Ricerca personalizzata

venerdì 29 luglio 2011

MI PAGHERANNO?

Roberto (loc. n.c.)

Sono Roberto, volevo fare una domanda.
Ho un contratto a tempo determinato, è non sto lavorando da circa due mesi, per problemi inerenti l'azienda per cui lavoro.
Volevo sapere lo stipendio lo percepisco lo stesso?
Grazie.

Caro Roberto,
se me lo chiedi vuol dire che non lo stai percependo. Se l'azienda non Ti sta pagando significa che deve davvero avere grossi problemi. Comunque, se mettiamo a parte questo, il contratto prevede pari condizioni di trattamento tra coloro che operano con contratto a tempo determinato e chi lavora a tempo indeterminato. Ovvero, se viene pagato uno stipendio, viene pagato a tutti.
Questo però significa poco (secondo me) perchè se il lavoro manca ed i soldi non sono in cassa, l'unica parità di trattamento è che possa non prendere nulla Tu come chi ha un contratto a tempo indeterminato.
Non sarebbe il primo caso. La storia è piena di aziende che, non lavorando hanno chiuso. Il fallimento permette di vendere ciò che resta e con questo vengono pagati i dipendenti e successivamente i debiti verso i creditori.
Non so da quanto tempo Tu operi in questa azienda e se quindi Ti trovi in periodo di prova o meno e nemmeno so se il Tuo contratto, in fase di assunzione conteneva inserite clausole particolari che solo Tu puoi verificare. Se non ci fosse nulla di tutto questo, sei alla pari di tutti gli altri lavoratori.
Ti auguro che la situazione si risolva.

mercoledì 6 luglio 2011

NUOVA IDEA DI VENDITA

Marco Torino

Salve,
Le scrivo per esporLe alcuni quesiti su un’idea commerciale che vorrei concretizzare.
Mi chiamo Marco, e sono della provincia di Torino.
Ho avuto l’idea, l’intuizione, ma ora non so come muovermi. Come sempre accade, dall’idea alla sua realizzazione ci passa l’oceano!!!…Nulla di nuovo o di eccezionale intendiamoci, semplicemente (e qui, le illustro l’idea, chiedendoLe ,per quanto possibile e solo se lo riterrà necessario, di non pubblicare tutti i particolari) allestire un’attività di vendita oggetti destinati all’arredo d’interni, esterni, di design, quadri, suppellettili, gioielli e qualsiasi altro oggetto derivante dall’artigianato artistico italiano ed estero con la formula (omissis)
Sostanzialmente si tratterebbe di un negozio di articoli vari ma la caratteristica fondamentale
è il non dover affrontare la spesa (omissis) Cosa non da poco!
A veder bene non è altro che un’attività tra (omissis) e una (omissis), ma con oggetti nuovi e artigianali.
Ho pensato che un’attività del genere possa essere vantaggiosa per me, che non devo affrontare la spesa di (omissis) e per il produttore che ha una vetrina per esporre e farsi conoscere, anche perché l’idea è quella che (omissis).
Ma veniamo ai miei dubbi…
In rete ho trovato alcune informazioni sul sistema (omissis)

Vi chiedo quindi innanzi tutto: secondo voi è fattibile un’idea del genere?

Molti francising nel campo della moda offrono i prodotti ai loro partner con questo sistema,ma a monte ci sono aziende produttrici, che hanno tutte le autorizzazioni necessarie per produrre e pagano anche le tasse

E in ultimo, ma non per importanza, come mi devo muovere?come faccio a sapere se il progetto piace, e quindi se esistono dei potenziali fornitori prima di avere la disponibilità di un locale?il rischio è di stipulare un contratto di affitto e avviare la procedura di inizio attività (partita iva ecc.)per poi accorgermi che l’idea non piace (il rischio c’è…d’altro canto il produttore dovrebbe rinunciare ad una fetta del suo guadagno, almeno il 30% che corrisponde alla mia provvigione )
Grazie mille per l’aiuto.
Marco


Caro Marco,
come vede la Sua lettera è stata ampiamente tagliata, al punto che forse chi legge non riuscirà a comprendere di cosa stiamo parlando. Poiché però Lei lo chiede lo faccio volentieri anche perchè l'idea, pur non essendo forse totalmente nuova, è giusto che non Le venga copiata dandoLe almeno il tempo di divenire un apripista.
Credo che esista già qualcosa di questo genere fatto o tentato in passato ma ogni attività può essere variata, aggiustata, sviluppata e se Lei mettesse in atto il Suo piano, certamente farebbe qualcosa di creativamente nuovo.
Il tipo di rapporto che vorrebbe instaurare coi produttori non è nuovo. Comunque ogni collaborazione (uno che produce e Lei che vende) può essere attuata senza problemi purchè.....entrambe le parti siano a posto con le leggi fiscali.
Non è sufficiente che Lei abbia una partita IVA e versi regolarmente tutto il dovuto. Anche coloro che le procureranno le merci dovranno avere una partita IVA e scaricare regolarmente con bolla la consegna della merce. Sulla bolla dovrà essere segnato il tipo di vendita (Lei capisce) e regolarmente dovrà, a tempo debito, regolare la situazione.
Su questo qualsiasi Commercialista Le saprà dare tutte le informazioni del caso.
Se il Suo fornitore dovesse essere un semplice hobbista non potrà fare quello che Lei vorrebbe. Oggi non esistono più nemmeno nei mercatini dell'usato gli hobbisti che vendono senza scontrino fiscale.

