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lunedì 16 marzo 2009

MARKETING

Aldo B. Faenza

Grazie d'avermi risposto. Ora ho la conferma che esistete davvero e che rispondete a tutti. La vostra risposta era esatta perchè dopo la vostra spiegazione ho potuto risalire, leggendo i documenti, al progetto che davvero doveva contenere quanto avete detto.
Mi è venuta un'idea. Perchè non pubblicate una specie di dizionario che possa essere utile a chi legge?
Vi dico questo perchè ho ancora da chiedervi qualcosa e non vorrei scrivere ogni giorno in futuro. Oggi ad esempio vorrei sapere, se potete, cosa si intende per price leadership e price taker.
Pretendo troppo?

Caro Aldo,
pretendi troppo quando chiedi addirittura un dizionario fatto da me in rete. Ce ne sono credo in vendita ed io non ho tempo per un progetto simile. Preferisco occuparlo rispondendo alle singole domande. Se Tu vuoi quindi potrai scrivermi tutte le volte che riterrai opportuno ed io risponderò. Dovrai solo premere qualche tasto sul computer. Vuoi fare almeno questo?
Oggi mi chiedi il significato di due termini che possono essere anche collegati quindi ritengo che Tu, ancora una volta, abbia trovato questi termini su qualche documento in cui erano citati assieme.
Price leadership è la situazione che si viene a creare quando un prezzo di un prodotto viene di fatto stabilito dall'azienda che lo ha lanciato e che è leader con quel prodotto. Raramente avviene che l'azienda leader dia un prezzo maggiore ad un analogo prodotto già esistente. Comunque, questo prezzo (solitamente soddisfacente per l'industria) viene poi adottato anche dai concorrenti che si avvantaggiano della possibilità di vendere prodotti simili ad un prezzo più alto rispetto a quanto avrebbero potuto sperare.
Con price taker invece ci troviamo davanti ad un'impresa che subisce il prezzo di mercato fatto dal concorrente e che quasi sempre punta al prezzo basso per prendere quote di vendita.
Devo comunque dire che queste terminologie a mio parere sono oggi, nel linguaggio corrente piuttosto inusuali a meno che non si operi in multinazionali con stampo USA in cui occorra avere un linguaggio comune per comprendersi in meeting o documentazioni internazionali.
Ciao

venerdì 13 marzo 2009

DIAMOCI UN AUMENTO

Pippo M. Treviso

“Ho scoperto questo sito e sono entusiasta. Sto leggendo tutte le lettere ma non trovo qualcosa che possa rispondere al mio quesito per cui vi scrivo per chiederlo.
Sono stato assunto da poco per il mio lavoro. Ho fatto fatica ma poi ho trovato. Devo dire subito che il lavoro è interessante ma lo stipendio che l'azienda mi da è davvero poco. Io ho usato da subito una strategia. Mi sono impegnato molto per far vedere che sono bravo in modo che alla fine del periodo di prova quando verrò confermato chiederò un aumento. Il lavoro è bello e vorrei tenerlo ma voglio guadagnare di più e non un pezzo di pane”

