R.B. Vicenza
“ho inviato il mio curriculum a diverse aziende orafe che ci sono nella mia zona, senza ricevere alcuna risposta.
Sono giovane, al primo impiego, ma ho una specializzazione nel settore della creazione di gioielli. Pensavo con questa presentazione di ottenere subito un impiego ma nessuno si fa vivo........”
Cara R.B.,
ho detto e ridetto che non si inviano curricula a caso perchè non ottengono alcun risultato e deludono chi li manda.
Quando un'azienda necessita di nuovo personale, lo cerca. Se non lo fa, non è il caso di perdere tempo ne di farlo perdere. Stai quindi attenta alle inserzioni ed alle ricerche che possono apparire sui quotidiani locali e scrivi solo se trovi qualcosa che faccia al caso Tuo.
Se però ritieni, al di là della Tua giovanissima età, d'avere un estro particolare nella creazione dei gioielli, preparaTi un book con alcuni oggetti da Te studiati e disegnati. Con questo potrai eventualmente presentarTi oppure, volendo, potrai scrivere per sapere se sono interessati a vedere i Tuoi disegni.
Il curriculum, in questo caso, vale meno o nulla del tutto. Se dimostrerai estro e capacità, qualcuno Ti ascolterà. RicordaTi però che nella moderna industria non vale solo il disegno ma la facilità con cui può essere assemblato e prodotto in serie. Un bellissimo oggetto che non possa essere prodotto se non con difficoltà e manualmente non interessa l'industria ma l'artigiano.
Ciao
mercoledì 19 novembre 2008
ANCORA CURRICULA
Pubblicato da consulente alle 06:22
domenica 16 novembre 2008
Precariato
Manuela M. Cosenza
“Mi permetto di scrivere per avere un parere. Può darsi abbiate già dato risposte in tal senso ma non ho avuto tempo di leggere il vostro archivio. Sono una giovane laureata. Dopo anni di studio e di speranze, come tutti, mi sono ritrovata nella realtà di dover far fruttare il tempo impiegato nello studio e nella laurea ottenuta. Non ho trovato nulla che andasse bene, Non sono nella zona dove abito ma anche in regione e fuori. Mi domando allora perchè si debba tanto studiare se poi non c'è lavoro. Poiché ho ottenuto un altissimo punteggio sono stata contattata da alcune realtà ma tutte, dico tutte, hanno offerto solo lavori precari che non mi interessano e che trovo un'offesa.......”
Interrompo qui la Sua lettera, gentile Dottoressa Manuela, perchè se vado oltre mi viene un po' d'orticaria. Nulla di grave, per carità, non mi fraintenda, ma leggere ciò che scrive e sopratutto vedere come pensa, mi crea quest'effetto e sono dispiaciuto per Lei.
Si, in passato ho risposto ad altre lettere con lo stesso tema, altre lettere che Lei non ha avuto il tempo di cercare ed anche questo indica una Sua predisposizione a non darsi da fare ma piuttosto a chiedere che Le venga dato. Sarò un po' duro, lo so, ma se gioco coi sottintesi corro il rischio di non farmi capire mentre credo Lei, abbia bisogno proprio di chiarezza.
La Sua è la storia, ormai trita, di tanti giovani che, dopo aver passato anni sui libri (anche perchè questo a volte allontana lo spettro dell'impegno nel mondo lavorativo vero e proprio, ovvero il momento in cui si saprà di che pasta si è fatti) si ritrovano a “cercare” un lavoro. Dire cercare è sempre un eufemismo, perchè in realtà si aspetta solo che Qualcuno con la Q maiuscola, arrivi di corsa e dica, nel Suo caso, che non può fare a meno di Lei. Quel Qualcuno non c'è ne per Lei ne per altri. Una laurea non indica assolutamente che quella persona è superiore ad altri. Indica solo che è più colta e quindi, presumibilmente anche più intelligentemente pronta a comprendere meglio. Cosa che spesso neppure è. Il mondo del lavoro ha visto persone senza preparazione che in quanto a caparbietà, volontà e finezza di pensiero hanno battuto fior di laureati che stavano col naso all'insù.
