Ricerca personalizzata

giovedì 15 ottobre 2009

IL PROFILO DI UN BUON VENDITORE 1

parte prima

Negli ultimi tempi vi sono state diverse richieste, alcune presentate ed altre no per non tediarVi, affinché vengano presentate specifiche tematiche. Due in particolare si riferiscono a quella che dev'essere, secondo il mio parere, la figura del venditore ed un'altra relativa alla possibilità di fare corsi formativi attraverso questo strumento.
Su questo secondo punto mi sono più volte espresso dicendo, con estrema franchezza, che non si possono fare corsi formativi via internet ma che avrei cercato comunque di condurre per mano chi fosse interessato a migliorare se stesso, attraverso un “viaggio” di apprendimento, con la tecnica del racconto di più facile lettura.
Oggi sotto il titolo “il profilo di un buon venditore” inizio questo viaggio sfruttando alcuni miei articoli apparsi su stampa specializzata; articoli rivisti, ampliati e corretti per questo scopo.
La tecnica è quella del racconto.

Un giorno ricevetti una telefonata che preannunciava la visita, di li a poco, del Direttore Generale di un grande gruppo. Non conoscevo il motivo di questa richiesta ma l'insolito modo, piuttosto deciso, di presentarsi mi fece capire che quell'azienda dovesse avere grossi problemi da risolvere.
All'incontro, il Direttore non perse tempo in chiacchiere arrivando subito al dunque.
“Abbiamo buoni prodotti; facciamo un buon marketing mix; diamo il giusto servizio; i prezzi sono allineati ai concorrenti ma le vendite continuano a calare. Poiché credo che il problema – continuò il Direttore con tono deciso e sicuro – sia nella rete vendita, ecco la domanda: come dev'essere il venditore ideale? “
Rimase su quest'ultima frase, guardandomi come se attendesse da me una immediata risposta che potesse portar via al momento e risolvere i suoi problemi entro sera.
“Lei vuole conoscere il profilo di un buon funzionario di vendita? – risposi e continuai - Caro Signore, Lei sta solo cercando la stanza del tesoro! Vede, in un'azienda la produzione può fare ottimi prodotti; il marketing, ottime strategie; l'ufficio spedizioni dare un ottimo servizio; l'amministrazione essere perfetta e...l'azienda può arrivare a chiudere. Esattamente come Lei mi sta, in un certo senso, facendo capire. Tutte le funzioni aziendali ed i reparti, alla fine, dipendono dai risultati della forza vendita. Tutti i reparti producono costi; il commerciale produce gli unici ricavi su cui campa l'azienda”
“E' per questo – interruppe il mio interlocutore – che non posso permettermi errori. Io non sono un venditore e non so quindi valutare come dev'essere un buon venditore. Per questo ho bisogno di lei, subito, e voglio che mi dia la precedenza....”
“Non ci sono problemi da parte mia – dissi interrompendo quel fiume di irruenza – solo desidererei che lei si incontrasse con due persone a cui sto pensando e che ritengo possano far molto per risolvere il suo problema. Le scrivo il nome ed il telefono della prima. Prenda contatto e la incontri. Successivamente torni da me e le darò il nome dell'altra persona. Deve però sapere – proseguii – che per lei, alla fine, il costo di questa operazione potrebbe essere molto alto...”