Proseguendo: mi piace l'idea di presentazione a cui accenna all'inizio della lettera e mi piace l'idea in generale.
Ha, come tutte le idee che contengono qualcosa di innovativo, una parte di aleatorietà che però non può essere eliminata e che fa parte del rischio d'impresa.
Infine, mi chiede cosa dovrebbe fare per iniziare.
Personalmente non affitterei ovviamente alcun locale e non aprirei alcuna partita iva. Prima di questo dovrebbe esserci una fase di studio, di analisi dei costi e di presa contatto con i potenziali fornitori per spiegare cosa vorrebbe fare e cosa chiede loro.
In pratica, diciamo che dovrebbe mettere su carta tutti i possibili costi a cui andrebbe incontro: apertura partita iva, gestione e spesa commercialista e, dopo un'analisi attenta sul luogo di potenziale apertura del punto vendita, informarsi dei costi dell'affitto e delle spese collegate (tasse comunali, assicurazioni, luce e gas ed una miriade di altri impegni).
Queste spese vanno aggiunte alle prime per fare un business plan (anche se molto semplice) in modo d'avere ben chiaro l'impegno sicuro di spese mensili a cui andrebbe incontro. A queste potenziali esborsi deve aggiungere ciò che Lei vorrebbe guadagnare (calcolando che sul Suo guadagno dovrà poi pagare le tasse).
A questo punto Lei arriverà ad un totale che dovrà assolutamente entrarLe in tasca attraverso la vendita.
Poiché Lei venderà cose diverse dai costi diversi, dovrà valutare il potenziale mercato relativo ad ogni singolo settore di prodotti per capire quanti oggetti dovrebbe vendere per rientrare e coprire i Suoi costi e guadagno.
Chiaramente, la vendita dei prodotti è subordinata al posizionamento del punto vendita. In altri termini: se vende oggetti raffinati dal costo elevato avrà maggiori possibilità di sviluppare il lavoro in centro città (Torino). Di contro, se dovesse aprire un punto vendita in un paese della cintura o comunque in una realtà di non eccessiva presenta di alto-spendenti, anche i prodotti offerti dovranno essere proporzionati alla tipologia del potenziale acquirente.
Si faccia un elenco dei settori o dei prodotti che possono interessarLe. Cerchi poi i possibili produttori contattandoli, come detto in precedenza, spiegando loro cosa vorrebbe fare, facendo capire l'opportunità di collaborare proponendo un accordo di vendita al 50% dell'incassato e spiegando loro la tecnica che Lei ha scritto a me e che non ho pubblicato.
Se Lei è un bravo venditore d'idee, potrebbe riuscire a passare loro l'entusiasmo di questa idea e dell'opportunità che Lei potrebbe dar loro.
Potrebbe anche iniziare a farsi consegnare (in conto visione) qualche articolo dicendo che Le servirà per iniziare una fase di test per verificare l'idea sul campo.
Con questi prodotti in visione potrà coinvolgere amici, conoscenti e, ancor più importanti, illustri sconosciuti senza vincoli di amicizia e quindi più liberi d'esprimersi, mostrando loro gli oggetti per capire se suscitano interesse.
Da questi contatti (più sono, meglio sarà) potrà farsi un'idea sulla fattibilità del Suo progetto e sui numeri che potrebbero uscirne.
Se tutto va come vorrebbe, parta. Se dovesse avere dubbi o ritenere che comunque non riuscirebbe a vendere con continuità (perchè anche questo è importante) si fermi e decida se interrompere o prendere tempo per studiare meglio il progetto.
In bocca al lupo!

lunedì 27 giugno 2011

PAROLE E CERVELLO

F. L. (nord Italia)

Ho davvero bisogno di un aiuto perchè mi sto trovando in una situazione difficile. Vi dico subito perchè.
Lavoro come venditore nell'azienda XXXXXX. Tutto bene. Sono contento ma non mi pare essere contento il mio capo che mi accusa spesso di non pensare bene a ciò che dico ai clienti, prima di dirlo.
Io non credo di fare nulla di sbagliato. Per non avere problemi dico sempre la verità; quello che penso e così non mi potrò mai trovare un domani con qualcuno che possa dirmi che avevo detto una cosa per un'altra. Forse non mi so spiegare bene ma spero che mi capiate.
Non credo di dire fesserie ma il mio capo dice che alcune cose, anche se vere, non andrebbero dette perchè potrebbero essere fraintese. Insomma, mi dice che è meglio dire balle piuttosto che essere sinceri.
Io non la penso così. Ho cercato di correggermi quando esco con lui, ma quando sono solo proseguo come mi sento perchè sto più tranquillo.
Adesso però nasce la situazione che quando il mio capo viene con me inizio a pensare a come comportarmi visto che c'è lui e alcune volte faccio più casini di prima.
Cosa posso fare?
Vi ringrazio.


