Ricerca personalizzata

domenica 5 agosto 2012


RICHIAMO

lettera non firmata  (loc. n.c.)

Buongiorno,
Sono un Agente di Commercio plurimandatario e mi occupo di Food&Beverage, rappresento diverse Aziende nazionali e opero in cinque Regioni.
Ho saputo che mi arriverà dal nuovo Direttore Commerciale di una di queste aziende, una lettera di richiamo atta a sottolineare la notizia (falsa) che non possiedo un'auto mia e per cui le visite nelle cinque regioni sono scarse e non rispettano il contratto da me  firmato.
Nel mio nucleo familiare siamo in tre e possediamo 3 auto Diesel di diversa cilindrata.
Io uso in base ai tragitti una delle tre auto di cui una è di mia proprietà,e più volte ho girato con un collega che ha le mie stesse aziende per dividere le spese.
Il mio fatturato,anche in questo periodo di crisi nazionale è aumentato, e le visite ai  clienti rispetto al vecchio agente sono aumentate del 70% dimostrabili.
Il contratto non prevede l'auto, (anche se è implicito essere automuniti).e tra le altre cose prevede che i clienti siano assistiti durate l'anno e non visitati tot.n° di volte.
Io mi sento in una botte di ferro,ma vorrei da voi le basi per poter inviare una  lettera valida,(ovviamente con numeri a conferma del mio lavoro),che metta sull'attenti il nuovo" direttore commerciale" che come tutti deve dimostrare all'Azienda che sarà lui a salvarla!!!.
Vi ringrazio sin da ora e cordiali saluti.


Mio caro,
ho letto bene la lettera  per capire cosa mai potevo suggerirLe perchè  vedo che, malgrado la Sua richiesta, non c'è nulla che io possa dirLe  che Lei non abbia già detto chiaramente.
Una  risposta ad una lettera di richiamo non deve aprire un contenzioso ma semmai cercare di chiuderlo.  Quindi la Sua risposta dovrà essere pacata e serena.
Non posso suggerirLe altro perchè i dati utili li ha già elencati Lei ed anche perchè, ne Lei ne io sappiamo cosa conterrà esattamente la lettera.
Fare supposizioni è inutile.
Voglio invece, come spesso accade, soffermarmi su altri punti che non vengono mai considerati.
Dunque: c'è un direttore, probabilmente arrivato da poco e che deve dimostrare di saper salvare l'azienda. Questo direttore, con tutti i probabili problemi che ha, decide di “beccare” un agente e di contestargli il fatto che non ha un auto Sua e che quindi non visita a sufficienza la clientela.
Mi pare un po' tutto assurdo. Una lettera di richiamo per un fatto del genere è piuttosto anomala anche perchè rischia di essere  facilmente smontata.
Come si può contestare ad un agente una cosa che può essere facilmente smontata dalla logica?
Credo invece che dietro ci sia altro.
Innanzitutto, s'è chiesto chi mai ha detto al direttore che Lei non ha un auto Sua? Qualcuno sarà stato. Non penso lo abbia sognato. E' stato un cliente a cui Lei ha involontariamente detto d'essere andato col collega per risparmiare?
E questo cliente...ha problemi con Lei?
E' stato il collega...che ha le Sue stesse aziende?
Un impiegato ?
Capisce che qualcuno deve aver avuto occasione e motivo per dare al direttore questa notizia che reputo inutile ma che il direttore ritiene, chissà perchè,  fondamentale.
Ha Lei avuto qualche scontro con questo direttore tanto da far si che costui si sia preso la briga di cercare qualcosa  da contestarLe?
E Lei? Come ha saputo e da chi che dovrebbe arrivarLe questa lettera? E perchè Le è stato detto?  Mistero.
Quindi, piuttosto che preoccuparmi della lettera che arriverà, cercherei di capire queste cose.

Poi, ripeto:
         Lei ha obbligatoriamente un auto (altrimenti non potrebbe svolgere il lavoro)
         il Suo fatturato è aumentato e lo può dimostrare
         le visite ai clienti sono aumentate del 70% rispetto all'agente precedente

tutto il resto non conta. Che Lei vada da solo, in auto con un altro, in treno o in bicicletta è affar Suo. Sino a quando Lei dimostrerà che la zona rende più di prima, nessuno può contestarLe nulla.
Potrebbe subire contestazioni se il Suo contratto d'agenzia prevedesse  numero minimo di visite da effettuare ed una percentuale di incremento del fatturato da ottenere.
Ma non credo proprio che il Suo contratto contenga simili vincoli perchè, in questo caso, il Suo lavoro sarebbe da dipendente diretto.
Va detto, e Lei lo saprà senza dubbio, che l'agente è un libero professionista e come tale può svolgere il lavoro nel modo  in cui ritiene più idoneo svolgerlo, senza che questo possa essergli contestato.
Il ruolo dell'agente è ben definito dai contratti di lavoro.  Gli si possono contestare i risultati se questi non sono positivi proporzionalmente al mercato ed alla media dei risultati  degli altri agenti dell'azienda che operano nello stesso settore
Ma anche tutto questo va sempre preso con le molle perchè ogni zona ha problematiche che un buon direttore sa valutare prima di scornarsi con accuse che non reggono.
Motivazioni  valide possono  essere ad esempio il non seguire le direttive aziendali o  arrecare danni finanziari.
Da come Lei dice, il Suo operato non rientra in queste situazioni quindi può star sicuro.
Semmai arrivasse il richiamo (che potrebbe anche essere fermato dal Direttore del Personale che forse ne sa qualcosa di più in fatto di contestazioni)  risponda solo mettendo i tre punti che Lei stesso ha scritto. Si limiti a questo e non entri nel merito del pettegolezzo.
Dica solo: “devo contestare la contestazione che riporta inesattezze quali.....e qui dice i tre punti. Stop.
Cordiali saluti.