“Qualunque cosa farei - rispose – per la mia azienda”.
“Allora, non mi resta che augurarle un buon incontro ed un ottimo colloquio con la prima persona “ dissi alzandomi e porgendogli la mano.
Stava per uscire dal mio ufficio quando lo chiamai.
“Mi scusi, i suoi venditori hanno fiducia in lei? “ gli domandai a bruciapelo.
“Io ho fondato l'azienda molti anni fa; li conosco uno ad uno. Parlo con tutti e sono per loro un esempio....”
“Proprio questo pensavo” risposi dandogli nuovamente la mano.
IL PRIMO INCONTRO
Il giorno successivo il Direttore Generale si presentò, dopo un accordo telefonico, alla persona a cui lo avevo indirizzato.
“Si accomodi. Il mio nome è Rossi. Immagino abbia qualche grosso problema se il nostro comune amico l'ha indirizzata a me. Ma la prego, si segga, si metta comodo e mi dica tutto – proseguì presentandosi con il più sereno e rassicurante sorriso mentre gli stringeva la mano. - Il tempo è prezioso per tutti ma se posso far qualcosa che le sia d'aiuto sarà stato un gran bel modo di impegnarlo. Cosa ne pensa? “
“La ringrazio – rispose il Direttore Generale ed aggiunse – posso chiederle cosa fa lei?”
“ Certamente! Aiuto le persone a risolvere i loro problemi “ disse allungandogli il proprio biglietto da visita.
Il Direttore diede un'occhiata, poi esclamò:
“ Ma qui è scritto “venditore” - continuò il Direttore in modo sorpreso.
“ E' esattamente la giusta definizione, non crede?. Provi a pensarci un attimo”.
Dopo essere rimasto in silenzio per qualche attimo, sorrise e disse: “Comincio a capire. Lei è un venditore ed un venditore aiuta le persone a risolvere i loro problemi. Che bella definizione, accidenti! Non avevo mai pensato al venditore ed al suo lavoro sotto questo aspetto. Ho azzeccato o sto sbagliando?”
“No, non sbaglia. Sono molti a non vedere la cosa in questo modo. Esattamente tutti coloro che non riescono ad ottenere risultati ed anche...tutti i Capi che guidano coloro che non riescono ad ottenere grossi risultati! Ma veniamo a noi; mi dica esattamente il suo problema e vediamo cosa posso fare per lei....”
LE CONOSCENZE
“E' semplice – rispose – anzi ora, accidenti, non mi sembra più così facile. Volevo solo sapere come dev'essere un buon venditore; in pratica qual'è il profilo di un venditore ideale. Ho grossi problemi in azienda proprio in questo settore ma se essere venditore è ciò che dice lei, credo che la cosa per me, non sia poi così semplice....”
“Non lo è per nessuno ma possiamo provare a tracciare insieme questo profilo. Che ne dice? Identifichiamo prima la figura ideale del venditore, poi vedrà che le cose si renderanno chiare e semplici. Mettiamoci comodi. Si segga in poltrona ed io comincerò a parlarle delle “conoscenze” che un venditore deve avere, perchè sono comunque le fondamenta su cui si costruisce una buona figura.. Credo di non sbagliare se le dico che il nostro comunque amico le ha detto di parlare con me, tornando poi da lui perchè dovrà farle incontrare una seconda persona. Non è così?”
“Esattamente e sono molto curioso....”