Caro F.L.,
cosa puoi fare? Devi cercare di abituarTi a stare attento a ciò che dici ma prima di questo devi essere certo, dentro di Te, che quanto dici può creare un danno se lo dici senza magari edulcorare qualcosa.
Purtroppo, ed è il guaio di tanti che scrivono, non approfondisci ed io mi trovo a non poter dare risposte precise.
Presumo però che il Tuo Capo Ti riprenda perchè in fase di trattativa Tu te ne esci con verità che, anche se non dette, non avrebbero creato disagi mentre, nel dirle, potrebbero crearne.
Dire che il Tuo prodotto è migliore, ad esempio, va bene. Dire che il Tuo prodotto è migliore di ZZZZ in quanto questo fa schifo o è pericoloso o costa molto più di quanto vale, beh, forse è la verità ma non è corretto dirla. Riesco a farmi comprendere?
Non sempre dire la verità è giusto perchè noi non sappiamo cosa viene valutato giusto o meno nella testa di chi ascolta.
Quando parliamo non dobbiamo mai farlo per noi stessi ma per chi abbiamo davanti. Siamo certi che chi ascolta riesce a capire esattamente cosa vogliamo passargli? Spesso non avviene e nascono i guai.
Ecco, forse è questo il motivo per cui il Tuo Capo dice di stare attento a parlare.
Ora Ti racconto un fatto che chiarirà molto bene tutto questo.
Un giorno mi trovavo in un centro commerciale. Bighellonavo in attesa di entrare in una libreria. Vengo attratto da una gelateria che presenta molto bene la propria produzione. Mi avvicino alla cassa ma non c'è nessun addetto. Aspetto che qualcuno si presenti. Dopo qualche minuto vedo arrivare una commessa che spinge un carrello frigo. Mi chiede scusa. Entra nel banco trascinandosi il carrello da cui poi toglie numerosi cestelli pieni di gelato appena prodotto.
Inizia e prelevarli ed a posizionarli nei vari scomparti.
Finalmente termina ma nel frattempo avevo avuto modo di chiedermi dove mai venissero prodotti quei gelati. Evidentemente, pensavo, non in quel luogo: forse in città.
Mi sta servendo quando mi viene spontaneo domandarle per curiosità dove mai venissero prodotti i gelati.
Mi guarda serenamente e risponde: “li facciamo là, vicino all'uscita. Dove ci sono i gabinetti” .
“Non lo sapevo” mi esce di dire. E Lei, ancora: “ Si proprio li ai gabinetti. La porta a fianco, dove c'è scritto privato. Abbiamo lì il laboratorio”
Ecco, vedi. Quella ragazza non ha detto nulla che non fosse vero e nemmeno nulla di trascendentale. Esistono dei gabinetti e, separata da un muro, un'altra attività. Un altra entrata.
Si può dire che quella ragazza abbia detto una fesseria? No, certo. Forse ha solo detto qualcosa che poteva non dire ma per far questo avrebbe dovuto Lei, per prima, capire che un collegamento gabinetti-gelato avrebbe potuto essere infelice.
Ma certamente Lei non riteneva esserlo. Del resto, è vero, di qua si fa una cosa e al di là del muro, un'altra. Non sono mai le parole ad avere un significato ma siamo noi (o meglio, il nostro cervello) a dare un significato alle parole.
Quando parliamo quindi, mio caro amico, sta a noi pensare se quello che diciamo può essere recepito nel giusto modo o se può creare dubbi o problemi. Non possiamo solo dire la verità. Dobbiamo dire una verità che non possa essere male interpretata.
Il messaggio inviato era vero e chiaro. La codifica che il mio cervello ha fatto, abbinando i termini “gabinetti con gelato” ha dato come risultato un avvertimento. Il mio cervello ha drizzato le antenne ed ha fatto presente che i due termini, naturali e perfetti se presi a sé, messi vicini .....gli stavano creando qualche incertezza.
Che vuoi che dica: quando passo davanti a quella gelateria immediatamente ho l'associazione dei due termini. So che è sbagliato ma, se non sento una impellente necessità, preferisco acquistare un gelato altrove.
Vedi cosa può portare, a volte, l'uso ingenuo di parole o situazioni del tutto naturali?
Tienine conto.
Cordiali saluti.

giovedì 16 giugno 2011

ALLENARE LA MENTE

Fabio C. (Lombardia)

