giovedì 30 maggio 2013
VENDERE: COME?
Lettera
firmata (loc. n.c.)
Buonasera, sono un imprenditore ex
giovane, ho 45 anni.
Costretto alla scelta imprenditoriale
dalla chiusura dell'azienda di pubblicità presso la quale operavo come
dipendente nel 2005.
Ho aperto una piccola società con altri 2
soci che progetta e produce espositori pubblicitari (per clienti di una certa
importanza a livello nazionale) e tra altalenanti fortune ci siamo trascinati
fino ad oggi, momento in cui gli affari sono quasi fermi.
Ho aperto 4 anni fa un'altra impresa di
cui sono unico titolare con l'intento di fornire ad aziende locali servizi di
allestimenti pubblicitari nei loro punti vendita (oltre ai soliti banali volantini,
brochure, piccoli espositori) ma anche qui gli affari ristagnano.
Ho aperto questa seconda azienda spinto
dal fatto che avevo molto tempo libero inutilizzato e che volevo farlo
fruttare.
Sono convinto che manchi, in entrambe le
aziende, un reparto commerciale adeguato ma soprattutto nella mia piccola
azienda non ho la possibilità di affidarmi a persone esterne per questioni
economiche.
Dovrei farlo io ma non so da che parte
cominciare...dove posso trovare aiuto?
Ho letto molti libri sull'argomento della
vendita ma tra il dire e il fare c'è molta differenza.
Grazie per un vostro consiglio
A.T.
Egregio
A.T.,
essendo
Lei un imprenditore, le parlo molto apertamente. Se avesse disponibilità economiche troverebbe
senza dubbio molto aiuto; non avendone è
difficile che un altro imprenditore o un'altra Società dedichi tempo ad
aiutarLa sapendo che potrebbe non
ricavarne nulla.
E'
una delle leggi del mercato, purtroppo e del resto farebbe così anche Lei,
quindi è inutile essere ipocriti.
Lei
opera in un settore che è super inflazionato. In ogni città, anche piccola o
piccolissima, esiste più di una società che offre quanto Lei
offre, sia ad aziende che a negozi. Ed opera in un settore che, appena inizia un periodo di crisi, anche
leggera, tende a tirare i remi in barca perchè
se occorre risparmiare per far quadrare i conti, le prime spese a cui un
cliente rinuncia sono quelle promozionali; di packaging pubblicitario,
cartellonistica ed espositori p.v.
Questo
settore, che conosco molto bene, ha il difetto di non essere capito appieno, perchè non dà una resa immediata e
visibile. I risultati possono venire col tempo ma oggi non c'è voglia di
aspettare.
Per
quanto riguarda la prima società che produce espositori per aziende a carattere
nazionale c'è ben poco da suggerire. Lei opera, grosso modo, come terzista
ovvero, deve aspettare che le aziende clienti abbiano bisogno di Lei e le chiedano assistenza. Non può loro proporre qualcosa se
non è nei loro piani marketing o se non c'è un budget allo scopo. Se il mercato o gli utili calano
per loro, frenano e, cercando di risparmiare, fermano anche il Suo lavoro.
Unica soluzione possibile (la dico ben sapendo che lei ci ha già pensato) è:
trovare clienti nuovi. Ma qui entra in ballo quanto Lei stesso dice. “So di
aver bisogno di personale esterno ma non
possiamo permettercelo”.
Ergo:
sta a Lei, piaccia o no, rimboccarsi le
maniche più di quanto già non faccia per
ottenere appuntamenti, visitare clienti ed offrire ciò che sa fare. In
pratica deve divenire venditore di se stesso. Alcuni sono portati ed altri,
meno, ma non c'è via d'uscita. Unico
vantaggio se lo fa Lei, è che non ha spese aggiuntive da sostenere per il personale e, in fase di
discussione col cliente, davanti ad una possibilità di prendere un lavoro, sa
perfettamente sino a che punto può trattare. E' difficile, lo so, perchè
nessuna azienda che già usufruisce di ciò che Lei offre, è senza fornitore. Ma se ha da fornire buoni nomi per
cui ha lavorato e può mostrare belle foto di ottimi espositori immessi sul mercato, qualcosa prima o poi
arriverà. Deve saper vendere, però, ovvero saper argomentare e presentare
sia il prodotto che Lei nel modo giusto. E questo è meno semplice ma lo
si impara.