FINE PRIMA PARTE

martedì 13 ottobre 2009

ANCORA FORMAZIONE

M.TERESA Milano

Egregio Dottore,
ho letto e leggo sempre tutta la corrispondenza che pubblica perchè la ritengo essere forse la migliore in assoluto tra tutto quanto circola in web. Mi complimento per la saggezza delle risposte e mi creda spesso sono riuscita ad uscire da situazioni imbarazzanti seguendo consigli da lei espressi in risposta ad altre lettere. Questo a dimostrazione che sapendo leggere e cercare ognuno può trovare qualcosa di utile.
Vengo alla mia curiosità sperando che lei mi risponda anche se il quesito è debole.
Io ho partecipato a corsi formativi assieme a colleghi della azienda in cui lavoro Corsi formativi in azienda e fuori. Ora però se debbo dire la verità di quei corsi ricordo poco o niente e nulla mi è servito. Non mancava certo il materiale che è stato distribuito a faldoni e che devo ammettere riportava fedelmente ed in modo molto preciso le diapositive presentate eppure mancava qualcosa perchè nulla è rimasto a me ed ai miei colleghi. Lei scrive che i corsi servono a poco e ora me ne rendo conto. Ma perchè?

Cara M.Teresa,
torno a precisare quanto più volte espresso. I corsi servono eccome. Non servono la maggioranza o la quasi totalità dei corsi che sono solo “conferenze” di relatori che leggono testi generici, adatti ad ogni tipo di corso, senza entrare nel merito delle realtà singole. Costoro cercano di far breccia e di impressionare i partecipanti dando loro (come dice Lei) dei faldoni ripieni di dati, tabelle ed altro che altro non sono che copie degli stessi dati presentati. Di fatto, regalano il volume delle cose lette (preciso: lette) e che quasi sempre non sono approfondite secondo il desiderio dei partecipanti e che, proprio per questo, vengono dimenticate entro brevissimo tempo.
Di norma si precisa sempre, proprio per tranquillizzare l'uditorio, che tutto quanto viene detto in aula verrà poi trovato sul materiale che a fine corso sarà distribuito. E questo getta le basi per un sicuro insuccesso. Il relatore così, parla e si scarica della responsabilità di far comprendere; l'uditorio, tranquillizzato del fatto che anche se qualcosa non sarà chiaro potrà poi rileggere lo scritto, ascolta disattento e dopo poco si annoia. Risultato: le cose entrano da una parte ed escono dall'altra. Al momento tutto è chiaro. Il giorno dopo non lo è più.
Pensi che addirittura si può sapere ancor prima di iniziare se un corso sarà effettivamente formativo o solo informativo (cioè una semplice e banale conferenza di un oratore, come quasi sempre accade). Sarà sufficiente guardare la disposizione della sala. Eppure, ancora oggi, nessuno bada a questo. Se ci si badasse, sparirebbero un numero impressionante di pseudo società formative.
Posso dirLe infine che per fare formazione basta un formatore, un pennarello ed una lavagna di carta. Perchè la formazione nasce in aula solo a seguito di quanto affiora dai partecipanti e si sviluppa da questo. Ma Lei pensa siano tanti coloro che possono andare in aula in queste condizioni e gestire un intero ciclo formativo? No, davvero no e la colpa è anche delle società clienti che vedono la capacità, la bravura e la “consistenza” di un corso e di un formatore, dal materiale predisposto che verrà consegnato. Più alto sarà il numero di pagine che lo compone, maggiore è la bravura percepita. Così va il mondo!
Cordiali saluti.

domenica 11 ottobre 2009

VENDITA

A.C. Milano

Gentile Dottore,
leggo sempre volentieri tutta la posta a cui lei risponde, con particolare attenzione a ciò che si riferisce alle vendite in quanto io sono interessato a questo settore. Ho notato però che le cose vengono dette a sprazzi. Mi spiego meglio. Ogni lettera contiene parte di un qualcosa e quindi per avere una risposta totale occorre cercare tra tutte le risposte. Non sarebbe opportuno poter avere tutto unito in modo che sia anche utile come formazione? La ringrazio e complimenti ancora.

