Ricerca personalizzata

venerdì 13 maggio 2011

RIDUZIONI DI BUDGET

Roberto F. Roma

Gentilissimi Signori
ho un problema che non so come risolvere e che vedo sta ritorcendosi contro di me. Sarò breve. Mi occupo di marketing in un'azienda media. Ho 32 anni e dopo un periodo di assistente in un'altra azienda di altro settore ho avuto questa occasione che non mi sono lasciato perdere.
Sono in questa posizione da tre anni. Vi dico tutto questo per farvi una panoramica della situazione. Tre anni fa quando sono arrivato qui avevo da gestire un fatturato e per questa gestione totale di marketing avevo un budget del 10% del fatturato stesso. Ho raggiunti gli obiettivi con soddisfazione dell'azienda. Poi lo scorso anno, con una previsione di fatturato del 10% in più dell'anno prima e contro una mia richiesta di un budget del 12% del fatturato stesso, mi è stato concesso invece lo stesso 10%.
Quindi, maggior fatturato da raggiungere con budget statico. In pratica, una diminuzione che ha creato non pochi problemi.
Quest'anno, la situazione di mercato è piuttosto statica, anzi è in decremento con un decremento iniziato già verso la fine dello scorso anno. Per questi motivi e per non illudere la proprietà avevo stimato un fatturato in calo, attorno al 95% dell'anno prima. Ma per poter arrivare a questi risultati avevo invece chiesto uno sforzo nel budget chiedendo una cifra pari al 12%.
Mi è stato negato e su questo stiamo ancora discutendo quasi a metà anno creando una situazione in cui non so su cosa potrò fare affidamento.
Come posso uscire da questa situazione?
Vi ringrazio


Egregio Dr. Roberto,
se vuole una risposta lapidaria Le dico solo che se un Manager non sa tagliare i costi quando va fatto, non è un uomo di marketing. Potrà essere tutto ma non quello.
Vi sono situazioni di mercato in cui è necessario tirare i remi in barca come pure è obbligatorio guardare tutti i costi e vedere dove e come si può risparmiare.
Lei ha avuto un budget concessoLe per una gestione totale, al fine di raggiungere gli obiettivi. Questo il primo anno. Successivamente, con un fatturato stimato del 10% in più Lei ha chiesto il 20% in più. Non è molto comprensibile il perchè e l'azienda ha risposto mettendoLa un po' alla prova, dandoLe la stessa incidenza dell'anno precedente (quindi un budget lievemente ridotto).
Un buon Manager a quel punto avrebbe dovuto comprendere che per far quadrare i conti occorreva rivedere tutti i costi, limando su ciò che poteva essere limato, tanto da dimostrare di raggiungere l'obiettivo pur con quella minima riduzione.
Quest'anno poi, Lei ha proposto una riduzione di fatturato del 10% con un incremento di budget di 2 punti. Con un po' d'esperienza relativa all'anno prima, avrebbe dovuto intuire che non sarebbe passato. Malgrado questo, Lei ha addirittura aumentato le pretese ed oggi siete a discutere, con una proprietà che forse sta valutando se Lei sia l'uomo giusto.
L'uomo di marketing è un professionista che dovrebbe avere l'idea fissa di ridurre i costi, a volte anche quando non pare ve ne sia la necessità. Dovrebbe trovare stimolo nel tentare di raggiungere gli obiettivi spendendo ed investendo sempre meno dell'anno prima e questo, mi creda, è possibilissimo.
Si metta ad analizzare tutto il Suo piano marketing e vedrà che vi sono rivoli e rivoletti di spese inutili o quanto meno poco necessarie al raggiungimento degli obiettivi.
Sa perchè rimangono nei budget e perchè chi fa marketing non annulla queste uscite? Solo perchè vengono sempre viste come le coperte di Linus; l'ancora di salvezza nel caso in cui improvvisamente si avesse bisogno di qualcosa.
Non c'è spesa che non possa subire una piccola riduzione senza che il risultato finale ne soffra ed è proprio la somma di queste piccole riduzioni, di questi risparmi, che alla fine danno soddisfazione al lavoro e permettono che un Manager sia valutato come “capace”.
Con budget infiniti, tutti sono bravi o meglio, si ritiene d'essere grandi uomini di marketing. Poi, si cambia azienda, le disponibilità sono diverse ed improvvisamente un guru del marketing finisce per divenire un manager che non riesce a gestire le cose.
E' questa una pessima abitudine che ci viene dai gestori delle finanze pubbliche, abituati ad avere talmente tanto che quando vien loro chiesto una riduzione per migliorare i conti dello Stato, si stracciano le vesti, urlanti e piangenti, per l'impossibilità e l'incapacità di gestire qualcosa stando attenti alle spese.
La prego: impari a ridurre le spese, anche quando nessuno glielo chiede. Lo faccia per hobby, se vuole. Si dia degli obiettivi: dica: “quest'anno voglio proprio riuscire ad ottenere quanto lo scorso anno, spendendo due punti in meno.” Poi si metta a tavolino. Matita e gomma. Ed inizi a cancellare. Vedrà che alla fine, sarà riuscito a ridurre più di quanto aveva in mente.
Forza e vedrà che risultati!