Per
quanto riguarda la Sua seconda attività a carattere locale dovrebbe pensare
creativamente ad offrire ai clienti qualcosa
che altri non hanno offerto. Lei dirà: “bella scoperta, ci arrivavo
anch'io”. Non ho dubbi, ma se Lei ha pazienza e voglia di occupare un po' di tempo, nell'archivio del
blog ci sono tanti suggerimenti proprio
su questi temi. Alcuni sono tratti da idee e scritti anche miei. Possono essere stati presentati
relativamente ad altri settori o
necessità, ma ci vuol poco a vedere che possono essere validi per ogni
settore se vengono usati bene. Se vuole,
Le suggerisco di partire dall'inizio, cioè dalla data più lontana. Legga le lettere per capire se il
problema può assomigliare al Suo ed
eventualmente legga le risposte. Tenga però presente che una scorsa veloce a
tutte le risposte può essere utile perchè alcune lettere danno lo spunto per
poi ampliare un tema che si evolve in altre considerazioni. Ve ne sono alcuni, a puntate, che contengono
ampie risposte che analizzano la vendita; come farla, i piccoli segreti e così
via. Altre che analizzano e svelano
proprio alcune tecniche di promozione “fatte in casa” e che possono essere proposte con successo ai
clienti. Troverà certamente, sopratutto per quanto riguarda i suggerimenti di
vendita, concetti simili a quelli da Lei
letti altrove. Qui però, ho cercato di essere semplice nelle spiegazioni , evitando di suggerire cose non adatte al
nostro mercato o alla nostra mentalità.
Credo
possa trovare buoni spunti.
Inizi
così, divenga un buon cane da tartufi. Poi, semmai avesse dubbi o altre
necessità, riscriva.
Cordiali
saluti
Pubblicato da consulente alle 02:40
domenica 26 maggio 2013
METTERSI IN GIOCO
Lettera firmata
Buongiorno,
da più di due anni lavoro in una piccola azienda
che opera nella consulenza per la formazione; ho iniziato senza alcun tipo di formazione
pregressa o affiancamento ad occuparmi da sola di progetti finanziati, passando
dalla progettazione alla rendicontazione, e fino allo scorso anno ricevevo 400
euro al mese per svolgere le mie mansioni a tempo pieno, dapprima con una
prestazione d’opera, poi con un contratto a progetto (non per volontà della
direzione o premio del mio impegno, ma per necessità di rendiconto); da
gennaio, per eludere il vincolo normativo di adeguamento dei contratti a
progetto ai CCNL, sono socio lavoratore di una cooperativa di lavoro che mi
presta al mio titolare, ed io ricevo per questo 700 euro mensili, ovviamente
dalla cooperativa; devo monitorare costantemente i progetti in corso,
soddisfare le esigenze dei clienti che cercano me per richieste di informazioni
ed aiuto, coordinare le attività di una persona nuova che parte da zero e va
affiancata meglio di come è stato fatto per me all’inizio, fare attività di
telemarketing e andare a qualche appuntamento di presidio presso clienti
acquisiti e potenziali, il più delle volte in sostituzione di un’altra persona
e gestire i rapporti con i fornitori; ultimamente mi è stato rimproverato di
fare poche telefonate e quindi di non fare numero; realizzo di essere una
figura messa lì solo per far guadagnare qualcun altro, che oltre ad essere poco
competente in materia, in momenti in cui io non sono in grado di risolvere un
problema mi rimanda ad altri (manuali/linkedin/interlocutori esterni), mi ha
chiaramente detto in più di un’occasione che non intende assumermi perché non
ha voglia di sobbarcarsi di costi rognosi.
Immagino la domanda che potrebbe nascere spontanea
alla luce di questo quadro: chi me lo fa fare? La consapevolezza di non trovare
altro fuori; ultimamente però sono proprio stufa di essere presa per la
disperazione. Sono sempre più decisa ad orientarmi su altri settori,
considerando che sempre meno aziende utilizzeranno gli strumenti di
finanziamento su cui io lavoro (giustamente dimezzati per far fronte alla
crisi) e che sul mercato ci sono tanti altri validi professionisti più esperti
e più abili di me, ma se penso al cosa so fare e quale potrebbe essere il
valore aggiunto che posso offrire, buio a mezzogiorno.
Ancora una volta sono costretta a rivendere le mie
competenze, la cosa però non mi spaventa; quello che invece mi preoccupa di più
è il bilancio delle competenze dopo questa importante esperienza di lavoro e il
tempo che facilmente sarà eterno nella ricollocazione sul mercato.
Ringrazio in anticipo e saluto cordialmente.
Questa è una della poche volte che, chi scrive, non chiede chiarimenti. Non
ha domande specifiche da fare perchè ha chiaro in sé il gioco a cui sta giocando; le norme e le
regole che piacendo o no, vanno accettate
sin quando si deciderà di parteciparvi.