Caro Pippo, nel leggere la Tua lettera pubblicata vedrai che è stata ridotta perchè, alla fine, tutto quello che hai detto è stata solo una ripetizione di quanto scritto in questa prima parte.
Non so Pippo che posizione occupi ne conosco gli studi che hai fatto. Mi auguro che Tu non sia un laureato perchè il Tuo modo di ragionare, scusa se Te lo dico, mi fa credere che se Tu sei laureato, meglio scappare dalle Università.
Benedetto ragazzo, dici che hai fatto fatica a trovare un lavoro. Ce l'hai fatta; il lavoro in sé Ti piace; mi pare di capire che sei pure capace e poi Ti lasci andare a discorsi che, scusami ancora, non vorrei che facesse un ragazzino.
Ammetti addirittura d'esserTi impegnato non tanto per il lavoro in sé quanto perchè in questo modo, secondo la Tua strategia, una volta terminato il periodo di prova puoi chiedere subito un aumento!
Un periodo di prova può essere di tre o sei mesi. Ammettiamo che il Tuo sia almeno di sei mesi. Hai iniziato da zero, senza alcuna esperienza e già al momento dell'assunzione, anziché ubriacarTi per la gioia d'aver trovato lavoro, hai pensato che eri pagato poco e che avresTi poi chiesto di più.
Forse sono di un'altra epoca; di quando uno lavorava per soddisfazione anche personale e per dimostrare a se stesso, o agli altri, d'essere in gamba, sicuro che lavorando bene avrebbe prima o poi fatto capire al datore di lavoro d'essere meritevole di un adeguamento di stipendio. Forse sono dell'epoca in cui per orgoglio un lavoratore non chiedeva aumenti ma faceva si che il datore fosse obbligato a darli proprio per la mole e la qualità del lavoro svolto.
Ma Tu mi stai convincendo che effettivamente le cose non vanno più così. Un lavoratore non dev'essere pagato per quello che sa fare e rende ma dev'essere pagato per il solo fatto di lavorare. La qualità è un optional. Siamo arrivati a pensare che si possa lavorare “male” per avere uno stipendio. Seppoi, eventualmente il lavoratore mettesse qualcosa di più e lavorasse appena appena meglio, va subito premiato con un aumento. Questa logica è non solo terribile ma deprimente.
Vedi, caro Pippo, non so se in questi giorni hai terminato il periodo di prova e se hai già chiesto l'aumento. Mi auguro che Tu non l'abbia ancora fatto perchè un'azienda che dovesse sentirsi chiedere un aumento nel momento in cui conferma un nuovo lavoratore, a mio parere, dovrebbe ritrattare la conferma e dire al lavoratore di accomodarsi da un'altra parte dove magari può essere meglio compreso. Una bella stretta di mano, e via.
Ci sono momenti per ogni cosa e per ogni richiesta. Quello della conferma del posto di lavoro è in assoluto forse l'unico non adatto ad alcuna richiesta. Non si tratta di astuzia o furbizia ma solo di intelligenza. Scusami, perbacco, se Te lo dico, ma mi hai proprio tirato dentro.
Posso capire che, essendo Tu al primo impiego, non abbia esperienza e magari sei stato ad ascoltar discorsi di qualcuno più vecchio o di qualcuno che voleva prendersi gioco di Te, ma santo cielo, al momento della conferma dovresTi fare salti di gioia e brindare con gli amici per il solo fatto d'aver superato il periodo iniziale. Avrai davanti un futuro di possibilità in cui potrai dimostrare d'essere, per l'azienda, il miglior acquisto fatto da quando è stata fondata. Invece ecco dove Tu e purtroppo molti altri giovani che finiscono poi per sbattere la testa contro il muro scivolate con ingenuità elementare: “se l'azienda mi vuole, dato che confermandomi dimostra che sono bravo, mi deve dare di più”.
Non vuoi lavorare per un tozzo di pane. Espressione un po' datata. Lavorerai secondo quanto è concordato dai contratti di lavoro per la mansione che andrai ad occupare e sarai pagato di conseguenza.
Come ho scritto all'inizio, non conosco i Tuoi studi. PotresTi essere laureato perchè oggi una laurea non è più differenza di apertura mentale; e se Tu lo fossi, grazie a questa non apertura mentale, potresTi annoverarTi in quella schiera di giovani che ritengono, a torto, molto a torto, che per il solo fatto di avere una laurea, possono pretendere un certo tipo di lavoro ed un certo tipo di paga.
Non è così, per fortuna. Nel mondo del lavoro, differente da quello delle chiacchiere da bar o da quello familiare dove la mamma crede nella genialità del figlio solo perchè figlio, servono e vanno avanti coloro che sono disposti a partire da zero come tutti, pronti a dimostrare d'essere migliori di altri con l'apporto collaborativo che in un'organizzazione è l'unico elemento di differenziazione.
Tu puoi chiedere qualunque cosa, anche un raddoppio dello stipendio ma se poi dovessi trovarTi a spasso, dovrai anche essere così onesto nell'ammettere che, in fondo forse, hai sbagliato momento e tattica. A meno che, Tu non sia già stanco di dimostrare d'essere bravo e voglia dimostrare d'essere uno come altri, sostituibilissimo.
Posso parlarTi da padre? Lascia perdere, non commettere errori di cui Tu stesso, probabilmente, in questo momento non conosci la portata. Pensa ad accettare la conferma, se Ti sarà data, come già un grande premio e parti da lì per arrivare a far sì che un domani sia l'azienda a convocarTi per dirTi: “ Caro Pippo, hai dimostrato collaborando con noi d'essere davvero un elemento importante ed insostituibile per cui siamo contenti di poterTi premiare con questo aumento....”
Obiettivi, Pippo; datti degli obiettivi a cui mirare. Obiettivi di crescita e raggiungimento di scalini di carriera. Gli aumenti seguono di pari passo. E se adesso Ti servono più soldi per il sabato sera, accetta qualche rinuncia. Non ho mai visto nessuno arrivare in alto senza aver dovuto rinunciare a qualcosa.
Ti auguro davvero di riuscire ad essere più ponderato nelle Tue valutazioni e nelle Tue richieste.
Ciao