martedì 26 aprile 2011

LAVORO SENZA CONTRATTO

F.T. (località dichiarata)

Mia moglie lavora per il comune di XXXXXXX come assistente ai disabili SAD LEGGE 328 /00 dal 2007.Ora voglio denunciare, per vedere si  può ottenere una soluzione, la situazione di grave difficoltà che si è venuta a creare dal Luglio 2010. Infatti dal quella data ad oggi lo stipendio, pur misero di  € 500,00, non viene più corrisposto adducendo il fatto che essendoci troppi creditori del Comune di XXXXXX i fondi destinati dalla Regione servono per far fronte a queste esigenze.
E ancora più grave il lavoro viene effettuato senza contratto  o per meglio dire il contratto del nuovo concorso che si è svolto nel 2010 non è mai stato consegnato adducendo mille scuse.
Che soluzione si può trovare.


Egregio F.T.,
certo è che quello che dice ha dell'inverosimile. Un Comune che non paga i propri dipendenti perchè i fondi della Regione servono per pagare creditori esterni. Come dire: “preferisco dare i soldi a persone esterne (non voglio entrare nel merito della fine che faranno questi soldi ed a chi forse effettivamente andranno) piuttosto che pagare giustamente chi lavora per il Comune stesso.
Per far capire a chi legge, la zona di cui stiamo parlando, dirò solo che siamo al Sud, in una regione abituata a questi comportamenti. Tenere persone senza stipendio da 10 mesi con l'aggravante del fatto che nemmeno si lavora con un regolare contratto, in un pubblico ufficio, dimostra lo stato di sfacelo in cui versano strutture nelle quali ognuno ha fatto ciò che voleva, spendendo e spandendo a piene mani ad amici, parenti ed amici degli amici, fregandosene di una sia pur minima gestione oculata.
Ma che importa a questa gente se le cose van bene o male? “Chi se ne frega se non esiste moralità Perchè, pensano, dovrebbero proprio prendersela con questo Comune quando anche tutti quelli attorno non sono diversi da noi? Allora, spendiamo fin che ci siamo noi a gestire. Tanto, dopo arriveranno altri e faranno uguale. E quando non ci saranno più fondi, qualcuno ci penserà!”
Ecco, in queste poche righe c'è tutta la filosofia di una classe dirigente pubblica impreparata o meglio, preparata solo a gestire i propri interessi. Se operassero nel privato questa gente sarebbe fuori dal lavoro dopo pochi giorni di prova e non riuscirebbero a trovare nemmeno il più misero posto. Invece nella Sua città comandano una popolazione.
Che soluzione può trovare? Difficile da dire e glielo spiego.
Lei può denunciare questo stato di cose anche attraverso una lettera ad un quotidiano nazionale (che non faccia parte dell'area politica di chi comanda nella Sua città.) Può farlo, come può chiedere l'intervento di una TV. Sarebbe però importante che Lei non fosse solo in questa Sua battaglia perchè sappiamo entrambi cosa potrebbe succedere. Sua moglie sarebbe probabilmente isolata e poi abbandonata a se stessa.
Diverso se ci fosse un movimento di numerose persone. Può verificare se altri stanno subendo lo stesso trattamento. E se si, sarebbero disposti a mettersi al Suo fianco?
Molti problemi non trovano soluzioni perchè non sono resi pubblici. Può darsi che la Regione, venendo a conoscenza della cosa, si agiti un pochino, visto che siamo sotto elezione e magari decida di sanare la cosa.
