Ricerca personalizzata

martedì 1 febbraio 2011

A.A.A. VENDESI

lettera firmata K.


Salve, vorrei chiedere un'informazione, o meglio a chi posso rivolgermi per vendere un'attività. La mia attività è uno studio di registrazione con immobile di proprietà. L'idea sarebbe quella di vendere per acquistare un posto più piccolo con possibilità di creare un'altra attività all'interno suddivise tra loro.
Vorrei appunto sapere se esiste un consulente che si occupi di tali operazioni, per evitare di fare dei movimenti controproducenti. 
Ringrazio e saluto cordialmente.



Cara K.,
non saprei, sinceramente, a chi farTi rivolgere per vendere la Tua attività. Mi pare di capire comunque che Tu, oltre allo studio di registrazione hai anche l'immobile.
Per l'immobile non ci sono problemi, ovviamente. Qualunque agenzia può essere quella giusta così come una strada è anche quella di una Tua inserzione diretta se non vuoi passare da un intermediario.
Per lo studio di registrazione, è tutta un'altra cosa. Si tratta di un'attività particolare che, come ben sai, non può interessare la massa.
PotresTi agire, anche in questo caso, con inserzioni su alcune specifiche riviste di settore (riviste di musica) o interessando direttamente alcuni musicisti che magari frequentavano la Tua sala, in modo che questi possano far girare la voce.
Non ho conoscenza di consulenti che si occupino specificatamente di compravendita di sale di registrazione anche perchè...non essendocene così poi molte in circolazione, un consulente camperebbe poco.
Non vedo però perchè Tu debba fare movimenti controproducenti se cerchi di fare da sola. Tu sai cosa vuoi ricavare ed il tutto si risolve nel trovare un punto di incontro tra ciò che vorrai e ciò che Ti verrà offerto.
Manca solo il compratore ma per questo, come ho detto, devi cercare direttamente nel mondo specifico del settore.
Mi spiace davvero di non poterTi essere maggiormente d'aiuto.
Ti auguro di risolvere il Tuo problema. Se vuoi, riscrivi.
Ciao

lunedì 31 gennaio 2011

LA GESTIONE DEL TEMPO 8

Giovedì 18 Novembre, rispondevo ad una lettera (NATURALI PAURE) e promettevo, al termine della risposta, che appena possibile avrei approfondito il tema relativo alla gestione del tempo.
Ho atteso a farlo perchè su questo tema avrò probabilmente già scritto in passato e non volevo o vorrei ripetermi ma non avendo tempo per cercare quanto forse scritto, devo rischiare di ridire pensieri che a molti potranno non apparire nuovi.
Per brevità cercherò di elencare i fattori, sull'argomento, che ritengo importanti. Va da sé che, in qualunque momento potremo approfondire.

Mettendomi al computer ho capito che avevo già in mente di analizzare la gestione del tempo proporzionalmente alla mansione di un Manager, colui cioè più coinvolto. Mi pare di ricordare che anche la persona che mi aveva scritto, una donna, fosse Manager.

Il problema della gestione del tempo, comunque, può esistere per chiunque stia lavorando. Ovvio che un collaboratore potrà gestire i problemi che possano riguardarlo verso eventuali pari a lui e quindi non tutto ciò che dirò può andar bene per tutti.


OTTAVA PARTE.


STRUMENTI E TECNICHE PER LA GESTIONE DEL TEMPO

Proseguiamo con informazioni relative alla COMUNICAZIONE intesa come il rapporto che dovrebbe essere creato in azienda tra un Manager ed i propri collaboratori.. Ricordo che quanto scritto va letto sempre nell'ottica di una buona gestione del tempo.




LIMITARE GLI INCONTRI
Il tempo è prezioso e la socializzazione, a cui ho accennato la volta scorsa, può toglierne parecchio agli impegni della giornata. Come questa, anche l'eccessiva disponibilità agli incontri è deleteria.
Non si deve pensare che un problema discusso faccia a faccia venga sempre risolto prima e più facilmente ne che ogni volta che un collaboratore ha una necessità debba correre a parlarne col proprio Capo.
Mi sono trovato più di quanto si possa pensare a vedere Capi ricevere in ufficio una sequela di collaboratori, uno dopo l'altro come in processione, ognuno con un problema urgente da risolvere, un OK da farsi dare, un chiarimento sulla gestione di qualcosa o per chiedere cose che potevano aspettare un intero giorno. Ed il Manager, dopo, dirmi: “Caro mio. Qui è sempre così. Se non ci fossi io non saprei dove andrebbero a finire....” (Potremmo discuterne a lungo su questo atteggiamento ma ...questa è un'altra storia).
Gli incontri vanno limitati, sia quelli estemporanei come sopra scritti quanto quelli fissati in agenda. Ma tornerò più tardi su questo punto.
Ed ecco la sassata: mettiamoci in testa che la quasi totalità degli incontri è assolutamente ininfluente per il lavoro e dagli incontri spesso nascono non soluzioni ma nuovi impegni e problemi da discutere in nuovi ulteriori incontri.