Non sapevo esistesse la possibilità che date. Vi ringrazio perchè sono arrivato casualmente sul blog ed ho visto che state facendo un servizio strepitoso.
Io sono giovane; ho 26 anni e sono un venditore per la Lombardia di un'azienda piuttosto conosciuta. Ho iniziato il mio lavoro a 22 anni e quindi da quattro lo svolgo.
Devo dire che ho sempre avuto buoni risultati tanto che sono apprezzato in azienda. Io ho però un problema che ancora non è uscito ma che prima o poi verrà fuori e mi obbligherà ad un cambiamento di società.
Ecco il problema. Quando sono entrato, la situazione della zona era a terra. Chi mi aveva preceduto aveva fatto idiozie e dunque il mercato e la clientela stavano abbandonando la società.
Io sono riuscito a riprendere molti ex clienti ed a farne di nuovi. Tutto bene. Pacche sulle spalle e premi. Io ero gasato ma poi, e non so perchè, le cose sono cambiate.
Dove pensavo di fare un bell'ordine, non lo facevo. Il nuovo cliente che era già praticamente fatto, non acquistava. Chi pensavo fosse contento, mi diceva che non lo era. Così ho cominciato ad avere paura.
Quando andavo da un cliente immaginavo che avrebbe fatto difficoltà e così accadeva. Andavo da un cliente che mi aveva detto più volte no. Entrando mi dicevo: mi ha sempre detto no, voglio vedere oggi che farà. Ed anche quel giorno era un no. Avevo appuntamento presso un gruppo che aveva sempre avuto problemi e mi dicevo: hanno sempre avuto rogne, vediamo se oggi comprano. E non comperavano.
Ecco, il problema è questo.
Da circa sei mesi le cose vanno in questo modo. Non con tutti, ma con diversi ed altri si stanno aggiungendo. Sembra d'avere la sfiga che mi segue e non sono più tranquillo. Perchè accade questo? Che cosa faccio che non capisco?
Ammetto di essere angosciato sin da quando esco di casa. Vorrie tanto un aiuto e sarei disposto anche ad un incontro purchè mi aiutiate.
Vi ringrazio.



Caro Fabio,
lo scopo del blog è di aiutare tutti i giovani che hanno bisogno e non certo quello di attirarli ad incontri privati per poi spillare soldi.
Quello che potrei dirTi in un colloquio, lo posso dire qui, senza problemi.
Nel lavoro, come nella vita, esiste una stretta correlazione tra la fiducia che si ha in se stessi ed i risultati che verranno.
Sempre, le persone arrivate a grandi responsabilità hanno mostrato una enorme fiducia in se stessi e continuano a mostrarla ancor più, dopo. Aver fiducia nelle proprie capacità aiuta ad affrontare i problemi ed a superarli meglio.
I nostri pensieri, caro Fabio, influenzano le nostre azioni, eccome! Pensa bene e farai bene. Pensa positivo e tutto andrà meglio.
Ma come fare? Esistono diversi metodi ma la base di tutti è questa:
Sviluppare un adeguato dialogo interiore con se stessi, che significa imparare a parlare dentro di sé, con pensieri che possano condizionare gli atti ed i comportamenti.
Il pensiero positivo rassicura, ci dà forza, ci calma, permettendoci di affrontare i problemi con una serenità che aiutano la soluzione dei problemi stessi.
Se Tu inizi a dar spazio, dentro Te, ai pensieri negativi (che detto tra noi sono i primi a venirci in mente) non uscirai più da un vortice di situazioni negative. Pensare “sarà difficile che ce la faccia” è come garantirsi che davvero non ce la si farà.
Il cervello andrà immediatamente a pescare nella memoria le situazioni negative che in passato hanno già coinvolto quello stesso momento e Ti spiattellerà la soluzione negativa esattamente come in passato ed esattamente come Tu l'hai pensata in quel momento.
Ma probabilmente il cliente dove Ti trovi e dove stai pensando “sarà difficile che ce la faccia” un giorno o per un certo periodo ha acquistato. Allora Tu, parlando con Te stesso, non tirar fuori “che non ce la farai” ma arriva con la mente a quando il cliente acquistava e Tu facevi ottime cose ed a quel punto inizia a pensare: “oggi devo esattamente gestire la cosa come quando vendevo bene. Sono certo del risultato”
Vedrai che le cose andranno meglio.
Ovvio che non potrai arrivare immediatamente ad un risultato positivo totale perchè, per questo, occorre che “tu riesca a parlare con Te stesso molto bene”.
Dovrai cioè sviluppare la capacità di un continuo (dico continuo) dialogo interiore positivo in cui rivedrai sempre le positività delle situazioni in cui Ti sei trovato a gestire con successo i problemi.
Inizia il mattino, quando esci di casa, dicendoTi: “oggi sarà una giornata favolosa.” oppure “ oggi porterò a casa ordini e successo”.
Poi, da quel momento, non perdere nemmeno un attimo senza dialogare con Te stesso. RicordaTi sempre le cose positive che hai fatto in passato; i successi ottenuti, ed i premi che questi Ti hanno fatto vincere.
Ricorda: se pensi di fare qualcosa di bello non parlarTi dicendo “oggi non penso di fare errori” oppure “oggi non sbaglierò nulla”.
Togli, elimina quel “non” dai Tuoi pensieri ed arriva, per abitudine a pensare: “ oggi farò tutto perfettamente bene” .
In questo modo aiuterai il cervello a non andare in tilt nel trasformare in positivo un ragionamento che inizia negativamente.
RicordaTi che più svilupperai queste tecniche di ragionamento positivo e maggiore sarà la possibilità che Tu riesca ad eliminare per sempre la fase negativa. Devi essere costante a sviluppare la mente come faresTi col corpo se Tu fossi uno sportivo.
Ti potrà apparire strano ma se rifletti, vedrai che non è così. Quante volte hai visto in TV un atleta, che si stava preparando ad una partenza o ad un salto, parlare con se stesso muovendo apertamente le labbra come se parlasse ad altri?
In quel preciso momento quell'atleta stava semplicemente parlando al proprio cervello, spiegandogli cosa avrebbe fatto e magari riportandolo a situazioni precedenti di gare in cui già aveva vissuto la stessa situazione.
Concentrazione e visione interiore della situazione positiva.
Ora Ti racconto una cosa che non ho mai detto a nessuno.
Io gioco a golf. E' un passatempo, terribile ed impossibile ma proprio in questo sta la sua bellezza. Molte volte mi trovo in campo e la mente è altrove. Oppure sto pensando al gioco semplicemente come un gioco. Non do cioè peso sufficiente a ciò che faccio perchè possa farlo bene. Ed i risultati ovviamente sono pari all'impegno.
Non ho un motivo per concentrarmi all'inverosimile: mi rilasso. Ed il golf punisce immediatamente. Mi arrabbio, spaccherei i ferri ma poi, dopo un bel sospiro, uso una tecnica mentale positiva e le cose cambiano.
Che faccio? Immagino di non essere il giocatore ma di essere il maestro. Mi pongo cioè nella condizione di “spiegare” il tiro che andrò a fare, ad un potenziale allievo che mi sta a guardare.
Così, gli mostro come ci si mette sulla palla, gli mostro come deve impugnare bene il bastone, come controllare la traiettoria e focalizzare dove si vuole che la palla arrivi; gli spiego come andrà effettuato quel particolare tiro....insomma, faccio lezione ad un altro che esiste solo nella mia mente. Poi tiro e tutto va perfettamente bene, esattamente come avevo spiegato.
Perchè questo? Semplicemente perchè nel pormi come maestro che insegna, sono obbligato a fare attenzione a tutte le cose che vanno pensate prima del tiro e, volendole insegnare a quel fantomatico amico inesistente, voglio pure fare bella figura.
E' vero che le stesse cose possono essere pensate anche senza tutta questa manfrina, ma i risultati non sono affatto uguali. Il maestro, insegnando, ha una responsabilità.
Così, molto spesso, mi ritrovo a parlare da solo. Spiego all'amico invisibile cosa deve fare e come farlo eppoi glielo mostro.
Ti ho raccontato questo fatto personale perchè ritengo sia molto utile anche a Te. Prova a divenire insegnante di vendita; maestro di qualcuno che è nella Tua mente.
Non partiresTi mai dicendogli “oggi vediamo se per caso riusciremo a far qualcosa” ma gli diresTi “oggi Ti insegno davvero tanti trucchi per vendere bene”.
Poi, strada facendo, raccontagli cosa dovrà fare per riuscire. Digli poi che per aiutarlo inizierai Tu a mostrargli come fare.
Continua ad avere questo atteggiamento ed anche davanti al cliente pensa di avere a fianco il Tuo fantastico amico che Ti guarda per imparare ad ottenere strabilianti successi.
Vedrai che davanti ad ogni possibile ostacolo, troverai immediatamente modo di venirne fuori abilmente, non tanto per fare la vendita quanto per “far vedere al Tuo amico che sei riuscito perfettamente a gestire la cosa e che lui dovrà fare come Te”.
E se uscendo dal cliente Ti sentirai dare una pacca sulle spalle e girandoTi non vedrai nessuno, sorridi. E' il Tuo amico che si congratulerà con Te.

