il comportamento del Suo datore di lavoro a tal punto che, obiettivamente è meglio girarci alla larga perchè davvero non potrebbe avere alcuna sicurezza futura pur se Le facesse un contratto a tempo indeterminato.
Ora mi immedesimo in Lei (poi mi metterò nei panni del Suo datore). Trovarsi assunta in prova a 2000 euro per un lavoro nuovo e, mi par di capire, senza esperienza è forse davvero un po' troppo al giorno d'oggi.
Lei ha fatto bene ad accettare ma certo questo dimostra che il Suo Capo non aveva idee chiare.
Ha fatto pure bene ad accettare un ridimensionamento pur di mantenere l'occupazione ma facendo questo ha anche acconsentito la chiusura del periodo di prova precedente.
Di fatto, firmando per il secondo periodo di prova Lei ha accettato che le cose andassero in questo modo. Solitamente le aziende, in questi casi, lasciano passare qualche tempo prima di riassumere in prova la stessa persona e la prassi è abbastanza diffusa. In questo caso però, poiché le condizioni sono variate rispetto al primo contratto, si viene a determinare un accordo nuovo e l'aver ripreso subito il lavoro può essere logico.
Ci sta pure che alla fine del secondo trimestre il datore si sia accorto che la spesa non valesse il risultato, tanto da decidere di interrompere l'esperimento.
Può darsi davvero che si sia trovato in situazioni difficili e forse l'averLe promesso quelle cifre nascondeva proprio la necessità di verificare se mai fosse stato possibile uscire da una situazione non bellissima magari portando a casa fatturati extra che poi non sono venuti.
Non so però sino a che punto sia stato sincero dicendo che dovendo fare dei tagli avrebbe dovuto rinunciare alla sola persona (mi pare sia così) che possa portare fatturati. I tagli si fanno sempre su ciò che porta costi e non su chi porta ordini.
Ed ora mi metto nei panni del Suo datore.
Evidentemente si è accorto, dopo averlo fatto, d'aver concesso uno stipendio troppo alto per un periodo di prova. E può pure essere che si sia accorto che Lei effettivamente mancasse d'esperienza tanto da fargli dire che Lei avrebbe dovuto ancora ampliare le Sue conoscenze.
Da qui l'ulteriore tentativo a costi più contenuti. E i risultati? Possono essere venuti ma forse non in modo sufficiente per coprire le spese. Ed ecco allora che il Capo La chiama e, avendoLe nei giorni precedenti fatto capire che tutto andava bene, non sapendo come venirne fuori Le dice che deve ridurre i costi.
Il contratto di prova lo permette e lui ...La saluta.
Che fare? Lei stessa dice che non tornerebbe mai quindi a che scopo rivolgersi ad un sindacato?
Il sindacato potrebbe tuttalpiù interessarsi per farla reintegrare ma le guerre per una persona si fanno solo a parole, mi creda.
Sono sempre stato dell'idea che le guerre non servano proprio, soprattutto al dipendente che deve poi cercarsi un altro lavoro nell'area dove risiede e dove risiede anche l'azienda.
Avere due periodi di prova sul curriculum può essere giustificato da Lei come un test che l'azienda voleva effettuare sul mercato e che Lei aveva accettato di portare avanti ben sapendo che si sarebbe poi chiuso. Avere una lite sindacale in corso annulla ovviamente la possibilità di vendere la Sua esperienza come sopra scritto (se vuole).
Magari non lo verrà a sapere nessuno ma se per qualche motivo il Suo ex Capo conoscesse qualcuno della nuova azienda in cui Lei potrebbe andare a lavorare, pensa che non vada a dire che Lei è una piantagrane?
O se la nuova azienda dovesse chiedere informazioni al Suo ex datore ?
Meglio sempre lasciarsi in buoni rapporti, assolutamente, a tal punto che Lei potrebbe chiedere al Suo ex datore di aiutarLa , in futuro, semmai qualcuno chiedesse informazioni.
Meglio così, mi creda. Agisca sempre con tatto pensando a ciò che può essere meglio per Lei e non a ciò che può essere peggio per altri.