Il mondo del lavoro è fatto di due realtà. Chi dà lavoro e che lo svolge. Chi lo svolge vorrebbe, come Lei, una sicurezza assoluta; mi hai assunto, ora mi tieni per la vita. Che vada bene o no; che sia bravo o meno; non importa. Mi hai assunto e mi tieni. Dall'altra parte c'è l'industria che deve poter avere personale valido per far fronte alle sfide del mercato. E l'industria non può prendere a caso; non può accettare un pacco chiuso che solo dopo aperto saprà cosa c'è dentro. L'industria abbisogna di flessibilità; di provare un lavoratore e decidere se sa fare quello che spesso dice di saper fare e che a volte, non sa fare; di verificare se è una persona che interagisce col gruppo di lavoro; se è un lavoratore che opera con giudizio. Tutto questo può farlo solo provando il lavoratore stesso. Questa prova, tanto vituperata, permette anche alle aziende di sapere d'avere una forza lavoro preparata che sarà d'aiuto in molte situazioni e che l'aiuterà a vincere le sfide.
Insomma: da una parte l'azienda che chiede di provare il lavoratore; dall'altra il lavoratore che vuole essere solo assunto per non pensarci più.
Lei, Dottoressa Manuela, purtroppo ragiona in questo modo. Non dico che Lei sia fatta in questo modo, ma solo che in questa situazione ragiona così. Le racconto qualcosa che La farà riflettere. Più di una volta mi sono trovato a gestire situazioni in cui gruppi di operai ed impiegati avevano prelevato le ceneri di attività lavorative in cui loro stessi operavano. Pur di non smettere, avevano creato cooperative per cercare di raddrizzare situazioni difficili da cui l'imprenditore, stanco, aveva deciso di uscire. Ebbene, gli operai e gli impiegati che avevano dato una bella mano a far si che le cose andassero male, una volta trovatisi dall'altra parte sono divenuti i nemici più acerrimi di quanto essi stessi asserivano prima. Altro che assunzioni fisse; altro che malattie senza controllo; altro che lavoro tanto per fare col tempo passato a fumare davanti alla macchina del caffè. Parlare con loro era come trovarsi sulla luna, tanto da non riconoscerli.
Il periodo di prova, nelle aziende, Dottoressa Manuela, c'è sempre stato. Tre mesi per alcune mansioni. Sei mesi per altre. Sinceramente non bastano ne tre ne sei per capire se una persona è valida o meno ed a questo sono venuti in aiuto gli accordi con i contratti a scadenza. Possiamo non essere d'accordo sul loro uso improprio ma sono utili.
Permettono alle aziende di provare i giovani e, mi scusi, sta poi ai giovani dimostrare d'essere validi. Ho il dubbio a volte che alcuni giovani non vogliano essere messi alla prova solo perchè sanno di non essere validi. Ma se io, giovane senza lavoro, mi trovo davanti ad un'opportunità con cui mi si dà la possibilità di provare d'essere bravo a svolgere una mansione, perchè mai devo farmi problemi sul fatto che l'assunzione sia precaria? (Termine su cui ho già discusso e che uso per necessità ma su cui non concordo nel significato che viene dato).
Ben venga l'inizio. Stara poi a me dimostrare che ci so fare. Avrò un contratto per un anno? Bene. Alla fine, sarò assunto. Verrà protratto per un altro anno? Nessun problema se so lavorare. Il guaio c'è se io non so fare ciò che mi si chiede o se sono un lavativo.
Sappia poi, Manuela, che le aziende, lo ripetuto alla noia, hanno bisogno di persone valide e se un cosiddetto precario dimostra d'essere valido, viene trattenuto in azienda, eccome! Nessuno si lascia scappare le occasioni buone, mi creda.
Sul fatto di dire a priori, come Lei scrive, che non Le interessano lavori precari e che li sente offensivi, ho paura che dovrà aspettare parecchio e credo che, anche se Lei riuscisse ad entrare nel mondo lavorativo privato, ne caverà ben poco se continuerà a ragionare in questo modo.