sabato 11 giugno 2011

FACCIO UNA VERTENZA?

Buonasera

Mi chiamo T. ,ho quasi 32 anni e sono assunto come apprendista presso uno studio commerciale dal Dicembre 2008 (per cui manca poco al termine del contratto) come impiegato contabile. La problematica che ponevo alla Vs. attenzione riguarda i margini di manovra a mia disposizione per una eventuale vertenza sindacale nei confronti dello studio presso il quale lavoro:in questi 2 anni e mezzo,ho fatto praticamente di tutto, quasi il consulente del lavoro, poichè quest'ultimo,vive e lavora a circa 300 Km di distanza da dove si trova lo studio (è legale ciò?):il padre di questo consulente, al quale è segnato lo studio,dovrebbe essere il mio tutor ma da quando lavoro lì dentro l'avrò visto sì e no 15 volte (la sede principale è in una città ed io lavoro in una sede secondaria distante circa 20 Km). Di attività formativa nemmeno l'ombra:il programma di paghe che utilizziamo lo abbiamo imparato grazie ai tecnici dell'azienda distributrice, perchè il consulente nello studio dove lavora ne usa un altro... La sua consulenza verso di me si limita ad una telefonata
giornaliera di circa 10 minuti, mentre in macchina si reca al lavoro dopo la pausa pranzo... Per non parlare che nel mio primo anno e mezzo di lavoro non mi venivano pagati gli straordinari: solo da Aprile 2010 fu introdotto il marcatempo (sì sì abbiamo il timbro del cartellino come in fabbrica) e allora non si sono più potuti esimere. Ormai sono arrivato ad un livello di sopportazione prossimo allo zero e,anche se comprendo che ho ben poco dalla mia per una vertenza, volevo conoscere una Vs. opinione sulla questione. Oltretutto la collega che si occupa con me di buste paga è in maternità e fino ad anno nuovo non rientra ed io mi ritrovo a gestire circa 90 ditte con tutto quello che ne può conseguire(non vi parlo di quanti 770 dovrò fare, ma si parla di numeri a 3 cifre) Sicuro di una Vs. risposta, Vi ringrazio per l'attenzione concessami
Cordiali saluti
T.