giovedì 12 marzo 2009

NEO LAUREATO

P.P. Loc. n.c.

Ho sentito alla radio giorni fa che il mercato del lavoro per i neo laureati è pari a zero. Il 100% di chi cerca lavoro non lo trova. La situazione mi pare drammatica. Io sono un neo laureato che sta predisponendosi per iniziare ad entrare nel mondo del lavoro. Troverò davvero difficoltà?

Mio caro P.P.
Ciò che hai sentito è vero, anche se forse è portato dai media al solito estremo. Diciamo che una maggiore difficoltà, rispetto ad anni addietro, esiste; ma c'era da aspettarselo. Non vedo come si possa improvvisamente esserne sorpresi. Personalmente sono anni che lo ripeto e non occorre essere maghi per saperlo.
Man mano che si amplia la base di chi frequenta l'Università, le possibilità di trovare un lavoro per quanto si studia diventano inevitabilmente più rarefatte. Ovvio, per paradosso, che se tutti si laureassero, non è possibile per tutti trovare posti dirigenziali. Qualcuno dovrà ben svolgere compiti di più basso livello. Per questo dico sempre che gli studi effettuati e la laurea presa deve essere vista come bagaglio di conoscenze personali. Lo studio dà un indirizzo anche mentale su come approcciare meglio certe situazioni di vita; non dà la sicurezza di trovare esattamente una posizione idonea allo studio stesso.
Oltretutto dirò che una laurea non è assolutamente garanzia di buone capacità lavorative. E' solo un biglietto da visita che può facilitare un incontro di lavoro.
Guardo sempre alla dignità dei lavoratori americani che, per la loro cultura totalmente differente dalla nostra, sanno comprendere come il lavoro è lavoro e basta. E' assolutamente la norma, negli USA trovare un laureato o pluri-laureato, con alle spalle lavori come venditore, posteggiatore, camionista, benzinaio, dirigente aziendale, poi disoccupato e poi nuovamente venditore di giornali o commesso ecc...ecc...
Il fatto è che la loro cultura non fa differenza tra lavoro e lavoro. Ciò che si fa, se lo si svolge con correttezza, va bene, perchè ciò che conta è lavorare. In pratica ci si tira su le maniche e si parte.
E da noi? Per carità! Il laureato non si mette a fare un lavoro manuale perchè è svilente. Preferisce non lavorare. Con questa mentalità, credimi, caro P.P. che se quel 100% di neo laureati che non trova posto è una percentuale magari ancora non vera, lo sarà presto.
Le grandi opere che il Governo sta varando per smuovere l'economia abbisogneranno di qualche centinaio di migliaia di lavoratori. Probabilmente queste centinaia di migliaia di lavoratori dovranno essere extracomunitari semplicemente perchè sarà difficile trovarne di italiani. Non credo che i laureati senza lavoro si faranno avanti se le posizioni non saranno adatte al loro titolo di studio. Ma certamente però saranno tutti pronti a lamentarsi del fatto che continuano ad entrare lavoratori esteri che tolgono il pane di bocca a noi italiani. Demagogia.
Veid, P.P., se quei neolaureati (non inserisco Te perchè non so cosa vuoi fare) si mettessero davanti ad una vetrina di offerta di lavoro interinale, troverebbero migliaia di altre occupazioni dignitose.
Troverai quindi difficoltà? Dipende dalla Tua mentalità, dal Tuo modo di approcciare il lavoro e dalla Tua necessità di portare a casa soldini o meno.
Metti in ordine decrescente le Tue priorità e poi vai per la strada scelta, accettandone sempre le conseguenze.