Capisce che la stagione dei colpi di testa non è quella attuale, a meno che non si
abbiano comunque le spalle coperte, tanto da potersi permettere di fare ciò che
si vuole. C'è la volontà di rimettersi in gioco (questa volta il titolo non lo
abbiamo messo noi ma fa parte della lettera ricevuta) e c'è un'ovvia certa stanchezza per un
compito piuttosto ampio, un po' caotico in cui si deve far tutto senza riuscire
a specializzarsi od approfondire.
Una specie di factotum a costo da liquidazione. Ma il mercato
attuale del settore è questo. Se si vuole rimanere lì, si devono accettare
questi compromessi. Altrimenti, altri lavori ce ne sono eccome, ma forse non sono sentiti. Cè
sempre in ognuno di noi il desiderio di
tentare di fare ciò che si vorrebbe che, a volte, non è ciò che il mercato
offre. La scelta è personale e va rispettata anche perchè il lavoro è
paragonato alla “fatica” e, se si deve
faticare, meglio farlo per qualcosa che piace.
A chi scrive, ammesso che voglia un suggerimento,
possiamo dire che, se si sente pronta ad
orientarsi ad altri settori, forse
è giusto farlo. Non sappiamo quali
settori intenda ma pensiamo che abbia
buone capacità di analisi e
quindi di scelte opportune. Certo, il guadagno attuale non è tale da convincere
nessuno a tenersi stretto il posto per cui
guardarsi attorno è buona cosa.
Magari senza fretta, approfondendo bene le eventuali proposte.
Una ipotesi, se per caso volesse rimanere nell'ambiente, è quella di saggiare
il terreno presso qualche cliente importante. Capire se può essere
valutata, nell'azienda del cliente, una figura interna. I settori spesso interessati sono,
al di là del settore formativo, anche quelli degli uffici del personale. Ovvio
che, se si vuole, il terreno va tastato
con molta cautela perchè il cliente potrebbe poi riferirlo al datore di
lavoro. Ma il rischio, va accettato.
Se invece volesse uscire per fare nuove
esperienze, beh, allora, c'è davvero di tutto.
Non conosciamo l'età della scrivente ma
per i giovani, se davvero c'è voglia di fare (e di faticare un po') le
possibilità sono molte. Occorre solo
saperle vedere e non rifiutarle.
Se non la spaventa
rimettersi in gioco, come Lei stessa scrive, pur con la cautela del
caso, lo faccia. Le esperienze fatte e le conoscenze acquisite rimangono e, anche se non appare, torneranno
sempre utili, indipendentemente da ciò che si andrà a fare. Fanno parte di un
bagaglio personale che ci si tira dietro per tutta la vita.
Certamente
sul mercato troverà molti professionisti più esperti e più preparati
ma ce ne sono anche di molto poco
preparati, quindi occorre aver fiducia
ed essere certi di ciò che si sa fare. Cosa sappiano fare gli altri, poco
conta. C'è anche molto fumo e poco
arrosto. Nella formazione, la quasi totalità di offerta è data da
programmi copiati da altri tecnici che, a loro volta, hanno copiato da
altri ancora. La creatività e la ricerca
di una strada diversa è una rarità. Lei,
mi par di capire, non operi espressamente
nella formazione in aula e questo potrebbe quindi non riguardarla,
ma la base del successo in ogni attività
sta nella ricerca di fare o dire cose
che altri non hanno o non fanno. Quindi, in ogni ambito, se si cercano strade creative per la soluzione di problemi,
ci si pone in una posizione che vale.
Le auguriamo di trovare un'ottima nuova strada o
di riuscire a mantenere l'attuale se questa dovesse essere la Sua scelta.
Cordiali saluti.
Pubblicato da consulente alle 11:50
venerdì 5 aprile 2013
TURNI E ORARI
Giorgio (loc., n.c.)
io lavoro per una società di servizi nell'ambito turistico. Ho un contratto del terziario, 4 livello. Da tanti anni ho la reperibilità notturna che al momento è suddivisa in periodi ciclici di 5 settimane. Per il tempo di reperibilità mi viene data un'indennità giornaliera e per garantire le ore di riposo tra tutti noi, la reperibilità parte la domenica ( tutto il giorno e la notte) e tutti gli altri giorni ( ore 19:00 - 8:00 del mattino) fino al sabato alle 9:00. Poi un sabato dalle 9 di mattina all 9:00 di mattina della
domenica. Apprezziamo tutti lo sforzo di voler garantire il riposo, ma quest'orario ci sta facendo impazzire. a complicare il tutto abbiamo 20 ore in ufficio distribuite nei giorni di non reperibilità.
La mia domanda è la seguente: Sarebbe possibile fare un turno unico di reperibilità di una settimana o 10 giorni continuativi? se fosse possibile, potrebbe essere associato a poche ore di ufficio, per esempio a 4/5 ore a settimana nei giorni di non reperibilità?
Grazie e saluti.
