Ricerca personalizzata

domenica 30 marzo 2008

Parlare in pubblico

Antonio M. Brescia
“.....seguo sin dall'inizio il vostro blog. E' la prima cosa che guardo il mattino. Prendo nota di tutte le cose che possono interessarmi e mi sto facendo una bella cultura. Complimenti. Spero che continuiate. Avete già parlato diverse volte di come tenere una riunione o come prepararla. Devo dire che seguendo i consigli che avete dato ad altre persone, ho potuto io stesso gestire bene una riunione che trovavo difficile da realizzare. Ho solo una cosa da chiedervi. Io ho uno spiccato accento bresciano. Non so se sapete com'è, ma non è eccessivamente bello per chi parla in pubblico. Come posso fare per cambiare? Quando parlo mi viene sempre in mente ed allora cerca di correggermi un po' ma non so se ci riesco. Quello che riesco a fare invece è che pensando a come parlare bene, dimentico cosa dire...........”

Caro Antonio di Brescia,
La ringrazio dei complimenti. Ciò che mi rende più felice è il sapere che Lei segue quanto scrivo e che, archiviando altre risposte, queste Le sono state d'aiuto.
E' lo scopo di questo sforzo e sapere che serve, ci aiuta a proseguire. Se Le interessa posso dire che conosco molto bene Brescia, i bresciani ed il Vostro modo di parlare che, effettivamente non è il massimo per chi vuole tenere un discorso con una dizione neutra di flessioni. Io però non mi farei un grosso problema visto che Lei mi scrive in altra parte della lettera che comunque i Suoi meeting li tiene a Brescia con bresciani. Potrei suggerirLe qualche corso di dizione ma certe inflessioni sono dure da togliere per chi non è completamente coinvolto quotidianamente in situazioni di gestione di un auditorio.
Focalizzerei invece la riflessione su un punto molto importante per un oratore, soprattutto se, non svolgendo questa mansione in via continuativa, si ritrova ad ogni nuovo incontro, con lo stesso problema.
Non pensi più a parlare senza inflessioni perchè, Lei stesso lo ha capito e scrive: “quando penso a cercar di parlar bene, dimentico le cose da dire”.
Questo è il vero punto ed è il cruccio della maggior parte delle persone che, messe davanti ad una platea, ad un gruppo o ad un microfono, nel tentativo di apparire brave, non sanno più cosa esce loro di bocca. (La televisione è piena di questi esempi). Tutti vogliono solo arrivare in fondo ad un discorso o ad una argomentazione pubblica per sentirsi dire “bravo” o “complimenti”, senza sapere che questi elogi vengono fatti gratuitamente a tutti, anche se l'oratore ha fatto proprio schifo. Se qualcuno chiedesse poi a questi oratori cosa pensano il pubblico abbia recepito, non sanno che dire. Pochi sono attenti alle parole che dicono. Importante è aver finito ed essersi sentiti dire “bravo”.
Questo purtroppo è anche il motivo per cui molti meeting di vendita non ottengono poi i risultati sperati. Chi ascolta, capisce molto bene quando l'oratore parla per loro o per se stesso. Se comprendono che costui parla solo per se stesso, l'atteggiamento del gruppo cambia: da attenzione al testo, ad attenzione al comportamento dell'oratore. Alla fine quindi, tutti sapranno che magari l'oratore non è stato bravo (perchè il tempo è passato nella valutazione della persona) ma nessuno o pochi avranno invece compreso appieno gli obiettivi, le strategie ed altro.
E' importante, in qualche modo, capire ed imparare come comportarsi nella gestione della comunicazione. E' importante imparare come parlare in pubblico, ma ciò che invece conta molto di più è imparare a convincere un gruppo. C'è una grossa differenza. Imparare a convincere un gruppo significa studiare e argomentare ciò che si vuol dire in modo che tutto sia reso semplice e comprensibile a tutti (che è poi ciò che veramente vale nel lavoro che Lei fa o che anch'io faccio). Fermarsi invece alla prima parte, ovvero imparare solo a gestire se stessi, può portare a quello che Lei ha detto: “mentre penso a come dirlo, non so cosa dico”.
Mi riscriva se vuole.