Detto questo, guardiamo ora la situazione del comportamento di un Manager durante un meeting

MEETING: PORRE UN LIMITE DI TEMPO AI PUNTI ALL'ORDINE DEL GIORNO
Che bella la giornata del meeting! Tutti i convenuti entrano sorridendo in sala riunione. Vi siete mai chiesti perchè? I meetings vengono sempre vissuti come una festa; una vacanza lavorativa. Si pensa: “finalmente oggi non si lavora” ed è con questo spirito che si va ad ascoltare uno che parla mentre ci si può pure prendere lo sfizio di scarabocchiare su un foglio.
In questa orgia di festa solitamente l'oratore (in questo caso diciamo il nostro Manager) si presenta con un piano scritto. Alcuni, ignari delle più elementari regole, non fanno nemmeno questo ma di solito è così che va.
Il piano presenta un elenco dei punti all'ordine del giorno, punti su cui si dovrebbe presumibilmente discutere. Dico presumibilmente perchè accade anche che vengano convocati meeting per consegnare semplicemente agli intervenuti comunicazioni, mansioni o direttive che avrebbero potuto essere date direttamente senza far perdere tempo a tutti.
Ma nel nostro caso il Manager è bravo. Ha un ordine del giorno e tutti i suoi bei punti in fila da discutere.
La differenza di un Manager da un altro sta nella gestione del meeting che si vede dalla chiarezza con cui elenca i punti, dando anche il limite di tempo entro cui stare.
Un buon Manager potrà molto semplicemente annunciare, all'inizio che “dovremmo cercare di trovare le risposte ad ogni punto dedicandoci non più di dieci o quindici minuti ognuno, perchè vorrei arrivare entro il termine stabilito del meeting ad aver discusso tutti i punti, trovando le soluzioni necessarie. Quindi....diamoci dentro.”
Posso dire che d'aver assistito a meetings con una decina di punti all'ordine del giorno, arrivando a fine giornata con un relatore che improvvisamente si accorgeva d'essere fermo al secondo o al terzo punto?


ORDINE DEL GIORNO IN ANTICIPO
Buona norma di un buon Manager è, in caso di un meeting con collaboratori o altri intervenuti, far girare nei giorni precedenti, il documento con segnati i punti che si discuteranno in modo tale che ogni intervenuto sappia in anticipo ed eventualmente si prepari, su cosa si lavorerà.
Ognuno avrà così modo di prepararsi documenti, domande e chiarimenti.



PORSI COME OBIETTIVO LA CHIAREZZA
Direte che è ovvio ma non sempre è scontato. Non ho mai sentito alcuno affermare di non essere chiaro quando parla ed è normale perchè se si annuncia qualcosa che si è pensato la si dirà nei termini e nei modi che a chi parla sono lapalissiani.
Il guaio è che quasi sempre non lo sono per chi ascolta. Per ovviare a questo inconveniente tipico dei relatori nei meetings occorre semplicemente che chi parla abbia l'accortezza, spesso e volentieri, di chiedere a chi ascolta se tutto quanto è stato detto è chiaro o no.
“Ciò che dico è facilmente capibile? Se qualcosa non è chiara, vi prego di segnarvela ed alla fine, per cortesia, prima di passare ad altro, chiedetemi chiarimenti perchè non voglio che qualcuno esca dal meeting con le idee non chiare”. Ecco, basta questa semplice accortezza detta all'inizio e ridetta di tanto in tanto, per essere certi di non parlare al vento.
In ogni caso, quando un relatore prepara il materiale da presentare e annota i vari punti da toccare, deve farlo in termini semplici come se parlasse ad incompetenti. Deve cioè dare a tutti la possibilità di comprendere senza esser lui a valutare ciò che ritiene scontato. Mai pensare che ciò che è ovvio e semplice per noi lo debba essere per forza anche per gli altri. Meglio essere chiari con la possibilità d'essere banali piuttosto che non essere capiti.
Se non c'è la premessa del “ditemi se non sono chiaro” difficilmente in un gruppo che fa cenno di si con la testa per far capire d'aver compreso, a volte senza nemmeno ascoltare bene, qualcuno alza la mano per dire che non ha capito, col rischio d'apparire l'unico a far brutta figura. Così, si arriva alla fine del meeting e tutti escono pieni di dubbi.



ATTENERSI ALL'ORDINE DEL GIORNO
Si organizza un meeting. C'è un bel preciso ordine del giorno; si sono costruiti i vari punti con chiarezza; si sono calcolati bene i tempi per ogni intervento; si è fatto circolare il materiale in anticipo per dar modo a tutti di prepararsi e finalmente si inizia.
Magari passa il primo punto, poi sul secondo si inizia a dibattere. C'è un intervento; un collaboratore chiede chiarimenti; un altro inserisce in tutto questo un nuovo elemento di discussione. Si unisce un altro ancora che dice di pensare perchè le cose non vadano come dovrebbero. Il Manager inizia a rispondere poi cerca di capire perchè le cose non vanno come dovrebbero ed inizia a prendere appunti mentali. Fa nuove domande per approfondire ed al primo si unisce un altro che dice la sua. Dopo poco tutti sono, di fatto, sul nuovo problema, Manager compreso che cerca di trovare una soluzione.
Il tempo passa e l'attenzione oramai e sul problema che è sorto discutendo del precedente. Poi, improvvisamente si vede che il tempo è passato; la mattinata è finita. Il Manager si accorge delle carte che aveva predisposto e che non ha più guardato.
L'ordine del giorno ed i punti da toccare sono lì ma il terzo punto ed i seguenti sono rimasti sulla carta.
L'enfasi, il coinvolgimento, l'emotività del gruppo, la volontà di risolvere un problema apparentemente facile per poi proseguire con il tema del giorno hanno fatto la loro parte.
Non ci sono scusanti. Quando vi è un ordine del giorno, stilato dal Manager stesso, non si devia. Si discutono i punti in programma.
Qualcosa di nuovo nasce dalla discussione? Nessun problema. Se ne prende nota e verrà inserito nell'ordine del giorno di un successivo incontro.
Così è, così dev'essere.