Non è, Manuela, che non ci sia lavoro. Non c'è mai il lavoro che si vorrebbe perchè si vorrebbe un lavoro che ci lasciasse liberi di fare ciò che vogliamo, sicuri che nessuno può aver da ridire e sicuri di non poter essere mandati a casa. Ma lavoro ce n'è, eccome. E tutti i lavori sono onorevoli ed anche motivanti se fatti con intelligenza ed impegno.
C'è paura, Manuela, nei giovani per il lavoro perchè forse per la prima volta nella loro vita devono prendere atto che il mondo non è come quello vissuto sino a quel momento. E' una svolta epocale e questo fa paura. C'è paura di trovarsi a dire si, quando per una vita si è detto no ai genitori. C'è paura anche di trovarsi davanti alla realtà di non valere quanto si è sempre creduto ed anche di quanto gli stessi genitori hanno sempre fatto credere.
Solo le paure bloccano. Pensi che è precaria la nostra vita, tutto il resto, fa sorridere.
Le faccio tanti auguri per il Suo futuro, ma credo poco che Lei si dia una mano.
Cordiali saluti.
Pubblicato da consulente alle 23:12
mercoledì 12 novembre 2008
MARKETING
L.L. Milano
“Giovane, da pochissimo entrato in un'azienda come assistente in genere, non so ancora come e cosa mi faranno fare. Oggi, aiuto un po' qua e un là, sempre in ufficio. Ammetto che non mi dispiace per questi motivi: primo perchè dopo la scuola non ho avuto nessuna esperienza e la scuola stessa non ne ha data; secondo perchè in questo modo ho la possibilità di infarinarmi su diverse cose. Quando avrò trovato la strada, mi fermerò.
La mia richiesta, se potete rispondermi è la seguente: leggendo alcuni resoconti dell'ufficio marketing mi è venuta voglia di approfondire queste tematiche. Da alcune frasi ho tolto le parole che dopo vi scrivo; parole di cui non conosco il significato ma che vorrei sapere per comprendere meglio questo tipo di lavoro.
Le parole sono: piggy back; sales test; traffic building; body copy.
Vi ringrazio”
Mio caro e giovane L.L.,
finalmente qualcuno che entra in un ufficio come factotum, per dare una mano un po' a tutte le funzioni, certamente con compiti molto semplici ma pronto ad essere usato, esperienza fatta, in campi diversi. Esperienza che, una volta maturata, sarà patrimonio solo Tua, e quindi di molto più valore di quanto Tu possa oggi pensare.
Allora coraggio L.L., aiuta, cerca, informati, sii curioso. Sii anche sempre modesto perchè quando si inizia occorre avere la consapevolezza che il proprio lavoro è di supporto affinchè quello di altri vada meglio.
E veniamo alle parole che chiedi e che, come dici, hai letto su qualche relazione interna. Sono tutti termini molto tecnici che, alcune volte, non vengono usati neppure dagli stessi operatori di marketing.
Dunque: piggy back.
Si usa questo concetto per indicare, solitamente, una promozione su un prodotto che l'azienda fa al consumatore solo se quest'ultimo ne acquista, unitamente a quel prodotto, anche altri della gamma aziendale. Si usa questa tecnica per cercare di dare equilibrio in una situazione di vendite che per qualche motivo ha squilibrato le giacenze di merce. L'uscita di un prodotto nuovo ha, ad esempio, bloccato, le vendite di altri oppure, di contro, un prodotto nuovo appena lanciato e di cui ci sono forti scorte, non sta andando come si dovrebbe. Si cerca quindi di forzarne l'uso o la conoscenza, dandolo magari in omaggio ha chi acquista uno, due o più prodotti esistenti e conosciuti.