Gentilissimo
Giorgio,
la
domanda che ci pone richiede una risposta breve: se il
contratto di lavoro collettivo o aziendale permette ciò che viene richiesto,
sarà difficile ottenere qualcosa di diverso perchè, probabilmente, al datore di
lavoro va bene così. In ogni caso, se i rapporti sono buoni e Lei ritiene che
parlare del problema non creerà dissidi o interpretazioni errate, può parlarne
singolarmente o a nome di altri (che comunque devono essere totalmente
d'accordo) per trovare una possibile altra soluzione che vada bene ad entrambe
le parti.
Gli
accordi interni si possono sempre fare e, se non si fanno, è perchè una delle
due parti non vuole, appellandosi al contratto generale.
Ci
provi, tenendo presente che se la richiesta fosse singola (la Sua) otterrà
nulla perchè non potrebbe essere inserita in un contesto di altre condizioni
vigenti con altri lavoratori. Se però i lavoratori fossero tutti d'accordo,
portare avanti la richiesta potrebbe ottenere accoglimento.
Cordiali
saluti.
Pubblicato da consulente alle 01:11
lunedì 25 marzo 2013
PERIODO DI PROVA
Lettera firmata
(Milano)
Sono stato assunto in una societa' di Milano, in data
5/12/2012 con contratto a tempo indeterminato, terzo livello del commercio (2
mesi di prova), interrompendo lo stato di mobilita' ordinaria iniziato l'8
Luglio 2012. Al termine della giornata lavorativa del 1 Marzo 2013, senza
nessun preavviso,alle ore 17.45, sono stato convocato dal mio datore di lavoro
che mi ha consegnato la lettera di licenziamento per mancato superamento del
periodo di prova, con fine rapporto il 28 Febbraio 2012.
E' vero che non ho superato il periodo di prova?
E' corretto che io abbia lavorato il 1 Marzo e il termine del rapporto sia il giorno precedente?
Ad oggi 24 Marzo 2013 non ho ancora percepito lo stipendio del mese di Febbraio 2013, cosi' come le spettanze di fine rapporto (tredicesima,quattordicesima,ferie,liquidazione).
Grazie
E' vero che non ho superato il periodo di prova?
E' corretto che io abbia lavorato il 1 Marzo e il termine del rapporto sia il giorno precedente?
Ad oggi 24 Marzo 2013 non ho ancora percepito lo stipendio del mese di Febbraio 2013, cosi' come le spettanze di fine rapporto (tredicesima,quattordicesima,ferie,liquidazione).
Grazie
C'è
qualcosa di poco chiaro nella Sua
lettera, a meno che non vi sia stato un errore di battitura.
Lei
scrive d'essere stato assunto il 5
Dicembre 2012 con un contratto a tempo
indeterminato ed un periodo di prova di 2 mesi.
Il primo Marzo scorso è stato licenziato per non aver superato il
periodo di prova. Ma se è stato assunto
il 5 Dicembre, i due mesi di prova sarebbero dovuti terminare il 5 Febbraio. In
ogni caso, ammettendo che il periodo
terminasse il 28 febbraio, Lei avrebbe dovuto essere licenziato entro la sera del 28 Febbraio. Al
limite, semmai, avrebbe dovuto essere convocato il mattino del primo Marzo,
appena giunto in ufficio, e prima di iniziare il lavoro che comunque non avrebbe
dovuto fare. Questo secondo la prassi. Lei veda comunque la data scritta sulla
lettera e che presumibilmente sarà proprio del 28 Febbraio. Se Lei può
dimostrare con la timbratura del
cartellino e con testimoni che abbiano voglia di farlo, che il giorno 1 Marzo
Lei era normalmente al lavoro per tutta la giornata, senza che l'azienda dicesse nulla, credo che il licenziamento sia
molto discutibile.
In
questo caso, lei può rivolgersi ad un Patronato di un Sindacato qualsiasi per
chiedere maggiori informazioni ed eventualmente con un loro legale, procedere
contro l'azienda.
Questo
è ciò che è possibile fare. A parte, però, come più volte ho detto in passato,
varrebbe la pena riflettere per capire se valga o no cercare di essere
riassunto in un'azienda che, di punto in bianco e, a quanto scrive, senza
alcuna motivazione negativa in precedenza espressa, ha deciso di liberarsi di
Lei. Un eventuale riassunzione La vedrebbe in un ambiente certamente non
favorevole. Circa la Sua domanda sul fatto che sia vero o no che Lei non ha
superato il periodo di prova, non può saperlo alcuno se non lei stesso. Ha
avuto problemi di inserimento? Ha avuto richiami? Si è sentito poco portato per
il lavoro che doveva svolgere? A queste domande solo Lei può rispondere.