In bocca al lupo.
Pubblicato da consulente alle 01:54
domenica 2 ottobre 2011
PROBLEMI DI CASSA
lettera non firmata
Lavoro come cassiera in un supermercato da 7 anni.
I primi tempi sono stati difficili e ho ricevuto una lettera di richiamo per differenze di cassa di 100 euro e una volta di 50.
Circa 6 mesi fa ho ricevuto una lettera di biasimo per circa 30 euro (somma di 10 e 20 euro). Oggi mi sono mancate 50 euro. mi dicono che probabilmente ci sara’ una sospensione seguita da un possibile licenziamento se ciò riaccadesse.
Ma lavorare 7 ore in cassa consecutive senza mai sbagliare è possibile? Forse ho dei problemi io?
Tutto ciò mi sembra assurdo...
Mia cara,
nel mese di Luglio o Agosto, ora non ricordo, avevo risposto ad una lettera che è molto simile alla Tua e che chiedeva le stesse cose.
Puoi andare in archivio e la troverai senz'altro. Ciò che ho risposto in precedenza vale anche per Te.
Rispondo solo all'ultima parte della Tua lettera perchè mi poni o Ti poni una domanda (forse fai una riflessione) sul fatto che lavorare 7 ore ad una cassa senza sbagliare sia impossibile.
Capisci da sola che stai cercando una scusante per giustificare il Tuo operato ma la risposta è ovvia e la sai: è possibile lavorare senza sbagliare e lo fa la stragrande maggioranza delle cassiere. GuardaTi attorno anche dove lavori Tu e vedrai che probabilmente le Tue colleghe lavorano senza sbagliare.
Credo che un errore possa davvero capitare a tutti. Certo è che ad una cassiera è richiesta ovviamente la massima attenzione per la delicatezza del compito.
Ricordo un esempio che ho fatto nella risposta precedente: mentre da un ingegnere non ci si aspetta che sbagli un calcolo, ma proprio nemmeno uno, perchè da quell'errore potrebbe cadere una casa appena costruita, da una cassiera ci si aspetta che non sbagli a dare il resto. Viene scelta per quella mansione proprio perchè si pensa sia più brava di altre. Se non lo è, perchè tenerla in quella posizione?
Hai problemi Tu? Può darsi. Non conosco la Tua età ma posso intuire o pensare che forse sei figlia di quegli anni di scuola in cui occorreva promuovere per quieto vivere e perchè, tanto, se uno non studia a scuola, ci penserà la vita a farglielo capire.
Molto spesso quando mi reco in un supermercato vedo le cassiere che, mentre fanno passare i prodotti sullo scanner o (davvero) danno il resto, parlano liberamente con la collega della cassa dietro, con una abilità incredibile perchè non è facile parlare sottovoce guardando da un'altra parte. E molto spesso riflettendo, dico “nemmeno in questi momenti riescono a non parlare....”
Non sarà il Tuo caso, per carità, ma lo dico perchè è visibile un certo lassismo nel modo di fare anche delle cassiere; cosa che un tempo non c'era.
La cassiera era come una statua di cera, attenta, fissa, controllata. Ed andava in pensione dopo quarant'anni di onorato servizio, senza aver mai perso una lira e lavorando ben più di 7 ore al giorno.
Venendo a Te: la sospensione Te la daranno per forza, non possono non farlo perchè è la giustificazione futura ad un eventuale licenziamento.
Mi rendo conto che d'ora in poi per Te, lavorare potrebbe divenire un incubo perchè non c'è come aver paura che qualcosa vada storto per farcelo andare davvero. Devi non pensarci e metterci tutta l'attenzione possibile altrimenti non Ti resta che chiedere di spostarTi ad altro compito adducendo al fatto che con la pura di sbagliare ancora, non riesci a lavorare serenamente.
Ti auguro comunque di cuore tutto il bene possibile.
p.s. Ma sulla Tua cassa non appare il resto che devi dare?