venerdì 28 marzo 2008

Vendita

Gianni T. Bari
“.....vendo olio e olive per una società del sud con sede dalle mie parti. Ho iniziato da poco ma non sono giovane cioè ho ventisette anni. Rientro nel vostro aiuto? Il padrone mi dice che devo darmi da fare anche cambiando anche il mio luk perchè devo dare l'immagine di un venditore......Com'è l'immagine del venditore? Io vendo taniche di olio in magazzini che sono anche unti, anche se non consegno col camion e giro in macchina. A volte non riesco a convincere i nuovi clienti che se non comprano perdono il meglio che ci sia....”

Caro Gianni,
Ti parlerò con estrema franchezza perchè è giusto così. Da ciò che scrivi si comprende bene che Tu sei una persona semplice che scrive come parla, senza tanti fronzoli o senza voler fingere d'essere un altro. Sei come sei. Vendi olio per una società del sud che ha sede...al sud. E' chiaro, lapalissiano.
Rispondo volentieri, Gianni, a questa richiesta perchè ho capito che dietro alla Tua semplicità c'è anche una forte voglia di fare e riuscire. Questo sta alla base di una soddisfazione personale che va al di là del successo e della carriera, a volte fine a se stessa.
Mi chiedi: come dev'essere l'immagine del venditore se deve andare in luoghi unti a parlare di taniche d'olio?
Mi fai sorridere perchè Ti immagino davvero e capisco che magari cerchi di non usare l'abito bello per non rischiare di sporcarti. Oggi poi, che tutti si vestono casual che significa l'immagine per il venditore?
Penso che se il Tuo datore di lavoro Ti ha scelto, vuol dire che sa bene che sei la persona giusta, e lo sei anche se magari, secondo lui non Ti sai presentare al meglio. Tu non comprendi perchè dovresti cambiare oppure cosa c'è che non va. Io purtroppo non Ti vedo e sto con quanto scrivi.
Vorrei allora iniziare da questa breve riflessione:

“Quando avrai imparato
a presentare bene te stesso,
potrai pensare
di convincere gli altri
sulla bontà delle tue idee.”

Presentare bene se stesso, vuol dire certamente presentarsi nel modo più giusto, proporzionalmente non tanto al luogo quanto alle persone a cui andrai a parlare. PotresTi trovare persone che ci tengono alla forma anche in un luogo “unto”. Devi quindi pensare al modo in cui vedono e vivono il loro ambiente, non a come lo vedi Tu. Presentare bene se stesso, significa anche dare un'impressione favorevole; un'immagine positiva, seria, di cui ci si possa commercialmente fidare. La nostra serietà interiore deve anche trasparire. A volte, come in questo caso, l'abito fa il monaco ovvero, il modo di presentarsi può impressionare più o meno favorevolmente il potenziale cliente. Oltre a questo, c'è un modo d'esprimersi che può essere gradito a chi non bada alla forma, ma forse meno a chi ci tiene.
Sai, Gianni, viviamo in un mondo in cui magari, sotto sotto c'è poco, ma la forma a volte vale più della sostanza. Noi tutti diffidiamo di chi si presenta male ed infatti i bidoni sono sempre dati da gente che si presenta molto bene. Lo sappiamo eppure viene naturale fidarsi proprio in base all'aspetto. E oltre all' aspetto, Gianni, intendo comprendere anche il linguaggio. Sii, semplice nelle argomentazioni, cercando tuttavia, se riesci, di essere magari meno diretto. Il cliente ha bisogno anche di ascoltare cose che sa bene non vere, ma che gli piacerebbe lo fossero.
Allora, analizza i Tuoi clienti. Comprendi come sono fatti e cerca di adeguare il comportamento ad ognuno di loro. Anche per le argomentazioni vale la stessa regola. Ricorda però che se imparerai a presentare bene te stesso, riuscirai a convincere meglio gli altri. Datti da fare, ce la farai!

giovedì 27 marzo 2008

Comunicazione e vendita

Michel M. Lugano
“......Siamo stati, io ed i miei colleghi , preparati su molte cose per svolgere bene il nostro lavoro di vendita. Eppure troviamo difficoltà Ci siamo incontrati tra noi per discuterne e guardando in internet per vedere se c'era qualcosa, abbiamo visto il vostro blog. Ci potete aiutare? Abbiamo pensato, anche se la troverete lunga, di esporre in modo lineare tutte le azioni che ci hanno suggerito di fare. Vanno bene? Manca qualcosa? Grazie...”

