Ricerca personalizzata

lunedì 12 maggio 2008

Comunicazione (meeting)

Alberto N. (loc. n.c.)
“......tra un mese avrò la mia prima presentazione a collaboratori. Dovrò tenere un meeting. Ho già letto e preso buona nota di quanto avete risposto ad altri ma forse ho perso qualcosa. Primo problema che mi trovo a risolvere: la sala. Devo cercarmela in un hotel e voglio far bella figura....”

Gentilissimo Alberto,
non ricordo sinceramente se ho già dato risposte su quanto chiedi, ma è probabile perchè, alla fine, tutto ruota attorno alle stesse situazioni. Comunque, se non lo avessi ancora fatto, eccomi pronto.
Devi sapere Alberto che, nella mia vita professionale raramente, forse mai, mi sono trovato una sala per meeting predisposta come avrebbe dovuto. Per questo ho sempre pianificato direttamente visite in loco, con largo anticipo, per valutare cosa poi avrei trovato e per dare gli opportuni indirizzi.
I meeting di vendita e formativi sono totalmente differenti da ogni altro ed abbisognano di preparazione diversa.
Nella mentalità comune, partecipare ad un meeting significa andare in una sala dove tutte le poltroncine sono poste in file perfettamente in linea con un bel tavolo dal drappo verde dietro cui sta seduto un oratore che parla, parla e basta.
Il guaio è che purtroppo ho visto e sto vedendo questo malcostume o impreparazione anche per i meeting formativi. Pensi che una sala così predisposta elimina quasi totalmente il senso stesso e la riuscita del meeting. Ecco perchè è di estrema importanza ciò che invece molti valutano come cosa da poco.
La Tua richiesta assume, soprattutto nel Tuo caso, ancora maggiore importanza.
Posso quindi tranquillamente suggerirTi le cose che devi fare. Vediamole:
disegnaTi prima come dovrebbe essere la Tua sala ideale.
Calcola in numero dei partecipanti. Aggiungi qualche persona in più, della Sede, che non dovrebbe venire ma che alla fine Ti ritroverai.
Visita l'hotel e fai presente le Tue necessità.
Fatti mostrare la sala più idonea
Poi fatti queste domande:
ci sta un tavolo rotondo o rettangolare al centro che possa dar spazio a tutti i convenuti?
C'è lo spazio per la lavagna luminosa?
Può starci la postazione del proiettore senza essere messa sul tavolo principale?
C'è spazio per un flip chart?
I fili elettrici che servono sono della giusta lunghezza?
Le prese sono al posto più utile senza fili in terra dove passano le persone?
Tutti possono agevolmente usufruire del guardaroba senza dover tenere cappotti gettati su un tavolo a lato?
Ci sono finestre? Dove batte la luce ?
E' possibile operare con luci che lascino chiaro in sala ma più scuro dove opererà la lavagna luminosa?
Il condizionatore d'aria è funzionante?
C'è la possibilità di un piccolo tavolo a lato dove depositare bottiglie, piccoli dessert, borse o altro?
Esiste lo schermo a parete o dovresti portarlo Tu?
Come va posizionato il tavolo affinchè tutti possano vedere anche ciò andrà scritto sulle chart?
Attorno al tavolo tutti possono vedere o qualcuno dovrà stare in posizione scomoda?
I primi posti sono a distanza corretta dallo schermo o sono “troppo sotto”?
Le dirò comunque che metterei all'ultimo posto i tavoli rotondi o ovali. Sono preferibili quelli rettangolari e ancor di più quelli a ferro di cavallo ma, potendo (ed è quello che io chiedo) il tavolo andrebbe “costruito” a V. In questo modo, ponendoTi all'apice, tutti i partecipanti, al loro posto, possono seguirTi al meglio senza contorsioni.
Bene, dopo tutto questo, ricordaTi solo di non dimenticare di portarTi una lavagna luminosa portatile di riserva. Al momento culminante infatti, quella dell'hotel si spegnerà....
Ciao