Pubblicato da consulente alle 22:55
lunedì 19 settembre 2011
CEDERE ATTIVITA'
lettera firmata
Buonasera, ho da un anno aperto un negozio piccolo di erboristeria circa 30 mq dove si vendono prodotti confezionati, buone marche, cortesia, competenza, in zona dove non ce ne sono altre con un buon bacino di utenza. Purtroppo non c'è stato il riscontro sperato, e faccio fatica ad arrivare a fine mese.
Ho deciso di metterla in vendita, sapendo che con una situazione così poco brillante sarà molto dura. Volevo sapere che possibilità ho e a chi devo rivolgermi, vorrei fare tutto con una certa discrezione, visto che è sita in una città di provincia.
Grazie per la cortese attenzione.
Cara amica,
è facile mettersi nei guai, vero? Il fatto è che troppo spesso si agisce con poche o nulle conoscenze, badando solo alle proprie sensazioni, con la falsa certezza che sia possibile far piacere al mercato ciò che piace a noi.
Leggendo la Tua breve lettera è facile capire come sono andate le cose; come cioè noi si sia sempre pronti a dare credito a ciò che pensiamo, come assolutamente giusto.
Tu scrivi: “ho aperto un negozio in zona dove non ce ne sono altri e con un buon bacino d'utenza.”
Troppo poco come analisi di marketing per aprire un negozio. (A dire il vero mi sembra la classica espressione gergale usata nella ricerca di una motivazione).
Non mi pare proprio che Tu abbia aperto il negozio in una zona in cui vi sia un buon bacino d'utenza, tant'è che subito dopo aggiungi: “Non c'è stato il riscontro sperato e faccio fatica ad arrivare a fine mese.”
Capisci da Te che se ci fosse stato un buon bacino d'utenza le cose sarebbero andate diversamente. Evidentemente non c'era.
Queste cose capitano spesso a chi, appassionato o interessato ad una specifica materia o, nel Tuo caso, ad un settore particolare, crede che perchè una cosa interessi o piaccia a lui, debba interessare o piacere agli
altri.
Così, ci si lancia in avventure azzardate senza una analisi di base che supporti l'iniziativa.
Vendere buone marche con cortesia e competenza non è sufficiente. Occorre che esista un bisogno da soddisfare. Questa è la prima regola a cui spesso non si pensa. E forse in quella zona e per quei residenti, il bisogno di una erboristeria, non c'è.
Se qualcosa piace a noi, ce ne innamoriamo a tal punto che “decidiamo” debba piacere anche agli altri e quando ci accorgiamo che così non è, non ne capiamo il motivo.
Può darsi che nella Tua cittadina di provincia si viva così bene che nessuno sente la necessità di rivolgersi all'erborista o può pure essere che in quella zona dove Tu hai aperto non ci fossero erboristerie perchè da qualche analisi più approfondita, altri si erano accorti che non sarebbe stata una buona idea aprirle.
Ed ora che fare?
Puoi metterla in vendita ma non si vende un'attività “con discrezione”. Se la voce deve circolare qualcuno deve pur saperlo.
Puoi affidarTi ad una agenzia di intermediazione che operi anche su altre cittadine del circondario nella speranza che qualcuno da fuori....abbocchi.
Stai certa che nella città in cui vivi sanno già che la Tua attività va poco e le speranze di liberarTi del negozio saranno scarse.
Tieni poi presente che un minimo di informazioni dovrai pur darLe e, se chi dovesse essere interessato non è proprio scemo, vorrà ben vedere i risultati delle vendite.
Basterà vedere gli acquisti di merce, le giacenze, le uscite, gli incassi e le spese fisse per capire subito come stanno le cose.
Alla fine, comunque, tutto starà nelle Tue pretese. Più la situazione è cattiva e meno valore avrà l'attività. Più avrai voglia di liberarTi dall'impegno e meno dovrai chiedere. Ti converrà dire che devi vendere per impegni improvvisi di famiglia; in ogni caso devi per forza dirlo in giro.
Fino ad ora ho risposto ipotizzando che l'errore sia stato nel valutare buona un'idea o una zona che non lo era. Adesso devo però anche farTi riflettere con una domanda che dovrai fare a Te stessa.