Egregio Michel,
non ho trascritto tutta la Vostra argomentazione ne tutti i punti che, con precisione svizzera, mi elencate. Sono stati però tanto chiari che credo d'aver trovato ciò che in effetti manca in quello che Vi è stato detto. A volte, nella preparazione di vendita e nella tenuta dei corsi, vengono dati per scontato punti che in realtà non lo sono per nulla. Nel Vostro caso, se riflettete bene e ripassate tutta la descrizione e le fasi della vendita, noterete che viene dato per scontato la conoscenza che il cliente dovrebbe avere della Vostra società. Ma è così? Tutti conoscono tutti di Voi? La Vostra è una nuova azienda. Questo è l'anello mancante nella presentazione.
Non credo di dover aggiungere molto. Sono certo che una volta compresa questa dimenticanza, risolverete agevolmente il tutto. Non ho neppure bisogno di usare molte parole. C'è una frase nella presentazione del nostro sito che sembra essere fatta apposta per Voi (ed è molto importante per tutti).

Eccola:
“non conosco Lei
non conosco la Sua azienda
non conosco i prodotti della Sua azienda
non conosco gli obiettivi della Sua azienda
non conosco gli attuali clienti della Sua azienda
non conosco la storia della Sua azienda
non conosco neppure la reputazione della Sua azienda
...allora, mi dica, cosa voleva vendermi?”
(McGraw-Hill Publications)

Chiaro? Perchè un cliente dovrebbe acquistare se non gli vengono date informazioni su questi punti? Allora, al di là del conoscere bene la trattativa, fate conoscere prima Voi stessi, poi presentate l'azienda, i suoi prodotti, gli obiettivi, la storia, i clienti importanti....e solo dopo, quando il cliente avrà compreso chi ha di fronte, potrà essere più disponibile ad ascoltarVi. Credo proprio che all'ottima preparazione avuta, ci sia stata solo questa buccia di banana. Sappiatemi dire, se volete, com'è andata. Io sono goloso di cioccolato e gli orologi svizzeri sono tanto belli!
In bocca al lupo!

mercoledì 26 marzo 2008

Comportamento

nome e località non conosciuti
“.......dice bene quando scrive. Ma non è facile lavorare per tutti. Io non ho la fortuna che ha lei o che hanno tutti quelli che vanno a fare chissà cosa. Ho finito lo scorso anno la scuola e oggi guardando davanti a me vedo solo la possibilità se mi prendono di andare in una fabbrica a fare cosa non lo so. Io non ho il problema di sapere come avere successo ma come fare a sopravvivere comunque il lavoro che farò sarà come un altro per me.........”