Caro A.C.
Lei nota bene. Spesso, sopratutto quando si tratta di temi legati al lavoro, le risposte vengono frazionate solo perchè io rispondo ai quesiti di chi scrive o cerco di chiarire temi relativi ai problemi di quella lettera. Non posso, ad ogni lettera, rispondere con un trattato; cosa per altro nemmeno voluta da chi legge che solitamente è interessato alla parte che lo riguarda.
Relativamente alle vendite, se il problema di un lettore è riferito alla risposta alle obiezioni, io cercherò di aiutarlo su quello. Un altro lettore può aver problemi sulla chiusura ordine ed io mi soffermerò su quest'altro argomento.
Chiaro che chi vuole leggere un trattato sul tema non potrà farlo seguendo le singole risposte ma può però arrivarci se ha l'accortezza di riunire le varie risposte, prendendo da ognuna ciò che gli serve.
Le faccio inoltre notare che spulciare in archivio è comunque di molto d'aiuto perchè spesso, si scoprono situazioni in cui ci si può rispecchiare trovando soluzioni a problemi su cui poco ci si era soffermati.
Ad ogni buon conto Lei mi stimola e vedrò di riunire con un filo logico tutto quanto può andare sotto il titolo “il profilo di un buon venditore”.
Sto costruendo nella mia mente già da ora questo profilo e mi impegno a darlo a Lei ed a chi vorrà leggerlo, seguendo un tipo di narrazione (il racconto) a me molto cara perchè è quella che garantisce una maggiore e semplice capacità di comprensione. Ovviamente il rischio sarà quello di ritrovare in questa unica e più completa descrizione alcune o molte cose già scritte.
Mi segua quindi nelle prossime settimane.
Cordiali saluti

giovedì 8 ottobre 2009

EDICOLA

Dario (loc. n.c.)

Ho letto delle risposte molto interessanti ed intelligenti, in particolare una su domanda di come vendere una edicola.Anche io devo vendere una edicola nella provincia di Varese ma la mia non ha una resa e credo di essere in continua perdita, probabilmente con un pò di tempo funzionerebbe (ho aperto da 5 mesi partendo da 0 perchè è una licenza nuova)
Il lato positivo è che gli incassi sono in leggera crescita e sono sicuro che spostando l'edicola in un altro fondo potrebbe incassare ancora un pò di più, non ho neanche messo l'insegna. E poi si trova quasi in centro quindi potenzialmente potrebbe essere molto redditizia sopratutto se penso che nei paraggi sta nascendo un centro commerciale (dove andrebbe spostata l'edicola almeno per avvicinarsi).Ovviamente non posso dire di essere in perdita o quasi ma evidenzio i lati positivi, e poi chiedo solo 30.000 euro e considerando che ne ho spesi 20.000 tra arredi e merce in vendita non mi sembra troppo!Ma nonostante tutto non vendo.
Ps. Io faccio un altro lavoro ed ho anche problemi a gestire l'edicola, per questo vendo.Grazie