mercoledì 4 luglio 2012


SERVIZIO



Antonio  B.    (nord Italia)




Leggo sempre le risposte a chi scrive e vado spesso a cercare in archivio tutte le risposte che avete dato anche se non sono relative a ciò che faccio perchè c'è sempre da imparare.
Oggi sono io a scrivere per avere un vostro parere. Ho la possibilità di entrare in società con quota di maggioranza in un supermercato padronale che è molto conosciuto nella mia zona.
Io vorrei però portare delle cose nuove o meglio vorrei dare al cliente qualcosa che non trova altrove anche nei rapporti diretti col personale.
Potete darmi qualche dritta?  Sento spesso parlare di servizio ed ho letto anche quanto avete scritto sull'argomento. Riferendo la cosa al mio caso, potete dirmi qualcosa?
Grazie


Caro Antonio,
ho scritto diverse volte in passato di servizio e forse anche proprio relativamente al settore che oggi Le interessa.
Ma   chi scrive  desidererebbe sempre avere un suggerimento personale e quindi lo do anche a Lei.
Il servizio, in un punto vendita, è essenziale come lo è in ogni situazione in cui vi siano contrapposte persone che offrono  ad altre che chiedono.
Ho fatto sempre esempi perchè se ci mettiamo a parlare di servizio  iniziamo a discutere del sesso degli angeli. Il servizio  è infatti dato da ciò che recepisce il cliente su quanto gli viene offerto. E poiché ogni cliente  è diverso, anche il valore del recepimento del servizio varia.
Lei sta acquistando un supermercato. Ebbene, Le do solo un paio di punti su cui riflettere.

Mi trovo in un supermercato importante. La lunga fila di casse è oggi suddivisa  per dare un miglior servizio al cliente. Forse ed apparentemente.  Perchè? Glielo spiego.
Vi sono le normali casse; quelle rapide dedicate a chi ha meno di 10 prodotti; quelle dedicate a chi fa la spesa col palmare; quelle che danno priorità alle donne in attesa, quelle che danno priorità alle persone anziane e con handicap ed infine anche quelle dedicate a chi paga con bancomat o carta di credito. (Forse ce ne sono altre ma non le ricordo.)
E' l'ora di punta e stranamente vi sono lunghe file di persone in attesa, incanalate in non più di cinque o sei casse.
Un cliente  vede una cassa senza fila e accorre. La cassiera che se ne sta con le braccia incrociate a guardare le altre che lavorano, dà un'occhiata al carrello del cliente e dice: “questa cassa è solo per il palmare. Lei ce l'ha? “  (Come se non si vedesse che il cliente non ha il palmare appeso al carrello).
“No” risponde il cliente, sorpreso.
“Allora non posso: Deve andare ad una cassa normale”
“Ma le casse normali sono piene....”
La cassiera alza le spalle come dire “a me che importa”  e torna ad incrociare le braccia contenta di non dover lavorare.
Il povero cristo si guarda attorno. Vede il numero acceso di una cassa vicina  e, non vedendo alcuno, si fionda sicuro d'aver risolto il suo problema.
“E' una cassa solo per palmari? “  domanda subito.
La cassiera che sta guardandosi attorno risponde:
“No, no, ma è una cassa per meno di 10 pezzi. Lei ne ha di più. Non posso.”
Il pover uomo la guarda e pensa: “ma che cavolo devi fare. Non stai facendo niente. Ti mettono in galera se servi uno con quindi pezzi invece di dieci?”
Poi, vedendo che la cassiera ha uno sguardo deciso con cui gli comunica: “non ti azzardare a chiedermi di servirti ugualmente perchè di sparo”, se ne va, guardandosi attorno.
Vorrebbe tornare alla prima cassa ma la fila si è allungata. Si ferma un attimo e controlla tutte le casse.
Pensa: “Lì non posso perchè non sono incinta; a quell'altra no perchè è sempre per palmari; queste sono solo per chi ha dieci pezzi; laggiù  ce n'è una libera. Corro”
E corre, ma la fretta non gli fa notare che a quella cassa sono benvenuti i portatori di handicap. Lui corre fin troppo bene, non ha handicap e quando arriva, la commessa lo guarda come per dire “sei il solito furbo che cerca di passare avanti, vero?”  e gli dice subito, chiudendo una rivista del supermercato che stava sfogliando:  “solo per persone con particolari esigenze”.
“Ed io - pensa il cliente -  non ho particolari esigenze? E' mezz'ora che cerco di pagare ed uscire.”
Ma lo sguardo della cassiera è sintomatico:  “non cercare di fare il furbo. Mettiti in fila come tutti.”
Il cliente prontamente devia, va avanti ed ecco una nuova cassa con solo due persone davanti. Si mette in fila ed aspetta. Ce l'ho fatta. Casualmente l'occhio gli cade su un foglietta di comunicazione che dice: “questa cassa è riservata solo a chi paga con bancomat o carta di credito. No contanti”
Lui non ha carte di credito; lui ha solo il mal di testa.
E il buon cliente, che avrebbe una gran voglia di piantar lì tutto ed andarsene se solo avesse qualcosa in casa, torna mestamente ad una delle casse aperte a tutti dove la fila si è ancor più allungata.
Ed in quelle casse, davanti a lui, vede clienti anziani; un paio di donne incinte, ed alcuni con un cestello in mano che contengono tre o quattro pezzi di spesa.