Oddio, lo credo poco probabile visto chi avete a capo della regione e visto anche le pessime figure sistematicamente fatte da questo gruppo dirigente, ma non si può mai sapere. Potrebbero pensare a qualche voto in più in futuro! E' così che funziona lì da Lei.
In ogni caso tenga presente che queste persone sono lì perchè sono state votate dai cittadini ed i cittadini hanno un'arma molto potente in mano. Ricordarsi di loro alle prossime elezioni, indipendentemente dal fatto che magari proprio alcuni giorni prima del voto vengano risolte tutte le pendenze. Se davvero i cittadini agissero come devono, questa classe pubblica incompetente non solo se ne andrebbe a casa ma non tornerebbe mai più a presentarsi.
Provi a verificare se nella Sua città vengono svolte feste pubbliche promosse dal Comune o le ormai famose notti bianche o qualche sponsorizzazione inutile: Perchè se così fosse avrebbe subito chiaro dove vanno a finire i fondi pubblici che non ci sono per pagare i dipendenti.
Il guaio è che nella gestione pubblica non vengono mai eliminate le spese inutili,(che producono ritorni vari e che permetterebbero di risanare i conti. Quello che si spendeva si continua a spendere. Occorre troppa capacità per spendere in modo giusto e risparmiare sulle spese inutili. E la capacità non è proprio la qualità di questi pubblici uomini.
Per finire: deve valutare Lei cosa convenga o non convenga fare. Da un lato c'è la dignità del lavoratore che andrebbe salvaguardata e rispettata, dall'altra l'incapacità ed il menefreghismo di chi comanda che, ripeto, preferisce dare i soldi all'esterno lasciando i propri dipendenti in difficoltà. Da parte Sua c'è il rischio di chi si espone se è solo. Da parte loro, forse, la paura che la cosa venga resa pubblica a livelli maggiori di quanto forse non lo sia oggi.
Per la parte relativa al contratto che non viene fatto potrebbe rivolgersi ad un sindacato ma, accidenti, anche in questo caso chi Le dice d'essere certo di confidarsi con qualcuno che prenda seriamente la cosa?
Siete proprio messi male!
Le auguro di cuore di risolvere il Suo problema.
Cordiali saluti.

mercoledì 20 aprile 2011

DIFFICOLTA' A VENDERE

L.C. (Milano)

La disturbo per un problema che ho, che non riesco a risolvere e che inizia a crearmi preoccupazioni. Ho 24 anni e da poco ho iniziato a vendere.
Mi piace quello che faccio anche se inizialmente avevo paura e forte diffidenza. Lentamente ho acquisito una certa padronanza ma questo non vieta il fatto che nella trattativa davvero faccia grossa fatica a convincere il cliente. Sembra sempre che stia dicendo di si mentre poi spesso scuote la testa e trova scuse per non comperare.
Ho provato tutto. L'ho detto in azienda ed al mio Capo Area che ha voluto sapere cosa dicessi e poi mi ha detto che per lui va tutto bene.
Il fatto è che tutto continua come sempre. Capisco che c'è qualcosa che ad un certo punto non convince del tutto il cliente. Ovviamente vendo ma sono anche molte le situazioni in cui potrei farlo ma mi accorgo che non è così.
Non sapendo come spiegarmi le mando quella che è la mia argomentazione classica. Se lei potesse leggerla e dirmi se va bene o se c'è qualcosa da cambiare, gliene sarei davvero riconoscente.
La ringrazio.