Mio caro Dario,
scusa se Te lo dico ma hai un po' le idee confuse. Cerchiamo innanzitutto di chiarirle in modo che Tu poi possa vedere meglio le cose.
Hai aperto un'edicola con nuova licenza quindi vuol dire che in quel luogo, evidentemente non c'era. Poi Ti sei accorto che non c'è resa e dici, “credo di essere in continua perdita”
Accidenti, Carlo. Come si fa a “credere”. O sei in perdita o non lo sei. Non puoi “credere” perchè questo Ti porterebbe ad una brutta situazione. Fai i conti o falli fare e verifica davvero la situazione.
A rendere meno chiare le idee poi, aggiungi che il lato positivo è che gli incassi sono in leggera crescita. Avendo aperto da poco, questo potrebbe già essere positivo. Tieni presente che quasi mai quando si inizia un'attività, questa esplode e rende subito. I Tuoi probabili clienti non è che non leggessero sino a ieri. Andavano da un'altra parte. Erano clienti di un'altra edicola e quindi devi dar loro il tempo di abituarsi alla nuova apertura ed anche devi stimolarli a passare da Te cambiando le loro abitudini.
Posso poi dirTi che aprendo un'attività occorrerebbe anche promozionarla. Sono finiti i tempi in cui si apriva un negozio e si stava in attesa di clienti. Nel caso specifico Tuo avresTi dovuto o dovresTi regalare piccoli gadget a chi viene da Te o usare altre possibili armi di poco prezzo ma che possano essere gradite ai clienti.
Continui, scrivendo che non hai nemmeno messo l'insegna. Poco male se l'edicola è visibile, ma se non lo è....capirai anche da Te che non è positivo. Ciò che non si vede....come può attirare clienti?
Scrivi che è quasi in centro. Questo significa poco. Centro o periferia, ciò che conta per un'edicola come per altre attività, è il passaggio pedonale. Passa molta gente davanti a alla Tua edicola o no? Hai vicino altri negozi, uffici, bar, o sei isolato?
Mi scrivi che nelle vicinanze aprirà un centro commerciale e che forse dovresTi spostare l'edicola per avvicinarTi. Questo dimostra ancora che non hai idee precise sul da farsi mentre, se si vuole operare nel commercio forse la cosa più importante è proprio avere le idee chiare.
Se davvero nasce un centro commerciale nelle vicinanze hai due possibilità: cercare di darTi da fare per ottenere Tu la licenza di edicola (o spostando la Tua) nel centro commerciale oppure, chiudere la Tua. E' ormai assodato che le edicole nei centri commerciali lavorano meglio di altre e quindi, se Ti trovassi ad essere nelle vicinanze ma non nel Centro, diminuirebbe ulteriormente il Tuo lavoro. Per lo stesso motivo, se vuoi vendere devi farlo prima dell'avvento del Centro.
Infine, termini dicendo che vuoi vendere in quanto Tu stai già facendo un altro lavoro. Vedi Dario, commercialmente è già difficile far bene un lavoro quando lo si segue sempre; figuraTi quando si cerca di portare avanti due lavori contemporaneamente.
Penso che in questa opportunità che Ti sei creato forse non hai messo la passione e l'anima che è necessario mettere ed i risultati sono quelli che sono.
Probabilmente non hai mai fatto, prima di aprire l'edicola, alcuno studio di fattibilità con tanto di verifica di abitazioni ed abitanti locali; passaggio, facilità di fermarsi con l'auto, distanza da altre edicole, base di potenziali consumatori/clienti.
Coi risultati, forse avresTi avuto qualche sorpresa e qualche dubbio sulla correttezza dell'operazione e forse questo è più evidente di quanto pensi ed altri se ne sono accorti.
Forse è proprio per questo che oggi Ti mancano i possibili compratori. La vendita di un'attività dopo soli cinque mesi dall'apertura è anche questo un segnale di allarme.
Ti consiglio, se riesci a convincere qualcuno ad acquistare, di portare avanti la sola tesi del Tuo doppio lavoro e dell'impossibilità di seguire il lavoro dell'edicola che sta aumentando...ecc...ecc..
Puoi anche analizzare la possibilità di affittarla. Non sarà il massimo ma è sempre meglio che lasciarla deperire da sola; anche perchè in questo caso poi non la venderesTi mai più.
Personalmente cercherei di fare qualche sacrificio con gli orari e l'altro lavoro, dedicandomi più con passione a questo lavoro in modo che le vendite aumentino e l'edicola arrivi ad una buona resa. Poi, quando avrai dei conti interessanti, sarà più facile vendere.
Vedi Tu. In bocca al lupo!

mercoledì 7 ottobre 2009

CORSI FORMAZIONE

Ferrario Milano

Grazie per quanto fate.
Ho letto nei giorni scorsi quel bellissimo articolo in tre parti relativo al Plan slip e vi faccio i complimento per come è stato spiegato. Io sarei molto interessato ad usarlo ma comprendo che sia difficile se non impossibile spiegarne il funzionamento senza fare esempi concreti. Pazienza, ma è un peccato.
Mi sto ora domandando però se non avete altri articoli del genere o se per caso non sia possibile scrivere su questo spazio un vero corso formativo. Sarebbe davvero bello perchè anche se magari non è espressamente adatto a chi legge, c'è sempre qualcosa da imparare.
Posso sperare?