Sales test: è una tecnica piuttosto nota (ma usata solo da alcune multinazionali ed oggi molto meno di un tempo) che consiste nel lanciare un prodotto nuovo, solitamente piuttosto innovativo e quindi con maggior rischio, non su tutto il territorio ma su una parte d'esso. Ad esempio in una o più regioni pilota. Le scelte delle aree avviene di norma attraverso il criterio della rappresentatività. Paroloni che significano usare alcune province che per la loro conformità di consumi, ricchezza, popolazione siano equiparabili alla media nazionale e per questo quindi, rappresentative. (Spero di essere chiaro). Il risultato ottenuto dalla vendita in queste province dà un responso solitamente molto vicino a quello che sarà poi il risultato se la vendita verrà allargata a tutta la nazione. Un insuccesso nelle province test di solito ferma o rallenta il programma sino ad uno studio che indichi i motivi di non gradimento del prodotto.
Traffic building: questo termine indica una azione piuttosto semplice che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi. Si tratta di semplici azioni promozionali che coinvolgono i consumatori ed i frequentatori di un classico supermercato o iper. Oggi, per povertà di linguaggio che esiste anche in questi settori, si definiscono “azioni di merchandising”. Solitamente sono svolte da quelle signore che nei supermercati hanno un piccolo angolo a disposizione per fermare chi passa offrendo loro il prodotto o la promozione. Questo sarebbe appunto il traffic building e non il merchandising, ma poco importa.
Body copy. L'abbiamo sotto gli occhi continuamente. Si tratta semplicemente della parte scritta di un qualsiasi annuncio pubblicitario. Apri un giornale. Guarda una pubblicità. Le frasi scritte, sono appunto il body copy.
Mi auguro che Tu sia contento delle spiegazioni e che possano servirTi a comprendere meglio gli scritti in cui li hai trovati. Qualora trovassi altri termini, riscrivimi.
Pubblicato da consulente alle 00:13
domenica 9 novembre 2008
CONTRATTO NON FIRMATO
M. (Loc. n.c.)
il mio compagno si trova in una situazione complicata, ma soprattutto poco chiara.Gli hanno offerto un lavoro in cantiere, gli hanno chiesto copia dei documenti e certificato di disoccupazione, e ha iniziato a lavorare. Da quel momento non ha saputo più nulla, ne il tipo di contratto, ne l'inquadramento, ne qualsiasi tipo di informazione. Considerando la situazione ha deciso di lasciare il "lavoro", poichè cominciava a supporre di essere assunto in nero. Però a quel punto gli hanno chiesto la lettera di dimissioni. Non avendo firmato nulla il contratto "se esiste" ha qualche valore? Aver firmato una lettera di dimissioni implica qualcosa? Rischia di perdere l'anzianità di disoccupazione al centro per l'impiego (è iscritto da più di 24 mesi)? Aspetto informazioniGrazie per l'aiuto, distinti saluti
Cara M. malgrado più volte io abbia risposto che quanto riguarda la contrattualistica non è di ns. competenza, continuo a ricevere richieste di aiuto in tal senso.
Io cerco di dare suggerimenti relativi al comportamento, demandando ad altri le risposte specifiche.
Farò così anche stavolta ed inizio a dirTi che nella Tua lettera c'è qualcosa che non va. Al Tuo compagno hanno dato un lavoro in cantiere. Gli hanno chiesto i documenti relativi. Ha iniziato a lavorare e, non sapendo più nulla, ha smesso.
La prima cosa che vien da chiedersi è perchè, davanti al non saper più nulla, non abbia chiesto. A me verrebbe spontaneo. Inizio un lavoro, ho dato i documenti, nessuno mi dice nulla. Alla prima occasione vado dal Capo Cantiere o dal Geometra e chiedo informazioni. Lascio il lavoro perchè ho il dubbio che forse sono stato assunto in nero? Non lo farei (ma parlo per me).
Comunque, un'assunzione in nero è ben concordata tra le parti. Il lavoratore lo sa benissimo anche perchè, nel caso qualcuno lo chiedesse, deve sapersi districare inventando qualche storia. Pensa cosa accadrebbe se, non sapendolo, venisse avvicinato da un Ispettore del lavoro e, a precisa domanda, dicesse d'essere regolarmente assunto quando poi una verifica confermasse l'opposto.