domenica 11 maggio 2008

Partecipazione

xxxxx (loc. n.c.)
Mi chiamo xxxxx.
Salto a piè pari i complimenti per il suo blog perchè la mia mail sarà un pò lunga.. Ho 35 anni e lavoro da quasi sei anni in un negozio in franchising, Sono addetta alla vendita. Nel negozio sono sola ma ho un titolare che viene regolarmente a controllare il mio lavoro. Ho un contratto di associazione in partecipazione e dovrei quindi percepire gli utili del 2% che non ho mai visto nemmeno con il binocolo! Sono obbligata a rispettare un orario di entrata e uscita (faccio sette ore e mezzo di lavoro al giorno) avendo a disposizione mezza giornata di riposo alla settimana e non posso decidere io quale. Non maturo ferie,ma il negozio chiude una settimana all'anno ad agosto. Se mi assento devo recuperare saltando la mezza giornata di riposo oppure mi viene decurtato lo stipendio. Percepisco un fisso mensile che non ha subito cambiamenti in questi sei anni. Il punto è che adesso il mio titolare ha deciso di aprire una s.r.l. a suo nome ma con un socio. Il mio contratto non subirà variazioni e come liquidazione avrò un mensilità per ogni anno lavorativo effettuato. Verrò licenziata e dopo un mese riassunta e durante quel mese non percepirò lo stipendio. La mia domanda è..tutto quello che ho scritto secondo lei è legale?? Il contratto di associazione in partecipazione prevede tutto quello che le ho descritto?? Ma soprattutto al momento della firma del nuovo contratto potrò avanzare delle pretese per migliorare la mia situazione?Vorrei che nel contratto ci fosse un aumento anche minimo di stipendio ogni anno,vorrei avere più ferie, più libertà di azione.