Egregio Sig. Ferrario,
scrivere e presentare un corso formativo attraverso questo spazio è davvero impossibile se si ha la pretesa di voler formare qualcuno. Come ho più volte detto, la formazione avviene in aula attraverso un costante scambio di opinioni, domande, risposte, sensazioni, situazioni vissute ed altro. La formazione si auto alimenta proprio di questo. Pretendere di farlo attraverso internet non è un sogno (perchè qualcuno lo ha fatto per spillare soldi ai creduloni) ma un'utopia. Senza voler iniziare un corso, devo solo dire che la comunicazione ad una via (esempio: io che sto scrivendo o parlando a Voi che ascoltate, leggendo senza poter intervenire) non permette lo sviluppo di una situazione costruttiva come in realtà si avrebbe se fossimo in aula e la comunicazione fosse a due vie (si parla e si ascolta entrambi).
In questo blog io potrei ripresentare ancora qualche articolo già pubblicato su riviste di settore e che aveva suscitato interesse. Cercherò di farlo, compatibilmente col tempo. Per quanto riguarda la formazione, visto che molte altre persone lo hanno chiesto (spesso se le richieste sono semplici non pubblico le lettere) devo pensarci. Potrei cercare di scrivere (ma ci vuole tempo) testi appositi tratti da corsi formativi in modo da dare ad ognuno una prima briciola di conoscenze che, volendo, potranno poi essere approfondite.
Sappia comunque che le risposte che spesso do, sopratutto relativamente a situazioni di vendita, marketing, comunicazione, rapporti interpersonali ed altro ancora, vengono si dalla mia mente ma sono il frutto delle esperienze formative o di gestione e quindi, presentando testi di corsi, certamente dovrei in molti casi dire cose già scritte.
Comunque, non dico di no. Mi segua sempre. Quando sarò pronto, lo vedrà.
Cordiali saluti

martedì 6 ottobre 2009

OSSESSIONE

Ludovico B. Arezzo


“Mi accade una cosa che non avrei mai creduto potesse accadermi: sono ossessionato dal mio lavoro. Prima di iniziare ho davvero fatto qualche resistenza, come tutti i giovani ed ho anche perso qualche anno passato a divertirmi. Forse però questo è servito perchè adesso sono davvero ossessionato. Non pensate male. Sono ossessionato in termini positivi. Io stesso non mi riconosco. Basta quasi del tutto serate a notte fonda con gli amici perchè il giorno dopo devo lavorare; basta week end lunghi perchè perdo tempo. Gli amici non mi riconoscono più. Anche al bar vado, faccio due chiacchiere e via. Cosa mi succede?”


Succede mio caro Ludovico,
che sarai arrivato un po' più tardi al lavoro ma evidentemente quello che fai Ti piace e, come sempre quando si fa ciò che ci piace, proviamo quella che Tu chiami ossessione. Si inizia col pensare che il tempo non passato a lavorare sia tempo perso; che c'è sempre qualcosa da fare; che tutto funziona se ci impegniamo. Non so, perchè non lo dici, se hai un lavoro autonomo o no; di solito questa ossessione prende chi lavora in proprio, chi cioè comprende che l'impegno è una gran molla per risultati migliori. Ci si impegna e le cose vanno meglio. Le cose vanno meglio ed allora ci si impegna di più. E' una spirale; un po' una buona droga. Quante volte si sente criticare chi lavorando in proprio è sempre con la testa sul suo lavoro. Gli si dice di tutto ma lui va avanti come prima. Questa è l'ossessione che porta sempre a grossi risultati, sia che si faccia un lavoro in proprio o si sia dipendenti. Semmai, Ludovico, il non lasciarsi andare all'ossessione è un errore per il lavoro. Quando io spesso parlo di obiettivi e di impegnarsi a raggiungerli a tutti i costi, intendo proprio questo concetto: ossessionarsi per il lavoro. Non è assolutamente dannoso, credimi. Poiché, qualunque cosa Tu faccia, alla fine, si tratta sempre di dare qualcosa ad altri (che sia un servizio o un prodotto) sappi che per avere successo nella vendita è proprio necessario essere ossessionati dagli obiettivi che ci si dà. Sai quando le cose vanno bene? Quando ci si accorge che la giornata è quasi finita e non ci si è nemmeno accorti di non essere andati a bere un caffè! Quando non si guarda nemmeno l'orologio.
Metto passione nel dire queste cose? Non sarà magari perchè ho passato la vita ossessionato piacevolmente dal mio lavoro?
Continua così.

giovedì 1 ottobre 2009

NEGOZIO

Franca M. (loc. n.c.)