Ecco caro Antonio. Queste situazioni sono all'ordine del giorno, in ogni supermercato. Vi sono casse stracolme ed altre con cassiere che non fanno nulla o quasi solo perchè occupano le postazioni particolari che Le ho detto  e che sono prontissime a difendere questo loro vantaggio.
Guardano il cliente che si avvicina ed ancor prima che sia nel loro territorio sono prontissime ad avvisarlo della particolarità della cassa ma non tanto per dargli aiuto quanto per assicurarsi che non vada a rompere loro le scatole.
Perchè le casse che accettano clienti con meno di dieci prodotti, quando questi non vi sono non lasciano passare anche gli altri?
Perchè invece di non far nulla non dicono ai clienti “venga comunque, tanto per ora non c'è nessuno....”
Perchè le casse  dedicate ad alcune categorie, in mancanza momentanea di tali clienti non fanno passare gli altri?  Potrebbero arrivare – rispondono – e quindi, in attesa, meglio non lavorare.
Perchè le casse con palmari non possono accettare i normali clienti?
Perchè  le casse dedicate ai pagamenti con  bancomat sono sempre vuote e chi ha il bancomat preferisce andare in quelle in cui vanno chi paga in contanti?  Semplice: chi paga con carte di credito impiega più tempo per le operazioni rispetto a chi paga in contanti. Se metti quattro clienti in fila con questo sistema di pagamento  il tempo impiegato è più lungo di altre file più lunghe. Così che ha la carta di credito si infila tra chi paga in contanti perchè lui fa prima e gli altri clienti aspettano di più.

Vede, Antonio, quanti perchè sto tirando fuori. Li risolva tutti e capirà cosa vuol dire dare il servizio.
Servizio è risolvere problemi; presentare ipotetiche soluzioni è invece solo propaganda.
E' più bello dire “noi teniamo ai clienti ed abbiamo pensato a risolvere e snellire le code in uscita che tanto interessano i clienti. Per questo abbiamo pensato a casse dedicate a chi è anziano, a chi acquista meno di dieci pezzi   bla, bla, bla.”

Cordiali saluti.

domenica 1 luglio 2012


ADDIO BENEFIT


Lettera firmata   ( loc. n.c.)

Buonasera
l'azienda per la quale lavoro sta effettuando una ristrutturazione/riorganizzazione interna.
In seguito a questo, mi è stato prospettato un nuovo ruolo e , conseguentemente, la perdita dei benfit a cui ho attualmente diritto.
Dalla attuale mansione di Capo Area, per la quale ho diritto all'utilizzo dell'auto aziendale con tutti i costi accessori a carico dell'Azienda, rimborso carburante (tranne nel periodo di ferie), indennità trasferta, rimborso pasti, passerei ad un non ancora definito ruolo commerciale, in sede in un reparto diverso da quello attuale, che non prevede più quanto appena elencato.
Tengo a precisare che il mio medesimo ruolo è coperto da un' altra collega che non vedrà cambiata la propria mansione (quindi manterrà intatti i benefici) a cui eventualmente verrà richiesto un impegno maggiore (nuovi incarichi oltre gli attuali) e che la scelta è caduta sulla sottoscritta per motivi logistici (io abito vicino alla sede dell'azienda , l'altra no).
Posto che è mia intenzione accettare il cambio (anche perchè non posso fare altrimenti) è legittimo un atteggiamento del genere?
Posso chiedere un contributo economico all'azienda considerando che il reparto da dove arrivo è sì in crisi ma non lo è tutta l'azienda? posso argomentare che (parole loro) siamo "sani" e con progetti e investimenti futuri importanti?
Grazie mille per la risposta