Comunque, il Tuo compagno, nel dubbio ha lasciato il lavoro senza chiedere chiarimenti. Ed a quel punto gli viene richiesta la lettera di dimissioni. Ed ancora dico che se si fosse trattato di nero non veniva chiesta la lettera. Perchè mai un datore di lavoro deve chiedere una lettera di dimissioni se non ha assunto? La lettera stessa di dimissioni è una prova dell'assunzione. Se si assume in nero, assolutamente non ci vuole una lettera di dimissioni.
Nemmeno se lui non ha firmato contratti occorre una lettera di dimissioni salvo che, per gestione interna, mentre lui consegna la lettera di dimissioni non gli facciano firmare il precedente contratto rimasto per qualche motivo fermo.
Ecco perchè mi sembra tutto strano. Tu non dici quanto tempo ha lavorato (giorni, settimane, mesi). Può darsi che non abbia avuto nessun contratto perchè forse i documenti non erano pronti (può darsi) e stava quindi a lui chiedere e chiarire prima di venirsene via.
Termini chiedendomi se rischia di perdere l'anzianità di disoccupazione. Non capisco, ma perdonami l'ignoranza, il fatto che possa perder l'indennità o l'anzianità di disoccupazione. Se non ha lavoro come può perderla?
Non è che forse la paura è data dal fatto che essendo stato assunto, in automatico cessava l'anzianità di disoccupazione e che forse si era tentato di non perderla in qualche modo?
Non so proprio darTi un consiglio su questo ma Te ne do un altro.
Se quanto hai scritto è tutto vero non devi avere alcun timore a recarTi presso un patronato o un sindacato per chiedere le stesse cose che hai chiesto a me (sopratutto la parte finale relativa all'anzianità di disoccupazione) che è prettamente normativa.
Purtroppo non posso fare altro e me ne spiace. Mi auguro però d'averTi acceso qualche luce.
Spero che riusciate a venirne fuori e che il Tuo compagno possa trovare un altro lavoro, perdendo l'anzianità di disoccupazione. Meglio perdere quella ed avere un lavoro che non l'opposto.
Ciao
Pubblicato da consulente alle 23:17
martedì 4 novembre 2008
Contratto
Lamberto A. (loc. n.c.)
Come si fa a sapere se il contratto e veritiero, regolarmente registrato e versamenti regolari?
Egregio Sig. Alberto,
la prima rassicurazione viene dal tipo di azienda o organizzazione in cui sta operando o ha deciso di operare. Se l'azienda è da tempo sul mercato; nota e affidabile, non vedo perchè dovrebbe farLe un contratto fasullo. Diverso è, se l'organizzazione in cui opera è “strana”.
La seconda è quella di recarsi personalmente all'INPS della Sua città e chiedere semplicemente se vengono versati i contributi. Il Suo nome è abbinato ad un numero INPS ed il controllo è automatico.
Se scoprisse che i versamenti sono regolari, il Suo atteggiamento verso l'azienda denoterebbe comunque una diffidenza che lascia capire che forse il rapporto non è iniziato su una base positiva.
Cordiali saluti
Pubblicato da consulente alle 23:32
Idee creative
Michele (loc. n.c.)
Deve esserci un modo per vendere le proprie idee.
Sono convinto che molti giovani (e meno giovani) abbiano delle idee geniali che custodiscono gelosamente.
Nell'era multimediale possibile non ci sia uno spazio per far incontrare investitori e "creativi" ? Un'agenzia che raccolga idee, le tuteli e le venda con un minimo profitto per il povero "creativo"?
Già questa potrebbe essere un'idea, o sbaglio?
Scusate lo stile poco formale ma il mio è anche uno sfogo.
Grazie
Egregio Sig. Michele,
ciò che Lei sottopone, sotto forma di sfogo, fa comprendere che Lei è uno dei tanti che ha idee, o ritiene di averne, da vendere e che non sa come fare.
Ciò che lei chiede, per certi versi, esiste già. Se una persona pensa di avere una buona idea può bloccarla facendola registrare. Il problema è che la registrazione ha dei costi e non garantisce nulla nel senso che qualcun altro, in qualsiasi parte del mondo, può aver avuto e registrato la stessa idea un giorno prima, annullando così i vantaggi della registrazione successiva. L'idea in sé poi, è sempre un concetto piuttosto vago che, per assumere valore, dev'essere ben supportata da documenti, prove di fattibilità, e tutto quanto utile a far si che quell'idea dimostri la reale possibilità d'utilizzo.