martedì 10 marzo 2009

VENDITA

Maura L. (loc. n.c.)

“Aiutatemi. Sono una venditrice di ventiquattro anni. Ho una forte parlantina a detta degli amici. Ho un grosso problema. Nella mia zona, quando mi è stata affidata, mi sono trovata una serie infinita di clienti che acquistavano si, ma poco. Ebbene, con la mia abilità sono riuscita a vendere a tutti e molto bene. L'azienda si è anche meravigliata e si è complimentata per i risultati. Oggi però, a distanza di tempo, tutti i clienti non hanno mai più ricomperato ma non per problemi con me, ma perchè sono ancora forniti di merce che avevo loro venduto ed il mercato non assorbe. Io però devo pur vivere e se va avanti così che faccio? “

Che fai, cara Maura? Fai che prima di vendere devi riflettere sui clienti; il mercato, la rotazione dei Tuoi prodotti ed altro. Tu sei giovane e forse hai iniziato il lavoro senza una preparazione adeguata. Non hai pensato che il venditore che Ti ha preceduto e che gestiva questa quantità di piccoli clienti, li conosceva ed evitava di vendere loro più di quanto non potessero acquistare? Forse Ti sei affidata alla Tua grande parlantina ed hai cominciato a pensare che vendere vuol dire “caricare di merce” il cliente ma i tempi sono cambiati. Il mercato è cambiato. E' buona norma che il cliente abbia in stock qualcosa in più di quanto potrebbe vendere, ma non eccessivamente in più. Anche se nel frattempo il mercato non ha rallentato, l'aumento di stock però lo fa apparire agli occhi dei clienti che hanno la sensazione di non vendere come prima. La parlantina è un pregio molto difficile da gestire sopratutto se è un dono innato e se si è neofiti.
Occorre sempre pensare, durante la trattativa, al mercato ed agli sviluppi che può avere, in bene o in male, e agire di conseguenza. Riempire di merce un cliente (o tutti come hai fatto Tu) è da folli. Hai guadagnato, Ti sei presa i complimenti di un'azienda che, scusami, ha capito poco del mercato esattamente come Te ed ora mugugna perchè non ottieni più i risultati come prima. Pensa inoltre ai rischi che avete entrambi corso nella fase dei pagamenti? Pensa se i clienti avessero iniziato a non pagare?
Se vuoi uno spassionato consiglio, frena la Tua lingua mentre Ti prepari approfonditamente a conoscere il lavoro che hai iniziato a fare ed a cui, probabilmente, sei portata. Leggi, tienti informata, cerca di capire le quote che possono avere i Tuoi clienti nel mercato stesso della zona, cerca di capire i clienti stessi e mettiTi nei loro panni. Quando vuoi vendere prova a dirTi nella mente “cosa comprerei io se fossi in lui?” E vendigli esattamente quello che ritieni giusto e non quello che Ti fa guadagnare di più. Tanto il guadagno, lo hai visto, lo hai avuto una volta sola!
Zitta e....studia. Vedrai poi che soddisfazioni. Ciao

domenica 8 marzo 2009

MARKETING

G, G. (loc. n.c.)