Gentilissima,
la situazione che Lei sta vivendo è piuttosto solita nei momenti  di ristrutturazione. Può cercare di contrattare le condizioni economiche di cambiamento se ritiene di essere in una posizione di forza ovvero, se la Sua figura, il Suo lavoro ed i  risultati che porta sono importanti e necessari all'azienda.
Ma veniamo alle Sue domande.
Lei deve rinunciare ad un  buon benefit: l'auto con  tutto quanto gira attorno. Ora Le spiego una cosa. Al momento dell'assunzione l'auto viene definita benefit per far colpo sull'assunto, In realtà l'auto è semplicemente il mezzo  di lavoro senza cui  il collaboratore  non potrebbe svolgere la mansione.  Il solo fatto che l'azienda lo conceda è perchè ha un costo minore rispetto al dover dare un rimborso affinchè l'assunto usi un proprio mezzo. Niente buonismo quindi ma solo una valutazione  e conseguente scelta proporzionalmente al costo.
L'unico vero benefit è il vantaggio di usare un mezzo nelle ore o nei giorni di non lavoro (sabato e domenica) senza usare un mezzo proprio.
Appare quindi evidente che  ciò che è stato presentato come benefit quindi, in ogni momento può venir tolto se cambia la mansione, in quanto l'auto, in effetti, è uno strumento  per lo svolgimento del lavoro. Lei cambia mansione; non sono più previsti spostamenti, il ruolo è interno e quindi....addio auto.
Anche  le indennità di trasferta, rimborso pasti e quant'altro, essendo tutte agevolazioni inerenti il ruolo, cambiando questo  si annullano e non sono  più concesse.
Tranne le indennità che vengono erogate per contratto a copertura dei disagi che il lavoratore incontra, gli altri rimborsi, di fatto, sono a copertura di spese ed anche in questo caso...se non ci sono le spese si annullano da soli.
Potrei dirLe che le aziende, se tengono al dipendente, in fase di aggiustamenti nelle posizioni e pur non avendone obbligo tendono a concedere comunque adeguamenti sullo stipendio al fine di  far quasi pareggiare le condizioni vecchie e nuove.
Lei può quindi chiedere all'azienda di venirLe incontro dicendo che l'auto, pur essendo un mezzo di lavoro, essendoLe stata concessa anche come uso  privato, Le permetteva di non avere una Sua seconda macchina e nel momento in cui Le viene tolta  Lei è obbligata ad un esborso oneroso   ritenendo di non poter, oggi, far a meno di un mezzo di trasporto.
La Sua eventuale richiesta quindi potrebbe essere di poter usufruire ancora di un auto o di avere un compenso sullo stipendio che in qualche modo la copra di questa perdita.
Sappia comunque che  ciò che Le suggerisco è  pura arte di contrattazione e dato che Lei è Capo Area, dovrebbe esserne ben dotata.
Non credo che l'azienda si aspetti una Sua accettazione  ad un cambiamento piuttosto radicale senza pensare che da parte Sua vi sia una minima richiesta di compensazione.
Lei può quindi mettere sul piatto della bilancia la Sua disponibilità alla collaborazione, al non voler intralciare i piani aziendali (anche se questo può significare  un passo indietro) a fronte però di una apertura alla trattativa da parte dell'azienda. Può aggiungere tutte le argomentazioni che vuole, comprese quelle scritte, perchè deve difendere se stessa  Può anche accettare mettendo in chiaro che è Suo desiderio verificare che la nuova posizione sia comunque in linea, in termini di contenuti e di livello di mansioni con quanto svolto in precedenza.
Il ruolo di Capo Area, con la gestione di collaboratori esterni può essere paragonabile a quello di un  Responsabile  Vendite interno, con la gestione di personale dell'ufficio vendite.
Se il nuovo incarico fosse in staff, ovvero non prevedesse la gestione di sottoposti ma fosse solo un ruolo di collaborazione con altri colleghi interni, potrebbe configurarsi una diminuzione del livello.  Per carità, Le sto dicendo cose su cui oggi, con i problemi di lavoro che ci sono,  non si dovrebbero nemmeno considerare.  E' però giusto che, al di là delle scelte che poi Lei farà, comunque sappia.
Tenga presente che  la situazione in cui si è venuta a trovare  Le dà però un'occasione: verificare cosa pensano di Lei e come La valutano.  Se cioè la scelta di ritirare Lei lasciando la collega è solo data da un problema logistico o no.
Inutile che dica oltre. Lei ha già capito. Le risposte che l'azienda darà alle Sue eventuali richieste Le faranno capire meglio se rimanere o, con calma, uscirsene.
Sappia che figure come Capi Area, se con un buon numero di collaboratori o fatturato svolto, possono essere ricercate  sia per aziende più grandi come per Direttori Vendite in aziende medie.
Posizioni interne, senza più la gestione commerciale di persone e clientela, perdono molto interesse.
Le auguro buon successo.

martedì 26 giugno 2012


REGOLE



lettera firmata   (loc. n.c.)