Premessa
l'e.mail giunta non portava ne firma ne luogo. Poiché per principio non pubblico l'intestazione dell'e.mail, questa lettera appare non firmata.
Caro sconosciuto,
ho ridotto di molto la Tua lettera, togliendo tutte le imprecazioni e le parole sconvenienti che hai scritto e che non arricchiscono sia lo scritto che te stesso. Comprendo molto bene il Tuo sconforto per una situazione di disagio che stai vivendo ma, credimi, le imprecazioni per certi versi tollerabili nel contesto, non Ti aiutano a risolvere alcun problema e denotano davvero una certa confusione. La prima regola affinchè le cose possano andar meglio, in qualunque momento e situazione, sta nell'agire e pensare con calma. Le imprecazioni sono all'opposto. Denotano uno stato di tensione che non Ti permette di riflettere con serenità.
Sei giovane quindi posso chiamarTi “ragazzo mio”.
Vedi, ragazzo mio, un errore classico di chi vorrebbe ma ancora non ha è di immediatamente incolpare altri d'avere di più; d'essere riusciti maggiormente; d'essere nati fortunati e così via. Se ci pensi converrai con me essere un approccio davvero misero, senza contenuti. Noi non possiamo sapere se chi ha ottenuto di più, lo ha perchè è stato solo fortunato. Perchè non accetti anche l'ipotesi che possa essersi dato da fare con costanza e caparbietà sino ad arrivare a ciò che voleva?
Forse non sai che io sono forse uno dei pochi davvero convinto che la tenacia permetta a chiunque di riuscire dove vuole. Ho insegnato ed insegno appositamente come fare. Sai però qual'è il problema? Molti sono solo curiosi di sapere ma, già in partenza, non sono poi disposti a cambiare nulla del loro mondo, atteggiamento o abitudini. Cambiare è difficile e costa sforzo. Si cambia solo con profonde lacerazioni interiori. Sono pochissime le persone disposte ad accettarlo. Ecco quindi il perchè della selezione. Davanti ad un sacrificio, oggi si girano le spalle. Molto comodo e meglio quindi dire “ho tentato di tutto ma è impossibile”.
Sai, ragazzo mio, se riusciamo a dare ad altri la colpa dei nostri insuccessi, ci scarichiamo di pesi psicologici e possiamo vivere nel nostro trantran, continuando a portare avanti comportamenti/giochi, tra l'altro molto pericolosi.
Non ricordo che la fortuna mi sia mai venuta incontro. Posso però affermarTi che io ho sempre avuto il chiodo fisso di andare incontro “alla fortuna” (nel senso di voler arrivare dove volevo).
Oggi Tu hai davanti la possibilità di entrare in una fabbrica, presumo come operaio. Sottolineo alcune Tue parole perchè sono significative: “a fare cosa, non lo so. Dovrò sopravvivere, tanto il lavoro che farò sarà come un altro...”
Sto sospirando perchè ciò che dici mi fa rabbia e mi fa pena. Ti dico allora come nasce il successo, poi rifletti Tu.
Non ha alcuna importanza la mansione che si svolge. E' importante l'approccio che si ha durante lo svolgimento; la passione che ci si mette e la volontà di arrivare a fare il meglio, nell'ambito di quella mansione. Vedi, un impiegato o un dirigente che dovesse non essere appassionato al proprio lavoro, varrebbe meno di un operaio con la volontà di agire bene. RicordaTi poi che in ogni tipologia di lavoro c'è sempre comunque una scala di posizioni e responsabilità o di riconoscimenti. In fabbrica troverai i Capi Turno, i Capi Reparto, ed altre posizioni ancora. Chi le occupa non è nato con quella posizione in tasca. Se l'è guadagnata. Se Tu inizi un lavoro pensando (più che dicendo) che uno vale l'altro, inizi tanto male, ma tanto male, che davvero andrà tutto male. E' questo che vuoi? Perchè se non lo vuoi, riflettici. Ci stai andando incontro a cento all'ora.
Credo che la Tua rabbia abbia comunque radici più profonde su cui non voglio entrare nel merito, ma non è proseguendo così che cambierai la situazione. Ciò che non vorrei, per Te, è che Tu continuassi a pensarla in questo modo perchè, lo ripeto, è solo una tecnica inconscia che viene usata da chi vuole portare avanti il gioco del “perdente” per poter dire, in qualunque situazione della vita: “lo sapevo benissimo che se non sei fortunato, non riesci in niente”
Vorrei che Tu iniziassi quel lavoro in fabbrica pensando “se voglio, sono più bravo di tutti e lo dimostrerò. Datemi solo tempo e arriverò al posto del mio Capo ed una volta lì, guarderò ancora più avanti. Non importa ciò che dovrò fare. Troverò metodi per fare meglio qualunque lavoro...”
L'obiettivo, ragazzo mio, è trovare in se stessi la motivazione per riuscire ad arrivare dove si vuole. Poi, dopo averla trovata, mettere in atto i comportamenti adeguati. Ripeto: mettere in atto i comportamenti adeguati, altrimenti.....
Ciao

