Ricerca personalizzata

domenica 20 maggio 2012

PENTITO DAL RITORNO


Andrea     (loc. n.c.)

Buongiorno,
leggendo il Vostro blog ho trovato spesso spunti di riflessione interessanti ed è per questo che vorrei chiederVi un parere su una decisione intrapresa e che non si è rivelata oculata.
Dopo quasi 6 anni trascorsi in una azienda (come primo lavoro), a settembre scorso ho accettato una nuova offerta perchè la situazione finanziaria della ditta in cui operavo non era delle migliori. Il nuovo lavoro mi ha offerto condizioni nettamente migliori, ma mi ha obbligato a trasferirmi, anche se non era nelle mie intenzioni per motivi familiari.
Dopo 7 mesi sono stato ricontattato dalla precedente azienda per un possibile reinserimento. Nonostante le mie perplessità, più fonti mi avevano garantito l'entrata di alcune commesse piuttosto sostanziose, con prospettive più rassicuranti; anche un cambio nella direzione amministrativa mi  aveva fatto pensare ad aria nuova.
Dopo lunga riflessione ho poi deciso di accettare, più per motivi logistici personali, e di rientrare nella prima azienda, rinunciando anche alla posizione più appetibile che ricoprivo nella seconda.
Una volta rientrato ho dovuto constatare, purtroppo, che quanto dichiarato è ancora in fase di "evoluzione" e subordinato ad alcuni sviluppi, ed ho dovuto ricredermi su quanto si diceva in merito di non tornare sui propri passi. E' stato certo un rischio che ho accettato di assumermi, ma adesso mi trovo nella scomoda situazione di aver rinunciato ad un buon posto per tornare esattamente al punto di partenza.
Quindi adesso che fare? Attendere le evoluzioni o nel frattempo mettersi nuovamente in gioco alla ricerca di una nuova possibilità? E come inserire in modo accettabile questi cambi nel proprio curriculum?
Vi ringrazio per il vostro aiuto.