Mia cara XXXX,
come vede non scrivo il Suo nome perchè non vorrei che il Suo caso fosse identificabile.
Mi chiede informazioni su una situazione di cui c'è davvero una serie enorme di sentenze giuridiche, proprio per la capacità di poter vedere questo rapporto come si vuole..
Pur essendo perfettamente regolare, personalmente l'ho sempre visto come un escamotage da parte del Proprietario dell'attività, per liberarsi di certi problemi a scapito, forse, del lavoratore.
L'Associante (ovvero colui che nel Suo caso detiene il 98% del negozio) sceglie questa forma non per fare beneficenza ma perchè elimina altri tipi di rischi che possono esserci con un'assunzione normale. Dare un 2% ad un lavoratore anziché assumerlo in altro modo, è un buon sistema per togliersi problemi.
Premetto che le mie risposte in questo come in altri casi simili, sono semplicemente pareri personali e che per avere informazioni più precise, dovrebbe rivolgersi ad un Commercialista del lavoro (in questo caso non certo quello dove va il Suo Associante).
Dunque, vediamo: da 6 anni ha questo accordo. OK
Lavora solo Lei nel negozio. OK
E' obbligata a rispettare gli orari di lavoro.
Ha mezza giornata settimanale di riposo.
Non maturo ferie.
Se si assenta deve recuperare saltando il riposo.
Se l'assenza non è recuperata col riposo, viene decurtata dallo stipendio.
Percepisce un fisso mensile.
Liquidazione di un mese per ogni anno lavorato.
Verrà licenziata e riassunta dopo un mese senza paga.
Vediamo velocemente i punti senza l'OK.
E' obbligata a rispettare l'orario ed ha mezza giornata settimanale di riposo. Credo sia il minimo di legge che debba avere qualunque commessa regolarmente assunta (commessa, però).
Non matura ferie. Da questo punto iniziano i vantaggi per l'associante. Dando a Lei un 2%, di fatto la rende “comproprietaria” o cointeressata al lavoro. Quindi, in questa qualità non è più dipendente e non avrebbe quindi diritto di ferie. (Un socio o proprietario di qualsivoglia azienda, fa le ferie se vuole ma non è un obbligato a farle).
Se si assenta deve recuperare saltando il riposo. In questo caso il rapporto torna ad essere piuttosto confuso. Come socia non dovrebbe rendere conto delle assenze; come dipendente, si.L'assenza non recuperata viene decurtata. Qui si insinua un rapporto di dipendenza. Lei parla, nel Suo scritto, di un fisso mensile e poi di stipendio. Le cose sono ben diverse. Legga l'accordo intervenuto tra Voi e vedrà che molto probabilmente non si parla di stipendio ma di fisso concordato in anticipo sugli utili.
Se si parlasse di stipendio, forse è stato commessa una gaffe da parte del compilatore (ma non credo).
Chiarisco meglio: l'accordo di associazione in partecipazione di fatto impone l'Associante a pagare il lavoro dell'Associato dando una quota del capitale. L'Associato, a fronte di questa quota, mette a disposizione il proprio lavoro. Ed è quello che fa Lei.
Poiché però le quote date, solitamente, sono quelle irrisorie come la Sua, è implicito che l'Associato non potrebbe vivere coi proventi di utile della percentuale di quota avuta per cui si concorda un fisso mensile che viene dato, indipendentemente dagli utili o dalle perdite subite nella gestione. Fatto salvo però l'obbligo (se lo ricordi) dell'Associante a rendere conto obbligatoriamente degli risultati gestionali. Potrebbe infatti essere che la quota del 2%, paradossalmente, dia un utile superiore alla somma dei fissi mensili percepiti.
Non credo sia il Suo caso essendo Lei sola a gestire il punto vendita ma comunque Lei ha il diritto di vedere questi conteggi ed il Proprietario, il dovere di mostrarli. (Ciò non significa che Lei debba chiederli per forza. Sappia che ha questo diritto.)
Col cambiamento societario riceverà un bonus di 6 mensilità a chiusura rapporto. Non so sinceramente se sia giusto, obbligatorio, scorretto o altro. Dovrebbe davvero far analizzare il Suo accordo (o contratto) per capire cosa è dovuto. Non tutti i contratti sono uguali e darLe una risposta sarebbe sbagliato. Prendendo quei sei mesi, potrebbe ammettere d'accettare una situazione di fatto e quindi non poter fare eventuali rivalse. Le suggerirei di firmare la ricevuta, quando Le verranno dati quei soldi, “per ricevuta” e non “per accettazione”. Scrivendo personalmente, per ricevuta, seguita dalla firma, Lei dichiara di ricevere. Se scrive per accettazione e firma, Lei dichiara di essere d'accordo e non può fare più alcuna opposizione.
Successivamente può rivolgersi ad un commercialista, ad un avvocato del lavoro od anche ad un sindacato che sia veramente competente e verificare il tutto.
Non mi dice se nella nuova società Lei tornerà ad essere socia al 2% oppure no. I tempi di ferma di un mese, penso siano fatti per non incorrere in qualche errore che potrebbe far apparire la nuova assunzione come un proseguimento della precedente. Ecco perchè viene licenziata e riassunta.
Poiché Lei non accenna alla Sua situazione di versamenti INPS, mi auguro che tutto sia regolare. Può comunque controllare all'INPS stessa la Sua situazione.
Per finire: mi chiede come può migliorare la Sua situazione futura.
La prima domanda che deve porsi è relativa al lavoro svolto. E' contenta di quel lavoro? Lo sa portare avanti bene? I rapporti sono buoni? Se non ci fossero altre strade interne alla realtà che vive con il Proprietario, sarebbe disposta ancora ad accettare le stesse condizioni di oggi?
Perchè vede: se non è più disposta ad accettarle, deve iniziare a mettere sul piatto della bilancia anche la possibilità di rompere definitivamente per fare altre scelte.
Ed ora Le chiedo: ha mai avuto offerte da parte di altre realtà? Ha mai analizzato approfonditamente opportunità diverse?
Se da anni svolge questo lavoro da sola, evidentemente sa portare avanti bene un negozio. Perchè non inizia a guardarsi attorno? Che non vuol dire andar via ma vuol dire che, un domani, semmai avesse in mano un'altra possibilità più adatta alle Sue esigenze, avrebbe animo per portare avanti le Sue richieste in modo deciso. (Se concordiamo un miglioramento, bene, altrimenti vado).
Alla firma del nuovo contratto potrà avanzare tutte le pretese che vuole perchè anche se lo è di fatto, il Suo contratto di collaborazione non La pone come dipendente ma quasi come libero professionista. Può quindi chiedere ciò che vuole (ferie, aumento, giornate libere, come anche chiedere d'essere assunta con un contratto regolare di commessa, senza il fantomatico 2% che nulla serve) ma tutto dipende dalla forza contrattuale che Lei ha in mano. Se il Suo lavoro è assolutamente necessario per cui andandosene creerebbe problemi e se il Proprietario ha forte stima in Lei, allora potrebbe accettare le Sue richieste, ma... si tenga pronta anche a ricevere un bel no. Ecco perchè Le dico: prima di arrivare a questo punto, meglio avere in tasca un'altra possibilità.
Cordiali saluti ed in bocca al lupo.