COMINCIARE E FINIRE IN TEMPO
Un buon meeting avrà un preciso piano dei punti da discutere quanto un preciso piano di durata. Se l'inizio viene convenuto per le 9.00 del mattino vorrà dire che indipendentemente dal fatto che tutti i convocati siano presenti o meno, alle 9.00 si inizia.
Se si attende perchè qualcuno è in ritardo si dà motivo ai presenti di ritenere che, un domani, possono loro stessi essere in ritardo perchè tanto chi è puntuale, aspetta.
Quindi, che manchi un collaboratore che può essere fermo nel traffico cittadino o l'Amministratore Delegato tenuto al telefono da qualcuno, all'ora stabilita il meeting deve iniziare ed all'ora stabilita il meeting deve finire.
Chi partecipa va messo nella condizione di sapere esattamente quando potrà essere libero in modo che lui stesso possa pianificare i propri successivi impegni.


Proseguiremo presto con ulteriori riflessioni sulla gestione del tempo relativamente alla tenuta di un meeting da parte di un Manager .

A presto

venerdì 28 gennaio 2011

ASPETTARE LA PROPOSTA

lettera firmata

Buon giorno vorrei un'informazione se possibile:
Lavoro per un azienda Italiana di termoisolanti e attualmente sto' lavorando all'estero in Russia a Mosca . Siccome ad Aprile vado in pensione, la mia ditta mi ha già detto se volevo continuare a lavorare per l'estero pero' (qui sta' la domanda) non saprei che stipendio giornaliero chiedere, considerando che sono un tecnico aziendale e non dirigenziale.
Attendo sua risposta nel frattempo le porgo i miei cordiali saluti


Mio caro R.,
la risposta è semplice: perchè devi chiedere? Devi invece solo aspettare la proposta. E' il Tuo datore di lavoro che Ti ha chiesto se desideri proseguire a lavorare ed è quindi il Tuo datore che devi dirTi come intende pagarTi.
Lui Ti farà la proposta e Tu valuterai se Ti conviene. E poiché, quasi certamente, la proposta che Ti farà non sarà il massimo di ciò che potrebbe darTi, dovrai solo rilanciare e chiedere un po' di più. Quanto, sta a Te decidere ed è proporzionale a quanto Ti verrà offerto.
Se Ti vuole trattenere significa che per lui vali. Calcola quanto Ti costa la vita, quanto porteresTi a casa di netto e fai i Tuoi conti.
Se il Tuo datore, come avviene sempre, Ti ha chiesto di fargli una proposta su quanto vorresTi è solo perchè in questo modo riesce a capire cosa vuoi senza sbilanciarsi per primo e, per il gioco delle parti, cercherà di ridurre quella cifra (come Tu cercherai di aumentarla). Forse, dentro di sé è disponibile a darTi più di quanto Tu non voglia ed è per questo che preferisce far parlare Te per primo.
In realtà è lui che deve parlare: la richiesta è sua. Devi solo dire quindi che non hai proposte da fare e che preferisci che sia lui a fartela. In base alla proposta, deciderai.
In bocca al lupo.

mercoledì 26 gennaio 2011

LA GESTIONE DEL TEMPO 7

Giovedì 18 Novembre, rispondevo ad una lettera (NATURALI PAURE) e promettevo, al termine della risposta, che appena possibile avrei approfondito il tema relativo alla gestione del tempo.
Ho atteso a farlo perchè su questo tema avrò probabilmente già scritto in passato e non volevo o vorrei ripetermi ma non avendo tempo per cercare quanto forse scritto, devo rischiare di ridire pensieri che a molti potranno non apparire nuovi.
Per brevità cercherò di elencare i fattori, sull'argomento, che ritengo importanti. Va da sé che, in qualunque momento potremo approfondire.

Mettendomi al computer ho capito che avevo già in mente di analizzare la gestione del tempo proporzionalmente alla mansione di un Manager, colui cioè più coinvolto. Mi pare di ricordare che anche la persona che mi aveva scritto, una donna, fosse Manager.

Il problema della gestione del tempo, comunque, può esistere per chiunque stia lavorando. Ovvio che un collaboratore potrà gestire i problemi che possano riguardarlo verso eventuali pari a lui e quindi non tutto ciò che dirò può andar bene per tutti.


SETTIMA PARTE.