Infine,
circa il fatto che al 24 Marzo non abbia ricevuto ancora nulla, può dipendere
dal fatto che l'azienda chiude i conteggi del mese a fine mese, inserendo tutte
le percentuali dei periodi relativi alle altre voci. Attenda sino a fine mese e
poi si faccia vivo con l'azienda. Non c'è motivo per cui Lei non possa
chiedere. Veda
Lei cosa fare circa un eventuale ricorso o meno.
Pubblicato da consulente alle 23:41
domenica 27 gennaio 2013
BASTA RISPOSTE ?
A. R.
B. Lombardia
Ho sempre seguito questo spazio
che trovo interessante per tutta la vasta gamma di possibilità che vengono
analizzate. Da tempo però ormai non vedo più lettere e risposte. Non
proseguite? Non rispondete più? Sarebbe
un peccato.
Grazie
Caro amico, questo spazio è sempre attivo e siamo sempre a disposizione
di chi vuole aiuto. Noi non creiamo
lettere finte per mostrare che il blog è
seguito. Rispondiamo a chi scrive e lo faremo sempre. Se nessuno scrive
significa che per qualche motivo,
forse, è stato posizionato o posto in situazioni difficili per farsi
notare oppure che chi lo sfoglia trova
già in altre risposte ciò che gli serve.
In effetti, ciò che è stato pubblicato non ha scadenza. Le
situazioni che si vivono sono molto
spesso simili ad altre e le risposte hanno identico valore. Può darsi che
ognuno trovi già ciò che cerca. Basta sfogliare.
Se invece si vuole una risposta ad hoc, noi siamo ben disponibili a
darla.
Invitiamo comunque chi è curioso, a sfogliare il passato, anche non
recente, perchè sono disponibili suggerimenti utili a risolvere varie
situazioni di vita o lavorative.
Cordiali saluti
Pubblicato da consulente alle 22:50
sabato 20 ottobre 2012
E SE CI ACCONTENTASSIMO?
Lettera formata Giovanna (loc. non conosciuta)
Buonasera,
vorrei un'informazione
riguardo il mio lavoro, sono assunta a tempo indeterminato dal 2006, prima 2
anni come apprendista, poi, nel 2008 sono passata ad impiegata, mantenendomi in
busta la mansione di operaia livello 5B, nel gennaio 2010 rimango incinta e
come per magia in busta mi compare sotto la voce mansione
"impiegata", volevo sapere se, a oggi (ho fatto controllare la busta
solo ora), posso richiedere gli arretrati di stipendio e contributi, come
"prove" che testimonierebbero questa mia attività c'è l'indirizzo mio
aziendale, le mail con preventivi e ordini scambiate con clienti e fornitori,
la testimonianza di un ex collega che all'epoca c'era e l'assunzione di una
nuova ragazza che ha preso il mio posto in produzione oltre alla parola dei
vari clienti con i quali ho avuto a che fare personalmente occupandomi di
vendite e ordini.
In attesa di gentile risposta
porgo i miei saluti.
Mia cara,
ha mai sentito di quel
proverbio che recita: “chi si accontenta, gode?”
Glielo dico perchè a volte
occorrerebbe fare qualche riflessione
per capire, nel lavoro, cosa convenga e cosa no.
Se sia il caso di agire in un
modo piuttosto che in un altro. Se valga
la pena di dare battaglia o lasciar perdere. Se porta maggior vantaggio
litigare o accettare un a situazione che, comunque, non è negativa.
Se valga la pena mettere a
repentaglio un andamento che mi sembra sereno per iniziare un confronto che
inevitabilmente porterebbe ad una rottura.
Se Lei ritiene di potersene
andare altrove può benissimo fare un'azione contro l'azienda ma se non ha
altro, mi pare abbastanza folle perchè non credo che l'azienda poi La
ringrazierà.
Non capisco, lo dico con
chiarezza, il legame che Lei fa tra l'essere rimasta incinta con l'apparizione
“come per magia” del passaggio da operaia a impiegata.
Un altra persona forse
avrebbe preso quel passaggio come un riconoscimento. Mi sembra invece che Lei
l'abbia preso...male. Avrebbe preferito rimanere sempre con la vecchia
mansione?
Se Lei nel 2008 ha avuto il passaggio di mansioni
era in quel momento o nei mesi appena successivi che doveva chiarire con
l'azienda. Non l'ha fatto per due anni....
Faccia una riflessione: dal
2008 al 2012, in questi 4 anni Lei ha vissuto bene o male il Suo lavoro?
Se l'ha vissuto serenamente
perchè crearsi oggi problemi rancorosi
di rivalsa? E se invece ha vissuto male
questi 4 anni, sarà accaduto per altri motivi ma non certo per quella non variazione di mansione che neppure s'era accorta essere avvenuta.