Mi scuso se disturbo per poco ma ho una sola necessità oggi e la chiedo a Voi. Successivamente, quando avrò problemi sarà mia cura riscrivere perchè sto leggendo le risposte che date e che vedo davvero interessanti e piene di ottimi consigli.
Devo dire di essere davvero giovane e appena assunto. Ora, su un rapporto che ho letto in ufficio, ho trovato parecchie volte il termine ME TOO. Poiché non vorrei sbagliare se qualcuno mi chiedesse qualcosa, posso sapere il significato?
Vi ringrazio

Mio caro G.G.
(ma perchè non hai messo il Tuo nome?) il termine ME TOO letteralmente significa “anch'io”. In chiave di marketing, si definisce me too un prodotto che viene immesso sul mercato, senza studi e ricerche particolari e che dovrebbe viaggiare sull'onda del successo di un prodotto leader di cui questo è letteralmente una copia.
Accade che un'azienda lanci un prodotto e che questo ottenga, grazie a sforzi pubblicitari, packaging, ricerca ed innovazione, un buon successo. I concorrenti tendono allora ad approfittare di questo successo per lanciare prodotti del tutto simili nella formulazione e, molto spesso, anche nel ricordo del packaging e addirittura nei colori.
In pratica propongono subito alla consumatrice una variante da acquistare. Il me too, proprio per non aver alle spalle studi, ricerche e soprattutto spese di marketing, ha costi più limitati del prodotto leader e quindi viene offerto a prezzi più bassi.
Spesso la qualità è abbastanza simile. In alcuni casi addirittura migliore perchè il produttore del me too, non spendendo in promozioni e pubblicità, per farsi acquistare cerca di migliorare la formula con l'aggiunta di qualcosa di particolare.
Ciao

martedì 3 marzo 2009

COSA VALE DI PIU'

Antonio M. Padova

Leggo da tempo il vostro spazio e sono contento d'averlo scoperto. Io non lavoro ancora. Sto facendo un master e poi mi presenterò sul mercato. Non so cosa potrò trovare ma presumo sia piuttosto difficile e quindi penso che mi adatterò a qualsiasi occupazione, in attesa di occuparmi per quanto ho studiato. So però che spesso si finisce per svolgere mansioni e lavori ben differenti per quello a cui ci si è preparati ed anche in questo sono pronto.
Ora io vi scrivo solo per avere un vostro parere spassionato su un pensiero che spesso ho ma a cui non so dar risposta.
La domanda è: cosa è, per voi, più importante nello svolgimento di un lavoro o cosa deve dimostrare meglio la persona incaricata di un determinato lavoro?
Non credo sarà difficile darmi il vostro parere e vi ringrazio sin d'ora.