Andrea



Caro Andrea,
ciò che spesso ci rovina sono le fonti. Qualcuno dice; altri mi hanno detto; sembra che...; dovrebbe accadere...; probabilmente avverrà..; o ancor peggio, al posto del condizionale viene usato il futuro prossimo
o  il presente.
L'azienda sta avendo; a giorni arriveranno nuove commesse  ecc.ecc...
Nel momento in cui Lei stesso, dall'interno e quando c'era  si è reso conto che l'azienda non navigava in ottime acque tanto da farLe intuire che sarebbe stato meglio uscirne togliendosi dalle spalle quello che sarebbe potuto divenire un peso ed un problema; nel momento che è riuscito nell'intento trovandosi un altro posto che, a detta Sua, Le ha dato condizioni nettamente migliori, perchè tornare?
Posso capire che la Sua molla sia stata il rientro in famiglia ma avendo già accettato  mentalmente o per necessità il trasferimento, perchè non mantenere questa linea più certa e sicura?
Ogni trasferimento di lavoro è pesante all'inizio, poi, come tutto nella vita, si accetta, ci si adatta ed alla fine non è così tragico sopratutto quando dietro vi è la sicurezza di un lavoro che premia.
Quando viene richiesto un trasferimento che non è nella logica di chi lo deve sopportare ci si deve porre subito se farlo o meno. Si può non accettarlo e si torna a cercare un'occupazione sotto casa ma se lo si accetta si dovrebbe andare avanti.
Lei sa bene che, oltretutto, se ci si tiene alla carriera, in fase di un colloquio di lavoro chi è disponibile a trasferimenti o si è trasferito per lavoro è meglio considerato perchè dimostra una maggiore libertà e apertura mentale.
Non Le chiedo se nel lavoro che svolgeva nella seconda azienda si stava trovando bene perchè Lei stesso scrive che  tornando ha rinunciato ad un posto più appetibile che ricopriva e  ad un buon posto.
Ricordiamoci che la famiglia è felice se è unita e si vive serenamente ma, se pur essendo unita  non c'è serenità e sicurezza nel lavoro per garantire il proseguo come lo si vorrebbe, ne soffre anche la famiglia stessa.
La prima azienda Lo ha ricontattato dopo  sette mesi. Diffido sempre di un'azienda che ricontatta chi se n'è andato. Perchè lo fa?  Possibile che non abbia  all'interno qualcuno da far crescere? Necessita proprio di colui che è uscito? Ed allora perchè lo ha lasciato andare?
Già questo dimostra un po' di confusione nella gestione delle risorse, confusione che crea sempre grossi malumori tra il personale rimasto che vede, quando accade, il ritorno di uno che è uscito e che torna  magari con compiti maggiori e stipendio più alto.
La ricerca di riavere chi se n'è uscito dimostra spesso un vuoto gestionale delle risorse  che non è rassicurante. Se tanto mi dà tanto....anche il resto andrà nello stesso modo.
Veniamo al presente. Ora Lei è tornato per rendersi conto che poco è cambiato e che le promesse e quanto dichiarato sono ancora in fase di evoluzione (il che, sa bene, spesso significa, che non avverranno per niente).
Mi par di capire che Lei sia un Amministrativo, quindi più idoneo a sapere in che acque versi l'azienda. Non è un commerciale ma vivendo nell'azienda non dovrebbe essere difficile anche sapere come viene gestita la parte commerciale.
La gestione è ciò che vale. Quando sento parlare di arrivo di nuove commesse che “dovrebbero salvare il futuro” tremo un poco. Lo sento sempre dire quando le aziende non hanno più nulla da dare.
Forse, questo unito al fatto che il direttore amministrativo se n'era andato, avrebbe dovuto farLa riflettere un po'.
Ad ogni buon conto oggi Lei è lì. E' un rischio che ha accettato. Cosa devo dirLe?   Cambiando azienda ed andando verso qualcosa che non si conosce, vuol dire accettare un rischio. Tornare  in una situazione  che La fatta allontanare volontariamente ...non è un rischio, è un errore.
Dice bene quando scrive che  è al punto di partenza.  Ed ora che fare?
Rimanga, faccia al meglio il Suo lavoro; speri che arrivino questi cambiamenti e sviluppi ma non perda occasione per rimettersi sul mercato.
Il Suo curriculum può effettivamente soffrirne perchè è sempre poco giustificabile un rientro (che io tra l'altro sconsiglio sempre).  In un contatto diretto con un'azienda potrebbe anche essere non valutato ma se dovesse trattare con un'agenzia o un cacciatore di teste, lo noterebbero subito.
Vediamo cosa fare.  Lei potrebbe seguire questa logica:
non dire che se n'è andato dalla prima azienda perchè non tirava buon vento ma solo perchè la seconda Le offriva incrementi di guadagno e di carriera.
Inoltre: la prima azienda era dispiaciuta della Sua uscita e sin da subito aveva iniziato a contattarLa per un rientro.  La seconda azienda che Le aveva promesso carriera, a seguito di ristrutturazioni interne improvvise, aveva accantonato quello che doveva essere fatto quasi subito per Lei.
Insomma, un buon posto ma quasi certamente chiuso, facendo così venir meno le motivazioni del cambiamento.
Detto questo, tenga a mente questo filo conduttore: Lei ha una parola a cui tiene e vuole che anche gli altri l'abbiano con Lei. Se questa vien meno; se l'azienda in cui è andato ha promesso e non mantenuto, vien meno il Suo impegno a collaborare con l'azienda stessa.
Ad un ulteriore nuovo contatto avuto direttamente dalla Direzione per farLa tornare, con adeguamenti più che soddisfacenti di stipendio e ruolo, Lei ha così deciso di tornare anche se.....il ritorno in un'azienda lasciata non lo avrebbe voluto fare.
Questo è il filo più logico che intravedo nella Sua situazione.
Rimanga ma cerchi.
Cordiali saluti.

mercoledì 16 maggio 2012


VENDITE E CRISI

A.M.     Milano


Sono responsabile delle vendite in un'area del territorio italiano.  Da tempo mi sto preoccupando della situazione del commercio perchè mi rendo conto che i rischi di perdere il lavoro  ci siano, anche se ad oggi,  ho resistito abbastanza bene agli scossoni  dell'economia.
Posso sperare nel futuro? Posso, come tanti altri, pensare che si proseguirà e che questa crisi non sarà un nuovo 1929?
Può dirmi cosa ne pensa?