STRUMENTI E TECNICHE PER LA GESTIONE DEL TEMPO

Come anticipato, dico ora qualcosa relativamente alla COMUNICAZIONE intesa come il rapporto che si viene a creare in azienda tra due o più persone. Inizio analizzandola pensando ai meeting. Ricordo che va vista sempre nell'ottica di una buona gestione del tempo.




INCONTRI FRA CAPO E SUBORDINATI PER ASSICURARE LA COMUNICAZIONE
Spesso ho visto Capi assolutamente bravi a gestire problematiche aziendali quanto assolutamente incapaci a gestire la comunicazione tra se e i collaboratori. Quasi come se essere Capo voglia dire esclusivamente portare avanti il lavoro a cui si è preposti senza tener conto che non esiste organizzazione che possa andar bene senza una buona comunicazione.
Un buon Capo deve tenere nella massima considerazione il proprio gruppo di lavoro e far si che la comunicazione nel gruppo funzioni perfettamente.
Dovrà quindi essere lui il primo a dare importanza agli incontri che permettano ai collaboratori di avere idee chiare su cosa fare e come farlo.
Salvo situazioni urgenti ed improvvise, buona norma sarebbe, ad esempio, programmare un meeting con i propri collaboratori a scadenza regolare e pianificata. Ad esempio il lunedì mattino.
In questo modo, ogni collaboratore saprà, anche per propria comodità di gestione del lavoro, che in quel meeting si discuterà e si vedranno assieme le linee del lavoro da svolgere. Così, se ci saranno richieste o chiarimenti su vari temi si approfitterà di quella riunione, evitando di togliere tempo durante le altre giornate.
Il Capo approfitterà per analizzare ciò che dovrà, dando istruzioni e ascoltando pareri o suggerimenti. In questo modo, la comunicazione sarà diretta e molto più certa.



ASSICURARE LA COMPRENSIONE
In ogni momento ed in ogni incontro, a due quanto in un meeting, compito del Capo è assicurarsi ed assicurare che quanto viene detto sia assolutamente compreso da tutti. Non è sufficiente dire pensando che poi “ognuno si arrangi a capire e se non capisce troverà un collega più sveglio che glielo chiarirà”.
Ogni persona deve uscire da un incontro con le idee chiarissime su ciò che si deve fare. Quindi, non solo si deve dire ma si deve soprattutto spiegare, sempre in termini molto semplici.
La persona o le persone coinvolte nella comunicazione devono poter, senza paura, anche dire: “non ho capito un accidente di ciò che è stato detto. Può essere ripetuto?” Ed il Capo deve iniziare a riflettere sul fatto che se qualcosa non viene capito forse può anche essere dato da una propria incapacità a spiegare bene. Assicurare la comprensione è davvero, per i rapporti, di estrema importanza.


RIPETERE LE ISTRUZIONI
Quante volte ho insistito su questa raccomandazione! Non è offensivo e non dev'essere vista come una perdita di tempo il ripetere le istruzioni sino a quando non sono comprese appieno.
Pensate che un gruppo di lavoro che riceva istruzioni ed i cui componenti abbiano recepito bene anche pure il 90% di esse può far nascere il caos nell'attuazione. Ci sarà chi avrà compreso una parte e chi ne avrà compreso un'altra cosicché, collaborando, verrà fuori di tutto e di più.
Il Capo deve quindi “perdere” magari un po' di tempo in più ma essere certo che le istruzioni siano comprese totalmente da tutti. A questo scopo, con opportune domande può sincerarsene e, nel caso, ripetere più volte le istruzioni sino a sicurezza totale. Non tutti sono uguali ma il Capo ha il dovere di far si che tutti comprendano.


SCEGLIERE IL MEZZO DI COMUNICAZIONE PIU' EFFICACE
Ci troviamo in un meeting. Attorno al tavolo vi sono alcune persone. E' un meeting che un Capo tiene ai propri collaboratori e quindi da tenere senza fronzoli ed orpelli. Può darsi che il Capo ritenga, in questo caso, che sia sufficiente avere un foglio in mano per parlare con i propri uomini.
Potrebbe bastare ma non è detto. Dipende da ciò di cui si deve discutere. Inutile fare un meeting tanto per fare; tanto per parlare una volta sola a tutti assieme, perchè se viene gestito male è come se non fosse fatto.
Se vi sono da discutere dati, scadenze, quantità, percentuali o altro, occorre sapere che l'attenzione visiva unita alla voce di chi parla fa si che le cose si ricordino molto meglio. L'occhio memorizza molto e meglio se vede ciò che viene detto.
Non è necessario, per queste riunioni, predisporre grandi cose. Oggi c'è la mania di proiettare su uno schermo fogli predisposti sul computer da mandare a vanti ed indietro con un semplice clic. Orribile. Non c'è nulla di meno impattante e di meno coinvolgente. Chi guarda queste presentazioni viene distratto da mille piccole cose e dopo poco non sente più nulla di ciò che vien detto. E' attratto dalla manina che segna le righe; dai colori che si accendono, dalle parole che appaiono e scompaiono e dai numeri che si ingigantiscono o si riducono in un balletto da anormali.
Per parlare ad un gruppo è sufficiente e molto meglio avere una lavagna con fogli di carta su cui il Capo stesso avrà scritto alcuni punti importanti da discutere, lasciando ampio spazio per poter scrivere al momento altre riflessioni o le domande del gruppo a cui dar risposta.
Una lavagna ed il Capo a fianco. E' più che sufficiente.
Se vi fosse necessità di presentare foto è più che sufficiente una lavagna luminosa su cui porre un lucido della foto stessa. Se si dovesse guardare un filmato si userà uno strumento idoneo.
Ciò che va compreso è che un meeting non necessariamente dev'essere inteso come uno show. Va gestito dal Capo nel miglior modo e con gli strumenti più semplici possibili per far si che ciò che viene detto sia comprensibile e chiaro a tutti i partecipanti.