Credo che molti abbiano idee geniali nascoste nel cassetto ma, come penso d'aver detto in passato rispondendo ad altri, se mancano i fondi necessari a garantire sicurezza...., è piuttosto rischioso annunciarle al mondo.
Un'agenzia che raccolga le idee, le tuteli e cerchi di venderle al miglior offerente non può esistere a meno che non voglia andar incontro a molti problemi e rischi. Le confesso che anche noi abbiamo nel cassetto un'idea del genere da diverso tempo, proprio per aiutare i giovani, ma probabilmente rimarrà tale e Le spiego perchè:
raccogliere le idee costa poco. Basta dirlo e stare ad aspettare. Il problema è successivo. Immagini che un'idea qualsiasi, inviata a questa agenzia affinchè venga presa in esame, appaia dopo poco tempo da un'altra parte, suggerita da qualcun altro che magari l'ha registrata. L'agenzia non ne sa nulla (perchè le idee possono venire contemporaneamente a tutti) ma chi lo dice a colui che ha avuto l'idea e l'ha mandata all'agenzia? Potrebbe nascerne una azione legale in cui l'agenzia, cercando di far del bene ai giovani, si troverebbe coinvolta e sotto processo nel dubbio d'essere stata lei a passare l'idea ad altri. Bel pasticcio, no? E Lei vorrebbe trovarcisi? Circa venderle al miglior offerente, è naturalmente una cosa possibile ma, ripeto, se un'idea frutto dell'intelletto, non è registrata, chiunque può appropriarsene. E Lei andrebbe ad offrire un'idea che, se davvero utile, potrebbe essere fregata? Come può quest'agenzia tutelare chi manda le idee se non le registra?
Ogni forma di garanzia “fai da te” come depositare presso un notaio l'idea; oppure metterla in una busta, spedirsela e lasciarla chiusa depositata in una banca od altri sistemi del genere servono a poco in caso di contestazioni che comunque sono costosissime e portano spesso a non avere ragione. Anche rendere pubblica l'idea in internet affinchè vi sia una precisa data che dimostri il giorno in cui la si è avuta è terribilmente rischioso per il semplice motivo che vi sono Stati che non rispettano o non riconoscono brevetti e nessun diritto di proprietà. Quindi, chiunque potrebbe farsela sua.
L'agenzia dunque è un'idea bella ma non praticabile. Lei ci passerebbe un'idea da proteggere e cercare di vendere (se è davvero buona) con una equa percentuale di utile, se Le dicessimo che comunque non è possibile garantire che da qualche parte qualcuno non l'abbia avuta prima o che qualcuno, sentendola, non la faccia sua? Pur con tutta la fiducia che possiamo ispirare ( o quella che ispira chi scrive) sarebbe un rischio non da poco.
Se invece le idee sono già registrate presso un ufficio apposito e quindi vien tolta questa responsabilità; fare da punto di incontro tra investitori e creatori di idee, potrebbe essere teoricamente fattibile. A questo punto entra in ballo un altro problema. I costi. Prendere un'idea, valutarla, studiare il mercato in cui si colloca; vedere se in chiave di marketing l'idea regge i costi di una produzione e capire se le vendite possano essere profittevoli; scegliere poi chi può esserne interessato; confezionarla per bene ed andare a proporla, ha costi fissi, nel senso che ci sono e si devono sostenere prima ancora di vendere l'idea. Quanti creatori di idee possono permettersi di mantenere questo apparato pagando costi senza poi alcuna garanzia che l'idea arrivi davvero sul mercato?
L'ho demoralizzata? Può darsi, ma oggi ha le idee forse più chiare del perchè chi ha idee purtroppo se le tiene, a meno che, assieme alle idee non abbia anche fondi per sostenere le spese che ci sono per venderle.