Mio caro A.M.,
cosa ne penso io vale poco ma poiché Lei me lo chiedi, Le rispondo.
Credo che non ci sarà un nuovo 29. Non c'eravamo  ma da ciò che sappiamo le situazioni erano effettivamente diverse.
Malgrado gli scandali e le banche che dovrebbero fare un lavoro e ne fanno un altro; malgrado un sottobosco di truffe legalmente accettate a scapito della collettività, malgrado i poteri della finanza abbiano preso il sopravvento mettendo loro uomini anche a capo di governi ritengo che la forza dei popoli delle nazioni sia più grande di tutto  questo.
Siamo stati tutti impoveriti e chi  ha permesso e promosso questo  si vanta pure di essere stato padre fondatore di questa situazione. Importante per lui o per  loro è ricordare solo le poche cose positive che ciò ha portato, dimenticando, ignorando o fingendo che non esistano le cose negative. Tutto qua.
Ma ce la faremo.
Da tempo è sotto gli occhi una situazione commerciale non certo positiva, in cui operare è davvero difficile. In queste situazioni valgono poche ma precise regole.
Tenere  a bada i conti. Se un tempo si era piuttosto tolleranti con i pagamenti dei clienti, oggi non lo si deve più accettare.
Vanno eliminati tutti i clienti che non mantengono le scadenze o, quantomeno, in caso non si vogliano perderli, inviare sempre ordini ridotti per diminuire il rischio.
Meglio vendere un po' meno ma incassare.
Consegnare merce solo ad avvenuto pagamento dell'ordine precedente, senza inventare cose astruse.
E' sufficiente dire ai clienti che l'azienda non può esporsi e che deve limitare i rischi. Se il cliente è intelligente capirà, perchè anche lui dovrebbe agire nello stesso modo con i propri clienti.
Circa le vendite poi, se Lei vende un prodotto qualitativamente buono, non dovrebbe temere scossoni più di tanto.
Solitamente le aziende che soffrono di queste  situazioni sono coloro che vendono prodotti di scarsa qualità. Nei periodi di crisi, si tende a spendere meno  ma quel poco che si acquista lo si  vuole di buona qualità.
Sono sempre le piccole aziende che hanno poco da dare a soffrire di più.
Sia più vicino ai clienti. Ascolti le loro difficoltà, dia loro suggerimenti ma sia cortesemente inflessibile. Dia loro aiuti per far capire come devono a loro volta agire, ma non ceda sui principi di correttezza che il cliente deve avere verso Lei che lo fornisce.
Tenga presente che un cliente non ha, oggi, alcun interesse a cambiare fornitore perchè con quello attuale ha già passato le forche caudine dell'analisi degli uffici amministrativi mentre con un fornitore nuovo, probabilmente non avrebbe alcun fido e quindi difficoltà ad iniziare un rapporto.
Forza allora. Si rimbocchi le maniche come certamente starà già facendo e prosegua il lavoro. Esca il mattino con entusiasmo; incontri i clienti col sorriso; li aiuti ad avere fiducia e vedrà che l'ottimismo alla fine sarà contagioso.
Tutti hanno bisogno di vedere che c'è qualcun altro che ha speranza.  Gliela dia e Le saranno riconoscenti.
Cordiali saluti

venerdì 4 maggio 2012


TORNARE O NON TORNARE 3



S.M.


Grazie mille!
Lei dice bene: e ora basta! Ho letto il Suo intervento e La ringrazio infinitamente. Approcciando il mondo del lavoro ho conosciuto meglio me stessa, cosa indispensabile per definire i propri obiettivi. Basta farsi dei problemi.
Ho accettato, comincio tra poco e ora voglio guardare solo avanti!
Grazie ancora.


Non sempre  ma,  a volte, sbagliare serve. Ora si dia  obiettivi anche ambiziosi di comprensione del lavoro, crescita,  tempi e  risultati. Li tenga controllati e faccia di tutto per  mantenere quanto si è prefissata.
Sono contento per Lei.

mercoledì 2 maggio 2012

TORNARE O NON TORNARE 2


PREMESSA

Alcuni giorni or sono era giunta una lettera a cui avevamo dato risposta sotto il titolo: “tornare o non tornare”. Alla risposta data  attraverso il blog erano seguite alcune corrispondenze dirette e private che non sono state pubblicate.
Oggi, rispondiamo a quest'ultima lettera, inserendola nuovamente nel blog perchè riteniamo che chiuda un cerchio con la prima ed anche che possa servire ad eventuali altri lettori.
Pur non avendo pubblicato ciò che c'è stato nel mezzo, non sarà difficile seguire lo sviluppo della storia.
Chi non avesse letto la prima parte, dovrà cercare in archivio (non molto lontano nel tempo) “tornare o non tornare”.



S.M.   (loc. n.c.)