Mio caro L.C.
ho letto molto volentieri la Sua argomentazione: Ha fatto bene ad inviarmela perchè mi sono reso conto del punto che può crearLe quella difficoltà di cui parla.
Sono rimasto comunque molto sorpreso di quanto scrive circa il Suo superiore che, per aiutarLa a risolvere un problema (di fatto aziendale) non ha pensato neppure di alzare il sedere dalla poltrona ma ha valutato il tutto facendosi dire come si comportava per poi sentenziare che è tutto OK.
Povera azienda se questi sono i quadri di cui dispone!
Comunque, veniamo al Suo problema.
Vede, Lei in tutta l'argomentazione che, va detto, mira a vendere un prodotto nuovo e non conosciuto, punta esclusivamente a convincere il cliente facendo forza su numerose motivazioni che dovrebbero obbligarlo ad acquistare.
Questo andrebbe bene se Lei stesse proponendo ad un nuovo cliente un prodotto comunque già conosciuto ed acquistato dal mercato. In questo Suo caso invece il cliente, mentre Lei argomenta le motivazioni per cui dovrebbe acquistare, si pone delle semplici domande e si dà anche le risposte.
Lei non lo sente ma il cliente si domanda: “perchè dovrei essere proprio io ad acquistare, in questi momenti, un nuovo prodotto?” e si risponde: “meglio lasciar perdere. Aspettiamo che siano altri ad aprire la strada. Poi vedremo se me lo chiederanno...”
Nella Sua argomentazione ho contato almeno una trentina di “Lei potrebbe, dovrebbe, sarebbe...” Insomma
punta tutto a voler convincere il cliente ad essere il primo ad acquistare. Invece di rassicurarlo, Lei potrebbe terrorizzarlo.
I clienti che stanno acquistando sono i cosiddetti “innovativi” ma il mercato è formato da tutta una serie di altra clientela: quella che è restia.
Per risolvere questo problema si affidi ad un testimonial. Naturalmente inventato...ma sempre utile. Il testimonial è quel personaggio, quella società, quel concorrente importante e conosciuto che fa dire al cliente: “Beh, se ha già acquistato lui...vuol dire che il prodotto va bene”.
Nell'argomentazione, ad un certo punto, con molta naturalezza, Lei faccia cadere il nome del tizio o del caio come clienti che hanno già ordinato il prodotto. Questo rafforza la Sua argomentazione.
Con un po' di esperienza saprà abilmente muoversi in queste situazioni. Spesso basta fare il nome di un negozio importante come anche quello di un concorrente dietro l'angolo che agisce sugli stessi suoi clienti. Stia certo che non andrà a chiedere al “nemico” se davvero ha acquistato o meno. Penserà invece che è molto probabile che l'altro abbia acquistato, se non altro per essere tra i primi ad avere il prodotto. E così, comprerà anche lui.
Non insista più di tanto e non carichi di responsabilità il cliente facendolo quasi sentire una cavia. Questo porta davvero ad un rifiuto.
Forza dunque!

lunedì 11 aprile 2011

NON FAR DA SOLI.......

Alessandro R.


Buongiorno,
avrei bisogno del vostro aiuto per risolvere un problema che, nonostante tutti i miei sforzi, proprio non riesco a capire.
Sto preparando un business plan per l`avvio di una SRL;ho preparato ogni elemento (previsioni di vendita, costi di produzione, altre spese ecc.) per preparare un conto economico e un`analisi dei flussi di cassa attendibile, tuttavia mi manca ancora un elemento molto importante: il contributo INPS.