martedì 25 marzo 2008

Comunicazione

Giorgio B. Palermo
“.....Ho visto casualmente il Vs. sito e mi sono ritrovato a leggerlo dapprima incuriosito, poi molto interessato. Complimenti, ma perchè non lo pubblicizzate? .......vengo al mio problema ma devo prima confessare una cosa. Non sono affatto giovane ma spero che possiate capirmi e rispondermi ugualmente. Sono Responsabile Commerciale di una società palermitana che comunque copre il territorio nazionale. Mi permetta di non farVi il nome, certo che comprenderete. Ebbene, nella mia posizione mi trovo quotidianamente a discutere con i miei subordinati; nel senso che devo parlare loro; passare notizie; ordini, oppure tenere meeting per distribuire incarichi. I miei subordinati sono tutti piuttosto giovani. Dovrebbero quindi ascoltare e seguire gli insegnamenti invece vedo che spesso non succede. Passo loro informazioni e quasi non si interessano. Cosa accade? Sono io che non capisco qualcosa?.....”

Egregio Sig. Giorgio,
inizio col rispondere alla Sua prima domanda. Non pubblicizzo questo spazio semplicemente perchè è gratuito. Non costa nulla a chi vi si rivolge e quindi non può sostenere spese. E' una prima regola di marketing. Del resto io passo già molto tempo a gestire gli scritti che mi arrivano; tempo che tolgo ad altre attività. Non sempre tutte le lettere vengono pubblicate. Anzi, molti ricevono risposte che non appaiono per diversi motivi. Il lavoro quindi è molto. Lo faccio per quanto dichiarato da sempre nella presentazione del blog: per dare una mano a chi ritiene di averne bisogno e non sa a chi rivolgersi. Relativamente al far conoscere questo spazio mi aspetto comunque che chi legge e scrive, sia poi soddisfatto e faccia conoscere il blog col passaparola agli amici.
Veniamo ora al Suo problema. Rispondo anche se Lei dichiara di non essere giovane, ne alle prime armi, perchè comunque il Suo caso può aiutare anche altri.
Leggendo le frasi che ho tratto dalla lettera, si può già notare qualche predisposizione al “comando”, qualche comportamento probabilmente più forte del dovuto e questo è il problema.
Mi spiego meglio. Lei chiama “subordinati” i Suoi collaboratori. Non è un termine errato ma denota il fatto che Lei li vede proprio in quella posizione. Il subordinato è colui che tendenzialmente deve ricevere ordini ed ubbidire. I collaboratori sono un'altra cosa. E se Lei dovesse arrivare a vederli come collaboratori, probabilmente le cose inizierebbero a cambiare. Prosegue dicendo “devo passare notizie, ordini, distribuire incarichi”. Anche in questo atteggiamento (che non è comportamentalmente sbagliato) si vede comunque un Suo eccesso nella gestione dei rapporti interpersonali. Lei provi invece a pensare di passare informazioni, compiti, problemi da gestire e su cui i Suoi collaboratori dovranno poi riflettere per comunicarLe eventuali suggerimenti. Qualcosa cambia.
Più avanti dice: “poichè i miei subordinati sono giovani, dovrebbero ascoltare e seguire gli insegnamenti (ordini) invece non accade”
Adesso capirà da solo perchè può non accadere. Giovani o meno, nell'ambito del lavoro dovrebbe esistere il principio della collaborazione al fine di arrivare al raggiungimento di un obiettivo. Mi rendo conto che si possa, in taluni casi e con alcune mansioni, dover necessariamente dare ordini ma, mi creda, non è il caso che questo accada con il gruppo di lavoro a Lei più vicino, con cui si dovrebbe parlare di cooperazione.
Lei dice qualcosa e non viene ascoltato. Accade perchè quasi certamente, secondo quanto mi dice, Lei attribuisce molto valore alle informazioni che passa, proprio perchè è Lei che le passa. Questo Le fa credere che i collaboratori dovrebbero accettarle solo perchè le dice Lei. Riesco a farmi capire?
Il concetto del “l'ho detto io quindi è così” non può coinvolgere. Potrebbe solo essere accettato ma quasi mai condiviso.
Tenga presente Signor Giorgio che le cose che diciamo non sono importanti perchè le diciamo noi, ma diventano importanti solo se chi le riceve, le trova importanti. Non c'è nulla di importante in sé. Il valore alle cose ed a ciò che noi diciamo viene attribuito dalle persone a cui ci rivolgiamo.
Quindi se ciò che diciamo viene percepito come un valore, saremo ascoltati, altrimenti parleremo al vento. Ecco perchè, a seguito del Suo comportamento forse un po' troppo direttivo, vede disinteresse a seguirLa. I collaboratori percepiscono che ciò che Lei dice è importante per Lei ma forse, ci pensi, potrebbe non esser così importante per loro.
Li veda sotto un'altra luce, faccia comprendere loro di non essere subordinati ma collaboratori da cui Lei gradirebbe avere aiuto, idee, suggerimenti e quant'altro e si rivolga a loro proponendo. In questo modo li coinvolgerà necessariamente e loro saranno ben disposti perchè sentiranno le Sue richieste non più come ordini (importanti per Lei) ma come richiesta di aiuto per il raggiungimento di un obiettivo (importanti per loro)
Mi scriva ancora se vuole.