Sei certa che Tu stai usando, come dici, cortesia e competenza? Certamente sarà così. Ma se non lo fosse? Se magari il guaio fosse proprio lì?
Mi piacerebbe chiederTi come stai a capitali perchè potrebbe essere che con una buona iniezione di creatività, promozioni, pubblicità e danari, si possa far decollare quest'attività stagnante.
Come operano i Tuoi concorrenti? Lavorano? Gli affari vanno bene? Ed ancora (tanto per farTi riflettere) Tu sai fare gli acquisti? Sai ordinare le giuste quantità o sei facilmente convincibile da parte di venditori che mirano a svuotare le loro aziende per riempire i Tuoi magazzini? Sai approfittare, nel giusto modo, di azioni promozionali o, non volendo acquistare, rifiuti merce che poi, a prezzi ridotti arriva ai Tuoi concorrenti mettendo loro in vantaggio d'offerta ed apparendo Tu, agli occhi del cliente, non in linea col mercato?
Quante riflessioni e quante possibili cause possono esserci!
Sto pensando che potresTi tentare la strada di affiliazione a qualche gruppo erboristico che abbia negozi.
Potrei anche suggerirTi di cercare di “vendere” spazi di negozio (o di scansia) a qualche fornitore. Sarebbe sufficiente che Tu riuscissi a convincere un fornitore per settore, senza quindi doppioni, ad acquistare uno spazio che rimarrebbe solo a sua completa disposizione e che lui gestirebbe sia decidendo quale merce esporre, quale reclamizzare, quale movimentazione dare ed anche i prezzi di vendita o la politica promozionale. In pratica, Tu garantiresti la gestione e lui la politica che più gli aggradirebbe.
Puoi iniziare a parlarne con i due fornitori che ritieni più importanti e via via, se le risposte non dovessero essere positive, con gli altri. Agirei così perchè magari potrebbe capitarTi che quei due siano interessati ad avere più spazio di una semplice parte di scaffale. Che ne dici?
Se non trovi altre soluzioni per proseguire, ripeto: cerca di vendere, attraverso qualche agenzia e facendo circolare Tu stessa la voce cercando, alla fine, di rientrare almeno degli investimenti fatti. Sarebbe già un successo. Stando zitta, purtroppo, non farai nulla.
In bocca al lupo
Pubblicato da consulente alle 04:23
giovedì 15 settembre 2011
ITALIA - ROMANIA
V.D. Romania
Egregio Dottore ,
Sono una cittadina rumena di professione ingegnere. Su un sito ho trovato una ditta italiana che vuole entrare con i suoi prodotti ( prodotti industriali -sistemi di tenuta )sul mercato rumeno. Io devo promuovere questi prodotti e trovare dei clienti.
Per iniziare , La prego di dirmi , come posso regolare questo tipo di rapporto? Quale e il tipo di contratto da stipulare ? Preferirei pagare in Romania le tasse per la salute e la pensione e in Italia soltanto l'imposta sul reddito ( risultato dalle provvigioni pagate dalla ditta italiana ).
Ho lavorato in Italia come dipendente domestico e possiedo codice fiscale e carta d'identità italiana, ma ho perso la residenza fisica e anche quella fiscale ( sono stata in Italia meno di 5 anni e sono ritornata più di 2 anni , nel aprile 2009).
Se e possibile , La prego di indicare passo-a-passo cosa dovrei fare.
In attesa della sua risposta porgo distinti saluti!
Caro ingegnere,
Lei ci sta chiedendo cose davvero un po' difficili da dirLe perchè i rapporti di lavoro che coinvolgono aziende in uno Stato e lo sviluppo del lavoro in un altro, sono sempre piuttosto complessi e delicati.
Lei vorrebbe pagare in Italia le tasse ed in Romania le trattenute per la pensione e malattia. Non so davvero se sia possibile, anche se lo credo. Ma non posso garantirlo e non lo faccio.
A volte le aziende che vorrebbero operare all'estero, aprono una agenzia in quel Paese e la persona assunta ha un contratto di lavoro con l'agenzia del proprio Paese.