MESSAGGI BREVI E SEMPLICI
Infiorare ogni frase solo perchè si ha la consapevolezza d'essere bravi oratori è sempre deleterio. Un bravo oratore non parla mai per il pubblico quanto per se stesso. Starà così sempre attento a far scena, far colpo, a dire frasi ad effetto, ascoltando lui stesso ciò che dice senza pensare a chi lo ascolta.
In un rapporto di comunicazione la tecnica migliore di gestione del tempo dice che per essere compresi e per non far perdere tempo agli altri, i messaggi devono essere brevi ed estremamente semplici.


VERIFICARE LA RICETTIVITA'
Indipendentemente da che si parli ad un gruppo in un meeting o direttamente ad una persona, quando si è espresso un concetto o si chiede di portare avanti un lavoro, dopo averlo comunicato lo si ripete, se necessario, più volte magari cambiando la fraseologia sino ad assicurarsi che sia compreso, spiegandolo in termini che tutti possano capire.
Niente paroloni; niente termini tecnici e niente inglesismi (tipici ad esempio del marketing) se chi partecipa non è del settore.



LIMITARE LA SOCIALIZZAZIONE
Essere aperti, parlare in modo chiaro e semplice, dare la disponibilità ad approfondire non deve significare aprire ad una socializzazione da bar.
Immagino cosa qualcuno starà pensando su quanto ho scritto. Dirà: “Questo ha la puzza sotto il naso”. Se devo però pensare ad un Manager che deve saper gestire il tempo proprio e del proprio team, non posso esimermi dal dire ciò che ho detto.
Limitare la socializzazione non vuol dire mettersi su piano diverso da chi ci sta difronte ma semplicemente far si che un rapporto di corretta apertura non diventi motivo di totale libertà senza limiti. Si può socializzare, essere aperti, franchi, disponibili ma questo non rende implicito una situazione d'amicizia personale che non può comunque esistere tra persone che non si frequentano oltre il lavoro.
Per capire meglio: negli USA capita molto spesso che l'Ammistratore Delegato di un'azienda e l'addetto alla portineria, ad esempio ,si chiamino per nome e si diano del Tu. Nessuno si scandalizza. Può essere fatta una cena sociale in cui i vari livelli si chiamino per nome e parlino senza problemi di ogni cosa. Si ride e si scherza. Tutti amici.
Poi, il giorno dopo, in azienda, l'addetto alla portineria saluterà e l'AD si saluteranno chiamandosi per nome, rispettando ognuno il lavoro e la posizione dell'altro.
Provate ad immaginare cosa succederebbe da noi nella stessa situazione. Il giorno dopo ognuno si sentirebbe in permesso, in virtù di una socializzazione non compresa bene, di gestire i rapporti come se ci trovasse ancora alla cena o al bar.
La socializzazione va gestita entro paletti ben fissati perchè anche i collaboratori devono comprendere, a loro volta, di gestirla nello stesso modo tra loro.
Le due chiacchiere davanti alla macchinetta del caffè devono rimanere due chiacchiere. Il Manager che andandoci trova suoi dipendenti deve essere amichevolmente aperto, pronto ad ascoltare, sorridere e rispondere ma sempre entro il limite necessario per gustare la bevanda. Non dare esempi cattivi di mezze ore passate ridendo con loro perchè si invierebbe un bel messaggio: “Ragazzi, non ho un tubo da fare. Stiamocene qui a chiacchierare.” Ed i dipendenti, magari con un lavoro da terminare sulla scrivania, se ne starebbero col Capo. Un po' per piacere ed un po' per non farsi vedere ad andarsene lasciandolo lì.


A presto.

lunedì 24 gennaio 2011

TRATTENUTE BUSTA PAGA

RAF (loc. sconosciuta)

Salve,
sono un giovane lavoratore, avrei bisogno della vostra consulenza, se è possibile, da un controllo delle buste paga anno 2010 mi sorgono innumerevoli dubbi.
Il mio datore di lavoro mi ha comunicato che poichè il cdl dell'azienda ha commesso un errore nel calcolo delle ritenute irpef , questi soldi saranno defalcati dalla prossima busta paga.
Ho allegato all'e-mail le mie buste paga mi sapreste dire se effettivamente ci sono stati questi errori?
Inoltre sulla busta paga di dicembre  dovrei trovare mensilità + tredicesima trovo un importo decisamente inferiore.
Per quanto riguarda il TFR è giusto il calcolo che è stato effettuato?
E' normale che in busta paga sia riportato solo il tfr maturato nel mese?
In attesa di una vostra risposta ringrazio anticipatamente