Le piace la mansione attuale?
Sta bene sul posto di lavoro? Ha buoni rapporti e collabora? Se ha risposto si
a tutte e tre le domande perchè vuole crearsi problemi?
Ammesso anche che possa
ricevere arretrati (sappia però che per questo Lei deve aver avuto un aumento
nel momento in cui è passata a svolgere la mansione di impiegata. Se lo
stipendio è rimasto lo stesso, non vedo che arretrati possa volere) sappia che è sempre meglio non far
affidamento su colleghi per portare avanti le proprie cause. A voce tutti sono
disponibili; quando poi li convoca e quando quindi devono porsi contro il
datore di lavoro per fare un favore ad un altro.....si squagliano come neve al
sole e giustamente, perchè non si capisce il motivo per cui uno debba crearsi
un problema col datore di lavoro, testimoniando contro, in un
ambiente in cui deve vivere.
Non è forse possibile che il
datore di lavoro, a suo tempo, l'abbia passata nella posizione di impiegata
volendo verificare nel tempo, prima di variarLe la qualifica, se Lei fosse
stata idonea alla mansione, variandola
poi quando ne abbia avuto la certezza?
Se ha un altro lavoro
sottomano, chieda all'azienda ciò che vuole ma temo che dovrà andare in causa e
questa dovrà farla stando a lavorare da un'altra parte.
Veda Lei, però ricordi quel
buon detto popolare con cui ho aperto la risposta!
Cordiali saluti
Pubblicato da consulente alle 00:11
mercoledì 17 ottobre 2012
ACCORDI TRA
AZIENDE?
Lettera firmata
Napoli
Racconto la mia storia per avere un vostro parere
ed indicazioni utili per affrontare il problema.
Nel Novembre 2003 a causa di una forte crisi nel settore informatico sono uscito da una Multinazionale Americana con la quale avevo un contratto a tempo indeterminato settore metalmeccanico 7° livello.
A giugno 2004 ho accettato l’incarico presso società srl firmando un contratto co.co.co. fornendo la mia prestazione lavorativa come consulente informatico presso gli uffici di una grande azienda di Napoli in maniera continuativa fino ad oggi. Ho avuto in totale 11 contratti co.co.pro. fino a gennaio 2012 e poi un contratto a tempo indeterminato 6° livello.
Le mansioni nella grande azienda sono state dapprima quelle di Analista Programmatore e poi di Capo Progetto chiamato a gestire un gruppo di consulenti che nel tempo è cresciuto da tre fino a 12 consulenti per ridursi poi a due.
Per entrare in azienda è necessario timbrare il cartellino e tuttora ho l’utenza di posta elettronica aziendale attraverso la quale gli utenti comunicano direttamente con me le loro esigenze.
Le procedure informatiche di gestione delle applicazioni contengono come riferimento il mio nome e l’e-mail.
Le ferie sono concordate con la grande azienda.
Sono indicato come risolutore di anomalie nella procedura automatica del call center.
Attualmente sto partecipando a riunioni come elemento essenziale per il proseguimento di lavori.
Sono chiamato a presiedere in periodi festivi per attività urgenti.
E’ da considerare anche un aspetto quantomeno curioso che farebbe pensare ad un accordo tra varie società, a discapito dei lavoratori: alcuni mesi fa un collega della mia stessa società è passato ad un’altra società concorrente alla nostra (voci dicono appartenente alla moglie di un dirigente della grande Azienda) e continua attualmente a lavorare allo stesso posto, tale anomalia si sta ripetendo in questi giorni a favore di un’altra collega ed anche di un altro collega ancora.
Inoltre a giugno 2012 abbiamo partecipato ad una gara, indetta dalla grande azienda, per un progetto strategico, l‘abbiamo persa, a favore della società indicata prima, ma nonostante ciò un collega sta lavorando a tempo pieno per tale progetto lasciando a me le attività che prima svolgeva lui. Tutto fa pensare che ci sarà a breve un altro passaggio di società. Tali movimenti fanno presagire ad una scomparsa come fornitore della mia attuale società a favore di questa nuova società.
L’onorario corrisposto per la mia prestazione lavorativa è circa la metà di quello corrisposto da un pari livello interno svolgente la medesima attività.
Purtroppo temo per il mio futuro lavorativo a favore di persone dell’altra società oppure ad una proposta di passaggio sottostimata rispetto alle mie aspettative.
Sulla base di quanto descritto (tutto provabile con documenti firmati, testimonianze ed e-mail) qual è lo scenario possibile per vedere rispettati i miei diritti? E’ possibile pensare all’assunzione da parte della grande azienda perché si è in una condizione di appalto illecito? O cosa?