Buonasera,
Le scrivo pechè ho piacere di aggiornarLa sugli ultimi sviluppi in merito alla mi situazione lavorativa. Sono la ragazza laureata  che aveva lasciato il posto di segretaria di direzione per una posto "truffa" nel settore marketing. Sono stata contattata dalla vecchia azienda e mi è stato proposto un contratto di apprendistato (mi pagano un pò di più e la durata è di 4 anni) e, viste le valutazioni fatte in merito ad una possibile carriera lavorativa, sto valutando di accettare pur sapendo che non è il lavoro della mia vita e sopratutto in quella specifica azienda.
Sicuramente mi darà la possibilità di conoscere una varietà di attività aziendali e come lavora un'azienda operante nel mercato estero. Considerata la situazione del mondo del lavoro per i giovani, mi sembra possa rappresentare una buona soluzione "anti-crisi".
Nel frattempo avrò modo di valutare con calma quale potrà essere il mio percorso professionale. L'unica cosa che mi spaventa è la durata del contratto: avrei preferito mi proponessero un contratto di breve durata, 4 anni sono tanti non so quanto resisterò e se me ne andrò prima non sarà così facile, perchè l'azienda ci rimarrà male e ciò potrebbe non giocare a mio favore per le referenze future.
Sono ancora un pò combattuta poichè un contratto così lungo tende a spaventare per le ragioni già elencate.
E' un momento difficile e mi piacerebbe potere avere alternative che non siano la disoccupazione.
Grazie ancora e cordiali saluti



Mia cara S.M.,
tutto è bene ciò che finisce bene.  Alla fine c'è stato il contatto con la vecchia azienda e la nuova proposta. Questo fa pensare che Lei abbia davvero lasciato un buona immagine di sé  perchè è ben difficile che le aziende da cui si esce, facciano proposte per riassumere chi se n'è andato.
Le auguro quindi di cuore che  Lei possa approfondire le tematiche che svolgeva; imparare del nuovo, fare esperienza e dare solide radici alle Sue conoscenze, pronta per nuovi incarichi futuri.
Lei però mi dà  occasione, lo devo fare per forza, per tirarLe le orecchie.
Cercava un posto migliore. Ha tentato. S'è un po' bruciacchiata ed ha avuto la fortuna di tornare senza pagare pegno.  Cercava un posto sicuro per non dover lottare con lo spettro della disoccupazione. C'è andata vicinissimo per entrare nella categoria ed oggi che le offrono un contratto che, anche se non è a tempo indeterminato, è comunque di quattro anni e Lei che fa?
Dice che le pare un po' troppo lungo e che avrebbe preferito un contratto più breve.
Insomma, si sente un po'  troppo legata (probabilmente nella vita Lei non ama i vincoli) e sta già pensando, ancor prima di iniziare,  se avrà mai la capacità di resistere  e cosa potrebbe succedere se se ne andasse prima.
Poiché è combattuta e spaventata, devo rasserenarLa.
Dov'è il problema?  Credo che non vi sia un lettore o qualunque altro giovane che, trovandosi nella Sua situazione, non andrebbe ad ubriacarsi per la gioia. Lei, invece.... si preoccupa.
Oggi si tenga ben stretto questo contratto quadriennale ed inizi il lavoro secondo i suggerimenti che Le ho dato.
Impari, approfondisca, rubi idee ed esperienza  facendosi le ossa. Poi, quando sarà il momento, ovvero quando sentirà di essere forte e sicura  per mettersi sul mercato, lo faccia.
Tenga presente però che secondo me, quattro anni passano velocemente e per rafforzare le Sue esperienze ci vogliono tutti.
Non sappiamo cosa ci riserva il domani. Magari scoprirà che i difetti di questa azienda non sono poi così male o scoprirà, nel tempo, di ottenere  uno spazio di libertà e di autonomia decisionale che Le daranno piena soddisfazione.  Non sarebbe il Suo il primo caso del genere.
In ogni modo, da anima in pena, se proprio vuole, dopo un po' di tempo, torni a guardarsi  attorno.
Non si faccia però sangue amaro sul fatto che l'azienda potrebbe rimanerci male e dare cattive referenze.
Il futuro è Suo e se dovesse decidere di andarsene, Lei deve guardare egoisticamente se stessa e non l'azienda.
Sul fatto che questa poi possa dare cattive referenze, anche in questo caso non se ne faccia un problema perchè nessuno chiede referenze su un lavoratore all'azienda che questi lascia.  Potrebbero non essere vere. Cattive, perchè l'azienda non vorrebbe  che se ne andasse o buone per la troppa gioia di vederlo andar via.  Quindi, inutili.
Durante un colloquio è l'intervistatore che valuta l'intervistato: Le referenze sono  cose d'altri tempi.
Chiarito questo: chiarito che quattro anni passeranno velocemente; chiarito pure che il Suo compito primario è di approfittare di questi anni per consolidare le Sue capacità e conoscenze; chiarito che, magari anche per solo gioco o per sentirsi richiesta, Lei può comunque guardarsi attorno alla ricerca dell'occasione d'oro (per cui però, Le ricordo,  ci vuole esperienza vera di conoscenza delle tematiche che si imparano solo immergendosi nella mansione); chiarito tutto questo e visto che l'azienda è ben disposta a riprenderLa, non posso che augurarLe davvero un buon futuro lavorativo.
Sappia farsi scivolare addosso le cose che inevitabilmente incontrerà e che non Le andranno; i problemi; le invidie di qualche collega;  magari qualche approccio; i punti di vista lavorativi che non combaceranno con i Suoi e che vorrebbe da subito rifiutare.  Insomma, dia poca o nulla importanza alle cose non gradite e pensi sempre ai Suoi obiettivi, che dovrà darsi e su cui troverà in archivio una serie ampia di suggerimenti.
Ed ora basta!  Forza ed in bocca al lupo.
Cordiali saluti.