giovedì 8 maggio 2008

Rappresentanti sindacali

Daniela (loc. n.c.)
volevo chiederle se i rappresentati sindacali deilavoratori sono obbligatori all'interno di un'azienda. Oppure è una scelta dei lavoratori avere dei proprirappresentanti? Lavoro in un'azienda di servizi e abbiamo il CCNL delCommercio e Terziario.Me lo sono chiesto perchè il mio titolare mi ha fattoquesta domanda, cogliendomi impreparata.La ringrazio se vorrà rispondermi.

Cara Daniela,
ho più volte risposto in passato che, fra tutte le materie su cui posso o mi sento di rispondere, essendo preparato, quella relativa a situazioni sindacali, non è tra queste.
Pertanto, proprio per correttezza e per non far cadere i miei lettori in errori, Le chiedo di rivolgersi ad un qualsiasi sindacato della Sua città (indipendentemente dal colore politico).
Posso pensare, se le regole non sono cambiate (ma cambiano molto spesso o vengono interpretate a discrezione e secondo convenienza) che non sia obbligatoria se i dipendenti non sentono questo diritto e se nessuno è disposto a prendersene l'onere. Inoltre credo sia necessaria una rappresentanza sindacale se l'azienda ha un certo numero di dipendenti che penso debbano essere almeno 15. Ma Ti ripeto, è preferibile che Tu chieda ad un Sindacato e poi fai la “tara” di quanto Ti verrà detto perchè certamente cercheranno di convincerVi che è assolutamente necessario anche se magari non lo è.
Ritengo comunque che anche in Internet, sapendo cercare con pazienza, dovresTi trovare qualcosa in merito. Cliccando su Google la frase “rappresentanti sindacali all'interno dell'azienda” dovrebbe venir fuori qualcosa.
Mi spiace non poterTi dire di più. Ti ringrazio comunque d'aver avuto fiducia nel nostro blog.
Ciao

Vendita

Roby M. Lucca
“mi trovo alcune volte a notare clienti che, mentre parlo, esponendo i prodotti, sono intenti a fare scarabocchi e disegni su un foglio. Non so mai se mi stanno seguendo e quindi cerco di ripetere spesso ciò che dico. Lo trovo un segno di maleducazione. Cosa posso fare?”

