xxxxx (loc. n.c.)
Mi chiamo xxxxx.
Salto a piè pari i complimenti per il suo blog perchè la mia mail sarà un pò lunga.. Ho 35 anni e lavoro da quasi sei anni in un negozio in franchising, Sono addetta alla vendita. Nel negozio sono sola ma ho un titolare che viene regolarmente a controllare il mio lavoro. Ho un contratto di associazione in partecipazione e dovrei quindi percepire gli utili del 2% che non ho mai visto nemmeno con il binocolo! Sono obbligata a rispettare un orario di entrata e uscita (faccio sette ore e mezzo di lavoro al giorno) avendo a disposizione mezza giornata di riposo alla settimana e non posso decidere io quale. Non maturo ferie,ma il negozio chiude una settimana all'anno ad agosto. Se mi assento devo recuperare saltando la mezza giornata di riposo oppure mi viene decurtato lo stipendio. Percepisco un fisso mensile che non ha subito cambiamenti in questi sei anni. Il punto è che adesso il mio titolare ha deciso di aprire una s.r.l. a suo nome ma con un socio. Il mio contratto non subirà variazioni e come liquidazione avrò un mensilità per ogni anno lavorativo effettuato. Verrò licenziata e dopo un mese riassunta e durante quel mese non percepirò lo stipendio. La mia domanda è..tutto quello che ho scritto secondo lei è legale?? Il contratto di associazione in partecipazione prevede tutto quello che le ho descritto?? Ma soprattutto al momento della firma del nuovo contratto potrò avanzare delle pretese per migliorare la mia situazione?Vorrei che nel contratto ci fosse un aumento anche minimo di stipendio ogni anno,vorrei avere più ferie, più libertà di azione.
Mi chiamo xxxxx.
Salto a piè pari i complimenti per il suo blog perchè la mia mail sarà un pò lunga.. Ho 35 anni e lavoro da quasi sei anni in un negozio in franchising, Sono addetta alla vendita. Nel negozio sono sola ma ho un titolare che viene regolarmente a controllare il mio lavoro. Ho un contratto di associazione in partecipazione e dovrei quindi percepire gli utili del 2% che non ho mai visto nemmeno con il binocolo! Sono obbligata a rispettare un orario di entrata e uscita (faccio sette ore e mezzo di lavoro al giorno) avendo a disposizione mezza giornata di riposo alla settimana e non posso decidere io quale. Non maturo ferie,ma il negozio chiude una settimana all'anno ad agosto. Se mi assento devo recuperare saltando la mezza giornata di riposo oppure mi viene decurtato lo stipendio. Percepisco un fisso mensile che non ha subito cambiamenti in questi sei anni. Il punto è che adesso il mio titolare ha deciso di aprire una s.r.l. a suo nome ma con un socio. Il mio contratto non subirà variazioni e come liquidazione avrò un mensilità per ogni anno lavorativo effettuato. Verrò licenziata e dopo un mese riassunta e durante quel mese non percepirò lo stipendio. La mia domanda è..tutto quello che ho scritto secondo lei è legale?? Il contratto di associazione in partecipazione prevede tutto quello che le ho descritto?? Ma soprattutto al momento della firma del nuovo contratto potrò avanzare delle pretese per migliorare la mia situazione?Vorrei che nel contratto ci fosse un aumento anche minimo di stipendio ogni anno,vorrei avere più ferie, più libertà di azione.
Mia cara XXXX,
come vede non scrivo il Suo nome perchè non vorrei che il Suo caso fosse identificabile.
Mi chiede informazioni su una situazione di cui c'è davvero una serie enorme di sentenze giuridiche, proprio per la capacità di poter vedere questo rapporto come si vuole..
Pur essendo perfettamente regolare, personalmente l'ho sempre visto come un escamotage da parte del Proprietario dell'attività, per liberarsi di certi problemi a scapito, forse, del lavoratore.
L'Associante (ovvero colui che nel Suo caso detiene il 98% del negozio) sceglie questa forma non per fare beneficenza ma perchè elimina altri tipi di rischi che possono esserci con un'assunzione normale. Dare un 2% ad un lavoratore anziché assumerlo in altro modo, è un buon sistema per togliersi problemi.
Premetto che le mie risposte in questo come in altri casi simili, sono semplicemente pareri personali e che per avere informazioni più precise, dovrebbe rivolgersi ad un Commercialista del lavoro (in questo caso non certo quello dove va il Suo Associante).
Dunque, vediamo: da 6 anni ha questo accordo. OK
Lavora solo Lei nel negozio. OK
E' obbligata a rispettare gli orari di lavoro.
Ha mezza giornata settimanale di riposo.
Non maturo ferie.
Se si assenta deve recuperare saltando il riposo.
Se l'assenza non è recuperata col riposo, viene decurtata dallo stipendio.
Percepisce un fisso mensile.
Liquidazione di un mese per ogni anno lavorato.
Verrà licenziata e riassunta dopo un mese senza paga.
Vediamo velocemente i punti senza l'OK.
E' obbligata a rispettare l'orario ed ha mezza giornata settimanale di riposo. Credo sia il minimo di legge che debba avere qualunque commessa regolarmente assunta (commessa, però).