lunedì 23 aprile 2012

PORTARE IL CAFFE'

Franco L. ( Padova)

Leggo spesso questo vostro spazio prendendo spunti anche da risposte già date in passato perchè mi rendo conto che i temi trattati e quanto da lei detto non hanno età, vanno sempre bene.
La voglia però di scrivere per avere una risposta personale mi tenta troppo ed ecco perchè lo faccio anch'io.
Ho 24 anni, sono laureato e da solo pochi mesi lavoro come assistente di direzione.
Il mio compito, nel job avuto, è di aiuto al Capo nello sviluppo delle strategie bla, bla bla...
Ad oggi però, dopo tante parole, mi sembra che le cose siano un po' ferme. Strategie su cui aiutare ce ne sono poche, anzi quasi nulla.
Faccio lavoro di segreteria. E' vero che la situazione attuale non permette forse grandi studi per sviluppare ciò che non c'è, e questo mi porta quindi ad aiutare il mio Capo cercando di essere la Sua mente nel pianificare meeting, incontri ed appuntamenti.
Il mio Capo mi dice di avere pazienza perchè si accorge anche lui della situazione però non mi aiuta. Come posso fare?
Partecipo alle riunioni al suo fianco ma solo per assistere e quando mi rivolge la parola è per chiedermi di andare a prendere il classico caffè per i partecipanti.
A dire il vero mi sento un po' frustrato.
Cosa posso fare?


Caro Franco,
capisco che Tu possa sentirsi frustrato ma penso anche che se avessero voluto solo assistenza alla Direzione, avrebbero certamente assunto una segretaria che trovo più adatta alla gestione di un Capo.
Evidentemente c'era il progetto e probabilmente c'è ancora di mettere a fianco del Capo una figura che possa, in futuro, coadiuvarlo in toto.
Oggi che fare? Personalmente manderei giù il rospo (se per Te lo è) e proseguirei senza problemi. Nessuno nasce imparato, dicono nel nostro Sud, e se vuoi un domani essere pronto a prendere magari il Suo posto, inizia da dove sei, facendo esperienza.
Fare esperienza significa prendere coscienza dei meccanismi dell'azienda; capire il business, conoscere i legami, gli intrecci, le strategie. I prodotti. Tutto questo avviene, sopratutto all'inizio, ascoltando. E per ascoltare bene ed imparare occorre essere nella stanza dei bottoni o meglio, essere presenti nelle riunioni dove si discute di tutto.
Tu ci sei e sei fortunato. La maggior parte non può nemmeno avvicinarsi ed è per questo che rimane fuori dai giochi di crescita. Ed è anche per questo che spesso le segretarie dei Capi, che partecipano ai meeting con un notes, ne sanno molto più dei collaboratori diretti.
Continua a portare i caffè, quando Te lo chiedono perchè è il modo migliore per far capire che devi sempre essere invitato....visto che sei utile.
Scherzi a parte, non vergognarTi di farlo. Molto probabilmente il Tuo Capo, a suo tempo, l'avrà fatto anche lui.
Approfitta quindi anche di questo per partecipare e per “abbeverarTi” di tutto. Vedrai che un giorno Ti accorgerai di avere acquisito grandi conoscenze senza esserTene accorto.
In quel momento Ti domanderai come avrai fatto. La risposta è: portando il caffè quando Te lo chiedevano.
In bocca al lupo.

mercoledì 18 aprile 2012

TORNARE O NON TORNARE ?