Caro Roby,
il fatto che un cliente, mentre Tu presenti una promozione od un prodotto, si metta a scarabocchiare su un foglio non deve necessariamente darTi fastidio in quanto quel gesto non sempre è sintomo di disinteresse. Devi però osservare ciò che sta disegnando perchè da lì puoi sapere se Ti segue o se sta pensando ad altro. Se scarabocchia nel vero senso della parola, ovvero traccia righe, figure geometriche o semplici cerchi, puoi proseguire serenamente perchè sta seguendoTi. Se invece è intento a vere opere d'arte (la classica casetta, alberi con rami e radici in vista, figure umane) la cosa è più seria perchè la sua mente è impegnata altrove e non Ti sta seguendo. In questo caso, un piccolo trucco per riconquistare la sua attenzione è di aumentare il tono di voce improvvisamente oppure di fare il nome di un concorrente legandolo a qualche argomentazione. Poi anche lasciar cadere qualcosa o ancora fare un complimento per ciò che sta facendo. Insomma, devi distrarlo per catturarne l'attenzione. Dopo questo, quasi certamente starà ad ascoltarTi con più interesse.
Ciao

martedì 6 maggio 2008

Scelta professionale

Manfredo B. Bolzano
“......mi trovo davanti ad un bivio: scegliere un'attività in proprio o da dipendente. Posso farle entrambe, senza problemi e quindi la mia scelta dovrebbe davvero essere libera. Invece mi pongo dei problemi. Meglio orari fissi e nessun problema dopo, o la libertà e forse tanti problemi?....”

Mio caro Manfredo,
forse senza saperlo stai già dandoTi la risposta. Da come scrivi penso Tu stia già propendendo per il posto fisso. La scelta è davvero molto personale. Se poi, come dici, non hai problemi in uno come nell'altro caso...
Sono scelte totalmente differenti. Comunque togliti dalla testa che l'impiegato non abbia problemi. Non li ha dopo le 17,30 ma sino a quell'ora può averne di due tipi: con i colleghi o il Capo e per lo svolgimento del lavoro a lui assegnato. Se infatti un impiegato vuole lavorare bene, deve prendersi a cuore la gestione e questo significa non fregarsene degli intoppi che può trovare strada facendo. Il tempo in ufficio poi, può essere bello e rapido a passare se vi è armonia (spesso poca) ma se così non è, diventa una tortura solo l'attesa dell'uscita. Nel lavoro indipendente, è un po' l'opposto. Non ci sono orari; gli impegni li gestisci Tu e quindi sei Tu che Ti dai le priorità. Troverai comunque modo d'aver da ridire con qualcuno (ma potrai magari mandarlo al diavolo quando vuoi) ed in quanto all'orario, credimi, è un po' una favola il fatto che chi lavora in proprio fa ciò che vuole. Lavorare in proprio, se uno ama il proprio lavoro, significa lavorare il doppio; spesso la sera e comunque certamente anche nel week end. La mente non è mai totalmente libera. La differenza sta tutto nel fatto che ciò che crei in un lavoro in proprio, lo crei per Te; quello che fai da dipendente, lo fai per altri.
Dipende quindi da come vediamo le cose e da cosa vogliamo dalla vita.
In bocca al lupo.

domenica 4 maggio 2008

Senza richiesta

Pippo N. Agrigento
“ ....e Lei risponde sempre dando consigli generici ma non legati al lavoro. Vorrei vedere consigli veri, tabelle ed altro e non consigli generici......”

Mio caro Pippo,
io rispondo a quanto mi vien chiesto. Se non trova tabelle o cose varie, come dice Lei, forse è perchè pochi hanno argomenti che possono essere spiegati con tabelle. Premesso che preferisco mille parole ad una tabella (che da sola non parla ed ha sempre bisogno di commento) io attendevo, con la lettera, una Sua precisa domanda a cui abbisognava rispondere con una tabella. Mi sembra invece che Lei preferisca leggere ciò che chiedono altri.
Sappia comunque che le maggiori problematiche di lavoro nascono dai rapporti di comunicazione; rapporti interpersonali difficili tra colleghi; Capi, Imprenditori e via dicendo. Se non ci fossero queste incomprensioni, il mondo del lavoro sarebbe molto più semplice; come de resto la vita, non Le pare?
Cordiali saluti