Cordiali saluti
Nel Novembre 2003 a causa di una forte crisi nel settore informatico sono uscito da una Multinazionale Americana con la quale avevo un contratto a tempo indeterminato settore metalmeccanico 7° livello.
A giugno 2004 ho accettato l’incarico presso società srl firmando un contratto co.co.co. fornendo la mia prestazione lavorativa come consulente informatico presso gli uffici di una grande azienda di Napoli in maniera continuativa fino ad oggi. Ho avuto in totale 11 contratti co.co.pro. fino a gennaio 2012 e poi un contratto a tempo indeterminato 6° livello.
Le mansioni nella grande azienda sono state dapprima quelle di Analista Programmatore e poi di Capo Progetto chiamato a gestire un gruppo di consulenti che nel tempo è cresciuto da tre fino a 12 consulenti per ridursi poi a due.
Per entrare in azienda è necessario timbrare il cartellino e tuttora ho l’utenza di posta elettronica aziendale attraverso la quale gli utenti comunicano direttamente con me le loro esigenze.
Le procedure informatiche di gestione delle applicazioni contengono come riferimento il mio nome e l’e-mail.
Le ferie sono concordate con la grande azienda.
Sono indicato come risolutore di anomalie nella procedura automatica del call center.
Attualmente sto partecipando a riunioni come elemento essenziale per il proseguimento di lavori.
Sono chiamato a presiedere in periodi festivi per attività urgenti.
E’ da considerare anche un aspetto quantomeno curioso che farebbe pensare ad un accordo tra varie società, a discapito dei lavoratori: alcuni mesi fa un collega della mia stessa società è passato ad un’altra società concorrente alla nostra (voci dicono appartenente alla moglie di un dirigente della grande Azienda) e continua attualmente a lavorare allo stesso posto, tale anomalia si sta ripetendo in questi giorni a favore di un’altra collega ed anche di un altro collega ancora.
Inoltre a giugno 2012 abbiamo partecipato ad una gara, indetta dalla grande azienda, per un progetto strategico, l‘abbiamo persa, a favore della società indicata prima, ma nonostante ciò un collega sta lavorando a tempo pieno per tale progetto lasciando a me le attività che prima svolgeva lui. Tutto fa pensare che ci sarà a breve un altro passaggio di società. Tali movimenti fanno presagire ad una scomparsa come fornitore della mia attuale società a favore di questa nuova società.
L’onorario corrisposto per la mia prestazione lavorativa è circa la metà di quello corrisposto da un pari livello interno svolgente la medesima attività.
Purtroppo temo per il mio futuro lavorativo a favore di persone dell’altra società oppure ad una proposta di passaggio sottostimata rispetto alle mie aspettative.
Sulla base di quanto descritto (tutto provabile con documenti firmati, testimonianze ed e-mail) qual è lo scenario possibile per vedere rispettati i miei diritti? E’ possibile pensare all’assunzione da parte della grande azienda perché si è in una condizione di appalto illecito? O cosa?
Cordiali saluti
Egregio P.,
ho letto bene la Sua lettera per comprendere a fondo la situazione dato
che, in alcuni punti, non è ben chiaro qualche passaggio.
Ad ogni buon conto, sperando
d'aver compreso, Le rispondo.
Lei si trova dal 2004 nella stessa azienda. Prima con accordi co.co.co per poi esser assunto.
Evidentemente sa operare bene se da Analista è divenuto Capo Progetto
con 12 consulenti che rispondono a Lei. Non so perchè poi questi si siano
ridotti a 2 ma Lei opera in un settore in cui queste variazioni sono all'ordine del giorno e quindi credibili, operando su progetti.
Da ciò che scrive, l'azienda in cui opera La tiene in considerazione
facendoLe gestire direttamente i contatti
con i clienti, per le loro esigenze,
sia indicandoLa come risolutore di anomalie nelle procedure. Partecipa
inoltre ai meeting, come elemento essenziale per i lavori che svolgete.
Il fatto di fare inoltre riferimento a Lei per eventuali urgente anche
nei giorni festivi, conferma quanto detto.
Sin qui tutto bene. Dov'è allora il problema?
C'è qualcosa che non Le è chiaro e che Le crea dubbi. Mesi fa un collega è passato ad una società concorrente.
Capita.
Ciò che fa rizzare le orecchie però è il fatto che nei giorni scorsi
altri due colleghi hanno deciso di passare dall'altra parte.
Inoltre quest'altra azienda
sembra essere della moglie di un Vostro dirigente, e ciò La lascia perplesso.
I progetti a cui partecipate vengono vinti da quest'altra società e, mi
par di capire che, malgrado questo, qualcuno da Voi sta lavorando ad un progetto vinto dall'altra e
che comunque non dovrebbe interessarvi.