S.M. (loc. n.c.)

Buonasera, complimenti per il Vs blog, ho trovato consigli utili e competenti. Vi scrivo perchè mi trovo in una situazione spiacevole: mi sono laureata 1 anno fa, dopo poco ho trovato lavoro come segretaria di direzione, in un'azienda stabile ed affidabile, ma non lo trovavo stimolante e sopratutto non mi offriva la possibilità di accrescere le mie competenze per poter svolgere un lavoro più qualificante.
Dopo neanche 1 anno di lavoro ho trovato un altro impiego nel marketing che, a detta del datore di lavoro, mi avrebbe dovuto offrire formazione, contratto a tempo indeterminato, dopo un periodo limitato a tempo determinato, e possibilità di crescita.
Mi è sembrata l'opportunità perfetta, quindi ho deciso di dare le dimissioni. Purtroppo già dopo pochi giorni mi sono accorta che questa seconda esperienza è fallimentare poichè l'azienda è sul punto di chiudere. Naturalmente al colloquio ho cercato di fare le domande giuste e di carpire quante più informazioni possibile, e ora mi accorgo che il datore di lavoro non è stato del tutto trasparente.
Purtroppo queste cose si capiscono solo dopo! In questa azienda non c'è lavoro e con ogni probabilità non mi confermeranno il contratto dopo il periodo di prova, inoltre il posto non mi piace in quanto è poco serio e poco professionale.
Ora sto cercando un altro impiego ma la situazione è drammatica..ho fatto un colloquio ma il problema è che le aziende cercano persone con esperienza per non dovere sprecare tempo a insegnare una mansione che sarà svolta da una persona in sostituzione (ora si trovano solo sostituzioni).
Ora i colleghi del primo lavoro mi dicono che l'azienda non ha ancora trovato una persona per sostituirmi e sto valutando se chiedere di tornare..so che avete già trattato un argomento simile qui sul blog e che è sempre sconsigliato tornare sui propri passi al vecchio lavoro se non sono loro a fare un'offerta..ma nello specifico della mia situazione cosa consigliereste?
Rischiare di rimanere senza occupazione per un tempo indefinito oppure chiedere di essere ripreso al vecchio posto di lavoro?
Ma tornare al vecchio posto implicherebbe tante altre cose come rimanerci per molto tempo (non si può tornare e andare via dopo poco)..cosa faccio? La situazione è molto negativa per il mercato del lavoro e questo non aiuta ad affrontarlo con l'atteggiamento positivo che sarebbe necessario.
Grazie per il vostro aiuto