Mio caro T.,
facciamo la vertenza o no? La risposta la dai Tu stesso nella lettera che invii.
Noi abbiamo due modi di affrontare un problema. Uno è negativo e l'altro no. Malgrado la possibilità di guardare positivo, la prima reazione quasi naturale è di concentrarsi su ciò che è negativo e quando parlo di negativo intendo una situazione faticosa da gestire, noiosa, stressante e spesso assolutamente non certa nei risultati a favore.
Tralasciamo molte volte di guardare le cose prendendo le positività che in esse possono esserci.
Hai raccontato tutte le peripezie che Ti vedono protagonista; hai captato le negatività in ogni comportamento dei Tuoi Capi, dici d'essere arrivato ormai al limite della sopportazione e vorresTi fare una vertenza sindacale.
Non dici (o io non capisco) se al termine del Tuo contratto che sta arrivando alla fine sarai confermato o sai già che verrà chiuso.
Questo è importante perchè se sarai confermato non vedo il motivo di inserire, nel rapporto che continua, una vertenza sindacale che, credimi, non potrà certo favorire i rapporti futuri ne facilitare la collaborazione.
E se invece sai già che non verrai confermato, perchè creare una vertenza ( ammesso che vi siano le valide motivazioni) che durerà qualche anno e che Ti porterebbe a pensare a situazioni che vorresTi cancellare dalla mente?
Mi rendo conto che quando subiamo situazioni che riteniamo torti nei nostri riguardi vorremmo farla pagare cara a chi ce li procura ma le ripicche, le piccole guerre, le vittorie di principio non hanno mai portato a nulla. Non so in quale realtà cittadina svolgi il Tuo lavoro ma è certo che queste informazioni viaggiano e magari potrebbero danneggiarTi in futuro.
Coloro che dovrebbero insegnarTi, non insegnano; l'attività formativa è rimasta sulla carta; gli straordinari non esistevano: stai descrivendo, purtroppo, la realtà quasi totale di questo mercato del lavoro, quindi non meravigliarTi.
Dovremmo prendercela con chi ha inventato questi contratti ( o comunque li ha accettati) evitando poi di controllare. Ma si sa, una mano lava l'altra ed un piacere verrà sempre ripagato.
Personalmente poi non credo che vi siano i presupposti per ottenere soddisfazione. Non vi sono situazioni tali da far si che i Tuoi datori di lavori debbano pagare, eppoi, pagare cosa?
Vediamo ora la Tua situazione, come ho detto all'inizio, in termini positivi.
Se Tu fossi entrato in quell'ufficio e Ti avessero affidato un compito preciso, oggi forse saresTi nella condizione di non poterne più di passare otto ore al giorno o più sempre sullo stesso problema, senza ampliare le Tue conoscenze.
Invece Ti ritrovi, come scrivi, ad avere esperienze significative in diversi settori o mansioni tanto da poter fare quasi il consulente del lavoro. E dici poco?
Ecco cosa manca spesso nei giovani: la capacità strategica di vedere oltre.
A meno che la Tua massima aspirazione non fosse o non sia di rimanere dove sei, dovresTi addirittura ringraziare chi, pur creandoTi problemi, Ti ha messo nella condizione di aver fatto esperienze così importanti. Tanto importanti da permetterTi quando lo vorrai di guardarTi attorno e venderTi al meglio nei vari settori in cui hai fatto esperienza.
Sei stanco di stare dove sei? Ne hai le tasche piene? Bene: mettiTi sul mercato. Contatta qualche agenzia di ricerca personale ed offri la Tua capacità per nuove e più profittevoli posizioni.
Guarda le inserzioni sui quotidiani, cerca in rete. Quando uno è preparato ed ha buone esperienze maturate è giusto che si guardi attorno per migliorare il proprio futuro lavorativo e Tu puoi farlo.
Importante però, ricordalo sempre, è che le ricerche vanno fatte quando ancora si opera in un'azienda perchè se si è a spasso e poco credibile l'abilità e la bravura di chi cerca.
Ti auguro tanto bene e successo.
In bocca al lupo!