Egregio Raf,
dico a Lei quanto più volte detto ad altri. Non diamo consulenza su problemi come il Suo perchè vi sono sempre interpretazioni contraddittorie e non vogliamo dire cose che possono poi apparire non vere.
Secondo noi, ma ripeto è solo un parere, , le cose sono regolari. La invitiamo comunque e con una certa sollecitudine a rivolgersi ad un patronato sindacale (non importa quale) che, dopo aver analizzato per bene i documenti, Le saprà dire se tutto è regolare.
Certo è che, se per qualche motivo durante l'anno, sono state fatte meno trattenute del giusto, in fase di chiusura queste vengono pareggiate. Le trattenute IRPEF sono tasse; non vanno a beneficio dell'azienda e quindi non c'è motivo per cui l'azienda debba “fregarla”.
In ogni caso sappia che, se dovesse risultare un errore a Suo favore, Le verranno ritornati.
Mi auguro e dico a Lei (ma vale per tutti) che in fase di chiusura, quando viene chiesto di firmare per definire che tutto è regolare e nulla più spetta, Lei abbia scritto e sotto firmato non “per accettazione” ma “per ricevuta”.
Come si fa? Basta tirare elegantemente una riga sulla scritta “per accettazione” aggiungendo a mano “per ricevuta” e firmando.
Se qualcuno dicesse che non è possibile, che è la norma e che nessuno ha mai avuto da ridire, rispondete educatamente che siete nel pieno diritto di firmare in questo modo non potendo, al momento, verificare che quanto scritto sia tutto corretto.
Nel peggiore dei casi, non firmate e lasciate le carte sul tavolo.
Cordiali saluti

martedì 18 gennaio 2011

LA GESTIONE DEL TEMPO 6

Giovedì 18 Novembre, rispondevo ad una lettera (NATURALI PAURE) e promettevo, al termine della risposta, che appena possibile avrei approfondito il tema relativo alla gestione del tempo.
Ho atteso a farlo perchè su questo tema avrò probabilmente già scritto in passato e non volevo o vorrei ripetermi ma non avendo tempo per cercare quanto forse scritto, devo rischiare di ridire pensieri che a molti potranno non apparire nuovi.
Per brevità cercherò di elencare i fattori, sull'argomento, che ritengo importanti. Va da sé che, in qualunque momento potremo approfondire.

Mettendomi al computer ho capito che avevo già in mente di analizzare la gestione del tempo proporzionalmente alla mansione di un Manager, colui cioè più coinvolto. Mi pare di ricordare che anche la persona che mi aveva scritto, una donna, fosse Manager.

Il problema della gestione del tempo, comunque, può esistere per chiunque stia lavorando. Ovvio che un collaboratore potrà gestire i problemi che possano riguardarlo verso eventuali pari a lui e quindi non tutto ciò che dirò può andar bene per tutti.


SESTA PARTE.


Riprendiamo ora con qualche riflessione sul CONTROLLO di se stessi e del proprio lavoro.


NASCONDIGLIO ovvero UN'ORA TRANQUILLA
Può non essere facilmente messo in opera sopratutto da un giovane Manager che non abbia ancora una propria libertà di gestione. Augurando di arrivare presto a questa condizione, dirò che la tecnica del nascondiglio o anche di un'ora tranquilla è molto importante.
Si tratta semplicemente di non essere disponibili magari per mezza o una giornata intera, pur essendo al lavoro.
La non disponibilità è totale. Solo la segretaria e per cose di estrema importanza può intervenire. Il nascondiglio può essere svolto in qualunque luogo. Il senso di questo assoluto estraniarsi dai problemi immediati nasce dalla volontà di avere una piccola parte di tempo per riflettere. Riflettere su temi importanti; su pianificazioni essenziali; su piani strategici senza che altri intervengano a metter scompiglio nel momento in cui è più importante pensare e, magari, scrivere.
Quando farlo? Può essere una volta alla settimana o un paio di volte al mese. Poco importa. Ciò che è importante è la volontà mentale di attuare il nascondiglio.


INDISPONIBILITA' PROGRAMMATA
Il controllo del proprio lavoro deve basarsi su condizioni precise che, a meno che non vada ta fuoco, andrebbero sempre seguite.
Essere un Manager aperto a tutti non significa essere sempre disponibile ad ogni richiesta in ogni momento. Se così fosse non riuscireste mai a svolgere il Vostro compito.
Il Vostro gruppo di lavoro deve sapere che vi sono momenti in cui Voi siete pronti a contatti ed altri in cui non lo siete. In questa logica, l'indisponibilità programmata può semplicemente essere un momento della giornata in cui è inutile venire a cercarVi perchè preferite non essere disturbati.
Può essere il mattino oppure un orario stabilito nell'arco del giorno. I collaboratori, sapendolo, eviteranno di disturbare. Devo dire che questa tecnica aiuta anche molto i collaboratori a pianificare il loro stesso lavoro sapendo gli spazi che Voi potete dare loro. L'indisponibilità programmata, che può apparire simile al nascondiglio, in verità differisce dal fatto che in questa condizione i collaboratori sanno che Voi siete in ufficio, mentre il nascondiglio può essere effettuato fuori sede.