- da quello che ho capito, l`aliquota INPS e` del 26,72%; essa si calcola sul risultato di esercizio?
- l`INPS di versa in 2 rate, a giugno e a novembre?
-in quale sezione del conto economico va riportato il versamento INPS? e` corretto ripartirlo fiscalmente in quote mensili costanti?
- invece, nell`analisi dei flussi di cassa, dovrei registrarlo solamente nei mesi di versamento (giugno e novembre)?
- se l`attivita` viene avviata a settembre 2011, quando dovro` effettuare il primo versamento INPS? su quali basi?
- esiste un programma on/line per il calcolo dell`INPS?
 Grazie in anticipo per qualsiasi aiuto vogliate fornirmi



Egregio Alessandro,
meglio non far da soli, meglio non cercare risposte in rete e meglio anche non chiedere a qualcuno, me compreso, che non sia al Suo fianco per controllare tutto.
Non ho capito se quanto sta facendo è per altri o per Lei stesso ma, vede, la parte commerciale e di marketing di un piano può essere ideata e costruita a tavolino da una persona. Basta aver chiaro dove si vuole arrivare.
Per la costruzione del piano economico occorre davvero avere a fianco una guida che aiuti poi durante la vita dell'azienda.
Una srl va obbligatoriamente gestita da un buon Commercialista per tutte le scadenze fiscali e contributive che di volta in volta vanno gestite.
Lei ammette di avere problemi a capire questo settore aziendale; non è quindi certo guardando in internet o chiedendo un aiuto una tantum che può aiutarLa a risolvere il problema. Più volte ho scritto che sono tante e tali le regole, le leggi, le norme e tutti gli annessi e le interpretazioni che non si deve affrontare da soli questa gestione.
Calcoli che tutte le aziende, ad un controllo, risultano deficitarie e sempre in torto proprio nella gestione degli obblighi finanziari e contributivi malgrado ogni buona volontà di far le cose per bene.
Lei pensa che un mio suggerimento possa rassicurarLa? Non credo proprio.
Quindi vediamo che fare.
Ovviamente un buon Commercialista a cui affidare il tutto Le toglierebbe ogni problema lasciandoLa a gestire più serenamente vendite, marketing e produzione.
Poi, se proprio vuol far da sé, deve semplicemente andare nella sede INPS della Sua città dove troverà personale che saprà rispondere ai Suoi quesiti anche in merito all'eventuale programma on-line.
Su queste tematiche agirei così.
Buon lavoro.

giovedì 7 aprile 2011

ENIGMI IRRISOLVIBILI

(loc. non dichiarata)

Buongiorno,
vi chiedo cortesemente la seguente informazione: sono un dipendente di una azienda privata (contratto del commercio). Posso essere titolare di partita iva per avviare un'attività non concorrenziale con la mia impresa?
Un saluto e grazie 