salve a tutti e grazie anticipatamente,per la risposta
 volevo chiedere,ho appena ricevuto la lettera di richiamo, perchè sono stato trovato sul posto di lavoro 5 minuti prima del fine turno senza scarpe antinfortunistiche,  e mi è stato anche contestato che io ero già  in fila per andare a casa prima del suono della campanella. (questo non e vero)
preciso che sono stato assunto da poco,tramite una sentenza di un giudice, questo ovviamente fa si ,che quasi tutti i capi reparti e i responsabili ce l'hanno con me
non ho mai ricevuto neanche un richiamo verbale e sono stato declassificato da quasi tutte le postazioni di lavoro, il che vuol dire che anche i colleghi hanno paura a parlare con me.
il capo reparto va via tra due settimane, io penso che è tutta una tattica per farmi licenziare da solo,,,come posso fare,per far finire tutto questo,,,,io ho una discopatia discale  ma non faccio quasi mai malattia,per non andare contro l azienda,


Ho dato un titolo differente dal solito per  ciò che riguarda una lettera di richiamo e questo perchè ritengo sia molto più appropriato.
Dunque, caro T.  (non scrivo il Tuo nome perchè saresTi riconoscibile non essendo italiano)  quando ricevo  lettere in cui si parla di richiami rispondo sempre con cautela perchè non si può giudicare senza essere a conoscenza di come si sono svolti i fatti e nelle lettere, i fatti sono naturalmente presentati a favore.
Ho inoltre sempre pensato che i dissidi e le incomprensioni sul posto di lavoro non nascono all'improvviso per un colpo di sole di una delle due parti. C'è sempre un'azione  che ha fatto  o fa scattare la rottura del rapporto. Che sia poi vista come giusta da una parte e sbagliata dall'altra è ovvio, altrimenti non ci sarebbe la tensione.
Nel Tuo caso, dato che lo scrivi, posso finalmente dire con certezza che Te la sei forse cercata. Sei stato trovato sul posto di lavoro, cinque minuti prima della fine del turno, senza scarpe antinfortunistiche e sul punto di timbrare per andarTene.
Portare le scarpe apposite durante il lavoro e nell'orario di lavoro è  un dovere per quel lavoratore che opera in ambienti in cui queste sono obbligatorie.
Non si tratta di qualcosa voluto dall'azienda ma piuttosto da accordi, leggi, impegni sindacali a cui l'azienda stessa si sottopone e deve accettare perchè così è voluto anche dal Sindacato proprio per la sicurezza del lavoratore.
Che senso  avrebbero le tante battaglie fatte per ottenere condizioni sicure sul lavoro se poi i lavoratori non seguono le regole?
Sai che succederebbe se improvvisamente ci fosse un controllo antinfortunistico nel Tuo reparto e trovassero un lavoratore senza quelle scarpe durante l'orario di lavoro?  Sarebbe fortemente multata l'azienda e, come minimo, verrebbe messa in un elenco di aziende da tenere sotto controllo.
Al lavoratore non accadrebbe nulla , ma per l'azienda è ben diverso perchè è l'azienda ad essere responsabile a che i lavoratori seguano le regole.
Quindi  non solo il richiamo, per questo motivo, è stato giusto ma assolutamente dovuto.
Vedi, mio caro, se io fossi sul luogo di lavoro cinque minuti prima della fine del turno  (ammesso che siano stati cinque)  e non avessi addosso le scarpe che devo portare,  vorrebbe dire che comunque sarei andato a togliermele ancora prima,  facendo una mancanza  verso il datore di lavoro e verso i colleghi che invece se ne stanno a lavorare sino al suono della campanella.
Se poi quel giorno non me le fossi  per niente messe....peggio ancora.
Veniamo  a ciò che scrivi dopo.  Dici che sei stato assunto da poco per mezzo di una sentenza di un giudice.
Ciò mi fa capire che forse eri già stato licenziato e, grazie ad un giudice, sei stato riassunto nello stesso luogo di lavoro.
Ho sempre più volte scritto che quando i rapporti si rompono è meglio cambiare aria perchè tornare, oltretutto solo grazie ad una sentenza, nello stesso luogo di  lavoro, significa innescare una serie di situazioni difficili poi da sopportare.
Tu scrivi che grazie a questo fatto sei malvisto dai Tuoi  Capi Reparto o Responsabili. Sai che serenità !
Dici che sei stato declassato da tutte le mansioni  (cerco di interpretare ciò che scrivi) e che per questo motivo anche i Tuoi colleghi Ti girano al largo avendo paura a parlare con Te.
Non credo che abbiano paura per questo. Forse,  ma dico forse e vorrei sbagliarmi; cercano di lasciarTi perdere  avendo delle riserve sui Tuoi comportamenti, sul Tuo carattere o sulla collaborazione che dai.
Questo rafforza ancora di più che non si deve lavorare, per il bene di tutti, Tuo compreso, in un ambiente in cui  non ci si è riusciti ad integrare.
Sul fatto che il Tuo Capo Reparto se ne vada tra un poco, non vedo il  collegamento col desiderio di farTi dimettere. Ma forse non ho ben capito io.
Di una cosa sola cosa Ti prego:  non portare mai e poi mai a Tua scusante il fatto di soffrire di qualche malattia.
Nessuno, tranne i casi protetti per legge, può ritenere di aver diritto a qualcosa per il fatto di soffrire di una
malattia e tanto meno questa può essere una scusante per giustificare situazioni mancanti sul lavoro. Se la Tua malattia non è sostenibile con quello che fai, non lo devi fare. Se lo fai ed è sostenibile, non devi lamentarTi. E' brutto dirlo e getta ombre  su chi lo dice.
Ogni Tuo compagno di lavoro avrà senz'altro qualche problema e quindi, poiché ognuno ha qualcosa....tutti sono uguali.
Anche l'ultima Tua frase:  “...non faccio quasi mai malattia per non andare contro l'azienda...”  non va detta.  Credo poco al lavoratore  che si sacrifica per il bene dell'azienda  (scusami ma lo devo dire). Credo piuttosto che se lo fa, lo faccia perchè ritiene di poterne avere un vantaggio come il fatto di mantenersi il posto.
Questo è accettabilissimo e umano. Fare sacrifici per il proprio bene è giusto; voler farli  passare per il bene dell'azienda....è un po' troppo e si rischia di non essere credibili.
Ora, che fare della lettera ricevuta?
Devi rispondere per iscritto motivando il perchè in orario di lavoro non avevi le scarpe che dovevi portare.  Sul fatto che Tu Ti trovassi già in fila per timbrare....se non è vero, dillo, ma se davvero eri davanti alla timbratrice e qualcuno Ti ha visto....inutile negare. Prendi atto che tutti noi abbiamo regole da rispettare se vogliamo essere rispettati e diritti e doveri vanno di pari passo.
E se puoi, cercaTi lavoro in un altro ambiente, anche per un Tuo più sereno futuro evitando sempre di farTi riassumere grazie ad una sentenza.
Ti faccio comunque tanti auguri perchè capisco anche le difficoltà dovute magari ad una mentalità  sviluppata  in ambienti diversi.