venerdì 13 maggio 2011

RIDUZIONI DI BUDGET

Roberto F. Roma

Gentilissimi Signori
ho un problema che non so come risolvere e che vedo sta ritorcendosi contro di me. Sarò breve. Mi occupo di marketing in un'azienda media. Ho 32 anni e dopo un periodo di assistente in un'altra azienda di altro settore ho avuto questa occasione che non mi sono lasciato perdere.
Sono in questa posizione da tre anni. Vi dico tutto questo per farvi una panoramica della situazione. Tre anni fa quando sono arrivato qui avevo da gestire un fatturato e per questa gestione totale di marketing avevo un budget del 10% del fatturato stesso. Ho raggiunti gli obiettivi con soddisfazione dell'azienda. Poi lo scorso anno, con una previsione di fatturato del 10% in più dell'anno prima e contro una mia richiesta di un budget del 12% del fatturato stesso, mi è stato concesso invece lo stesso 10%.
Quindi, maggior fatturato da raggiungere con budget statico. In pratica, una diminuzione che ha creato non pochi problemi.
Quest'anno, la situazione di mercato è piuttosto statica, anzi è in decremento con un decremento iniziato già verso la fine dello scorso anno. Per questi motivi e per non illudere la proprietà avevo stimato un fatturato in calo, attorno al 95% dell'anno prima. Ma per poter arrivare a questi risultati avevo invece chiesto uno sforzo nel budget chiedendo una cifra pari al 12%.
Mi è stato negato e su questo stiamo ancora discutendo quasi a metà anno creando una situazione in cui non so su cosa potrò fare affidamento.
Come posso uscire da questa situazione?
Vi ringrazio


Egregio Dr. Roberto,
se vuole una risposta lapidaria Le dico solo che se un Manager non sa tagliare i costi quando va fatto, non è un uomo di marketing. Potrà essere tutto ma non quello.
Vi sono situazioni di mercato in cui è necessario tirare i remi in barca come pure è obbligatorio guardare tutti i costi e vedere dove e come si può risparmiare.
Lei ha avuto un budget concessoLe per una gestione totale, al fine di raggiungere gli obiettivi. Questo il primo anno. Successivamente, con un fatturato stimato del 10% in più Lei ha chiesto il 20% in più. Non è molto comprensibile il perchè e l'azienda ha risposto mettendoLa un po' alla prova, dandoLe la stessa incidenza dell'anno precedente (quindi un budget lievemente ridotto).
Un buon Manager a quel punto avrebbe dovuto comprendere che per far quadrare i conti occorreva rivedere tutti i costi, limando su ciò che poteva essere limato, tanto da dimostrare di raggiungere l'obiettivo pur con quella minima riduzione.
Quest'anno poi, Lei ha proposto una riduzione di fatturato del 10% con un incremento di budget di 2 punti. Con un po' d'esperienza relativa all'anno prima, avrebbe dovuto intuire che non sarebbe passato. Malgrado questo, Lei ha addirittura aumentato le pretese ed oggi siete a discutere, con una proprietà che forse sta valutando se Lei sia l'uomo giusto.
L'uomo di marketing è un professionista che dovrebbe avere l'idea fissa di ridurre i costi, a volte anche quando non pare ve ne sia la necessità. Dovrebbe trovare stimolo nel tentare di raggiungere gli obiettivi spendendo ed investendo sempre meno dell'anno prima e questo, mi creda, è possibilissimo.
Si metta ad analizzare tutto il Suo piano marketing e vedrà che vi sono rivoli e rivoletti di spese inutili o quanto meno poco necessarie al raggiungimento degli obiettivi.
Sa perchè rimangono nei budget e perchè chi fa marketing non annulla queste uscite? Solo perchè vengono sempre viste come le coperte di Linus; l'ancora di salvezza nel caso in cui improvvisamente si avesse bisogno di qualcosa.
Non c'è spesa che non possa subire una piccola riduzione senza che il risultato finale ne soffra ed è proprio la somma di queste piccole riduzioni, di questi risparmi, che alla fine danno soddisfazione al lavoro e permettono che un Manager sia valutato come “capace”.
Con budget infiniti, tutti sono bravi o meglio, si ritiene d'essere grandi uomini di marketing. Poi, si cambia azienda, le disponibilità sono diverse ed improvvisamente un guru del marketing finisce per divenire un manager che non riesce a gestire le cose.
E' questa una pessima abitudine che ci viene dai gestori delle finanze pubbliche, abituati ad avere talmente tanto che quando vien loro chiesto una riduzione per migliorare i conti dello Stato, si stracciano le vesti, urlanti e piangenti, per l'impossibilità e l'incapacità di gestire qualcosa stando attenti alle spese.
La prego: impari a ridurre le spese, anche quando nessuno glielo chiede. Lo faccia per hobby, se vuole. Si dia degli obiettivi: dica: “quest'anno voglio proprio riuscire ad ottenere quanto lo scorso anno, spendendo due punti in meno.” Poi si metta a tavolino. Matita e gomma. Ed inizi a cancellare. Vedrà che alla fine, sarà riuscito a ridurre più di quanto aveva in mente.
Forza e vedrà che risultati!

martedì 26 aprile 2011

LAVORO SENZA CONTRATTO

F.T. (località dichiarata)

Mia moglie lavora per il comune di XXXXXXX come assistente ai disabili SAD LEGGE 328 /00 dal 2007.Ora voglio denunciare, per vedere si  può ottenere una soluzione, la situazione di grave difficoltà che si è venuta a creare dal Luglio 2010. Infatti dal quella data ad oggi lo stipendio, pur misero di  € 500,00, non viene più corrisposto adducendo il fatto che essendoci troppi creditori del Comune di XXXXXX i fondi destinati dalla Regione servono per far fronte a queste esigenze.
E ancora più grave il lavoro viene effettuato senza contratto  o per meglio dire il contratto del nuovo concorso che si è svolto nel 2010 non è mai stato consegnato adducendo mille scuse.
Che soluzione si può trovare.