venerdì 21 marzo 2008

Commercio

Fulvio M. (loc. n.c.)
“quello che dico è una constatazione. Non ho nulla da chiedere per me ma solo vorrei un parere su quanto vedo. Quando vado a fare la spesa, vado solo nei supermercati o ipermercati perchè la merce costa meno. Ebbene, da tempo ormai, le offerte sono tante e tali da far girar la testa. Mentre anni fa si parlava massimo di uno sconto 33% quando c'erano i 3x2, raramente, oggi, si arriva sempre più addirittura al 50% se non ad un vero e proprio sottocosto. Se uno sa pianificare bene gli acquisti, come facciamo io e mia moglie, solo girando nei centri vicini a casa, a turno, può comperare sempre, dico sempre, a prezzi davvero contenuti. Ecco perchè mi meraviglio quando vedo in televisione parlare di prezzi che non sono affatto riscontrabili andando a fare la spesa. Ma quella gente dove va ad acquistare e da chi si fa abbindolare?”

Caro Fulvio,
la Tua lettera non mi pone un quesito di lavoro ma do ugualmente risposta perchè anche questi sconti e questi prezzi fanno parte della nostra vita e dobbiamo quindi tenerne conto.
Inizio dalla fine: per motivi di lavoro seguo spesso trasmissioni televisive in cui si intervistano consumatrici disperate dei prezzi. C'è una cosa lampante, sempre visibile sotto gli occhi di chi guarda: le interviste sono sempre fatte nei mercatini locali a consumatrici che vanno nei mercati, alle bancarelle, convinte che lì si spenda meno. Il guaio è che, a quanto si possa vedere, non fanno alcuno sforzo per cercare di verificare se in quei luoghi pagano il giusto o no: lì vanno, lì spendono e lì si lamentano.
Ed eccoci agli ipermercati. E' vero, oggi le promozioni sono continue e se un consumatore sa pianificare gli acquisti, compra tutto l'anno a ottimi prezzi e comunque risparmiando molto rispetto ai mercatini. Però c'è qualcosa che va detto. Davanti ad un cartello con lo sconto 50% si ha la certezza di acquistare a metà prezzo rispetto al normale listino che oggi dovremmo pagare. Ma è un 50% solo perchè l'euro ingannando la povera gente, fa apparire i prezzi, contenuti. Occorrerebbe però avere un po' di memoria storica per capire cos'è successo nel mercato. In realtà i prezzi sono davvero enormemente aumentati e questo grazie anche al fatto che l'euro li ha fatti apparire, ai più sprovveduti, meno costosi. Man mano che l'euro veniva associato mentalmente alle mille lire, i prezzi venivano adeguati ( non dai supermercati o ipermercati, ma dalla produzione stessa. Ogni singola materia prima subiva un aumento e la somma di questi aumenti ha portato, alla fine, ad listini sempre più cari).
Possiamo dire, caro Fulvio, che acquistare allo sconto 50% oggi significa comunque “parare un poco al costo” e quindi, usando una frase lapalissiana, meglio acquistare con lo sconto 50% che con niente. Di fatto significa comunque risparmiare e tornare indietro. Poco importa se con lo sconto 50% di oggi, paghiamo come il prezzo pieno di prima...
Il suggerimento che posso dare a chi vuole verificare quanto detto ed anche e soprattutto a chi vuol sapere far la spesa è di non calcolare mai i prezzi in euro ma semplicemente di tramutare tutto nelle nostre vecchie lire. Non l'avete mai fatto (o non lo avete più fatto)? Forse è per questo che i soldi non bastano. Provate a tramutare il valore ed improvvisamente Vi troverete a comprendere come i valori siano incredibili. Fate questi conteggi sempre, davanti ad ogni prodotto. Questo farà comprendere il reale prezzo di ciò che si acquista.
Non togliamo la vecchia lira dalla nostra testa. Faremmo il gioco di chi l'ha voluta.
Buona spesa.