Mia cara S.M.,
Lei ha già letto altre precedenti risposte e quindi sa che, di norma, suggerisco di non fare retromarcia una volta fatta una scelta diversa. Ma una regola, o norma che sia, prevede sempre un'eccezione. Forse il Suo caso la è.
Analizziamolo assieme e cerchiamo di capire come sia possibile muoversi.
Si è laureata 1 anno fa e, fortunatamente per Lei, ha subito trovato un lavoro. Forse lo ha ritenuto non adatto; le Sue aspettative erano altre ma aver trovato quell'occasione, appena laureata e senza che Le venisse chiesta esperienza...avrebbe dovuto farLa riflettere e considerare l'opportunità per quello che era: una buona, ottima scuola per iniziare a “capire” il mondo del lavoro.
Non l'ha però trovata stimolante questa occupazione e ha deciso di guardarsi attorno.
Una segretaria di Direzione, sopratutto se alle prime armi e senza esperienza, dovrebbe consolidare meglio la propria posizione.
Più volte ho scritto che una mansione “importante”, anche se spesso sottovalutata, è proprio quella che Lei ha snobbato. Se si ha pazienza e si vuole imparare, questa posizione è quella che offre maggiori opportunità.
Occorre però, come dico sempre, “rubare” al proprio Capo: Vedere ciò che fa; intuire ciò che farà, come si comporterà in ogni situazione; che strategie attuerà e così via. Inizialmente magari non ci si azzeccherà; si pensa che andrebbe attuata una strategia ed il Capo ne sceglierà un'altra. Si pensa che in una situazione egli agirà in un determinato modo ed invece farà diversamente. Poco importa.
Ciò che importa è, per la persona che vuole crescere, analizzare le proprie convinzioni ed il proprio pensiero rispetto a quello del Capo. Arriverà il momento che i due comportamenti o i due modi di vedere il lavoro e le strategie saranno molto simili e se non lo fossero, sarà possibile, successivamente, capire quale dei due modi era corretto.
Un anno non basta, mia cara, per tutto questo. Lei ha chiuso questa esperienza prima che Le fosse di vero aiuto per il Suo futuro. E forse, per quanto ho capito, anche nell'anno in cui ha operato, lo ha fatto senza impegnarsi a crescere, pensando da subito, o da poco dopo, che quel lavoro non Le avrebbe dato nulla e non le sarebbe servito.
Pensare questo, durante il periodo di lavoro stesso, è quanto di peggio possa esserci perchè demotiva e fa si che non ci sia passione. E se non c'è passione non potrà mai esserci crescita interiore.
Ed ecco che fatto il primo errore, cresciuto e sviluppato sull'onda della non passione, ha pensato bene di farne un altro.
Non è stata, per carità, tutta colpa Sua, ma ammetta che una buona parte, si.
E' andata ad un colloquio ed ha pensato, con poca o nulla esperienza, che le Sue domande investigative sull'azienda e sul lavoro fossero sufficienti per una decisione.
Probabilmente il datore di lavoro non sarà stato trasparente ma poiché mi pare capire che Lei non conoscesse l'azienda, forse avrebbe dovuto, prima di accettare, chiedere informazioni.
Un'azienda che, come dice, è sull'orlo del fallimento e Lei lo ha scoperto addirittura dopo pochi giorni dall'inserimento, non poteva non esserlo anche prima.
Non sarà, cara, che nella foga di voler cambiare e nel sentir dire che Le veniva offerta una posizione nel Marketing, lei abbia abbassato totalmente le Sue difese?
Mi viene però da chiedermi perchè mai un'azienda sull'orlo del fallimento stia ad assumere qualcuno che non potrà mai servirle. E' piuttosto strano come comportamento.
Non dica più, però, che queste cose si capiscono solo “dopo”. E' un modo per dire che se si trova in questa situazione è colpa del destino, del Suo nuovo Capo, del tempo piovoso, del Governo... tranne che Sua.
Queste cose devono essere capite prima e sono certo che, d'ora innanzi, le capirà al momento giusto.
Trova anche il posto poco serio e poco professionale: lo sarà senza dubbio ma Lei non aggiunga anche il malessere che porta dentro, altrimenti sin quando rimarrà lì, vivrà ancor peggio ciò che vive male.
Scrive d'aver fatto un colloquio con la classica risposta negativa. Succede, non ne faccia un dramma.
Tenga presente comunque che Lei, se si presenta per posizioni legate al Marketing, non può effettivamente essere appetibile.
Lei occupa una posizione da pochi mesi (scrive infatti che probabilmente dopo il periodo di prova non verrà riconfermata) e, visto che oltretutto, in azienda si fa ben poco, ha anche ben poco da vendere.
Chi Le ha fatto il colloquio, avrà visto o Lei avrà detto che dopo un'esperienza di un anno nella prima azienda è da poco in questa seconda e sta già cercando d'andarsene. Un intervistatore è molto attento a questi repentini cambi. Lo ricordi in futuro.
Occorre sempre radicarsi bene in una posizione ed in un'azienda, prima di cercare altrove. La fedeltà o comunque gli anni di permanenza sono anche garanzia che la persona, se veniva tenuta, evidentemente è perchè svolgeva bene il proprio lavoro.
Ed ora che fare?
Certo, la prima azienda adesso fa gola. E' il salvagente. Davanti al vuoto, come posso dirLe di non tentare un rientro?
Dovrebbe però, come ho già consigliato, cercare l'aiuto di qualcuno all'interno che possa magari rifare il Suo nome a chi di dovere. E' possibile?
Oppure, potrebbe andare a trovare un'amica e farsi notare; come anche sarebbe utile sapere dove sia possibile incontrare il Direttore o la Proprietà (un bar del mezzogiorno?) e fingere un incontro casuale per fare un saluto e parlare del più e del meno, sino ad arrivare a farsi chiedere “cosa fa ora?”.
Se non c'è alcuna possibilità o strada da percorrere tra quelle dette, e se vuole questo ritorno, faccia brutalmente la Sua richiesta.
Male che vada Le risponderanno no e non avrà quel rientro esattamente come se non facesse nulla. Insomma, non ha nulla da perdere.
Però ora devo dirLe un'ultima cosa. Lei scrive:
“.....Ma tornare al vecchio posto implicherebbe tante altre cose come rimanerci per molto tempo (non si può tornare e andare via dopo poco)..cosa faccio? La situazione è molto negativa per il mercato del lavoro e questo non aiuta ad affrontarlo con l'atteggiamento positivo che sarebbe necessario.....”
Ecco. Se Lei vuole tornare dov'era, pensando già che questo Le comporterebbe rimanerci per molto tempo, lasciando quindi capire che la cosa non è totalmente di Suo gradimento, beh, non lo faccia. Non è certamente un comportamento corretto accettare un lavoro già con la mente propensa ad andarsene. Se dovessero ridarLe quel lavoro, dovrebbe solo ringraziare ed essere riconoscente. Se ritiene di non volerlo essere, abbia il coraggio di non tornare, anche perchè tornare e cercare colloqui per ricambiare ancora è deleterio per il Suo curriculum
Se tornasse, agisca come ho scritto all'inizio della risposta e tra qualche anno sarà pronta per nuove posizioni.
Sappia che è meglio essere l'ultimo dei primi piuttosto che il primo degli ultimi.
In bocca al lupo.