Mio caro,
ho intestato il Suo quesito col titolo Enigmi irrisolvibili e Le spiego il perchè.
In Italia, a differenza del resto del mondo, aprire un'attività, anche se certamente più complessa di una sola partita iva, comporta un impegno anche di anni. Per questo motivo gli stranieri, che non riescono a capacitarsi delle nostre regole e dei nostri tempi, impazziscono e scappano.
Da noi non c'è una regola che sia quella e basta. Da noi c'è la regola e l'interpretazione delle norme che regolano questa regola.
I nostri tribunali civili sono al collasso perchè intasati da azioni legali in cui entrambi gli avvocati delle parti ritengono, secondo l'interpretazione che danno alla regola, di aver ragione ed entrambi sono in buonafede. Chi deve giudicare, spesso, dà un'altra interpretazione ancora alla regola cosicchè non se ne vien mai fuori. Cosa avrà voluto dire il legislatore? Intendeva dire ciò che ha detto o forse voleva dire un'altra cosa?
Tutto è interpretabile e quindi...nulla è certo.
La domanda che Lei pone è banale e lo sarebbe anche la mia risposta se poi non fosse immediatamente contestabile dal parere di un'altra persona pronta a ritenere che non è come penso io ma come pensa lui.
In queste condizioni, suggerire cosa sia possibile o non possibile fare, in Italia, è quasi certo un'azione da folli.
Per quanto ne so, vi sono tre situazioni che si intrecciano a complicare le cose e le elenco.
La prima riguarda l'azienda. Sarebbe possibile aprire una partita iva anche essendo dipendenti, per un lavoro non in concorrenza. Sarebbe possibile ma dovrebbe anche essere auspicabile che il dipendente avverta comunque l'azienda circa la sua intenzione, perchè se venisse fuori successivamente, può essere motivo di chiusura del rapporto di lavoro.
E cosa pensa possa accadere se il dipendente dice alla propria azienda che intende aprire una partita iva per un'attività che non sia quella che svolge? Pensa che l'azienda sia contenta? Proprio no, perchè sarebbe indotta a pensare, a torto ma forse no, che il dipendente da qual momento in poi non avrà più la testa solo per i problemi del lavoro che svolge ma sarà portato a pensare se non addirittura ad usare del tempo per l'altra attività.
Un giorno di malattia è vera malattia o il dipendente sta lavorando per l'altra cosa?
Forse quindi l'azienda risponderebbe un bel no e siccome sappiamo come vanno a finire queste cose, stia certo che da quel momento Lei sarebbe sotto la lente per capire se sta pensando ad altro.
La seconda situazione coinvolge l'INPS che gestisce i versamenti di una persona “dipendente” e contemporaneamente della stessa persona con partita iva. Per quanto ne so queste situazioni possono essere accettate dall'INPS solo per periodi più o meno brevi, salvo però fare poi una scelta. L'ambiguità delle due posizioni contemporaneamente aperte non regge per molto.
La terza riguarda la gestione della fiscalizzazione perchè il fisco guarda in modo strano queste doppie situazioni. Già trovano strano le cose semplici, figuriamoci accettare che uno sia Dipendente ma contemporaneamente porti avanti un'altra attività.
Ripeto, tutto si può fare o meglio, tutto si può tentare di fare fermo poi accettarne gli eventuali inghippi.
Se Lei vuole aprire una partita iva ha bisogno di un Commercialista. Le propongo quindi di contattare un Commercialista che, unitamente alle informazioni per l'apertura della partita iva, può darLe un parere su quanto esposto. La differenza? Semplice. Nel momento in cui Le dà un parere se ne assume anche la responsabilità nel caso poi dovesse metterLa in situazioni non corrette.
A mio parere poi, anche se l'azienda dovesse capire le Sue motivazioni e dirLe “si”, sarebbe opportuno che Lei si facesse mettere per iscritto la disponibilità ad accettare che Lei dipendente, svolga anche un'altra attività. Motivo? Un domani, al primo problema aziendale o problema di rapporti tra Voi, sarebbe per l'azienda troppo facile approfittare della conoscenza della Sua situazione per liberarsi di Lei, accusandoLa di doppio lavoro.
Non so cosa Lei vorrebbe fare (purtroppo chi scrive tende sempre a non dire le cose e chi risponde non può mai avere un elemento a volte determinante per dare il consiglio) ma forse, non sarebbe meglio se Lei potesse intestare la partita iva ad altra persona, magari un familiare?
In questo modo eviterebbe molti problemi.
Tutto qua quello che posso dire. Le suggerisco ancora di rivolgersi ad un Commercialista che comunque dovrebbe “assoldare” per farsi gestire la partita iva, parlando con lui di ciò che vorrebbe fare.
Cordiali saluti

mercoledì 6 aprile 2011

TENTATA VENDITA

Mauro (prov. di Bergamo)



Ho visto questo blog che ritengo bello e che mi dà la possibilità di chiedere una cosa.
Io, una volta terminati gli studi ho cercato un lavoro ed ho trovato un posto di venditore in tentata vendita. Non sapevo nemmeno cosa fosse ma volevo lavorare ed ho accettato. Doveva essere per un periodo breve ma poi, mi ci sono abituato ed oggi mi piace.
Per tentata vendita devo spiegare meglio cosa faccio. Non farò nomi di aziende ma io sono uno di quelli che girano tutto il giorno con un furgoncino, visitando molti negozi di clienti, prendendo l'ordine e scaricando direttamente la merce acquistata.
Il mattino si carica il camion al magazzino e via per il giro del giorno. Sono quasi due anni che lo faccio. Oramai mi conoscono ed io conosco i miei clienti con cui ho un buon rapporto. Il guadagno non è molto, è vero, e la fatica tanta, ma ci sono altri lavori che forse sono più pesanti e con meno soddisfazione.
E' un periodo però che, mi sto ponendo delle domande che prima non mi facevo perchè non avevo le conoscenze del mercato che ho oggi.
La distribuzione si sta concentrando ed i negozi chiudono a scapito della grande distribuzione. Proseguendo così, cosa potrà capitare ad un lavoro come il mio?
Potrò trovarmi tra qualche anno a spasso senza lavoro?
Cosa ne pensate?