Per finire, lo spazio multimediale per far vetrina può essere anche il nostro, se vuole. Ci manda la Sua idea e noi potremmo creare un apposito spazio “idee” da sottoporre, con tanto di nome ed indirizzo dell'autore. (ovviamente con una liberatoria ai sensi di ogni responsabilità).
Cordiali saluti
Pubblicato da consulente alle 23:31
domenica 2 novembre 2008
Periodo di prova
(seguito)
Silvia (loc. n.c.)
sono Silvia (la ragazza dei "periodi di prova"). Intanto ringrazio per la risposta, mi è stato molto utile!
Volevo però precisare che non mi sono spiegata bene e che i miei precedenti periodi di prova non erano dei rapporti stabiliti con l'azienda sin dall'inizio (quindi con una firma del contratto ecc ecc) ma tramite agenzia, che mi chiamava per un tot di tempo e poi mi lasciava a casa per la crisi, o perchè non avevano bisogno di altro personale, o perchè semplicemente l'agenzia mi aveva assunta per una prestazione occasionale con la vaga promessa di un'assunzione che non avveniva. Il problema di questo ultimo lavoro è diverso perchè è stata la prima azienda che mi ha assunta direttamente. ma in ogni caso ormai non conta più.... ho fatto come suggerito, e presto andrò a colloquio con questa azienda per capire i miei errori. Mi sto inoltre rivolgendo a un sindacato perchè non ritengo giusto la maniera in cui sono stata trattata, ma questo in ogni caso esula dai compiti che "ha" il blog.
ringrazio ancora per l'attenzione che mi è stata rivolta.
Cara Silvia,
rispondo subito a questa lettera di ringraziamenti, dandoTi la precedenza, perchè vorrei evitare che Tu facessi qualche colpo di testa senza prima aver ben riflettuto.
Hai precisato che le tre assunzioni precedenti erano, in realtà assunzioni momentanee fatte magari con la falsa promessa di un proseguo e questo sta bene.
La vera assunzione, l'ultima, è quella che Ti ha creato qualche strascico. Hai fatto bene a chiedere un colloquio per capire le reali motivazioni.
Quello che invece mi ha fatto rizzare i capelli è la frase successiva in cui dici “mi sto rivolgendo ad un sindacato perchè ecc...ecc....”.
Alt, Silvia. Qui c'è qualcosa che non va. O Tu chiedi un colloquio per saperne di più, per comprendere e farne tesoro per il futuro oppure, non Ti fai vedere dall'azienda e cerchi soddisfazione (sarebbe meglio dire ripicca) con un sindacato.
Non puoi fare le due cose assieme. Sei giovane e forse non sai ancora com'è il mondo del lavoro. Ci si deve comportare come nella vita. Nella vita Tu andresTi a chiedere qualcosa a qualcuno e contemporaneamente pensare di fargli del male? Io non lo farei mai perchè non è nella mia logica. O scelgo la strada del colloquio per capire gli eventuali errori che non ho percepito e dopo averli saputi ringrazio chi me li ha detti perchè mi aiuta a non sbagliare più, oppure faccio guerra. Ma le due cose assieme non hanno logica.
Io non so se quest'ultimo lavoro Ti era comunque stato offerto da un'agenzia. Sappi che se così fosse e l'azienda dicesse all'agenzia che Tu hai cercato di crear loro problemi, non solo quell'agenzia non Ti darebbe più alcuna possibilità ma il Tuo nome girerebbe anche presso altre agenzie, con un bel bollino che Ti segnala come “meglio lasciar perdere”.
Se non ritieni d'essere stata trattata bene ( a parte che nessun sindacato interviene in una disputa se avviene nel periodo di prova) durante il colloquio che avrai potrai eventualmente dirlo, anche se poi parrebbe che Tu abbia chiesto l'incontro non tanto per capire gli errori quanto per accusare la controparte e il tutto potrebbe finire peggio di prima.
Ora fai Tu perchè sei maggiorenne, credo Tu sappia stare al mondo ed anche perchè...sbagliando magari si impara.
Incrocio le dita.
Ciao
Pubblicato da consulente alle 23:36