Diciamo che questa è la strada più tranquilla per chi dovrà occuparsi delle vendite. Se l'azienda italiana ha sede solo in Italia e Lei opera in Romania, deve sperare di non avere mai nessuna controversia perchè essendo la sede in Italia, Lei dovrebbe discutere sempre in Italia, con le difficoltà che ciò comporta.
A volte le aziende, se sono poco serie, dopo aver sviluppato un buon lavoro, chiudono i rapporti col collaboratore sapendo che questi non verrà mai a intentare causa in Italia. (Speriamo però non sia mai il Suo caso).
Ma veniamo al contratto.
Si tratterebbe di un contratto d'agenzia ma essendo Lei residente fuori dallo Stato, presumibilmente si deve parlare di contratto di collaborazione “libera” o di consulenza di vendita.
In altre parole, l'azienda Le consegnerebbe una lettera di “procacciatore d'affari” in cui Le verrebbe detto che Lei offrirà e proporrà i prodotti dell'azienda ai clienti Rumeni, alle condizioni dette dall'azienda. Il Suo compito quindi sarà quello di procacciare ordini.
Sulle trattenute da fare e chi debba farle, non so risponderLe perchè se Lei fosse un Agente con un contratto italiano, le trattenute potrebbero essere fatte dal datore di lavoro in Italia ma se il contratto è di procacciatore o consulente commerciale per la Romania, Lei di fatto sarebbe un libero professionista e come tale, dovrebbe essere Lei a versare le tasse in Romania.
Sarebbe diverso se Lei avesse residenza in Italia: In questo caso il contratto potrebbe essere di agenzia, ma i versamenti andrebbero poi fatti in Italia.
Non so se possedere il codice fiscale e carta d'identità italiana avendo perso però la residenza fiscale possa crearLe difficoltà.
Immagino come possa trovarsi in queste situazioni di dubbi se anche noi, in Italia ne abbiamo tanti.
Per quanto ne sappiamo, solitamente, quando si lavora con società estere, il collaboratore informa l'azienda delle condizioni fiscali del proprio paese e l'azienda predispone i documenti di pagamento tenendo conto di queste. Il collaboratore poi, paga nel proprio paese ciò che deve.
Se ritiene che l'azienda sia “seria” ma veramente seria ed intenzionata a svilupparsi in Romania, perchè non chiede di aprire un ufficio con sede legale in Romania (basta una stanza) mettendo Lei ha capo di questa sede. Probabilmente sarebbe tutto più semplice che non gestire i rapporti di lavoro tra i due paesi.
L'esperienza e la storia ci hanno sempre insegnato che, nella maggioranza dei casi, questi inizi un po' provvisori, finiscono sempre poco bene perchè le aziende non si sentono impegnate.
In ogni caso, per saperne di più e con le dovute sicurezze, Lei dovrebbe informarsi presso l'ufficio di Commercio dell'Ambasciata Italiana nel Suo paese.
Perderà il tempo di un appuntamento ma almeno, saprà esattamente anche come comportarsi con questa azienda nel caso Le chiedessero qualcosa....che non sia corretto.
Le auguriamo davvero di riuscire nel Suo progetto.
Cordiali saluti
Pubblicato da consulente alle 01:25
martedì 13 settembre 2011
CONGEDO MATRIMONIALE
C.P.
Buongiorno,
io avrei una domanda riguarda al congedo matrimoniale.
Nell' ambito del contratto metalmeccanico, quale è l'arco di tempo consentito per poter usufruire del congedo matrimoniale una volta fatto il matrimonio?
Grazie in anticipo.
Mia cara,
il quesito che mi viene sottoposto non è mia materia ed in questi casi, come sempre, lo dico per far si che la mia risposta non sia presa con ufficialità del caso.
In passato mi ero già interessato della cosa e devo dirLe che paradossalmente nei contratti di lavoro non si menziona di solito al periodo in cui il congedo può essere usufruito.
Ritengo che sia proprio perchè, mentalmente, si suppone che un congedo matrimoniale sia chiesto nel momento in cui avviene il matrimonio (preparativi e viaggio).