Caro Mauro,
i cambiamenti di solito sono lenti ad avvenire. Ricordo che negli anni 60, quando furono aperti i primi supermercati in Italia, i negozi tradizionali entrarono in fibrillazione. Vedevano la loro morte dietro l'angolo ed i più ottimisti davano per scontato la fine del commercio tradizionale entro qualche anno.
Non ce n'era per nessuno. Tutte Cassandre. Era un'angoscia unica. Le lacrime dei negozianti riempivano le strade. Certo, il cambiamento stava avvenendo ed avrebbe proseguito ma oggi, dopo cinquant'anni, siamo ancora nella fase di cambiamento, tant'è che Tu stesso Ti poni delle domande sul Tuo futuro.
Nei cambiamenti vi sono sempre aggiustamenti che avvengono strada facendo, così come avvengono aggiornamenti nella distribuzione anche tradizionale e questi aggiornamenti permettono di proseguire l'attività, tanto che il cambiamento stesso continua a cambiare.
Da quegli anni, molti giovani negozianti sono andati in pensione; altri hanno ceduto con guadagno; altri ancora si sono specializzati portando avanti ancora meglio la vendita,
Insomma, non c'è stata quella disastrosa moria che tutti paventavano. E certamente questi cambiamenti hanno fatto bene al consumatore che si è trovato ad acquistare a prezzi sempre più competitivi perchè il mercato, un tempo frammentatissimo in un numero impressionante di botteghe che dovevano campare con limitati clienti spesso abitanti in un solo caseggiato o poco più, si è evoluto. Meno negozi ma con maggiore capacità di introiti.
Se oggi andiamo in una grossa città, vediamo una serie piuttosto ampia di iper nella fascia periferica; un buon numero di supermercati in città che vivono a fianco di una serie, se non infinita, almeno ancora rilevante di negozi alimentari, specializzati e non.
Chi cede? Cede chi non ha idee; chi non ha coraggio, chi non ha capacità di gestire quello specifico lavoro. Negli anni 70 e 80, vi è stato un numero rilevante di persone assolutamente impreparate che, magari con una liquidazione, ha deciso di aprire un negozio. A dire il vero accade ancora oggi e ciò dimostra come il mondo sia fatto anche da persone che pensano solo di buttar via soldi.
Questi negozianti improvvisati sono coloro che hanno chiuso prendendosela con il mondo per la loro innata incapacità.
E quelli che restano? Sono quelli che rimarranno ancora a lungo. Sono quelli che hanno saputo aprire l'attività nei luoghi giusti o si sono spostati nei luoghi giusti. Ed il luogo giusto può addirittura essere a fianco di un supermercato se chi gestisce il negozio vende prodotti specifici.
Insomma, tutto questo per dirTi che Ti stai ponendo delle domande giuste le cui risposte non devono essere poi così tragiche come tanti vorrebbero far credere.
Come in ogni lavoro, anche nel Tuo campo, serviranno meno operatori, è vero, ma comunque serviranno sempre. Sopratutto e proprio nel Tuo lavoro perchè Tu mi dici che operi per una società di “freschi” e le società produttrici di freschi necessitano di una distribuzione capillare e veloce. Non è possibile inviare i Tuoi prodotti con un normale corriere. Insomma, vi sono mercati in cui i cambiamenti devono proprio andare piano piano.
Chi rimarrà tra Voi venditori? Rimarranno ovviamente i più bravi. Coloro che oggi ottengono i migliori risultati; coloro che lavorano con passione. Cambierà il mercato; cambierà la distribuzione e cambieranno anche le organizzazioni di vendita. Le strutture saranno magari più snelle; le zone di vendita forse diverranno più ampie ma la necessità di coprire le zone ci sarà sempre.
Tieni poi presente che la tentata vendita non opera solo nel settore come il Tuo e chi ha esperienza nel tipo di vendita che Tu fai, troverà sempre un posto di lavoro. Ed in ogni organizzazione, pur con le inevitabili epurazioni, i migliori rimangono e possono occupare posizioni migliori.
Se Tu, come mi pare di capire, stai lavorando con passione e buona volontà, credo proprio che non Ti debba preoccupare.
Poi magari vorrai cambiare e se lo vorrai fare, fallo, ma non per la paura che tutto finisca all'improvviso.
Continua così.