Egregio F.T.,
certo è che quello che dice ha dell'inverosimile. Un Comune che non paga i propri dipendenti perchè i fondi della Regione servono per pagare creditori esterni. Come dire: “preferisco dare i soldi a persone esterne (non voglio entrare nel merito della fine che faranno questi soldi ed a chi forse effettivamente andranno) piuttosto che pagare giustamente chi lavora per il Comune stesso.
Per far capire a chi legge, la zona di cui stiamo parlando, dirò solo che siamo al Sud, in una regione abituata a questi comportamenti. Tenere persone senza stipendio da 10 mesi con l'aggravante del fatto che nemmeno si lavora con un regolare contratto, in un pubblico ufficio, dimostra lo stato di sfacelo in cui versano strutture nelle quali ognuno ha fatto ciò che voleva, spendendo e spandendo a piene mani ad amici, parenti ed amici degli amici, fregandosene di una sia pur minima gestione oculata.
Ma che importa a questa gente se le cose van bene o male? “Chi se ne frega se non esiste moralità Perchè, pensano, dovrebbero proprio prendersela con questo Comune quando anche tutti quelli attorno non sono diversi da noi? Allora, spendiamo fin che ci siamo noi a gestire. Tanto, dopo arriveranno altri e faranno uguale. E quando non ci saranno più fondi, qualcuno ci penserà!”
Ecco, in queste poche righe c'è tutta la filosofia di una classe dirigente pubblica impreparata o meglio, preparata solo a gestire i propri interessi. Se operassero nel privato questa gente sarebbe fuori dal lavoro dopo pochi giorni di prova e non riuscirebbero a trovare nemmeno il più misero posto. Invece nella Sua città comandano una popolazione.
Che soluzione può trovare? Difficile da dire e glielo spiego.
Lei può denunciare questo stato di cose anche attraverso una lettera ad un quotidiano nazionale (che non faccia parte dell'area politica di chi comanda nella Sua città.) Può farlo, come può chiedere l'intervento di una TV. Sarebbe però importante che Lei non fosse solo in questa Sua battaglia perchè sappiamo entrambi cosa potrebbe succedere. Sua moglie sarebbe probabilmente isolata e poi abbandonata a se stessa.
Diverso se ci fosse un movimento di numerose persone. Può verificare se altri stanno subendo lo stesso trattamento. E se si, sarebbero disposti a mettersi al Suo fianco?
Molti problemi non trovano soluzioni perchè non sono resi pubblici. Può darsi che la Regione, venendo a conoscenza della cosa, si agiti un pochino, visto che siamo sotto elezione e magari decida di sanare la cosa.
Oddio, lo credo poco probabile visto chi avete a capo della regione e visto anche le pessime figure sistematicamente fatte da questo gruppo dirigente, ma non si può mai sapere. Potrebbero pensare a qualche voto in più in futuro! E' così che funziona lì da Lei.
In ogni caso tenga presente che queste persone sono lì perchè sono state votate dai cittadini ed i cittadini hanno un'arma molto potente in mano. Ricordarsi di loro alle prossime elezioni, indipendentemente dal fatto che magari proprio alcuni giorni prima del voto vengano risolte tutte le pendenze. Se davvero i cittadini agissero come devono, questa classe pubblica incompetente non solo se ne andrebbe a casa ma non tornerebbe mai più a presentarsi.
Provi a verificare se nella Sua città vengono svolte feste pubbliche promosse dal Comune o le ormai famose notti bianche o qualche sponsorizzazione inutile: Perchè se così fosse avrebbe subito chiaro dove vanno a finire i fondi pubblici che non ci sono per pagare i dipendenti.
Il guaio è che nella gestione pubblica non vengono mai eliminate le spese inutili,(che producono ritorni vari e che permetterebbero di risanare i conti. Quello che si spendeva si continua a spendere. Occorre troppa capacità per spendere in modo giusto e risparmiare sulle spese inutili. E la capacità non è proprio la qualità di questi pubblici uomini.
Per finire: deve valutare Lei cosa convenga o non convenga fare. Da un lato c'è la dignità del lavoratore che andrebbe salvaguardata e rispettata, dall'altra l'incapacità ed il menefreghismo di chi comanda che, ripeto, preferisce dare i soldi all'esterno lasciando i propri dipendenti in difficoltà. Da parte Sua c'è il rischio di chi si espone se è solo. Da parte loro, forse, la paura che la cosa venga resa pubblica a livelli maggiori di quanto forse non lo sia oggi.
Per la parte relativa al contratto che non viene fatto potrebbe rivolgersi ad un sindacato ma, accidenti, anche in questo caso chi Le dice d'essere certo di confidarsi con qualcuno che prenda seriamente la cosa?
Siete proprio messi male!
Le auguro di cuore di risolvere il Suo problema.
Cordiali saluti.