Può darsi che oggi le cose siano meglio chiarite e questo Te lo può dire il contratto collettivo di lavoro di cui Tu avrai (o dovresTi avere) il libretto. L'ufficio del Personale della Tua azienda può dirtelo, come anche la sede del sindacato metalmeccanici della Tua città. Basta una telefonata.
Ripeto: tendenzialmente lo si richiede nel periodo prossimo alle nozze. Può darsi però che una richiesta di congedo più in là nel tempo sia regolare ed accettata. (Come credo).
Penso che, in questo caso, sia norma discuterne con l'azienda. Se le Tue necessità sono per averlo più avanti, fallo presente e mettiTi d'accordo.
Del resto i giorni concessi devono essere dati. Che sia prima o dopo, dovrebbe essere poco importante. Devi comunque tener presente, sempre, le necessità di lavoro aziendali ed eventuali periodi in cui la mancanza di una persona potrebbe creare problemi. Credo sia l'unico ostacolo che vada discusso.
Ciao
Pubblicato da consulente alle 01:11
giovedì 1 settembre 2011
SAPER FAR DI CONTO
S.P. Loc. n.c.
Buonasera,
Scrivo per chiedervi un parere su ciò che purtroppo mi sta accadendo in questa settimana. Lavoro in un centro commerciale come cassiera. Dopo una settimana affiancata ad una ragazza, lunedì è stato il mio primo giorno di lavoro completamente autonomo. Purtroppo ho sbagliato a consegnare il resto ad un cliente portando così a ricevere da parte della dirigenza un primo richiamo verbale. Oggi, mercoledì, a distanza di un giorno è accaduto di nuovo. Sono arrivata dunque ad avere nel giro di una settimana già due richiami verbali. A Vostro pare è molto grave la cosa?? E’ alto il rischio di non essere assunta?
Ringrazio anticipatamente
Mia cara,
non penso che se Lei fosse il proprietario accetterebbe con un'alzata di spalle che qualcuno non sappia fare i conti nell'unico punto del negozio in cui bisogna proprio saperli fare. I due richiami sono logici proprio per avvisare il dipendente che sta sbagliando. Viene accettato anche il fatto che Lei è alle prime armi ed è per questo che è stata solo richiamata verbalmente.
Il secondo richiamo è un po' più serio. Il terzo sarà scritto ed a questo seguirà il licenziamento. Mi rendo conto che l'ansia dei primi giorni sia grande e mi rendo pure conto che i due richiami aumentano ancor più l'ansia di commettere errori ma purtroppo non c'è via d'uscita.
Se Lei ritiene di trovarsi in una situazione che non sente Sua, chieda una mansione differente, altrimenti vivrà male.
Per quanto ne so, le casse dei centri commerciali oggi permettono di vedere sullo schermo non solo il valore del pagamento ma anche il resto che va dato al cliente. Lei dovrebbe quindi aver proprio sbagliato nel maneggiare la cartamoneta, anche se è quasi impossibile che oggi accada.
Accidenti! Non è che a scuola in matematica avrebbe dovuto impegnarsi di più?
Mi chiede se la cosa è grave: può non essere di vitale importanza non saper fare i conti ma certo è tutto proporzionato a ciò che si fa.
Se un ragazzo a scuola sbaglia un conto, avrà una sottolineatura rossa, un brutto voto, ma tutto finisce lì. Se invece a sbagliare un calcolo è un Ingegnere, potrebbe crollare un palazzo. Una cassiera di un centro commerciale (lo dice il termine stesso della mansione) ha come base del proprio lavoro la gestione della cassa. Se si sbaglia a gestirla, sono guai.
Rischia il licenziamento? Se le cose dovessero continuare così, certamente. Non è cattiveria o vessazione nei Suoi confronti ma è piuttosto logico che un Proprietario, è nel pieno del suo diritto.
Mi auguro comunque che tutto si calmi e che Lei possa conservare il posto. Deve solo rimanere calma, metterci la testa, riflettere e contare due volte i resti sino a che avrà preso dimestichezza con la mansione.
Cordiali saluti
Pubblicato da consulente alle 02:02