venerdì 15 giugno 2012


COLLOQUIA E ASPETTA

Edoardo   (loc. n.c.)



Buongiorno

ho questo problema: non so come comportarmi dopo il colloquio di lavoro.

Vengo contattato da una agenzia la quale mi fa subito un intervista anche se ammette che non è loro prassi ma cosi vuole il cliente.

Il giorno dopo vengo richiamato per fissare l'appuntamento dal cliente e cosi la settimana successiva mi reco all'appuntamento.

il colloquio va molto bene....l'azienda opera nello stesso settore del mio impiego attuale anche se su mercati diversi e per certi settori è anche fornitore della mia attuale azienda.

Mi dice che le cose andranno per le lunghe perchè il mio intervistatore che è anche il responsabile è molto impegnato e perchè deve anche valutare la posizione di un collaboratore esterno che al momento occupa la posizione per la quale si sta svolgendo il colloquio, ma l'assunzione avverrà comunque per via dell'enorme mole di lavoro che ha l'azienda.

Finita l'intervista vengo contattato dall'agenzia per capire l'esito del colloquio.

Dieci giorni dopo l'agenzia mi ricontatta ancora per un secondo incontro che avviane 5 gg dopo.

Anche il secondo colloquio va molto bene. Il responsabile conferma la situazione in bilico con il collaboratore esterno,e l'esito di questo rapporto lavorativo influirà sulle mansioni future del candidato.

Alla fine del colloquio il datore mi chiede sto continuando a cercare lavoro, mi dice di essere contento per aver incontrato una persona seria, dice di averlo fatto presente anche all'agenzia, mi dice di esser contento per i due incontri che sono stati entrambi positivi e che dall'agenzia, avrò presto loro notizie (testuali parole).

Poco dopo arriva la telefonata dell'agenzia che mi chiede dell'esito: confermo che la mia impressione è positiva, ripeto al personale dell'agenzia quello che mi è stato detto sul finire dell'incontro (persona seria, incontri positivi etc etc ) e lui mi dice che conferma tutto questo, che durante la discussione con il datore di lavoro per un aggiornamento post colloqui, lui fa parecchie volte il mio nome, che la mia candidatura è stata la "preferita" tant'è che proprio per questo sono stato il primo della seconda trance di colloqui e, sempre l' agenzia , mi dice che secondo lui ci sono buone possibilità anche se non dovrebbe dirmelo per non darmi false illusioni e per non macchiarsi lui di cose dette che poi non si avverano.

Ormai sono passati più di 10 giorno e nessuna notizia.

Cosa devo fare: chiamare l'agenzia per sapere a che punto siamo? oppure no?

Magari i colloqui non sono ancora finiti, oppure non si è ancora risolta la questione con il collaboratore esterno per cui deve ancora definire la posizione del prossimo assunto.

Grazie per il tempo e l'eventuale risposta.