Non matura ferie. Da questo punto iniziano i vantaggi per l'associante. Dando a Lei un 2%, di fatto la rende “comproprietaria” o cointeressata al lavoro. Quindi, in questa qualità non è più dipendente e non avrebbe quindi diritto di ferie. (Un socio o proprietario di qualsivoglia azienda, fa le ferie se vuole ma non è un obbligato a farle).
Se si assenta deve recuperare saltando il riposo. In questo caso il rapporto torna ad essere piuttosto confuso. Come socia non dovrebbe rendere conto delle assenze; come dipendente, si.L'assenza non recuperata viene decurtata. Qui si insinua un rapporto di dipendenza. Lei parla, nel Suo scritto, di un fisso mensile e poi di stipendio. Le cose sono ben diverse. Legga l'accordo intervenuto tra Voi e vedrà che molto probabilmente non si parla di stipendio ma di fisso concordato in anticipo sugli utili.
Se si parlasse di stipendio, forse è stato commessa una gaffe da parte del compilatore (ma non credo).
Chiarisco meglio: l'accordo di associazione in partecipazione di fatto impone l'Associante a pagare il lavoro dell'Associato dando una quota del capitale. L'Associato, a fronte di questa quota, mette a disposizione il proprio lavoro. Ed è quello che fa Lei.
Poiché però le quote date, solitamente, sono quelle irrisorie come la Sua, è implicito che l'Associato non potrebbe vivere coi proventi di utile della percentuale di quota avuta per cui si concorda un fisso mensile che viene dato, indipendentemente dagli utili o dalle perdite subite nella gestione. Fatto salvo però l'obbligo (se lo ricordi) dell'Associante a rendere conto obbligatoriamente degli risultati gestionali. Potrebbe infatti essere che la quota del 2%, paradossalmente, dia un utile superiore alla somma dei fissi mensili percepiti.
Non credo sia il Suo caso essendo Lei sola a gestire il punto vendita ma comunque Lei ha il diritto di vedere questi conteggi ed il Proprietario, il dovere di mostrarli. (Ciò non significa che Lei debba chiederli per forza. Sappia che ha questo diritto.)
Col cambiamento societario riceverà un bonus di 6 mensilità a chiusura rapporto. Non so sinceramente se sia giusto, obbligatorio, scorretto o altro. Dovrebbe davvero far analizzare il Suo accordo (o contratto) per capire cosa è dovuto. Non tutti i contratti sono uguali e darLe una risposta sarebbe sbagliato. Prendendo quei sei mesi, potrebbe ammettere d'accettare una situazione di fatto e quindi non poter fare eventuali rivalse. Le suggerirei di firmare la ricevuta, quando Le verranno dati quei soldi, “per ricevuta” e non “per accettazione”. Scrivendo personalmente, per ricevuta, seguita dalla firma, Lei dichiara di ricevere. Se scrive per accettazione e firma, Lei dichiara di essere d'accordo e non può fare più alcuna opposizione.
Successivamente può rivolgersi ad un commercialista, ad un avvocato del lavoro od anche ad un sindacato che sia veramente competente e verificare il tutto.
Non mi dice se nella nuova società Lei tornerà ad essere socia al 2% oppure no. I tempi di ferma di un mese, penso siano fatti per non incorrere in qualche errore che potrebbe far apparire la nuova assunzione come un proseguimento della precedente. Ecco perchè viene licenziata e riassunta.
Poiché Lei non accenna alla Sua situazione di versamenti INPS, mi auguro che tutto sia regolare. Può comunque controllare all'INPS stessa la Sua situazione.
Per finire: mi chiede come può migliorare la Sua situazione futura.
La prima domanda che deve porsi è relativa al lavoro svolto. E' contenta di quel lavoro? Lo sa portare avanti bene? I rapporti sono buoni? Se non ci fossero altre strade interne alla realtà che vive con il Proprietario, sarebbe disposta ancora ad accettare le stesse condizioni di oggi?
Perchè vede: se non è più disposta ad accettarle, deve iniziare a mettere sul piatto della bilancia anche la possibilità di rompere definitivamente per fare altre scelte.
Ed ora Le chiedo: ha mai avuto offerte da parte di altre realtà? Ha mai analizzato approfonditamente opportunità diverse?
Se da anni svolge questo lavoro da sola, evidentemente sa portare avanti bene un negozio. Perchè non inizia a guardarsi attorno? Che non vuol dire andar via ma vuol dire che, un domani, semmai avesse in mano un'altra possibilità più adatta alle Sue esigenze, avrebbe animo per portare avanti le Sue richieste in modo deciso. (Se concordiamo un miglioramento, bene, altrimenti vado).
Alla firma del nuovo contratto potrà avanzare tutte le pretese che vuole perchè anche se lo è di fatto, il Suo contratto di collaborazione non La pone come dipendente ma quasi come libero professionista. Può quindi chiedere ciò che vuole (ferie, aumento, giornate libere, come anche chiedere d'essere assunta con un contratto regolare di commessa, senza il fantomatico 2% che nulla serve) ma tutto dipende dalla forza contrattuale che Lei ha in mano. Se il Suo lavoro è assolutamente necessario per cui andandosene creerebbe problemi e se il Proprietario ha forte stima in Lei, allora potrebbe accettare le Sue richieste, ma... si tenga pronta anche a ricevere un bel no. Ecco perchè Le dico: prima di arrivare a questo punto, meglio avere in tasca un'altra possibilità.
Cordiali saluti ed in bocca al lupo.