Certo Dr. Antonio, posso darLe un parere che ritengo, per esperienza, essere il più corretto.
Un'azienda cerca essenzialmente in un collaboratore, l'affidabilità. Perchè vede, Antonio, tutti noi all'inizio di qualsiasi avventura (ed il lavoro è un'avventura per chiunque lo inizi) non abbiamo mai le conoscenze tecniche e l'esperienza per affrontare con sicurezza quanto andremo a svolgere. La conoscenza non può essere qualcosa che è insita in noi ma la impariamo strada facendo. Un serio datore di lavoro quindi, sa bene che non potrà mai assumere un giovane o far collaborare un giovane ad un'iniziativa puntando sull'esperienza o conoscenza. Sa bene che questa verrà col tempo e quindi accetta anche possibili errori sul percorso.
Nessuno può, per certi versi, intervenire poi sull'aspetto caratteriale del lavoratore e questo è quindi un settore che deve essere gestito dal lavoratore stesso. Ognuno ha un modo di fare, calmo o irritabile, bellicoso o mansueto, collaborativo o individualista. Diciamo che su questo, il datore di lavoro può capire se la persona potrà rimanere inserita ed essere utile al gruppo ed allo sviluppo o se potrà avere difficoltà. Meglio, ovviamente, un carattere collaborativo che individualista, ma non credo di dirLe qualcosa che Lei non sappia. Sta quindi al lavoratore cercare di comprendere l'ambiente di lavoro e, conseguentemente, limare eventuali aspetti che potrebbero portarlo ad avere difficoltà d'inserimento. Ma ciò che più conta nella figura professionale del lavoratore è, in assoluto, l'affidabilità che può trasparire dal proprio comportamento. Il datore di lavoro sa che il giovane non avrà esperienza e se la dovrà fare; sa che sull'aspetto caratteriale non potrà intervenire più di tanto e toccherà quindi al giovane aggiustare il tiro su eventuali piccole pecche ma sa però con certezza che di quel giovane, messo in una determinata posizione, dovrà fare affidamento e se percepirà che questa persona è seria e che mantiene ciò che dice, si sentirà più tranquillo perchè saprà che potrà fidarsi.
Essere affidabili, quindi. Vuol dire promettere e mantenere; prendere un impegno e portarlo in fondo con serietà; prendersi a cuore i problemi e cercare in tutti i modi di risolversi o partecipare alla loro migliore soluzione.
Ecco quindi detto in davvero poche parole cosa è più importante dimostrare, per un giovane, nella fase di inserimento e successivamente nell'ambito del lavoro stesso.
Personalmente ho sempre preferito collaboratori anche assolutamente digiuni del lavoro che avrebbero dovuto iniziare ma che dimostrassero, dal comportamento, d'essere affidabili. Insegnare il lavoro stava a me; mostrare d'essere affidabili, stava a loro. Non mi sono mai pentito ed ho sempre visto solo le persone affidabili proseguire nella carriera, arrivando a posizioni importanti.
Le basta?
La saluto cordilamente.

domenica 1 marzo 2009

SENZA IDEE

G.G. (loc. n.c.)


“leggo le risposte che date. Io vorrei fare qualcosa. Sono giovane e voglio che il mio futuro lavoro sia indipendente. Solo che quando penso a cosa fare, non mi viene in mente nulla. Penso a tante cose, poi le scarto. Potete darmi un aiuto? Grazie”