Caro Edoardo,
la Sua situazione è la copia fotostatica di  centinaia  di colloqui che avvengono in Italia tra aziende che chiedono incontri, anche urgenti, e candidati che  poi rimangono in attesa di risposte che spesso non arrivano più.
Già in passato ho parlato di questo malcostume.  L'azienda contatta l'agenzia che si presta a fare da passaparola o poco più. L'azienda ha sempre fretta; incontra,  intervista, loda, si congratula, rimanda ad un successivo incontro; poi nuovamente loda, si congratula, tira fuori “l'altro candidato” e lascia intuire, come ha fatto con Lei, che si deve prima risolvere il problema interno ma comunque....nessun problema, la scelta è praticamente fatta.  Tanti saluti, ci faremo vivi.
C'è gente che dopo anni sta ancora attendendo.
Per carità, non sarà il Suo caso ma è certo che Lei non mi ha scritto nulla che già non conosca a memoria. In Italia siamo fatti così. Non abbiamo mai il coraggio di dire “si”  o “no”. Si pensa d'essere perdonati per aver fatto perdere tempo ad una persona dicendogli che  si è stati molto contenti del colloquio.
Una volta che la persona è uscita dagli uffici dell'azienda  è come se non fosse mai entrata.
Pare quasi che, mentre  il Candidato ha ogni obbligo di dire tutto di sé, di darsi disponibile, di svelare cose personali, dall'altra parte non esistano obblighi o doveri  di mantenere fede alle parole date.
“Ci sentiamo senz'altro presto....”  può così diventare un mese, due o mai, senza che questo faccia sentire poco corretti.
E' il mondo del lavoro nostrano.
Può essere, ad onor del vero, che davvero l'azienda abbia problemi a chiudere velocemente la trattativa; a volte vi sono o nascono urgenze maggiori che fanno accantonare alcuni progetti per poi essere ripresi più avanti. Può essere che la questione col collaboratore non  sia ancora  risolta,  tutto vero ma è anche vero che una telefonata  per avvisare che la cosa va a rilento  rafforzerebbe solo l'immagine di correttezza nei rapporti interpersonali.
Ora che fare? Sono passate un paio di settimane e nulla si muove. Nemmeno l'agenzia che, avendoLa contattata per prima  ha un dovere in più, non si fa viva.
Vuole farlo Lei?   No. Se non ha l'acqua alla gola, dia loro dimostrazione di non sbavare.
Prosegua la Sua vita ed il Suo lavoro con serenità. Semmai La chiamassero può rispondere: “ah! La cosa è ancora viva ?  Non ci pensavo più. Non era un grande problema.    In ogni caso,  dica pure.......”
Le auguro di cuore che Lei possa dire queste parole ma se così non fosse, non se ne faccia davvero un problema.
Semmai dovesse avere altri incontri con Agenzie o Azienda per colloqui, sappia che le risposte ai colloqui sono un optional. Quelle urgenti, ovvero entro termini di tempo logici, una chimera.
In bocca al lupo.

domenica 10 giugno 2012


PAGAMENTI ESTERI


Dario   (loc. n.c.)

Avrei bisogno di un chiarimento.
Da Dicembre sto svolgendo un lavoro on-line di vendita musicale su Itunes e altri store, per una società Francese.
Con questa società ho un contratto di royalties,il che significa che io produco album musicali,li metto in vendita sugli store digitali ed ogni 3 mesi in base ha ciò che ho venduto mi vengono riconosciute delle royalties.
Non ho nessun tipo di rapporto di dipendenza con loro,non ho partita iva e non svolgo nessun altro lavoro.
Mi è stata spedita una fattura pro-forma a Marzo ed ho ricevuto i miei compensi su conto corrente. Nella fattura pro forma non viene riportata alcuna voce per quanto concerne iva o quant'altro.,il mio operato viene svolto in Italia.
Come posso regolarizzare questa situazione? E' possibile non aprirsi partita iva? Che tasse pagare eventualmente in ritenuta d'acconto..?
Grazie e buon lavoro
Dario