“sono appassionata di mare. Amo tutto ciò che lo riguarda e vivrei di questo. Sono giovane e, dopo alcune tristi esperienze lavorative sto pensando di mettermi in proprio ed avrei pensato di aprire nella mia città di 70000 abitanti in Lombardia, un negozio specializzato in acquari e pesci tropicali.
Ho fatto una analisi ed ho visto che non esistono negozi simili. Il mio sarebbe il primo! Che ne dite?...”

Cara Franca,
a occhio e croce direi che sarebbe anche l'ultimo. C'è un po' di confusione nei giovani che vogliono entrare nel mondo del lavoro o che, dopo aver fatto qualche breve tentativo, stanchi di accettare regole, desiderano mettersi in proprio solo per non dipendere da altri e sentirsi liberi di fare ciò che vogliono.
Questo determina purtroppo una valanga di aperture di partita iva (attività) e di altrettante chiusure dopo aver scialacquato in pochi mesi tutto il capitale che solitamente viene loro dato da genitori troppo fiduciosi.
Vedi Franca, Tu abiti in una città di settantamila abitanti in piena pianura. Dici d'aver fatto un'analisi e di aver visto non esistere in città alcun negozio del genere. Non Ti è venuto il dubbio che non ce ne siano perchè magari manca proprio la base di un numero adeguato di appassionati clienti che possano far vivere un negozio che solo su questo si basa?
Il target di appassionati, perchè non vivrai su coloro che entrano una volta ad acquistare due pesciolini che poi faranno morire, è secondo qualche calcolo un po' più ben fatto, estremamente irrisorio e non certo tale da poter far vivere o sopravvivere un negozio. Scommetto che se vai in profondità con le Tue ricerche troverai che qualcuno in passato (magari qualche negozio che vendeva articoli per altri animali, tipo cani e gatti) aveva già tentato qualcosa del genere e se poi ha smesso, una ragione ci sarà, vero?
Io spingo sempre i giovani che vogliono tentare qualcosa quando vedo nelle iniziative che mi dicono, qualcosa di buono che possa permettere uno sviluppo. Magari un'attività dura all'inizio, che andrà avanti con molti sacrifici ma che può vedere all'orizzonte una via d'uscita. Suggerire a Te di lanciarTi in questa attività sarebbe come tradirTi e non lo faccio.
Poi, se vuoi puoi anche tentare ed io Ti auguro tutto il bene possibile, ma non usare più nelle Tue riflessioni interiori o meno, la frase “ho fatto un'analisi”. Le analisi, in questi casi, sono cose ben diverse che non si fanno tanto per fare o per parlare ma devono aver dietro una base di solidi studi del territorio, degli abitanti; di usi e costumi e altro ancora.
Fare un'analisi che dia violentemente ragione a ciò che pensiamo è facile e non significa un successo garantito. Io potrei pensare che nella mia città non esiste nessun negozio che venda frecce per la caccia grossa in Africa. Farei quindi affari d'oro se fossi il primo ad aprire un negozio del genere?
Franca, mi auguro che Tu possa indirizzare i Tuoi sogni verso altre attività, almeno sino a quando non avrai sentore di qualche attività che, dopo attente analisi, Ti dia possibilità di credere in una base ampia e solida di clienti che possano permetterTi di vivere.
Se vuoi scrivimi ancora.
Ciao