domenica 15 aprile 2012

LAVORARE COME IL CAPO

Ugo B. Lombardia

Dopo una sofferta laurea, sofferta perchè man mano che proseguivo e cercavo di trovare un lavoro mi accorgevo delle forti resistenze nell'ambito del lavoro verso chi si presentava come laureato o laureando, ho finalmente trovato un'occupazione.
Questo è accaduto sei mesi fa. Mi sono inserito in un team di lavoro in una buona,almeno spero, azienda e cerco di fare il meglio.
Mi capita però spesso di svolgere e portare avanti tematiche che mi chiede il mio Capo e che io porto avanti come vuole lui ma che, personalmente, svolgerei e svilupperei diversamente. Non tanto perchè lui fa errori, anzi è bravo ma perchè il mio modo di ragionare e di seguire un certo filo mi porterebbe ad agire diversamente.
Questo fa si che spesso mi ritrovi a portare avanti in modo automatico e senza passione ciò che potrebbe invece averne bisogno. Non ne sono contento ma non so trovare un modo diverso di agire. Sbaglio e non so in cosa. Chiedo aiuto se ritiene di potermi dire qualcosa Le sarò grato perchè vorrei rimanere in quest'azienda, lavorare con questo Capo, che ritengo valido, e fare carriera


Mio caro Ugo,
potrei dirTi molto ma forse bastano poche parole.
Prima regola assoluta: porta avanti al meglio il lavoro che devi svolgere, sempre, con professionalità. Poi, fallo, ma non pensando a come secondo Te andrebbe svolto. Non Ti sto dicendo che devi divenire un robot che non riflette ma che devi agire, nello svolgimento di un compito, come se Tu fossi il Tuo Capo.
Complicato? No, per niente.
Cerca di comprendere perchè lui vuole che una cosa sia fatta come dice e vedrai che pian piano avrai chiare le strategie e le linee di condotta che oggi lui ha e che, pur non comprendendole, alla fine ritieni valide.
Il Tuo Capo vede le cose meglio di Te per il fatto che lui ha maggiori informazioni ed una visione dei problemi più ampia di quanto non abbiate Voi collaboratori.
Ebbene, se vuoi arrivare a divenire come lui....impara a ragionare come lui. Ipotizza davvero d'essere lui, cercando di carpire il Suo modo di lavorare.
Se necessario, prima di iniziare un lavoro, chiedi maggiori informazioni e poi....sdoppiati. Lascia Ugo alla sua scrivania e trasportaTi mentalmente a quella del Tuo Capo.
Pensa a cosa vorrebbe lui; come agirebbe lui, come porterebbe avanti il progetto lui.
Col tempo poi vedrai che anche Ugo, che avevi lasciato alla Sua scrivania, imparerà ad agire nello stesso modo, senza più forzature.
Scrivimi ancora se vuoi.
Ciao