Mio caro G.,
c'è chi ha poche idee ma confuse, Tu invece non ne hai affatto e forse è anche meglio. Sei giovane, forse anche troppo, dal modo di esprimere i Tuoi concetti. Hai però l'umiltà di chiedere aiuto e questo va a Tuo favore. Devi sapere, caro G., che per avere idee occorrono almeno due cose: un obiettivo da raggiungere o un problema da risolvere. Se Tu avessi un grosso problema (di quelli che non fanno dormire) vedresTi come Ti arriverebbero idee in abbondanza per cercare di uscirne! Fortunatamente però non hai di questi problemi. Devi allora trovare un obiettivo eppoi puntare tutto per raggiungerlo. Mi rendo conto che da giovani è difficile pure darsi un obiettivo ma, se vuoi fare qualcosa nella vita, prima o poi dovrai dartelo. MettiTi in una stanza da solo. Un luogo non disturbato, silenzioso, dove per un po' nessuno possa venire. Poi comincia col pensare seriamente almeno al settore in cui vorresTi operare. Identificato, inizia a pensare cosa vorrai fare in questo settore. Quello sarà il Tuo obiettivo, almeno per il momento. MettiTi a tavolino e su un foglio scrivi “voglio arrivare ad essere....” oppure “voglio arrivare a fare....” Fatto questo, converrai con me che un obiettivo detto, non inizia ad avverarsi sino a quando non vengono prese le corrette misure per arrivare al punto che si vuole. La strada è lunga, piena di ostacoli ed i tempi probabilmente anch'essi lunghi. Stendi allora un primo calendario. Decidi, con ragionevole obiettività, il tempo che secondo Te potrebbe occorrere o, comunque, il tempo entro cui vuoi assolutamente arrivare al Tuo obiettivo. Potrà essere qualche anno come assai di più. Dipende da ciò che vuoi.
Fatto questo suddividi questo tempo (che Tu Ti darai) in periodi più brevi, dandoTi un obiettivo intermedio per ogni periodo. L'obiettivo intermedio è uno scalino di un'ipotetica scala verso lo scalino finale.
Ora, guarda il primo obiettivo. Fissalo, poi chiudi gli occhi e pensa che entro il termine che Tu hai scritto, dovrai arrivare a raggiungere il primo obiettivo (scalino). Sarà in questo momento che inizierai inconsciamente o consciamente a cercare qualcosa che possa farTi camminare verso l'obiettivo. EccoTi con il problema da risolvere che dicevo all'inizio. Non stancarTi di tenere gli occhi chiusi. Pensa al primo obiettivo intermedio ed insisti nel domandarTi “devo arrivare lì. Cosa devo fare? Cosa mi serve?” Non avere paura di darTi risposte semplici, banali o irrealizzabili. A questo penserai dopo. In quel momento devi tirar fuori le idee. Fissatene qualcuna in mente, poi analizzale una per una. Vedrai che una di queste Ti apparirà migliore delle altre, ma non scartare nulla. Se alla fine di questo esercizio una sarà la più gradita, scrivila nel foglio che avrai davanti, sotto il primo obiettivo intermedio.
Ora hai un obiettivo ed un'idea abbozzata per raggiungerlo. A questo punto, approfondisci l'idea, suddividila in mini obiettivi più vicini, segmentala, ripensala, correggila. Fa si che i passi per raggiungere il primo scalino siano logici e fattibili.
Ti faccio un esempio banale: se Tu volessi aprire un Tuo punto vendita, l'obiettivo finale è ovvio ma gli obiettivi intermedi spesso non sono chiari e per questo le attività nascono e muoiono a velocità incredibile. In questo specifico esempio, dovrai prima pensare a valutare se l'attività è coerente con il luogo in cui vuoi aprila; poi dovresTi analizzare il mercato per capire quanta concorrenza c'è. DovresTi poi pensare a cercare il punto migliore dove aprire. Potrebbe essere in periferia se serve un parcheggio comodo od in pieno centro se occorre un passaggio obbligato di gente. Successivamente, l'obiettivo sarà di calcolare i costi di impianto e di gestione. Poi, capire se questi costi sono sopportabili da Te e se no, dove prendere i soldi ed a quale costo. Quindi interessarsi delle licenze; poi pensare all'arredamento, alla merce ecc...ecc..
Basta quest'esempio? Se noti, vedrai i vari scalini che devono essere fatti per raggiungere l'obiettivo. Gli scalini sono gli obiettivi intermedi.
Ecco. Per raggiungere il Tuo obiettivo Ti troverai a dover raggiungere tanti vari scalini. Come Ti ho detto, datti i tempi intermedi che dovrai assolutamente mantenere per arrivare alla fine.
Proseguiamo. Dato il primo obiettivo intermedio, scrivi sotto di esso i passi che secondo Te andranno fatti per raggiungerlo. PrendiTi il tempo che vuoi per pensare ma, una volta che sono scritti saranno legge sia come obiettivi che come tempo da rispettare.
Richiudi gli occhi ed inizia a pensare al secondo scalino. Ipotizza d'aver già raggiunto tutti i mini obiettivi dati. Parti da questo punto e torna a domandarTi: “entro il.....avrò fatto (o raggiunto) il primo obiettivo. Ora devo raggiungere il secondo scalino entro il..... Cosa devo fare? Cosa mi serve?” Ricomincia, con calma a fare le stesse riflessioni di prima e gli stessi passi che Ti ho suggerito.
Sembra macchinoso ma non lo è. Alla fine, dopo qualche ora o un giorno di riflessione, sarai arrivato ad avere chiara la strada da fare per arrivare in fondo. Ora hai degli obiettivi che Ti sei dato.
A questo punto, caro G. entra in ballo il carattere ed io mi faccio da parte. Se ne hai, non mollare e raggiungerai ciò che Ti eri prefissato.
Ciao