SELEZIONARE TELEFONATE E VISITATORI
Chi telefona non ha necessariamente priorità e chi viene a trovarVi senza appuntamento, ancor meno. E' possibile avere il controllo del proprio lavoro quando si è padroni di selezionare sie le telefonate in arrivo (non la prendo, non ci sono) quanto rifiutare di ricevere visite non pianificate.
Se una telefonata giunge da qualcuno che conoscete e che ritenete possa parlarVi successivamente, prendetene solo nota e richiamate Voi a fine giornata.


RAGGRUPPARE TELEFONATE ED APPUNTAMENTI
Non occorre parlarne più di tanto. Fa parte del controllo non deviare da questa linea. Le telefonate e gli appuntamenti vanno raggruppati dando loro un tempo massimo concordato.


PORTA “DISPONIBILE” E NON “PORTA APERTA”
Alcune generazioni di Manager sono cresciuti nel concetto della famosa “porta aperta” ovvero ampia disponibilità dei Capi (o loro stessi verso i collaboratori) a non avere segreti, a ricevere chiunque avesse bisogno e a dimostrare che in quell'ufficio non c'era nulla da nascondere. Nessuno tramava!
Questo concetto ha così creato più problemi di quanti ne abbia risolti. Porta aperta non deve significare che ognuno possa entrare quando e come vuole ma piuttosto che il Manager è a disposizione per qualunque necessità inerente il lavoro dei collaboratori.
Ed essere disponibili significa non rifiutare di dare ascolto o di aiutare chi ne abbia bisogno. La disponibilità però va offerta proporzionalmente alle condizioni del lavoro.
Il Manager, nel caso qualcuno volesse avvicinarlo, prenderà nota della necessità che sarà stata espressa alla segretaria e, proporzionalmente al problema, penserà a convocare al più presto il dipendente per ascoltarlo.
Va quindi modificato, qualora ancora ci fossero dubbi o cattive abitudini, il concetto di porta aperta, ridefinendolo più correttamente in porta disponibile.
Molti Manager tengono aperta materialmente la porta del proprio ufficio volendo dimostrare la loro apertura agli altri. In realtà, spesso, viene fatto solo per pura curiosità di vedere chi passa o per mostrare agli altri che lui sta lavorando. In questo modo è garantita solo una cosa: quel Manager opererà in modo distratto.


COLLOQUI IN PIEDI
Nell'ambito del controllo del proprio lavoro metterei senza tema di dubbio anche il fare colloqui in piedi. Non è esagerato; è piuttosto un ottimo metodo per ridurre i tempi dei colloqui e stringare ciò che viene detto, sfrondandolo da mille considerazioni spesso inutili.
Quando ci si siede i tempi si allungano. Si fanno due chiacchiere in più e si passa dal problema da discutere ad altre valutazioni inutili. Gossip.
Ricevere in ufficio, già in piedi, un collaboratore significa inviare un messaggio chiaro. “Ti ascolto volentieri ma il tempo è limitato.”
Ed anche quando ci si reca da un Capo, pur se lo si trova alla scrivania, non è affatto maleducato stare in piedi e dire ciò per cui si è andati a trovarlo. Anzi, gli si manda il messaggio: “non voglio farle perdere tempo perchè so che ha da fare, come del resto io.” E si inizia a parlare.


EVITARE DI LASCIARE LAVORI INCOMPLETI
Quando si inizia un lavoro è buona norma sapere di poterlo portare a termine entro il tempo stabilito. Inutile iniziare un lavoro di quattro ore quando si sa che dopo un'ora si esce dall'ufficio. Il giorno successivo, riprendere in mano il tutto, ritrovare il filo logico e le considerazioni che si avevano in testa la sera precedente sarà sempre arduo.
“Eppure - si dirà - ieri avevo in mente una cosa da scrivere e, accidenti, non la ricordo più. Mi spiace. Era importante”. Questo accade quando ci si interrompe non rendendo più possibile entrare nella stessa atmosfera di quando avevamo preso in mano il problema.
Controllo anche in questo. Meglio lasciare il lavoro un'ora prima e tornare il mattino successivo un'ora prima.


UTILIZZARE IL TEMPO DURANTE I VIAGGI
Fortunatamente vedo oggi diversi Manager che impiegano il loro tempo, durante i viaggi, per sbrigare lavoro. In aereo è sufficiente un buon caro e vecchio blocco notes per segnare appunti, riflessioni, cose da fare, telefonate oppure per leggere documenti relativi a quello che si sta andando a fare od ancora per aggiornarsi su un meeting tenuto in azienda. In treno è più facile anche l'uso del personal. In auto vale una buona micro-registrazione. Anche attraverso queste piccole attenzioni passa una buona gestione del controllo.


UTILIZZARE IL TEMPO DURANTE LE ATTESE
Vale quanto detto sopra. Nelle sale d'attesa nessuno vieta di metterci in un angolo e portare avanti le cose che dobbiamo. Ricordate anche che, semmai i Vostri compiti Vi vedano anche impegnati nelle visite a clienti importanti, un bel blocco di carta è sempre utile per annotarsi le cose che vengono in mente, in attesa d'essere ricevuti.