giovedì 1 maggio 2008

Negozio

ROMANO M. (loc. n.c.)
“.....sono subentrato nell'attività di famiglia; un negozio in pieno centro nelle mia città L'ho fatto forse anche per non deludere i miei genitori ma anche perchè voglio poter proseguire l'attività. I tempi sono però cambiati rispetto a quando, bambino, andavo nel negozio e vedevo i miei indaffarti senza un attimo di tregua. Oggi, con l'avvento dei centri commerciali, sta morendo tutto. Sono state fatte iniziative, ma non sono servite. Posso avere un suo parere? Cosa si potrebbe fare?....”

Caro Romano,
la Tua realtà è quella di molti negozianti. Un tempo essere in centro significava sicurezza di guadagno. Oggi le cose sono davvero cambiate. Quello che non è cambiato e non cambia purtroppo è la mentalità del negoziante. I Centri commerciali lavorano fuori dalle città, quando tutti avrebbero messo la mano sul fuoco che la gente non si sarebbe mai spostata per andare lontano. Invece, la gente va.
Va perchè contrariamente a ciò che pensano alcuni negozianti, si trova bene.Se i negozianti analizzassero la cosa vedrebbero che i negozi nei centri commerciali non sono affatto diversi da quelli in città. Bene o male sono le stesse catene ed anche gli stessi prezzi. Allora, perchè lavorano? Non è un problema di prezzi, non è un problema di reperibilità di marche... Lavorano perchè il centro commerciale fa ambiente. E' caldo, simpatico, allegro; i negozi sono senza porte.... Insomma, è come paseggiare in un grande salotto. Bar, ristorantini, pizze al taglio.....tutte cose che nelle città, anche in centro, stanno scomparendo. Prendi la via centrale della Tua città. Non la conosco ma probabilmente sarà una fila ininterrotta di boutique. Cambiano i nomi ma la merce, alla fine, è tutta uguale. E tutto il resto, dove è finito?
Dici che sono state fatte iniziative per far tornare la gente... Inutili davvero, caro Romano, perchè vedi, si possono fare tutte le iniziative che si vuole, per cambiare, ma è la testa dei commercianti che andrebbe cambiata. Invece l'iniziativa, quando è fatta, è solo esterna al negozio. Ma dentro, tutto rimane uguale. Guai a toccare qualcosa. Si mette un addobbo in fondo alla via; magari si chiamano due saltimbanchi; uno strimpellatore; un paio di luci colorate e ci si aspetta che la gente accorra. Se la gente arriva e guarda all'interno dei negozi, vede le stesse facce, magari tristi, e nulla che faccia riferimento a ciò che accade fuori. No, Romano, così facendo, il centro delle città si spegnerà ancor di più.
Vuoi provare Tu ad essere il primo a far qualcosa? Allora, fai entrare anria nuova nel Tuo negozio. Scioccherai qualcuno, avrai altri che rideranno ma, come si dice, meglio sbagliare che non far niente. Pensa al Tuo negozio (che in altra parte della Tua lettera mi dici molto grande) esattamente come un salotto, un bar, un punto di ritrovo in cui tutti possono entrare, anche a far due chiacchiere e, visto che ci sono, semmai acquistare. Invita artisti a fare qualche piccola esposizione, presenta angoli del negozio con prodotti di altri negozi con cui avrai fatto uno scambio di articoli in esposizione, ad ogni acquisto offri uno sconto sul successivo; invita tutti coloro che sanno, ad esempio, suonare musica piano bar, ad esibirsi da te. E' pur sempre per loro una bella possibilità di farsi conoscere. Metti un angolo bar.....insomma, fai che la gente anziché dire ci troviamo all'angolo, dica “troviamoci da Romano, dentro il negozio....”
Puoi sbizzarrirTi e lasciare gli altri negozianti tristi a pensare che bastano due striscioni e tanto “muso” per far tornare i clienti.