Commercio

FILO R. (loc. n.c.)
“.....ho letto le risposte che Lei ha dato a Luisa di Siena e cioè di non aprire il negozio e di non realizzare il suo sogno. Sono contraria a queste cose. Lei tarpa le ali ai giovani che invece vanno sostenuti. Poi dice di volerli aiutare.....”

Credo che Filo sia un diminutivo di Filomena quindi rispondo riferendomi ad una Lei.
Come sempre accade, la lettera termina con la solita frase “tanto lei non pubblicherà, ecc..ecc...”
Invece, come vede, rispondo.
C'è una bella differenza, cara Filo, tra aiutare un giovane e mandarlo al macello. E' molto più semplice, sai, dire a tutti di fare ciò che hanno in mente, di rischiare, di non aver paura. Tanto, se ci pensi, io non perdo nulla. Perchè, allora, non lo faccio? Proprio perchè ho a cuore i giovani che vogliono iniziare nel mondo del lavoro e vorrei che tutti potessero farlo nel modo giusto, usando tutta la loro potenzialità, creatività, passione ed eventualmente i loro capitali. Ma poiché quasi sempre non ne hanno, devono ricorrere ai genitori. Allora, in queste situazioni è mio dovere farli riflettere. Troppo comodo fare gli imprenditori alle spalle di chi magari ha lavorato una vita e si trova a dare tutto ad un figlio.
Sa, Signora Filo, che è possibile iniziare a lavorare anche sotto terzi, usando comunque creatività, passione, entusiasmo, ragionamento?
Non capisco perchè si debba e si voglia pensare che, l'impegno lo si mette solo lavorando per sé. Questo concetto è alla base di tante brutte situazioni ed è un po' il tipico modo di pensare di noi italiani.
“Se lavori per un altro, chi te lo fa fare di metterci anche la testa..”
Credo invece che, soprattutto il giovane, debba credere nel lavoro che fa, svolgendolo con entusiasmo. In quel lavoro, qualunque esso sia, deve dare tutto il meglio di se stesso e trarne insegnamenti preziosi da sfruttare poi, qualora un domani volesse cambiare.
Il guaio è che non c'è questa mentalità. Il lavoro è, ormai da tempo per molti giovani, quell'impiccio che sta tra il tempo libero ed il divertimento. Queste due situazioni sono quelle primarie. In mezzo, ci sta anche il lavoro.
Con questo modo di pensare, mi creda, il lavoro sarà sempre pesante, difficile, mai coinvolgente, ne interessante.
Vuole sapere come fare per riconoscere se avremo successo nella vita e nel lavoro? Basta pensare a come approcciamo il nostro lavoro. Se esso ci tiene impegnati ben oltre alla norma; se ci troviamo a pensare al lavoro anche quando non agiamo; se durante il week end abbiamo in mente cosa faremo il lunedì; se non vediamo l'ora di risolvere un problema....ecco, tutto questo, mi creda, può far capire a chiunque se un domani sarà un qualcuno o nessuno.
I giovani devono sapere queste cose per non illudersi e dare poi la colpa degli insuccessi agli altri. Poi, possono agire come vogliono, ma devono saperlo.
Per finire, cara Filo, sappia che ci sono fortunatamente molti giovani in gamba; tanti che non sanno d'esserlo e pochi che non lo sono. Io voglio aiutare tutti, anche quelli che non lo sono ma che potrebbero divenirlo.
E' duro disilluderli? Può darsi, ma le illusioni non portano a nulla.