UTILIZZARE OCCASIONI PER PENSARE ALLE COSE.
Immagino che qualcuno riterrà un'esagerazione quanto sto per dire. Ognuno la veda come vuole. Credo però che vi siano mille occasioni che servano per riflettere su qualcosa che interessa. Andando per strada e guardando una vetrina può balzare alla mente un'idea nuova.
In un supermercato, durante la spesa, una promozione può farne venire alla mente un'altra adatta ad un nostro prodotto. Un nome, per associazione, può aiutare a creare uno slogan. Un buon nuovo packaging visto su uno scaffale può aiutare a risolvere un problema a cui nessuno in azienda aveva pensato.
Parlando con un amico si può scoprire un concetto, buttato lì a caso, che può dare il via a considerazioni utili sul lavoro.
Sono moltissime le situazioni estranee che possono contenere informazioni utili o che possono comunque darci una mano per risolvere altri problemi. Anche guardando la TV, anche stando in spiaggia o leggendo un libro possiamo avere molte intuizioni.
Non perdiamo occasioni: basta prenderne nota ed il giorno dopo, in ufficio, si valuta.



Alla prossima, analizzerò il tema della COMUNICAZIONE analizzata essenzialmente nell'ottica dei meetings aziendali, tanto cari ai Managers. Ritorno sul tema perchè fa necessariamente parte degli: STRUMENTI E TECNICHE PER GESTIRE BENE IL TEMPO.

venerdì 14 gennaio 2011

BENEFIT

Michele (loc. non conosciuta)

Buongiorno,
per diversi anni ho avuto a disposizione, tra altri benefit, l'abbonamento annuale ai mezzi pubblici che utilizzavo per recarmi sul posto di lavoro.
L'anno passato l'azienda ha deciso di sospendere l'erogazione di tale benefit riconoscendo l'importo dello stesso in busta paga.
Ovviamente tale importo, vuoi per le tasse vuoi per le convenzioni che singolarmente non possono essere ottenute, non è sufficiente ad acquistare l'abbonamento personalmente.
Quale tipo di logica deve essere applicata alla valutazione di quanto debba essere monetizzato un benefit che viene eliminato dall'azienda?  
Grazie.


Egregio Sig. Michele,
un benefit è qualcosa che va al di là degli accordi nazionali di lavoro e che viene concordato o concesso dalle aziende nella misura e con sistemi che ognuna sceglie.
Ce n'è per tutti i gusti e quello concesso a Lei ne è la riprova.
Essendo un accordo che intercorre tra un dipendente e l'azienda (meglio sarebbe dire che è qualcosa che l'azienda decidere di concedere ad un dipendente) il mantenimento o la cessazione di tale extra è quassi sempre legato a situazioni aziendali su cui c'è poco da dire.
Il fisco tiene sempre molto sotto controllo questi benefit perchè si tratta sempre di remunerazione occulta. Nel Suo caso Lei usufruiva di un certo valore su cui non venivano probabilmente pagate trattenute e tasse.
Tenga presente che sui benefit vanno in ogni caso pagate.
Quando le aziende si accorgono d'essere nel mirino di controlli vari aggiustano il tiro e concordano nel chiudere il benefit.
Le aziende meno serie lo tolgono e tutto finisce lì.
Le altre, giustamente mettono in busta paga il valore del benefit. A questo punto i comportamenti sono due:
a) per far si che il dipendente non debba soffrirne, si mette in busta paga un valore più alto del benefit ricevuto in modo che il netto da trattenute sia pari a quanto prima percepito. In questo caso l'azienda si ritroverà ad avere un costo superiore.
b) l'azienda mette esattamente in busta paga il valore del benefit, pur sapendo che in questo caso il dipendente dovrà rimetterci qualcosa. E su queste decisioni (sparagnine o giuste) non si può intervenire. Ognuno fa le valutazioni che vuole.
Chi non ha mai percepito nulla dirà “ringrazia il cielo che tu ce l'hai”. Chi riceve un benefit di solito dice “non vedo perchè devo avere meno di prima”.
Come sempre si tratta di capire quanto è il meno di prima. Se la cifra che si perde è piuttosto importante, il dipendente può, conti alla mano, farlo presente all'azienda e chiedere un adeguamento (ma si tratta sempre di accordi che, alla fine, lasciano amaro in bocca nei rapporti, da una o dall'altra parte). Comunque, se si vuole, lo si fa.
Per finire: non c'è una logica di valutazione generale per monetizzare un benefit. Proprio perchè è qualcosa tra azienda e dipendente, anche i contratti di lavoro dicono e poi chiudono un occhio. Nessuno creerebbe un caso per un benefit monetizzato non perfettamente.
Le aziende guardano sempre al risultato finale e, in questo caso, dopo aver monetizzato sullo stipendio il benefit, spesso ci si trova con stipendi non più allineati tra dipendenti allo stesso livello e questo, è sempre da evitare. Prima, quando godeva del benefit, quasi certamente il Suo stipendio era allineato ad altri. La differenza stava proprio nel benefit. Oggi non è più così.
Spero d'averLe chiarito qualche dubbio.
Cordiali saluti.