giovedì 31 marzo 2011

DETRAZIONI

lettera firmata

Salve,
sono un dottorando di ricerca senza borsa, avrei bisogno del vostro aiuto. Ho beneficiato di una borsa di studio annuale, identificata come lavoro dipendente e dalla lettura dei cedolini emergono diversi dubbi. Il bando che ho vinto decreta che mi spettano X € lordi come borsa annuale e Y € lordi come borsa trimestrale per un periodo di 3 mesi di ricerca all’estero.
1)      Le detrazioni art.13 T.U.I.R. sono sempre le stesse indipendentemente dal fatto che il cedolino possa riguardare una mensilità o due mensilità della borsa annuale. E’ una cosa corretta?
2)      Le detrazioni art.13 T.U.I.R. sono sempre le stesse indipendentemente dal fatto che il cedolino possa riguardare una mensilità della borsa annuale o una mensilità della borsa annuale congiunta all’intera borsa trimestrale. E’ una cosa corretta?
3)      Infine, ed è quello che mi lascia interdetto, è normale che la somma dei totali delle retribuzioni di tutti i cedolini non coincida con la somma X+Y? Anche se nel bando è specificato che sono lordi, non dovrei essere a conoscenza di tutte le forme di detrazioni che mi sono state applicate?

Caro dottorando,
personalmente ho conoscenze in diversi settori. In altri, molto meno ed in altri ancora non tali da poter consigliare per il meglio. E poiché non voglio mettere in difficoltà coloro che si rivolgono a questo blog, quando non ritengo di poter dare risposte corrette, non le do.
Quello che Lei chiede purtroppo fa parte di ciò in cui non mi muovo a mio agio e quindi capirà perchè preferisco non risponderLe.
Nel campo delle contribuzioni e delle detrazioni vi sono situazioni in cui anche gli esperti si muovono con fatica e, pur se non lo dicono, spesso azzardano.
Credo che la soluzione migliore, in assoluto, sia quella di rivolgersi direttamente a chi ha emesso i cedolini perchè saranno nella condizione di dirle come hanno agito nelle varie situazioni. Non è negativo chiedere al datore di lavoro (ufficio del Personale) tutti i chiarimenti su cose non chiare. Tenga presente che nessuno può essere “genio” su tutto e tutti possono trovarsi nella condizione di dover chiedere chiarimenti a chi ne sa di più. Il responsabile dell'Ufficio Personale che ha emesso il documento non si sentirà offeso se Lei gli rivolgerà le domande con la stessa chiarezza con cui le ha poste a me (pur se io non sono all'altezza di rispondere).
Potrei rimandarLa a qualche approfondimento in rete o dicendoLe di rivolgersi ad un ufficio di consulenza paghe; preferisco invece, nel Suo caso, dirLe davvero di rivolgersi direttamente a chi ha compilato il cedolino.
Vedrà che tutto alla fine si svelerà corretto ed i dubbi che ha sono dati proprio dalla non conoscenza della materia. Saperne di più, però, è assolutamente normale. Io ho passato la vita a chiedere chiarimenti ma ho passato la vita anche a darne. Non mi sono mai sentito umiliato e non ho fatto sentire umiliati gli altri.
Vada tranquillo e....forza col Suo lavoro!