Caro Dario,
tra i campi di nostra conoscenza non c'è quello relativo a leggi sulla fiscalità ovvero non ne sappiamo a tal punto da permetterci di dare suggerimenti.  Ce ne siamo sempre ben guardati perchè  è una bolgia  in cui tutto è giusto e nello stesso tempo, a seconda da come lo si guarda, è tutto sbagliato.
Oggi  tutto è talmente contorto e talmente impregnato di logiche burocratesi che anche chi vuole essere onesto arriva a sbagliare. C'è un gran bisogno di lavoro; si vorrebbe che tutti si dessero da fare; si dice sempre che va stimolata la creatività nel trovarsi nuove occupazioni ed appena uno intuisce un nuovo lavoro possibile per guadagnare, ecco che arriva la burocrazia con mille infiniti paletti che  portano spesso a far desistere.
Nel Suo caso, riteniamo che Lei debba  assolutamente parlare con un commercialista o recarsi al CAF della propria città. Deve ben spiegare l’attività, indicare approssimativamente il compenso annuo stimato e la provenienza straniera dell’entrata. Trattandosi di reddito proveniente da società estera, non siamo certi  che  sia possibile la ritenuta d’acconto.
Allo stato attuale delle cose  Lei, colpevole d'aver cercato una strada per lavorare e colpevole di non sapersi districare nel labirinto di norme quasi sempre non comprensibili da una mente solo logica, è un evasore (dovrebbe essere frustato sulla pubblica piazza e chiuso in un lazzaretto)  e con gli attuali livelli di controllo sui conti correnti il rischio di una sanzione è alto.
Affidarsi ad un commercialista può essere costoso e diventa quindi importante capire effettivamente se l'utile  generato da questa attività, giustifichi il lavoro stesso.
Chieda un appuntamento  ad un  Commercialista a cui potrà chiedere un preventivo dei suoi costi per la gestione  oltre a tutti gli oneri relativi.
Buona fortuna!

giovedì 7 giugno 2012


LAVORO E RICHIAMO



Giuseppe   (loc. non c.)



Lavoro in una catena di supermercati con il ruolo di addetto.
Il capo reparto mi ha minacciato di inviarmi una lettera di richiamo, perchè nel giorno del cambio della promozione settimanale a suo dire sono uscito prima e che da responsabile sarei dovuto rimanere più a lungo per completare questa promozione.
Premetto che avevo già superato le 2 ore di straordinario, oltre alle 7 ore ordinarie.
In più dice che l'ho anche mandato a quel paese, cosa non vera, non ha neanche testimoni per questo.
La mia domanda è questa: può realmente mandarmi una lettera di richiamo per queste motivazioni? Come posso rispondere ad una lettera di richiamo di questo genere?
Vi ringrazio anticipatamente per la risposta.



Caro  Giuseppe,
il Tuo capo reparto può inviarTi la lettera di richiamo perchè la lettera è semplicemente  un richiamo messo per iscritto.
La lettera di per sé non significa nulla. Ciò che conta è il contenuto ovvero le cose contestate al lavoratore.
Nel Tuo caso, posso capire che magari eri stanco e non avevi più desiderio di continuare a lavorare avendo già fatto 2 ore supplementari ma ogni lavoro ha le proprie regole, pro e contro che si accettano quando si accetta il lavoro.
Pare invece che spesso  si sia portati a dimenticarlo. Ogni lavoro ha situazioni particolari che vanno gestite con coscienza e consapevolezza.  Lavori in un supermercato; nei supermercati vengono effettuati periodi promozionali con esposizioni  fuori banco di merce ed è ovvio che queste debbano essere  pronte al pubblico nel momento in cui hanno inizio.  Se la promozione inizia il giovedì mattino, all'apertura del punto vendita, alle ore 9, è piuttosto logico che debba essere preparata per tempo. Quando dunque c'è questo impegno, una volta alla settimana o ogni quindicina, va fatto. Può non far piacere ma fa parte della mansione.
E' vero, ripeto,  che avevi già fatto 2 ore di straordinario (peraltro credo retribuito) ma preparare il tutto per l'inizio del lavoro successivo è una regola.  Non si possono scegliere le regole, si può però scegliere di cambiare lavoro se questo non piace.
Non capisco quando scrivi che il Tuo Capo asserisce che “ a suo dire sono uscito prima”.
O sei uscito prima o non sei uscito prima. C'è un cartellino che timbrate e che fa fede. A meno che non intendi dire che Ti ha contestato il fatto d'essere uscito prima d'aver terminato l'esposizione.
Forse eri stanco e magari Ti è scappato un “vaffa” in via amichevole. Se così è stato, chiedi semplicemente scusa, offri un caffè al Tuo Capo e tutto finisce lì.
Trovo strano, ma posso sbagliarmi, che  i Capi sentano sempre cose che i dipendenti non hanno detto. (l'allusione al fatto che non ha testimoni....mi piace poco).
Santo cielo, che c'è di male. E' umano. Basta avere l'umiltà di ammetterlo e scusarsi.
Che rispondere a questa lettera?  Se non Ti è ancora arrivata, fai come Ti ho detto. Allunga la mano, digli che hai sbagliato perchè in quel momento eri stanco ed hai avuto una reazione non corretta ed andate assieme a bere un caffè.
Se invece l'hai tra le mani, rispondi sempre le stesse cose. Dato che è inutile negare l'evidenza, rispondi che  avendo già fatto due ore di straordinari Ti sentivi fisicamente e mentalmente stanco per cui hai avuto una reazione che non Ti appartiene.
Detto e fatto questo però, rimane il lavoro da svolgere, gli impegni che esso comporta e la soddisfazione che se ne trae.
Rifletti su questo perchè il lavoro deve innanzitutto  piacere. Se lo si fa solo perchè si deve farlo, prima o poi si incappa ancora negli errori già fatti. E la seconda volta è più difficile  dire che è stato un caso.
Forza dai!