Un po' di confusione, certo, ma vede, anche queste sono cose che
possono capitare.
Nel mercato nasce un'azienda che può essere del tutto estranea così
come può nascere un'azienda in cui sono coinvolte persone facenti parte della
Sua.
In entrambi i casi, la nuova azienda
cercherà sul mercato persone idonee ed andrà a cercarle dove pensa di
trovarle.
Se la nuova azienda è di un familiare della Sua, sarà facile pescare
lì. Ma può capitare che sia estranea a
tutto e tutti. Cerca un collaboratore e
lo trova. Costui si trova bene e lo dice
agli ex colleghi. Così, quando ce ne bisogno, magari è lui stesso ad avvisarli
per portarli con sé.
Ai Suoi occhi può apparire una macchinazione della proprietà ( e
potrebbe essere) ma potrebbe davvero
essere andata come sto scrivendo.
Certo, c'è una società che sta svuotandosi a favore di un'altra. E può capitare anche questo:
che la proprietà sia la stessa e che ciò venga fatto ai fini di ridurre
il fatturato, dividendolo tra le due aziende, per riuscire ad avere un carico
fiscale minore.
Lei scrive che l'altra società
pare essere della moglie di un dirigente e non del proprietario.
Sto pensando che se Lei è al corrente di questo, lo saranno anche tutti
gli altri in azienda, proprietà compresa. Trovo
perciò strano che il proprietario si lasci svuotare l'azienda di
personale e fatturati da un dirigente.
E' più logico pensare ad una suddivisione per altri motivi.
Suddivisione che arrivi a comprendere anche il personale. Un po' di elementi
qui, ed un po' là.
Se poi questi movimenti siano
indirizzati a far scomparire la società in cui Lei opera, non lo saprei; so
invece che, anche se fosse, Lei non può proprio farci nulla. Ci sono cose che
vanno al di là di ciò che si vorrebbe e, se non si nella stanza dei bottoni,
si può solo prenderne atto.
Lei poi scrive: “L’onorario corrisposto per la mia prestazione
lavorativa è circa la metà di quello corrisposto da un pari livello interno
svolgente la medesima attività.” Non
è molto chiaro ma credo Lei intenda che chi svolge la Sua stessa mansione
nell'altra società guadagni il doppio di
Lei.
Se è così, si spiega anche il motivo per cui Lei viene tenuto da questa
parte, anche se mi pare strano che per la stessa mansione un collaboratore venga addirittura pagato il
doppio.
Lei teme per il Suo futuro lavorativo ed anche per un eventuale
passaggio sottostimato. Ed è questo che
non capisco. Se dall'altra parte pagano il doppio perchè dovrebbero passarLa
sottostimandoLa? Semmai, nel passaggio, Lei dovrebbe avere uno stipendio pari
agli altri, ossia il doppio.
Mi pone infine domande a
cui non si può dare risposta.
Se ad oggi nessuno Le ha contestato qualcosa non vedo il motivo
per azioni che facciano rispettare i
Suoi diritti. Non sono stati calpestati; nessuno Le ho tolto
qualcosa.
Vorrei anche dirLe che se l'azienda venisse svuotata lentamente per poi chiudere, sarebbe comunque difficile
far valere un diritto anche se Lei venisse poi licenziato.
Dovrebbe avere in mano documenti certi
che attestino la proprietà dell'altra azienda all'attuale proprietario
di quella in cui opera, dimostrando che questa è stata volutamente svuotata.
In questo caso potrebbe ritenersi parte lesa. Ma...mi creda, sarebbe davvero difficile portare avanti un
discorso simile a meno che il gruppo di lavoratori in questa situazione non sia almeno un centinaio.
Purtroppo certe situazioni che
non dipendono dal lavoratore sono molto
dure da gestire. Se Lei ritiene di sentirsi in pericolo, come dico sempre,
prima di ritrovarsi su un marciapiede, inizi a cercare altro.
E' spesso la cosa migliore per rasserenarsi e sentirsi più sicuri.
Chiede infine se sia possibile pensare alla Sua assunzione da parte
dell'altra azienda. Certo è possibile ma
se quest'altra non lo fa....
Forse Lei serve ancora lì dov'è.
Le direi di provare a
parlarne con il proprietario, spiegando
i Suoi dubbi sul mantenimento del posto di lavoro e sul fatto che alcuni siano
passati dall'altra parte svuotando
questa.
Le direi di farlo ma non conosco l'ambiente, i rapporti che esistono e
quindi devo essere cauto.
Sta a Lei che vive lì dentro sapere se può muoversi e sino a che punto.
Mi spiace non poterLe dire altro.
Le auguro di risolvere i Suoi dubbi.
Pubblicato da consulente alle 01:19
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